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La crisi si presenta con diverse maschere, non una sola: una di queste ha le fattezze delle bollette raddoppiate o triplicate per aziende e privati, frutto di guerre e speculazioni. Un'altra ha le sembianze di una politica energetica nazionale ancora troppo dipendente dalle risorse esterne che non ha capito 'cosa vuol fare da grande'. Un'altra sembianza è l'enorme aumento delle materie prime, fortemente legato al costo dell'energia. E poi c'è un altro aspetto della crisi, ancora più subdolo perché all'apparenza invisibile: l'inflazione.
Com'è noto, nelle economie di mercato come quella occidentale, si parla di inflazione quando i prezzi di beni e servizi di largo consumo aumentano su ampio scala. Ed eccola qua, la nostra situazione: i nostri stipendi rimangono uguali ma possono comprare meno beni e servizi rispetto a prima. Anche in questo caso, l'inflazione è collegata al caro-energia e alla speculazione. 

Le cifre dell'inflazione

A settembre, l'inflazione tendenziale è arrivata al 13,7%, rispetto al 2021, con un aumento ulteriore rispetto ad agosto (+10,7%). Per le famiglie questo significa un aumento del costo della vita importante, circa il 12% rispetto all'anno scorso. Tradotto in denaro: 650 euro in più in un anno solo per l'acquisto di cibo e bevande. Coldiretti ha fatto sapere quanto sono aumentate le materie prime nella filiera agro-alimentare: dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi, al +129% per il gasolio fino al +500% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti.

Ma aumenti riguardano anche il vetro che costa oltre il 50% in più rispetto allo scorso anno, il 15% il tetrapack, il 35% le etichette, il 45% il cartone, il 60% i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti. Gli aumenti sono questi: cifre altissime, in molti casi oltre il 100%. I consumatori, vale a dire noi tutti, cosa possono fare? Il primo, immediato, è tagliare la spesa. In altre parole: comprare meno. E questo sta già succedendo in migliaia di famiglie.

Tassi di interesse verso l'alto, di nuovo

La finanza internazionale può fare un'altra cosa su macro-scala e per questo basterà aspettare pochi giorni: la Bce (Banca Centrale Europea), Stando alle previsioni della vigilia, a fine ottobre ci sarà un ritocco all’insù di 75 punti base. Questo significa che i tassi di riferimento saliranno da 1,25% al 2%, mentre sui depositi delle banche da 0,75% a 1,50%. 
Chi ha i mutui a tasso variabile, e in Italia sono milioni, si troveranno a pagare rate del mutuo ben più salate e questo non farà che peggiorare ulteriormente la situazione. Quindi lo scenario sarà questo: chi ha bisogno di soldi pagherà i prestiti di più, chi ha capitali da parte avrà maggiore rese. Una situazione che andrà ulteriormente ad aprire la forbice tra i ricchi e i poveri.

Fiato sospeso

Stavolta, purtroppo, non abbiamo una soluzione come quelle che spesso ci piace proporre nei nostri articoli. Abbiamo fatto una mappa per capire meglio la situazione dentro la quale ci troviamo, consapevoli che l'inverno alle porte metterà a dura prova le finanze di tutti noi. In una situazione che si preannuncia così complicata, avere chiaro gli elementi che ci circondano, belli e brutti che siano, è la prima mossa per provare a contenere i costi eccessivi. 

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