L'inverno astronomico no, ma l'inverno meteorologico è già terminato con la data del primo marzo. Ed è quindi tempo di bilanci, visto che l'inverno costituisce una fase fondamentale per le falde acquifere e i ghiacciai montani, la cui salute determina anche l'approvvigionamento idrico in vista dell'estate e del proseguo dell'anno.
Lo diciamo subito: non siamo messi bene.
L'inverno italiano
In Italia l'inverno 2022-2023 è risultato il quinto più caldo dal 1800, con un'anomalia, rispetto alla media 1991-2020, di ben +1,21 °C.
I dati sono stati ufficializzati dal consorzio Lamma. Il Nord Italia ancora una volta è risultata essere la zona con lo scarto più marcato verso l'alto (+1.31 °C), mentre il centro e il sud hanno totalizzato un aumento del +1.1 °C.
In Toscana, ad esempio, l'inverno appena trascorso è stato il secondo inverno più caldo dopo il 2006-2007.
Articoli legati a notizie come queste rischiano di non fare più notizia, ma non dovrebbe essere così: il cambiamento climatico galoppa ad una velocità sempre maggiore ed occorre esserne consapevoli.
I record di caldo vengono ritoccati ogni anno e, nell'opinione pubblica, questa situazione sembra quasi essere la normalità. Sembra passato un secolo ma il 2022, appena l'anno scorso, è risultato essere uno degli anni più estremi meteorologicamente parlando di sempre. Ad alcuni mesi di distanza, sono stati certificati nuovi dati e analisi interessanti.
Non dimentichiamoci: un 2022 da incubo
Nel 2022 nell’emisfero nord molte aree del Pianeta sono state colpite da siccità, inondazioni, incendi e prolungate ondate di calore. L’Italia non ha fatto eccezione, facendo registrare il secondo anno più caldo di sempre, con un'anomalia termica di +1,15 °C rispetto al periodo di riferimento 1991-2020 (dati Lamma).
Diverse ondate di calore hanno interessato in particolare il nord Italia e la Toscana da maggio a metà agosto, segnando nuovi record di temperatura minima e massima. A livello regionale spiccano i 41 °C di Firenze e i 40 °C di Prato osservati il 27 giugno, ma queste temperature record sono state l’apice di un fenomeno diffuso, tanto che nel periodo che va dal 15 maggio al 15 luglio, nei soli capoluoghi di provincia, sono stati battuti ben 12 record storici di caldo.
Un anno che, ciliegina sulla torta, si è chiuso con il mese di dicembre più mite dell’intera serie storica, con +2,7 °C rispetto alla media di riferimento (dati Lamma).
Il problema siccità nel nord-ovest
Al di là del malessere estivo in città e alla mitezza dell'inverno appena trascorso, c'è anche la questione siccità, che sta colpendo massicciamente soprattutto il nord Italia, con in testa il Piemonte, la media e bassa Valle d'Aosta e parte della Liguria di ponente.
Secondo le ultimissime elaborazioni dei centri di monitoraggio climatico, negli ultimi 12 mesi l’anomalia delle precipitazioni ha toccato il -21%. Un dato che si pone al 2° posto fra le più ampie di sempre, di poco sotto il record del 2001 (-23%) il quale, tuttavia, era stato molto meno caldo del 2022.
E se le falde acquifere soffrono, i ghiacciai non sono da meno: siccità e scioglimento dei ghiacciai sono due fenomeni strettamente correlati che stanno avendo un impatto significativo sulle risorse idriche del nostro pianeta.
Non solo in Italia, ma anche in molti paesi del mondo, siccità e aumento delle temperature stanno portando a una riduzione delle riserve idriche disponibili, con gravi conseguenze per l'ambiente e per l'approvvigionamento idrico delle popolazioni.
Ghiacciai in sofferenza
Recentemente Legambiente e il Comitato Glaciologico Italiano hanno presentano il report finale della “Carovana dei ghiacciai”. Nel documento si dimostra che il 2022 è stato l’anno nero per i ghiacciai alpini: nelle Alpi Occidentali si registra in media un arretramento frontale annuale di circa 40 metri. Preoccupano, in particolare modo, i ghiacciai del Gran Paradiso (arretramento frontale di 200 metri) e i ghiacciai Planpincieux e Grandes Jorasses in Val Ferret per il rischio di crolli di ghiaccio.
Estate 2023 ancora tutta da scrivere
Previsioni per l'estate 2023? Occorre non prestare granché attenzione alle previsioni stagionali e a chi le considera come affidabili. Le previsioni (o proiezioni) previsioni meteorologiche stagionali sono basate su modelli matematici che simulano le condizioni atmosferiche future a 2/3/4 mesi di distanza. Questi modelli tengono conto di una vasta gamma di fattori, tra cui le temperature del mare, l'attività solare, la presenza di anomalie climatiche, ma anche di fattori casuali e imprevisti impossibili da decifrare con gli attuali computer. Il loro grado di affidabilità, infatti, è estremamente basso.
Limitiamoci, dunque, ai dati attuali e a quelli del passato: già loro bastano (e avanzano) per farci capire l'entità delle problematiche del nostro clima.



