Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470
Serve ricaricare le energie? Occorre rilassarsi una giornata tra i boschi per tornare più carichi alla vita lavorativa in città? Abbiamo un'idea per voi. A Maresca, tra Praccha e San Marcello Pistoiese, esiste da millenni la Foresta del Teso: quasi 2000 ettari di bosco che si estendono da quota 795 fino a 1732 metri di altitudine. Una foresta incantata caratterizzata da una vegetazione di altofusto, prevalentemente di faggio, castagno e abete, ricca anche di prodotti del sottobosco come i prelibati funghi porcini, i lamponi e i mirtilli. Qui sono frequenti gli incontri ravvicinati con cervi, daini, caprioli mufloni, istrici, volpi, tassi e, lontani dall'uomo di cui hanno paura, anche qualche raro esemplare di lupo.
Il bello della foresta è che è attraversata da una fitta rete di sentieri che consentono passeggiate ed escursioni sia in estate sia in inverno per tutte le gambe, da quelle più allentate a quelle più... sedentarie. I sentieri Cai sono ben segnalati ma per avere un'idea si possono visionare le mappe sul web. Visto che ancora non possiamo portarvici per mano, vi facciamo leggere come hanno commentato la loro esperienza alcuni visitatori della foresta.
«Faggeta secolare bellissima. Ideale per trascorrere una giornata lontana dal caldo e dal caos cittadino. Consiglio: Quando a Pistoia c'erano 38 Gradi, in mezzo alla faggeta ce ne erano 21. Bellissimo luogo» dice Tommaso.
Sara invece dice
«Bellissima foresta di faggi situata sopra Maresca, ci sono numerosi sentieri, tutti facili, che permettono di esplorarla e per chi è un minimo allenato di arrivare sul bellissimo crinale. A circa un'ora dalla Casetta Pulledrari (dove termina la strada) si arriva al rifugio del Montanaro, con splendida terrazza con vista della piana pistoiese e pratese. Consigliata in tutte le stagioni».
Che dite, vi è venuta voglia di farci un salto? A noi si!
Un'idea per un pomeriggio diverso a poche decine di minuti da Pistoia o dall'Alto Reno? Una visita alla più antica ferriera di tutta la Toscana si trova sulla montagna pistoiese, più precisamente a Maresca. Costruita verso la metà del XIV secolo, ha lavorato fino agli anni fino a fine 1800. Il complesso fa parte dell'Ecomuseo della Montagna Pistoiese, che l'ha restaurata, grazie a finanziamenti europei, locali e privati (Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia), rendendola aperta al pubblico e fruibile a tutti.
I visitatori all'interno potranno trovare macchinari idraulici storici come ruote, l'albero e i magli. I più coraggiosi potranno provare a lavorare il ferro indossando i panni di un fabbro del Granducato di Toscana e, guidato da un operatore, realizzare, battendo il ferro sull'incudine, il proprio personale manufatto, un semplice ricordo da portare a casa. Dentro il museo vivono oltre di 500 anni di produzione del ferro in quella che era una fondamentale area economica del nostro Granducato. La lavorazione del ferro, d'altronde, è sempre stata di importanza vitale per la Toscana.
Nell'area dell'ex Granducato la presenza di minerale ferroso in grande abbondanza sull'Isola d'Elba ha consentito lo sviluppo di una civiltà del ferro, nata con gli Etruschi e sviluppatasi poi durante i secoli, fino a interessare tutta la regione. L'itinerario del ferro racconta la storia della siderurgia in epoca tardo medievale e pre-industriale presente sulla Montagna Pistoiese almeno dal XIV secolo; dal 1543, grazie a Cosimo I de' Medici, la zona divenne primo polo siderurgico del Granducato di Toscana.
La montagna, con i suoi fitti boschi e l'abbondanza di acqua, era infatti ricca di energia naturale e garantiva la forza motrice e il combustibile per gli antichi opifici di lavorazione del ferro.
Gli orari d'apertura subiscono modifiche di anno in anno, Vi invitiamo pertanto a consultare il sito dell'Ecomuseo (www.ecomuseopt.it), oppure chiamare il numero 800 974102 dell'Ecomuseo.
