L'inflazione cala ma la spesa, volente o nolente, costa sempre di più.
L'inizio di questo 2023 mostra l'ennesima “fregatura” per i consumatori, sopratutto per le fasce più deboli, quelle per le quali uno scontrino del supermercato da 20/30 euro in più del solito costituisce un bel grattacapo.
Molti sintetizzano con un laconico «è tutto rincarato!», ma andiamo più in profondità per capire cosa sta succedendo al nostro portafoglio... e al nostro carrello della spesa, sempre più costoso e sempre meno pieno.
Inflazione in calo: eppure...
L'inflazione, seppur lievemente, sta calando: in questi ultimi mesi siamo passati dal 9.1% al 7.7% su base annua, secondo i dati Istat, dopo svariati mesi in doppia cifra nel corso del 2022.
Eppure, gli italiani, in media, al supermercato spendono di più e comprano di meno.
Secondo le ultime stime del centro studi Coldiretti, negli ultimi mesi di “caro-prezzi” gli italiani hanno tagliato circa il 5% dei generi alimentari acquistati e, nonostante questo, hanno speso addirittura il 7,9% di più rispetto allo stesso periodo del 2022.
Un vecchio slogan parlava di «prendi tre, paghi due»: in questo inizio 2023 potremo parlare più propriamente di «prendi due... paghi tre». Un vero affare, insomma.
Potere d'acquisto giù: a cosa rinunciamo
Questo mix di aumento dei prezzi e il mancato aumento degli stipendi (che, ricordiamo, rimangono tra i più bassi dell'Unione Europea in proporzione al costo della vita) ha fatto ridurre del 4% il già scarso potere di acquisto degli italiani rispetto al 2022.
Per far quadrare i conti, visto che in casa non entrano più soldi rispetto a prima e le cose costano di più, occorre rinunciare a qualcosa. Cosa?
Un elenco di prodotti “sacrificabili” ce la fornisce Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori-Coop, che rappresentare gli interessi dei consumatori): ad inizio 2023, rispetto allo stesso periodo del 2022, sono calati dell'11% gli acquisti dei prodotti surgelati, del 17% quelli di carne ovocaprina, del 15% i gelati e del 14% i cibi precotti. Non a caso, sono invece aumentati i beni cosiddetti rifugio: il pane, le uova, la carne di pollo e la verdura della grande distribuzione.
Certamente, l'acquisto dei beni rifugio non consente ai consumatori di “far pari” ma offre comunque un modo di limitare i danni al portafoglio.
Le famiglie stringono la cinghia: -400 euro l'anno per spesa
Per i consumatori è un momento nero: secondo il Codacons, la stima della riduzione della spesa alimentare per famiglia con più di un figlio è di quasi 400 euro annui.
La sensazione di molti analisti è che per mantenere più o meno inalterate le quantità di cibo acquistate (abitudine, questa, non necessariamente virtuosa ma molto comune tra le famiglie...), i consumatori possano sacrificare la qualità dei prodotti in nome del risparmio. Frutta e verdura di qualità (quindi più costosa, compresa quella biologica), ad esempio, stanno diventando ormai un lusso che facilmente può sparire dal carrello italiano di un consumatore medio-basso.
Inflazione: in Italia è più squlibrata
Ci sono anche altri elementi da considerare: in Italia la forbice di influenza dell'inflazione tra persone povere e ricche è molto più ampia rispetto al resto d'Europa. A parte la Lettonia, in nessun altro paese europeo, la differenza fra l'inflazione dei poveri e quella dei ricchi è così ampia. Anzi: nei paesi teoricamente a noi più vicini come stile di vita, Francia, Germania, Spagna, l'inflazione dei poveri è stata inferiore a quella dei ricchi.
Come è possibile? Lo spiega Bruegel, un autorevole centro studi europeo, ha sottolineato come in Italia a trainare l'inflazione siano state bollette energetiche e il cibo: due spese che pesano moltissimo nel bilancio di una famiglia povera e relativamente poco in una ricca, dove le spese più rilevanti sono trasporti, vestiario e intrattenimenti. Questo vale, è vero, in tutta Europa.
Allora dov'è la fregatura italiana, dove le classi meno abbienti sono molto più appesantite dell'inflazione rispetto al resto d'Europa?
La risposta sta nelle politiche di sostegno e di aiuto nel pagare le bollette messe in campo dai governi di molti stati europei evidentemente più efficaci delle misure portate avanti in Italia dal governo Draghi e, successivamente, da quello Meloni.
Ne traiamo una serie di risultati sconfortanti: già l'inflazione, per definizione, colpisce le classi meno abbienti; in Italia questa disparità è ancor più accentuata.
Alla politica l'ingrato (ma quanto mai necessario) compito di iniziare a riequilibrare la situazione in favore delle classi meno abbienti, mai così tanto sotto stress economico come in questa fase di post-Covid.



