Sprecare cibo non è più possibile sostanzialmente per due motivi: da una parte c'è la necessità etica di non buttare via qualcosa di vitale a cui molti, nel mondo, non hanno accesso. Dall'altro, c'è la necessità per ogni famiglia di risparmiare il più possibile vista la fase di crisi economica (e di caro prezzi!) che stiamo attraversando ormai da molti mesi.
Le strategie per minimizzare gli sprechi sono note a molti: una precisa lista della spesa quando si va al supermercato, dare sempre sguardo attento alla data di scadenza dei prodotti e utilizzare app anti-spreco sono solo alcune delle strategie da fare proprie. Di queste buone pratiche ne avevamo parlato anche in un nostro articolo, consultabile qui: Lista precisa, orario di spesa e occhio agli scaffali bassi: le regole d'oro per risparmiare al supermercato
Sprechi, cibo (e soldi) buttati: l'analisi del malcostume
La necessità di minimizzare gli sprechi necessita però di ulteriori analisi. Gli italiani stanno diventando sempre più attenti alla spesa, è vero, ma non basta. Secondo gli ultimi dati a nostra disposizione, l’81% degli italiani ha preso l’abitudine di fare una lista ponderata degli acquisti da effettuare per mettere sotto controllo le spese d’impulso (come avevamo consigliato noi nel nostro articolo sopra indicato). Addirittura il 92% degli italiani si dichiara ben attento a controllare la data di scadenza per acquistare solo cibo da consumare nel breve periodo.
Il grande equivoco
Non aiuta però a combattere lo spreco quel grande equivoco che va avanti da anni, in Italia e nel mondo: leggere le diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro“ come sinonimi. Non è affatto così: la differenza è quella tra data di scadenza e termine minimo di conservazione. Il cibo che viene buttato via alla data impressa dopo “da consumarsi preferibilmente entro” è ancora perfettamente mangiabile. Molti, però, non lo sanno e credono di buttare via cibo semplicemente avariato quando in realtà si potrebbe ancora mangiare senza problemi.
Starci attenti non basta: quasi tutti sprecano
Tante buone intenzioni, ma la strada contro lo spreco è ancora lunga ed in salita. Gli ultimi dati forniti dal centro studi “Doxa” raccontano che il 57% degli italiani interpellati ha visto, nella propria casa, almeno un episodio di spreco di cibo nell’ultimo mese. Un dato che, se moltiplicato per quasi 60 milioni di persone, fornisce un risultato spaventoso. Sempre Doxa ha provato a fare una stima di questo spreco in termini economici: parliamo di uno spreco da quasi 1,5 miliardi di euro all’anno in Italia, pari all’1 per cento del Pil nazionale. Il 25% dei partecipanti al sondaggio ha risposto di sprecare cibo semplicemente per scarsa attenzione o dimenticanza. Altri, invece, sottolineano come ci sia una grande diffidenza nei confronti dei prodotti prossimi alla scadenza (che dunque rimangono nella maggior parte invenduti) oppure con confezioni ammaccate, seppur integre all'interno.
L'ONU e il suo ambizioso obiettivo
Anche l'ONU si è pronunciato sullo spreco alimentare, dettando l’obiettivo 12.3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: quest'articolo indica di dimezzare entro il 2030 lo spreco alimentare globale pro-capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le perdite del post-raccolto. Un'ottima intenzione che, a soli sette anni dal traguardo, ci vede però ancora molto lontani dal raggiungimento dell'obiettivo. Sempre il sondaggio Doxa riporta come il 97% del campione ritiene importante l'obiettivo dell'Onu, ma c'è anche tanto scetticismo: solo 4 su 10 ritengono che effettivamente sarà possibile raggiungere un taglio allo spreco così netto.
Italiani molto meglio rispetto agli altri
Seppur con molte mancanze, la lotta allo spreco in Italia è una realtà assodata e la quasi totalità delle persone è quanto meno sensibile alla tematica. Nel nostro paese, però, non siamo nemmeno 60 milioni di persone su quasi 8 miliardi di persone nel mondo. In altre parole, siamo un granellino in una spiaggia... di sprechi. Si, perché altre popolazioni molto più numerose sprecano tanto più cibo rispetto a quanto facciamo noi.
I dati dell'Osservatorio Waste Watcher International di Last Minute Mark fotograno uno scenario sconfortante: in Italia si spreca, in media, circa mezzo chilo di cibo ogni settimana a testa. I più virtuosi, in questa classifica, sono giapponesi e sudafricani, che si fermano a 300 grammi. I veri “spreconi” sono altri: negli Stati Uniti (331 milioni di persone) si spreca a testa 1 chilo e 300 grammi di cibo ogni settimana. In Cina (1 miliardo e 400 milioni di persone) e di 1 chilo e 100 grammi circa.
Se i dati globali fanno accapponare la pelle, è anche vero che per evitare sprechi su scala globale occorrono politiche internazionali precise se non addirittura severe, a riguardo. Il singolo, a livello globale insomma, può poco. Dove ognuno di noi può fare la differenza è nella propria famiglia, combattendo gli sprechi che da subito andranno ad alleggerire il conto della propria spesa settimanale. Noi invitiamo alla lettura del nostro articolo Lista precisa, orario di spesa e occhio agli scaffali bassi: le regole d'oro per risparmiare al supermercato, sempre attuale e -a parere nostro- molto utile.
Un ultimo consiglio
Premettiamo che non è una mera pubblicità, bensì un consiglio spassionato di un qualcosa di veramente utile. Parliamo della app TooGoodToGo, che si prefigge di evitare lo spreco alimentare mettendo in relazione utenti e negozianti che hanno partite di cibo ancora perfettamente commestibile ma in scadenza (non a caso, il nome della app significa “Troppo buono per buttarlo via” in italiano) a un terzo del prezzo di partenza.
Così ci guadagnano tutti: i negozianti, che evitano di buttare cibo ancora buono e ottengono un guadagno insperato e i clienti, che possono mangiare piatti di qualità spendendo meno. L'app, gratuita, è molto semplice da usare: ogni utente prenota una “magic box” (contenente cibo a sorpresa del punto vendita) e poi passano a ritirarlo all’orario indicato. Alla fine, lo stesso utente darà un giudizio votando il punto vendita. Un modo facile, economico e pure divertente per ridurre da subito lo spreco alimentare.