Lima, Reno, Sestaione, Limentra di Treppio, Limentra di Sambuca, Orsigna, Maresca, Limentrella, Limestre: parafrasando il Petrarca, il sistema idrografico della montagna pistoiese ha rappresentato e rappresenta un vero paradiso per chi ama la natura, la vita all'aria aperta e le attività sportive e ricreative ad essa connesse, come ad esempio la pesca. Dicevamo "ha rappresentato" perché, leggete un po' cosa scriveva il nostro vecchio amico, il "don" Giuseppe Tigri nella sua "Guida della montagna pistoiese" nel 1878 a pag. 47e 48 sulla ricchezza dell'ittiofauna montanina:
"Presso le sorgenti de’ principali fiumi, come della Lima e della Limentra, si pescano trote e ghiozzi; gli altri pesci più comuni sono le lasche, i barbi, i broccioli, le anguille, ecc. Nella val di Nievole, (...) assai più considerabile e ricca riesce la pesca che vi si fa di lucci, di tinche, scalbatre, reine, anguille, ecc.; il barbio e la lasca sono le specie più comuni nei fiumi e torrenti. I muggini e le cheppie, ed altri pesci di acqua marina, vi penetrano in certi tempi per la Serezza e per la Guisciana."
Tanta roba,vero? E a volte anche misteriosa. Premesso che esistono varie specie di trota e che la più diffusa nelle nostre acque è la trota fario (Salmo trutta fario), va ricordato che i "ghiozzi" rappresentano il gruppo di pesci ossei più numeroso in natura, con più di seimila specie fra marine e d'acqua dolce, anche se il Tigri probabilmente si riferiva al "ghiozzo di ruscello" o "ghiozzo etrusco" o "ghiozzo dell'Arno" (Padogobius nigricans), un pesciolino che come lascia intuire il nome ha un areale di distribuzione piuttosto ristretto e a noi caro.
I "famosi" broccioli sono una specie ittica sconosciuta alla scienza, ma non al Tigri stesso e all'Artusi, che nel suo ricettario li cita come gastronomicamente ottimi, astenendosi però da dare indicazioni sulla loro identificazione e sulla maniera di cucinarli.
Al di là degli enigmi ittiologici ottocenteschi, la pesca sportiva e ricreazionale, magari con il metodo "no kill" o "catch and release", che prevede il rilascio pressoché immediato del pesce una volta catturato, potrebbe rappresentare un bel volano per il rilancio delle nostre zone montane quando questa dannata pandemia sarà finalmente debellata e la fruizione della superba natura dell'Appennino tornerà disponibile.
Naturalmente sarà necessario un valido management dei luoghi e delle risorse, prendendo spunto da quelle regioni - principalmente Veneto e Trentino - dove le "chiare, fresche e dolci acque" montane sono tutelate, valorizzate e sfruttate con maggiore attenzione. Qualcosa in Toscana è già partito: nel 2011 era stata istituita la zona regolamentata "Pistoia - ZR Alta Lima e Sestaione" ma rimane ancora molto da fare sulle politiche e pratiche di ripopolamento e sulla gestione dei corsi d'acqua, per evitare disastri come quello del luglio dell'anno scorso, che ha causato una grande morìa di pesci nel Limentra e nel Reno.
Passare un pomeriggio a pescare con la famiglia e con gli amici, in una natura rigogliosa, e godere di tutto il bello e il buono dei nostri monti, aperti a tanti, aperti a tutti. Per ora è solo un sogno, ma bisogna pensarci, perché - speriamo al più presto - torneremo a svegliarci.
Le aree naturalistiche protetette della Montagna Pistoiese sono tre e rappresentano una grande ricchezza naturalistica per il nostro territorio. Vediamole insieme.
Riserva Naturale Biogenetica di Pian degli Ontani
Si tratta di una riserva statale integrale, istituita con DM del 13 luglio 1977, con una superficie di 590 ettari su un dislivello che parte da quota 1100 m slm circa a quota 1800, nel comune di Cutigliano-Abetone, sulla destra orografica del torrente Sestaione. Gestita dal Corpo Forestale dello Stato (consigliato rivolgersi al comando di Pistoia per un'eventuale visita), è caratterizzata da faggete monumentali, di pregevoli caratteristiche genetiche,che in epoca granducale costituivano un'importante riserva di carbone vegetale per le industrie di magona e Mammiano. Vi si trovano anche boschi misti con abete bianco e più raramente con abete rosso, alcune sporadiche latifoglie come l’acero montano, il frassino maggiore, il salicone e il maggiociondolo. Molto ricca la fauna che la popola, sia quella terricola (daino, capriolo, volpe, martora, puzzola, faina, lepre e scoiattolo), sia avicola (poiana, picchio, colombaccio, beccaccia e ghiandaia).
