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Il clima europeo non smette più di dare prova di quanto le ondate di calore possano essere potenti e senza precedenti. Domenica 20 agosto sulle Alpi, si è registrato uno zero termico da record: nel corso di un radiosondaggio in quota, è stato rilevato ad un'altezza di ben 5.298 metri. Il dato, eccezionale e record assoluto, è stato rilevato dal radiosondaggio atmosferico lanciato dalla stazione meteorologica di Payerne, posta nel Cantone Vaud ai piedi delle Alpi Svizzere. La stazione meteorologica di questa località ha una serie storica di dati che parte dal 1954 e, un tale valore, non era mai stato registrato.

Un piccolo ripasso necessario 
Prima di proseguire con il nostro articolo: cos'è lo zero termico? É molto semplice. Per zero termico si intende la quota in cui, in libera atmosfera, viene misurata la temperatura di zero gradi centigradi. D'estate la sua altezza è variabile. A giugno non sono infrequenti fasi in cui arriva fin sui duemila metri, portando neve poco sotto a quell'altezza. A luglio e agosto, durante le fasi calde, è solito ad arrivare anche a quattromila metri, ma mai si era spinto così in alto, ben oltre i cinquemila metri. 

Alpi nel forno
A sud delle Alpi non va affatto meglio, anzi. Il radiosondaggio inviato nel fine settimana dalla stazione meteorologica di Novara Cameri, in Piemonte, ha rilevato lo zero termico a 5.328 metri, il valore più alto mai registrato. Dunque, in quel momento, in libera atmosfera non era presente nemmeno un centimetro di Alpi che si trovava sotto lo zero. Non solo: anche sulle vette sopra i tremila metri si sono registrate temperature di 12/13 gradi sopra lo zero. Tutti i ghiacciai alpini, a tutte le quote, da ovest ad est, si sono trovati di molto sopra lo zero, anche di notte.


Ad esempio, il ghiacciaio della Marmolada (stazione di Punta Penia, 3.343 metri di altitudine) ha fatto registrare domenica ben 14 gradi. Proprio la Marmolada è uno dei ghiacciai più in sofferenza delle Alpi Orientali. Secondo Legambiente, nell’ultimo secolo il ghiacciaio della Marmolada ha perso più del 70% in superficie e oltre il 90% in volume.

Ghiacciai in difficoltà, ormai è un trend
Il Servizio Glaciologo Lombardo, che osserva e monitora 24 ore su 24 i numerosi ghiacci regionali, mette però i puntini sulle “i”. «L'ondata di caldo che stiamo vivendo in questo fine agosto 2023 – ha detto Riccardo Scotti – è seconda solo a quella registrata appena l'anno scorso, che è stata più duratura. I valori di zero termico oltre i cinquemila metri sono un segnale, un campanello d’allarme sugli effetti del cambiamento climatico. Attenzione però: i ghiacciai non spariscono per un'ondata di caldo singola: quella in corso è un'accelerazione temporanea di un processo di fusione e scomparsa che è comunque in atto sul lungo periodo. Il ghiacciaio soffre un trend, non la singola ondata di caldo». E, alla stessa maniera, non basterà una nevicata o un abbassamento delle temperature a farli tornare in salute. «Quando torneremo in media con le temperature – conclude – sarà sbagliato gridare allo scampato pericolo. Saremo comunque dentro un trend che vede i ghiacciai in grande sofferenza. Però occorre non pensare alla salute dei ghiacciai solo quando si registrano le temperature record. Per loro sono più dannosi e pericolosi 90 giorni sopra media termica che 7 di caldo estremo».

 

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