Il clima sta cambiando, è su questo non ci sono dubbi alcuni. Ciò che spaventa la comunità scientifica è però la rapidità con cui lo sta facendo: record di caldo battuti ogni stagione da maggio a ottobre con spaventosa costanza, dalla Sicilia fino ai fiordi norvegesi, passando dai 40 gradi di Normandia e Germania di questi giorni (quando, a fine giugno, di gradi dovrebbero essercene poco più della metà) e i fiumi in secca di mezza Italia. Il nostro paese sta sperimentando un'ondata di caldo iniziata sostanzialmente a metà maggio e che non accenna a mollare la presa. Solo alcuni veloci temporali nel nord Italia hanno interrotto per qualche ora la calura, ma non basta: il nord è la Toscana sono in pieno allarme siccità.
Pistoia e la sua provincia, in particolare, sta soffrendo molto a livello idrico, e già si inizia a parlare di razionamento dell'acqua. Il reticolo minore della piana è praticamente in secca come fossimo ad agosto inoltrato; l'Ombrone a Pontelungo si trova a 0.43 metri (poco più di 40 centimetri) sopra lo zero idrometrico. E le previsioni, per i prossimi giorni, non lasciano presagire granché di buono: le perturbazioni atlantiche in questa fase della stagione estiva passeranno lontanissime dal nostro paese e il massimo a cui la natura può ambire è qualche breve e circoscritto temporale pomeridiano sulle montagne, con fenomeni assolutamente incapaci di tagliare il deficit di precipitazioni in atto.
Una mancanza di acqua che, salvo cambiamenti al limite dell'incredibile, la provincia di Pistoia si porterà dietro almeno fino all'autunno. A “salvare” le riserve idriche regionali, fino adesso, è stato l'invaso di Bilancino, ben pieno dopo un dicembre 2021 in cui è nevicato molto in montagna, oltre il doppio delle medie. Ora, però, le riserve nivee sono abbondantemente finite l'invaso di Bilancino andrà via via svuotandosi, in attesa di nuova pioggia. Al nord, se possibile, va anche peggio. Il Po sta toccando i livelli più bassi da oltre 70 anni e in Piemonte inizia a svanire anche la speranza per le colture: senza piogge il Vercellese non riuscirà ad andare oltre la «prima settimana di luglio» e dovrà dire addio al riso per quest'anno, spiega Confagricoltura Vercelli e Biella. L'Emilia-Romagna annuncia una cabina di regia per discutere dell'emergenza.
A preoccupare è la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo, come il grano, che quest'anno segna un calo del 15%. Una coltivazione, quella del grano, già in crisi a causa del rallentamento delle importazioni da Russia e Ucraina.
Uno scenario estremamente sconfortante che porta ad alcune amare riflessioni. Lo scenario in Italia è sempre più vicino a quello di due stagioni, che andranno a sostituire le consuete quattro che noi tutti conosciamo. La nuova suddivisione potrebbe essere quella di “Semestre Caldo”, indicativamente fissato tra il 15 aprile e il 15 ottobre, e “Semestre Meno Caldo” (o delle “Possibili Piogge”) fissato indicativamente tra il 16 ottobre e 14 aprile. Uno scenario particolarmente valido per Toscana, Marche, Lazio e Abruzzo, mentre al nord Italia durante il “Semestre Meno Caldo” si potranno ancora vedere episodi invernali “vecchio stile”.
Non siamo dei cantastorie: quella sopra è una suggestione, è vero; tuttavia non così lontana dallo stato reale delle cose, almeno in Toscana, negli ultimi anni. La comunità scientifica, oltretutto, sta osservando con preoccupazione l'escalation del caldo in alcune aree del pianeta: l'Europa centro-meridionale è tra queste, l'Artico e la California sono altre due. Noi, “vittime” di questo clima così ostile in pianura, cosa possiamo fare? Innanzitutto, prendere coscienza della fase che stiamo vivendo ed evitare, nei limiti del possibili, la produzione extra di CO2 nell'atmosfera. Quando si può, meglio prendere la bici o l'autobus rispetto a prendere la propria auto, ad esempio.
L'altro elemento della presa di coscienza è iniziare a valutare soluzioni lontane dalla pianure per poter mitigare gli effetti negativi del caldo. Vivere in quota non è sempre sinonimo di avere temperature fresche (il 19 giugno, a 1000 metri sopra Aosta, si sono toccati i 37 gradi), ma significa comunque avere a che a fare con temperature sopra i 35 gradi 4/5 volte a stagione, e non 30/40. Per non parlare, poi, delle temperature minime notturne che permettono di rinfrescare senza problemi gli ambienti interni. Chi è in pianura, invece, non avrà alternative all'aria condizionata.