Attraversata dalla cosiddetta "Via dei Lamponi" è di libero accesso (sono presenti aree attrezzate per picnic; d'inverno pista per lo sci di fondo) ed ha nel Poggione (1761 m.), nel Pizzo Alpestre (1743 m) e nel Monte Uccelliera (1656 m) i rilievi maggiormente significativi.
Riserva Naturale Biogenetica di Abetone
Anche in questo caso si tratta di una riserva statale, gestita dal Corpo Forestale dello Stato, istituita nel 1977. Si estende su 584 ettari nel Comune di Abetone, nei bacini idrografici dei torrenti Lima e Sestaione fra quota 1200 e 1600 m slm. Vi domina l'Abete Bianco, di cui viene particolarmente curato l'ecosistema e il patrimonio genetico, ma vi si trovano anche boschi di Abete Rosso e Faggio. L'Orto Botanico Forestale dell'Abetone (aperto al pubblico) è situato nell'alta valle del Sestaione, ha una superficie di circa 14000 m2, fra 1270 e 1300 m slm, ed ospita piante di grande interesse, molte delle quali in via di estinzione.
Riserva Naturale Orientata di Campolino
Istituita tra il 1971 e il 1972, si estende per 98 ettari nel Comune di Abetone-Cutigliano, sullariva destra del torrente Sestaione tra quota 1500 e 1850 m slm. "Orientata" alla salvaguardia del relitto della pecceta (bosco di Abete Rosso) autoctona, forse la più meridionale d’Europa, ha mantenuto caratteristiche affini a quelle delle Alpi, come dimostra la presenza di flora tipicamente alpina. L’accidentata morfologia del territorio ha permesso la formazione di acquitrini e laghetti di particolare bellezza e rilevanza naturalistica quali il lago del Greppo, delle Bruciate e il prato umido Le Lamacce e di interessantissime torbiere.
Visitabile solo col permesso e l'accompagnamento del personale del Corpo Forestale dello Stato, può rappresentare l'arcano scenario per un'indimenticabile incontro con la comunità delle marmotte (introdotte negli anni '50) o con l'aquila reale, in una delle sue maestose battute di caccia.
La pandemia di SARS2 COVID-19 sta lasciando i suoi effetti sul nostro Appennino come una nevicata epocale, che ha ricoperto tutto, alterando o rendendo estremamente difficili i rapporti tra le persone e tutte le iniziative che erano state progettate per rendere le nostre montagne un luogo di gioia e di buona vita per chi vi risiede e per i tantissimi ospiti stagionali. Per cui in questa sede non parleremo dei giganteschi punti interrogativi che gravano sulla stagione sciistica.
I viaggi della Transappenninica Porrettana Express - più che altro suggestive esperienze di viaggio nello spazio e nel tempo - previsti per novembre e dicembre, "Alla scoperta di Porretta Terme" (Pistoia-Porretta Terme), "Treno Kids per bambini e famiglie" (Pistoia-Pracchia), "Porretta Terme e Mercatini di Natale" (Pistoia-Porretta Terme), "I sapori e la storia della montagna pistoiese" (Pistoia-Pracchia), sono stati sospesi. Le carrozze d'epoca e le locomotive storiche di stanza al DRS di Pistoia resteranno nelle loro rimesse, fari e finestrini occhi spenti, sotto le pesanti e silenziose falde della solitudine.
Ma presto, nuovi percorsi, nuovi itinerari verranno tracciati, in senso fisico e metaforico. Il 2021 sarà l'Anno Santo Jacobeo e Pistoia, la "Piccola Santiago", si riproporrà come crocevia degli antichi cammini transeuropei che dal 1145 la legano a Compostella. Simbolo di questa volontà di rilancio è il cippo donato dalla Xunta de Galicia, in collaborazione con Concello de Santiago e Xacobeo 2021, e posto in piazza Duomo. Sul cippo (mouteira in gallego) sono riportate le distanze da Pistoia a Santiago e a Roma, attraverso gli antichi cammini.
Un ceppo. Come quello, grande, ben secco, adornato magari di pungitopo, che deve ardere nei camini della tradizione montana, ininterrottamente dal 24 di dicembre a tutto Santo Stefano.Sui ceppi per secoli i macellai hanno tagliato la carne e i boia la testa dei condannati, come il Capitano Mattana di Cutigliano, dell'omonimo romanzo; ceppi erano i freni di antiche ruote, e i legni che immobilizzavano le gambe dei prigionieri; ceppo è la trave che sostiene le campane e il capostipite che dà origine all'albero genealogico di una famiglia.
