Un modello matematico che teorizza i cambiamenti climatici italiani in arrivo nei prossimi 50 anni. É quanto ha realizzato e pubblicato il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), guidata dalla climatologa Paola Mercogliano.
Il sito è aperto al pubblico ed è raggiungibile al sito https://www.cmcc.it/it/scenari-climatici-per-litalia#mappe . Purtroppo quanto si vede nelle mappe non è per niente confortante: se l'uomo non metterà mano alla diffusione dei gas serra, zone come la Pianura Padana avranno le stesse emergenze climatiche delle zone del sud Italia, investita d'estate da ondate di caldo sempre più roventi che colpiranno vegetazione, animali, persone.
Basta dare un'occhiata ai vari indicatori per avere un'idea di quella che potrebbe essere la vita nelle città nei prossimi decenni.
Al sud invece avremo temperature che regolarmente saliranno sopra i 40 gradi, con il caldo dell'anticiclone africano che potrebbe spingersi a nord come mai fino adesso: basti pensare che nell'estate 2019 quando – in un quadro di temperature record in tutta Europa – il 28 giugno 2019 nel comune di Gallargues-le-Montueux si sono raggiunti i 45,9°C, mentre Germania, Olanda e Belgio vivevano temperatura diffusamente sui 40 gradi. Temperature nemmeno lontanamente ipotizzabili solo fino a qualche decennio fa. Le mappe offerte Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici mostrano due scenari: quello più temuto, lo “RCP8.5” comunemente associato all’espressione “Business-as-usual”, o “Nessuna mitigazione”, che prevede una crescita delle emissioni ai ritmi attuali senza mitigazioni dell'uomo.
Tale scenario assume, entro il 2100, concentrazioni atmosferiche di CO2 triplicate o quadruplicate (840-1120 ppm) rispetto ai livelli preindustriali (280 ppm). C'è poi l'altro scenario, quello auspicabile, il “RCP4.5“ o “Forte mitigazione”, che prevede la messa in atto di alcune iniziative per controllare le emissioni. Sono considerati scenari di stabilizzazione: entro il 2070 le emissioni di CO2 scendono al di sotto dei livelli attuali e la concentrazione atmosferica si stabilizza, entro la fine del secolo, a circa il doppio dei livelli preindustriali.
Basta dare un'occhiata ai vari indicatori per avere un'idea di quella che potrebbe essere la vita nelle città nei prossimi decenni. Torneremo presto sull'argomento per prendere in considerazione i vari indicatori e quello che possono significare anche per le zone rurali dell'Alto Reno.



