Le ultime stime su PIL e crescita economica sono lusinghiere per il nostro paese, come vedremo tra poche righe. Siamo però sicuri sia veramente il caso di festeggiare? Da un'analisi più attenta verrebbe da dire di no.
Andiamo per gradi: secondo l'Istat, la crescita economica prevista per il biennio 2023 - 2024 è tra l'1,1 e l'1,2%. «Ci si attende - sottolinea l'Istat - che i consumi delle famiglie residenti e delle Isp (istituzioni sociali private al servizio delle famiglie) segnino, in linea con l'andamento dell'attività economica, un aumento nel 2023 (+0,5%), che si rafforzerà l'anno successivo (+1,1%), grazie all'ulteriore riduzione dell'inflazione associata a un graduale recupero delle retribuzioni e al miglioramento del mercato de lavoro».
Anche il mercato del lavoro, secondo l'Istat, segnerà valori in crescita. I valori percentuali si riferiscono a “Unità di lavoro” e qui occorre una breve digressione sul significato di questa particolare unità di misura. Con questo valore, infatti, «si intende la quantità di lavoro prestato nell'anno da un occupato a tempo pieno, oppure la quantità di lavoro equivalente prestata da lavoratori a tempo parziale o da lavoratori che svolgono un doppio lavoro». Detto ciò, il mercato del lavoro è visto in crescita nel biennio 2023/2024, tra il 1,2 e l'1%.
Sempre secondo le stime Istat, il miglioramento dell'occupazione si accompagnerà a un calo del tasso di disoccupazione che scenderà al 7,9% quest'anno e al 7,7% l'anno successivo.
«La previsione – comunica Istat – si fonda su ipotesi favorevoli sul percorso di riduzione dei prezzi nei prossimi mesi e sulla attuazione del piano di investimenti pubblici programmati nel biennio».
Tutti felici? No. Veniamo, infatti, alle dolenti note.
I rischi per la nostra economia
Tanto per cominciare, quelle fino adesso enunciate sono delle previsioni e non dei dati acquisiti. Una sana dose di scetticismo è d'obbligo in una fase così incerta dell'economia mondiale, senza dimenticarci il sanguinoso conflitto in Ucraina che tiene in bilico il destino economico (e non solo...) di mezzo mondo.
Alluvione in Emilia Romagna
Ci sono poi dati oggettivi su scala nazionale e continentale che remano contro le dinamiche rosee previste. Una è stata espressa dalla stessa Istat, al termine del suo report mensile. «Un fattore di rischio potrebbe venire dalle conseguenze economiche, soprattutto sul settore agricolo, della recente ondata di maltempo che ha colpito con effetti drammatici l'Emilia Romagna».
Quella in Emilia Romagna è stata un alluvione devastante: la regione non solo ha pagato un grande tributo di vite umane, ma ha anche visto pesantemente compromessa la propria economia (leggi anche Alluvione in Emilia-Romagna, frutta e grano decimati, rischio di danni irreversibili ) in una delle aree più produttive dell'intera nazione, visto che il 9,2% del Pil nazionale arriva proprio da questa zona d'Italia. Le imprese colpite nei settori del commercio, dell’alloggio e della ristorazione, della moda, dell’elettricità ed elettronica, della logistica e dei servizi alle imprese ammontano a oltre 68mila, con più di 220mila addetti coinvolti nei comuni alluvionati. Giocoforza questa situazione ha generato una catena di effetti negativi sull’intera filiera produttiva, con un rallentamento delle attività commerciali e una riduzione dei consumi che è andata oltre i meri confini regionali.
Inflazione
Un altro elemento da non sottovalutare è l'inflazione: l'Istat ha comunicato che nel mese di maggio 2023 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha registrato un aumento del 7,6% su base annua, però in lieve calo dal +8,2% del mese precedente. É vero che il trend è timidamente verso il basso, ma il valore assoluto è sempre di tutto rispetto e preoccupa, giustamente, milioni di risparmiatori.
Tassi d'interesse giù (ma sempre alti)
Ci sono poi i tassi d'interesse, che la Bce ha rialzato pesantemente. Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, ha confermato i timori per l'economia nazionale anche in questa fase storica. Secondo Patuelli in Italia sono molteplici i settori sottocapitalizzati che vanno attentamente monitorati per non rischiare un default, su tutti settori edili e quello dei servizi.
Il nuovo aumento dei tassi ha colto di sorpresa molti operatori che adesso rischiano di non poter accedere al credito sufficiente per procedere con le proprie attività. «Uno dei settori che appare maggiormente in difficoltà è appunto quello edilizio che storicamente vive di strategie a breve termine e molte aziende non sono portate a curare la tenuta patrimoniale. Anche nel settore dei servizi e del turismo, soprattutto quello balneare, c’è il rischio del fallimento di qualche azienda. Il pericolo è che tutto questo possa portare a crisi di impresa e quindi al deterioramento di parti non trascurabili del credito bancario» ha detto il presidente dell’Abi Patuelli in una recente intervista a Repubblica.
Alla luce di tutto questo, la nostra considerazione è che non sia il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi: le previsione economiche sono sì discrete per il futuro, ma molti fattori oggettivi rendono questa fase economica ancora molto delicata e complessa per i conti di famiglie e aziende italiane. Non tenerne di conto sarebbe una grave ingenuità da parte di tutti.