Il ceppo è il piccolo dono augurale che i commercianti facevano (lo fanno ancora?) ai loro clienti e Il Ceppo è il nome dell'antico Spedale di Pistoia, mutuato forse da un vecchio ceppo di castagno cavo utilizzato per la raccolta delle offerte per i bisognosi della città. Il Ceppo che, insieme a cento, mille altri ci aiuterà ad uscire da questa tempesta sanitaria. Per cui, con un bicchiere di neve, vino e zucchero in mano, guardiamo pure fuori dalla finestra: questa coltre invisibile ha coperto rapporti, modi di vita, ha separato persone. Ma nel camino arde il ceppo: la sua luce e il suo calore ci sostengono in questo inverno dell'umanità. e noi resilienti, saremoancora qui, quando il ceppo, a primavera, sarà solo la cenere di un ricordo.
L'emozione unica di una discesa a pelo d'acqua a bordo di uno speciale gommone. Parliamo di rafting, che anche quest'anno diventa protagonista lungo il corso del torrente Lima. Le discese sulla rapide sono in programma dalle 9 a mezzogiorno di domenica 26 luglio, domenica 9 e 23 agosto. Come mai questi orari così precisi? Perché il torrente Lima non si prosciuga mai nel corso dell'anno, ma per fare rafting estivo è necessario che la portata d'acqua normale venga fortemente aumentata dagli impianti idroelettrici di Lima e Sperando gestiti da Enel Green Power.
In questo modo, il maggior flusso di acqua nell’alveo consentirà agli sportivi di svolgere l’attività nelle condizioni migliori. Uno dei principali centri dove praticare questo sport in tutta sicurezza è a Bagni di Lucca, a cavallo tra le provincia di Pistoia e Lucca. In particolare, sono quattro le associazioni sportive che permetto a tutti di praticare questo adrenalinico sport in tutta sicurezza: Aguaraja di Stefano Carpita, Rockonda di Corsi Daniele, H2O Rafting di Bertolotti Fabio, Garfagnana Rafting di Leonardo Bonaldi.
il torrente Lima non si prosciuga mai nel corso dell'anno, ma per fare rafting estivo è necessario che la portata d'acqua normale venga fortemente aumentata dagli impianti idroelettrici di Lima e Sperando gestiti da Enel Green Power.
In generale, il periodo migliore per tali attività è da ottobre a maggio, quando la presenza di acqua nel torrente è garantita dalle piogge. Con la collaborazione di Enel Green Power sarà possibile garantire la continuità dell’attività anche da a luglio e agosto, aspetto particolarmente importante quest’anno per sostenere il rilancio del sistema territoriale dopo i mesi di lockdown. E dopo il rafting? Per rimanere immersi nel verde e nella tranquillità, i visitatori possono ristorarsi nella vicina San Marcello Pistoiese, sede di numerosi ristoranti tipici con tutte le eccellenze del territorio. Ancor più vicino, c'è l'imperdibile ponte sospeso sulla Lima, in località Mammiamo Basso. Un esperienza emozionante per vedere la valle da una prospettiva... altamente elettrizzante.
E' apparsa in cielo sabato 11 luglio e da più di una settimana sta regolando uno spettacolo mozzafiato sui cieli di mezzo mondo. Si tratta della cometa Neowise, corpo celeste denominato dagli scienziati della Nasa che l'hanno scoperta “C/2020 F3 Neowise”. In questo articolo, vi daremo qualche trucchetto per poter godere al meglio della sua visione. Partiamo però col parlare della cometa: la sua grande particolarità è la lunga coda di polveri di colore giallo. Secondo l’agenzia spaziale americana, dovrebbe avere un diametro di circa 5 chilometri e provenire dalle regioni più remote del nostro Sistema solare.
La formazione, è stato ipotizzato, potrebbe risalire a 4,6 miliardi di anni fa. Con i propri occhi, insomma, sarà possibile osservare un corpo celeste esistito una quantità di tempo fa anche solo difficilmente immaginabile: basti pensare che la comparsa dei dinosauri sulla terra risale a 230 milioni di anni fa! Restano però pochi giorni per godersi lo show notturno. La cometa rimarrà infatti visibile ad occhio nudo fino ai primi di agosto, prima di addentrarsi nuovamente nello spazio remoto ed uscire dal campo visivo dalla Terra per almeno 3400 anni. Come fare allora per non perdere l'evento? Affacciarsi al terrazzo di casa propria potrebbe non bastare, a meno che non abitiate sulle alture.
