Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Anche se non appartiene alla "main stream" editoriale, la narrativa che parla delle nostre montagne può risultare appassionante e interessante ugualmente. Perché alcune storie devono essere raccontate, anche se una certa "grande" (o presunta tale) editoria non ci crede o non se ne interessa.

E' il caso di: "Beatrice. Il canto dell’Appennino che conquistò la capitale" di Paolo Ciampi, (Sarnus, Firenze, 2008, 136 pagine). E' la storia semplice e toccante di Beatrice Bugelli, nata a Conio, frazione del Melo, a pochi chilometri da Cutigliano, nel 1803.
Beatrice, pastora analfabeta, suscitò l'ammirazione del Tommaseo e degli intellettuali fiorentini per essere in grado di improvvisare ottave in ottima rima: “Se voi volete intender la mia scuola: / su questi poggi all’acqua e alla gragnòla./ Volete intender voi il mio imparare? / Andar per legna o starmene a zappare”. E' un libro sulla bellezza, dei luoghi e delle persone.
Andando molto a ritroso nel tempo, si può tornare alle Guerre Puniche, quando Annibale Barca, ferito, col l'ultimo elefante superstite superò il Passo della Collina e sotto una tempesta di pioggia e lampi attraversò i nostri Appennini, per sorprendere le legioni romane che lo attendevano invece lungo la Via Aurelia. E' quanto viene narrato in: "La linea dei sogni. Annibale e il passaggio dell'Appennino" di Fabrizio Cremonini (Youcanprint, Tricase, 2015, 103 pagie).

Le signore (ma non solo) possono sognare con: "Lo scirocco uccide la neve. La storia di un amore tormentato sullo sfondo della prima guerra mondiale" di Marcofrancesco (L'Autore Libri Firenze, Firenze, 2005, 120 pagine). Nel 1914, allo scoppio della Grande Guerra, la marchesa Guendalina Strozzi si ritrova nella casa di famiglia dell'Abetone, mentre il marito, Massimiliano, viene richiamato al fronte. Pigre passeggiate tra i boschi, come pigro è ilsentimento  che lega la marchesina al soldato lontano, nell'incantato scenario dei monti coperti dalla prima neve, sembra essere l'unico passatempo fino all'arrivo della brutta stagione. Ma l'incontro con Francesco sconvolgerà la quieta esistenza e il cuore della giovane donna.

"Sputasangue" è il soprannome di un vecchio minatore dai polmoni devastati dal lavoro in miniera che decide di trascorrere gli ultimi anni della propria esistenza, ai primi del Novecento,  nel suo paesino di origine nella valle della Limentra. In quella valle, su quei monti a cavallo fra Emilia e Toscana, è transitata e vive un'umanità dolente e magica, a cui può capitare persino di ritrovare un tesoro inestimabile. Questo è il paesaggio descritto da Gabriele Cremonini in: "Sputasangue", (Edizioni Pendragon, Bologna, 2007, 160pagine) in un arco temporale di tre secoli.

Insomma, ce n'è per tutti i gusti e un buon libro, anche se non pubblicato da una grande casa editrice, può essere un ottimo amico nelle sempre più lunghe sere autunnali.


 

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