Negli Stati Uniti d'America uno dei motti più in voga è “Go big or go home”, vale a dire “Fallo in grande o non farlo”. Trascorrendo alcuni giorni nel nuovo continente si ha la netta sensazione che questo motto sia totalmente azzeccato: quello di “vivere in grande” è uno stile di vita ben radicato nel popolo americano. Premessa necessaria: chi scrive sta trascorrendo alcune settimane proprio negli Stati Uniti, più precisamente nella West Coast tra gli stati di Oregon, Washington, Idaho e Montana.
La natura, da queste parti, da il meglio di sé, regalando agli osservatori paesaggi di una bellezza incredibile: spazi infinitamente ampi in cui si susseguono foreste secolari, deserti, canyon, vette sopra i 3000 metri d'altezza, fiumi giganteschi le cui sponde distano chilometri e chilometri tra di loro, il tutto nel giro di poche decine di chilometri di distanza. Un paradiso, per molti versi. Cos'è che stride in questo panorama così idilliaco? Ve lo diciamo subito: molti aspetti dello stile di vita americano, con gli occhi di un europeo, sono difficili da concepire, specialmente in questa fase di cambiamento climatico.
Nessuno intende insegnare a vivere gli americani, ma è pur vero che quanto accade negli States ha ripercussioni su tutto il mondo a livello di inquinamento e delle sue conseguenze tra le quali, appunto, troviamo anche il cambiamento climatico. Per questo ci sentiamo titolati a parlarne e scriverne con occhio critico. Per avere uno spaccato di quello che non va negli Stati Uniti basta entrare nella maggior parte dei supermercati, sia di città che dei piccoli centri: la climatizzazione sotto i venti gradi è la regola, con pareti intere ricoperte di frigoriferi aperti che disperdono il freddo nello spazio. Oltre a questo, vi è un larghissimo uso della plastica per tutti i tipi di contenitori usa-e-getta (e, quindi, scarsissimo uso di materiali compostabili, anche nei bar e nei numerosissimi fast-food).
Infine, forse, la cosa più grave: assenza quasi assoluta della raccolta differenziata. Plastica, carta, alluminio, residuo di cibo: quasi tutto va nello stesso contenitore dei rifiuti. Una brutta abitudine diffusa non solo nei supermercati ma anche nelle case degli americani sparsi nel continente che, ricordiamo, sono circa 331 milioni in tutto il paese. Alcune aziende stanno (timidamente) iniziando una serie di campagne in favore della raccolta differenziata tra i dipendenti, ma sono ancora una minoranza. La realtà è che la raccolta differenziata in molti Stati non si pratica affatto.
Infine, come non ricordare che gli americani sono tra i popoli che più sprecano cibo di tutto il mondo (ne avevamo già parlato in questo articolo Spreco alimentare come evitarlo per risparmiare e fare bene al pianeta.html). Alla luce di tutto questo viene un pensiero: forse i cambiamenti climatici negli USA si sentono meno rispetto all'Europa? Niente affatto.
Nella West Coast a metà maggio, si sono registrate temperature record oltre i 34 gradi nell'entroterra, con diversi valori storici estivi battuti già prima di giugno. Città come Portland o Seattle, solitamente fresche e ventilate d'estate, hanno sperimentato temperature oltre i trenta gradi ad inizio a maggio.
In Canada la “stagione degli incendi” non solo è iniziata circa tre mesi prima del consueto, ma è anche partita con particolare violenza: tra British Columbia e Alberta, nell'ovest del paese, una lunga fase siccitosa ha favorito il divampare di decine di maxi-roghi finiti velocemente fuori controllo nonostante l'opera di oltre cinquecento pompieri sul posto accorsi da tutto il paese. I fumi e le polveri sottili sono state spinte per migliaia di chilometri nell'atmosfera dai venti in quota, arrivando ad offuscare i cieli fino alla East Coast, distante duemila chilometri.
Gli effetti del cambiamento climatico, insomma, sono ben presenti anche oltreoceano. Le attività per limitarlo, invece, non ci sono granché eppure gli stessi americani credono che il cambiamento climatico stia effettivamente accadendo. Secondo una recente ricerca del portale safehome.org (SafeHome - The Best & Worst States for Climate Change in the U.S.) il 72% degli americani crede che effettivamente il cambiamento climatico sia in corso.
Dunque, lo scenario è sconfortante: gli effetti del cambiamento climatico sono evidenti negli USA così come in Europa, la popolazione ne è piuttosto consapevole ma, nonostante tutto questo, non sembrano essere state prese contromisure importanti tra la popolazione per limitare la quantità di inquinamento prodotto. Intanto, però, il tempo passa e gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e pericolosi per l'uomo.
Vista anche da questa parte dal mondo, insomma, la situazione sugli anni a venire non sembra affatto rosea.