Noi consigliamo la zona attorno a Castel di Casio e del Lago di Suviana: i loro 5-600 metri di altezza sul livello del mare basteranno, in caso di notte serena, di godere dello spettacolo
L'inquinamento visivo delle zone di pianure, la caligine e la foschia possono offuscare pesantemente la visione della cometa, trasformando un brillantissimo corpo celeste in una flebile lucina appannata. Ecco allora che ci vengono in aiuto le nostre zone di montagna, con la loro aria pulita e il loro ridotto inquinamento luminoso. La cometa si trova a nord/nord-ovest ed è visibile ad occhio nudo già a partire dalle 22.30 circa. Si trova relativamente bassa all'orizzonte, per cui è importante salire di quota in un punto sgombro di alti rilievi verso nord-ovest. Il versante emiliano della “Metropoli Rurale Alto Reno” è particolarmente indicato, vista l'assenza di rilievi verso nord.
Noi consigliamo la zona attorno a Castel di Casio e del Lago di Suviana: i loro 5-600 metri di altezza sul livello del mare basteranno, in caso di notte serena, di godere dello spettacolo. Per i più temerari, è possibile alzarsi ancora di più di quota e godere di una visione sempre più nitida della cometa. L'importante, però, è di attrezzarsi come si deve in caso di camping notturno in quota: le notti, quest'estate, sono particolarmente fresche in montagna! Pile e sacco a pelo imbottito sono necessari per non patire freddo. Buona visione!
Raccomandazioni: berrettini, crema solare, calzature adeguate, eventualmente un paio di occhialini da sole, un kit di leggero pronto soccorso (disinfettante e cerotti per piccoli graffi e sbucciature) e poi tanta libertà e respiri a pieni polmoni!
Ma quali sono, in pratica, i benefici per i bimbi che vivono o che trascorrono anche solo una vacanza sui nostri monti? Innanzi tutto, le nostre montagne non raggiungono altezze proibitive: sono quindi fruibili dai bambini di tutte le età, dal neonato in su. L'aria pulita. Questo è senz'altro il primo beneficio. La concentrazione di polveri sottili e di inquinanti in montagna è pressoché nulla: non è poco.
La rarefazione dell'ossigeno, se non ci si avventura in alta quota con i bambini, nella quasi totalità dei casi non è un problema, anzi, può svolgere una funzione stimolante nella produzione di eritrociti (globuli rossi). Ma non solo. L'aria di montagna è solitamente più secca e meno umida di quella di pianura o marina. Tale caratteristica inibisce fortemente lo sviluppo e la riproduzione degli acari e per chi soffre di reazioni allergiche a questi organismi, purtroppo apparentemente sempre più frequenti nei bimbi e nei ragazzi, trae dalla vita in montagna un immediato e sensibile giovamento.
Insomma, per i bambini, non si tratta solo di vacanze: si tratta di vita in salute.
L'aria usualmente più fresca ha anche un altro effetto benefico sui bimbi. Con le dovute protezioni contro i raggi UV, il tempo che si può trascorrere all'aria aperta, a contatto con la natura, da impegnare in giochi e in esplorazioni, è senz'altro maggiore rispetto ai luoghi dove il clima, a causa delle elevate temperature e del tasso di umidità, impone il "lockdown" per i bambini nel primo pomeriggio. E si sa che più tempo all'aria aperta vuol dire più moto e più appetito e, soprattutto, più produzione di vitamina D, fondamentale nei primi anni di vita per la corretta calcificazione di ossa e denti.
Certo, non esistono solo l'estate e le vacanze. Ma anche le temperature più rigide delle stagioni fredde sembrano stimolare nei bambini che vivono in montagna risposte immunitarie più forti contro le malattie respiratorie e da raffreddamento.
Infine la notte. Dormire sotto un morbido e caldo piumone nelle lunghe notti d'inverno è uno dei massimi piaceri della vita. Ma poter dormire nelle fresche notti estive sotto una leggera trapunta, permette, soprattutto agli organismi più giovani, di godere di tranquille e ininterrotte ore di sonno rigeneratore, mentre i cittadini si trovano spesso alle prese con un caldo implacabile o con gli spiacevoli effetti collaterali dell'aria condizionata. E non bisogna dimenticare che l'infestazione delle fastidiosissime zanzare è assai minore in montagna rispetto alla pianura. Insomma, per i bambini, non si tratta solo di vacanze: si tratta di vita in salute.
