L'ultimo ritocco verso l'alto è il decimo aumento consecutivo da luglio 2022 dei tassi della Bce. In questo momento (metà settembre 2023) i tassi si posizionano al 4,5%. Un elemento tutt'altro che secondario per quelle persone che stanno pensando di acquistare un'abitazione richiedendo un mutuo da un istituto bancario. Un costo del denaro così elevato comporta, a parità di credito, un esborso ben più alto per chi chiede un mutuo rispetto a pochi anni fa. Viene spontaneo chiedersi: a questo punto conviene più sottoscrivere un mutuo a tasso fisso o un mutuo a tasso variabile? Calcolatrice alla mano, il Corriere della Sera ha svolto alcune simulazioni da cui prenderemo spunto per questo articolo.
Il tasso variabile e l'indice Euribor
Prima di cominciare, è bene ricordare il parametro di indicizzazione dei mutui variabili è l'Euribor. Si tratta di un tasso interbancario di riferimento diffuso giornalmente dalla Federazione Bancaria Europea. Il valore riporta la media ponderata dei tassi di interesse ai quali le Banche operanti nell'Unione Europea cedono i depositi in prestito. Negli ultimi mesi l'indice Euribor non sta più seguendo l’andamento del tasso Bce in modo costante. Anzi: Euribor a tre mesi è 55 centesimi più basso rispetto al 4,5% del tasso di riferimento della Bce. In passato, invece, i due valori spesso viaggiavano in parallelo.
Com'è noto, il mutuo a tasso variabile nasconde sempre la possibilità (tutt'altro che remota) di un aumento della rata mensile al contraente, derivante da un aumento dei tassi. Lo sa bene, infatti, chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile negli ultimi due anni di costante crescita dei tassi. Chi si approccia ad un mutuo a tasso variabile, insomma, deve avere la capacità finanziaria di rimborsare rate più elevate di quella iniziale. Al momento le banche praticano un tasso medio per mutui per acquisti di case del 4,29% (dato di agosto 2023) sul costo del denaro, in aumento dal 4,19% fatto registrare a luglio. Questi sono i dati più alti fatti registrare da aprile 2012.
La simulazione del mutuo
Il Corriere della Sera, nella sua interessante simulazione, considera due mutui a tasso fisso e variabile a 20 e 30 anni. La cifra del mutuo è 150mila euro e, per entrambi, vengono considerati parità di spread e di spese di istruttoria. Per entrambi lo spread considerato è 1,2%.
Mutuo a 20 anni
Il muto a rata fissa ha un tasso del 4,3%, corrispondente ad una rata di 933 euro. Quello variabile, invece, parte da un tasso al 5% che corrisponde ad una rata da 990 euro. Con i tassi a mezzo punto più in alto, la rata mensile tra un anno diverrebbe 1.051 euro, mentre con un aumento di un punto pieno si arriverebbe a 1.111 euro mensili. Se, come ci auguriamo, il prezzo del denaro dovesse calare di mezzo punto, la rata tra un anno diverrebbe di 929, mentre con un punto in meno si arriverebbe a 869.
Mutuo a 30 anni
In questo caso il tasso è chiaramente più basso, arrivando al 4,15%, con una rata mensile da 729 euro. Il mutuo variabile, invece, tocca il 5,1% con una rata da 814. Tra un anno, con tassi più alti di mezzo punto, la rata passerebbe a 876 e con un punto in più a 938. Per contro, sempre ad un anno, con una discesa di mezzo punto, la rata sarebbe di 752 euro, con un punto in meno di 690.
Insomma, quale conviene tra i due mutui?
Fermo restando che ogni situazione fa storia a se ed ogni persona che richiede un mutuo è bene faccia i propri conti di testa sua, dati alla mano il tasso fisso sembra una scelta migliore rispetto a quello variabile, al momento.
Le differenze sulla rata finale mensile tra le due modalità, infatti, non sono così ampie da far preferire il mutuo a tasso variabile, che porta con se molte insidie sul medio termine. Non a caso nel 2023 le richieste di mutui a tasso variabile sono crollate, rappresentando solo il 16% del mercato totale.



