Dopo la neve in montagna a inizio a dicembre, la situazione meteorologica è nuovamente cambiata sull'Appennino Tosco-Emiliano e relative aree di pedemontana e pianura. L'anticiclone africano prima e delle Azzorre poi hanno portato le temperature su valori di molto o di moltissimo sopra le medie del periodo. A inizio mese, ricordiamo, la stazione meteorologica posta in vetta al Cimone ha fatto registrare ben 11 gradi centigradi, una temperatura in linea con il mese di giugno. Nei giorni successivi fino ad arrivare ad oggi le temperature si sono via via abbassate, rimanendo comunque sempre oltre la media se non per brevissime incursioni più fredde.
Caldo e freddo come ogni inverno in un'area temperata come quella mediterranea, cosa c'è di strano? Lo strano è che il periodo “caldo” di ogni stagione, sia quella invernale che quella estiva, diventa a vista d'occhio più lungo e con picchi di temperatura più alti, e i record termici vengono battuti mese dopo mese. Nelle aree di pianura di Pistoia hanno iniziato a vedersi fiorire le prime mimose, qualcosa di impensabile per metà gennaio. Eppure, i ripetuti pomeriggi caldi e soleggiati hanno “risvegliato” questa pianta quasi due mesi prima di quello che tradizionalmente dovrebbe essere.
Una dinamica sottolineata anche da Coldiretti, che ricorda come l'ultimo anno, il 2021, si sia classificato al decimo posto dei più’ caldo dal 1800 facendo segnare una temperatura superiore di ben 0,71 gradi rispetto alla media storica. Non a caso, anche lo scorso anno, la dinamica fu tristemente simile nell'area di Pistoia e non solo il ‘caldo invernale’ risvegliò in anticipo tante colture che poi vennero ‘gelate’ dalle temperature sottozero di inizio primavera, con conseguenze negative per la produzione in vigneti, uliveti, vivai e per gli apicoltori. Dati alla mano, i luoghi che stanno vivendo un andamento termico più lineare e vicini ai valori tradizionali sono quelli che si trovano oltre i 6/700 metri di quota, dove le alte temperature durante i periodi anticiclonici arrivano più smorzate.
Non è un caso che alcuni produttori anche di alta collina abbiano iniziato a coltivare con successo una serie di ortaggi che fino a qualche anno fa erano di esclusivo appannaggio della pianura. Purtroppo, c'è poco da stare allegri e meno in quota si è peggio andrà. La tendenza al surriscaldamento ha avuto una netta accelerazione negli ultimi venti anni nella Penisola che sono stati i più caldi degli ultimi due secoli ed è stata accompagnata dal moltiplicarsi di eventi estremi con il 2021 che ha fatto segnare lungo tutta la Penisola bombe d’acqua, grandinate, trombe d’aria come mai prima di adesso.
Il pensiero va all'estate, quando l'estremizzazione delle ondate di caldo provocherà nuovamente periodi prolungati di caldo estremo in pianura anche alle latitudine più settentrionali, come ormai accade da diversi anni. Un trend preoccupante che osserveremo, mese dopo mese, su Metropoli Rurali Alto Reno, nella speranza di essere presto tranquillizzati da un ritorno a temperature meno estreme in tutte le stagioni. Speranze, però, che al momento stanno rimanendo tali e basta.