Montagna caput mundi in questo 2020. Dopo la pandemia di Covid-19, le aree montane saranno le destinazioni turistiche preferite dagli italiani per le vacanze estive 2020.
Questo è quanto è emerso da uno studio redatto dall'Università della Valle d'Aosta e dalla Libera Università di Bolzano su un campione di più di millecinquecento persone. L'obiettivo della ricerca era «studiare le esigenze e i possibili comportamenti dei consumatori italiani nel settore turistico in seguito all'emergenza Covid-19». La pandemia che abbiamo vissuto in questa prima fase del 2020 ha lasciato il segno anche sulle abitudini del tempo libero: la ricerca ha confermato come la montagna venga percepita come più sicura rispetto alle località di mare e alle grandi città.
Ecco che le nostre aree appenniniche possono essere viste in una veste nuove: non più “Cenerentole” della vacanza ma meta privilegiata da centinaia di turisti. I motivi sono innumerevoli: da una parte, ci sono i costi più contenuti rispetto alle località balneari. Dobbiamo poi considerare la riscoperta in atto della montagna, che vede sempre più famiglie decise a spendere un periodo di relax e tranquillità in quota rispetto al consueto caos delle zone di villeggiatura al mare, specialmente nel mese di agosto. Un caos da sempre poco gradito, ancor di meno in questa fase storica in cui il distanziamento delle persone è non solo apprezzabile, ma anche necessario a garantire la sicurezza di tutti.
molte famiglie stanno riscoprendo le seconde case, offerte da amici e parenti, mentre molti stanno seriamente pensando di acquistare una casa nelle aree montane
Cosa si aspettano le persone dalla montagna? La ricerca delle due università evidenzia che i clienti si aspettano una frequente igienizzazione delle camere e degli spazi comuni, così come un maggior numero di posti a sedere negli spazi esterni. Elementi che dovranno essere tenuti di conto da chi possiede un attività di ricezione turistica nella aree appenniniche, affinché il cliente si senta sicuro e si senta tutelato. Ma non ci sono solo alberghi o residente: molte famiglie stanno riscoprendo le seconde case, offerte da amici e parenti, mentre molti stanno seriamente pensando di acquistare una casa nelle aree montane approfittando di un mercato ricco di offerte come mai negli ultimi anni.
Dunque, tutti a preparare la valigia, destinazione montagna! Bene è ricordarsi che il tempo in montagna cambia velocemente. Pertanto bisogna portare con sé abiti adatti al clima secco, ma anche alla pioggia e alla frescura serale. D'obbligo un impermeabile, un pile, un cappellino e una crema solare adatta alla montagna. In generale, meglio scegliere un abbigliamento casual, con un ricambio più elegante per la sera. Poi, fondamentali, le scarpe da trekking per chi ha intenzione di godersi qualche camminata immerso nella natura, in tutta sicurezza. Buone vacanze!
Guardare le stelle fino a poterle -quasi- toccare con un dito, da una posizione privilegiata, immersa nel silenzio dell'Appennino. Tutto questo è possibile all'osservatorio astronomico di Pian dè Termini. La struttura si trova nel Comune di San Marcello Pistoiese, ed è gestito dai soci del G.A.M.P., il Gruppo Astrofili della Montagna Pistoiese. La sede ospita due potentissimi telescopi, inseriti dentro due cupule semi-sferiche dalle quali è possibile scrutare il cielo notturno con impressionante definizione. La prima cupola è una costruzione sferica di 5 metri di diametro, ruotante a 360 gradi, ed ospita il vecchio telescopio da ben 40 cm di diametro in configurazione Newton-Cassegrain.
La seconda cupola, costruita in un secondo momento rispetto a quella originali, ha le stesse dimensioni dell'altra ed ospita il nuovo telescopio da 60 cm, sempre in configurazione Newton-Cassegrain. La struttura di Pian dè Termini ha permesso, negli anni, di scoprire centinaia di nuovi asteroidi, grazie agli strumenti evoluti di cui è dotata. La cosa più interessante è che l'associazione astrofili G.A.M.P. apre, in determinate giornate, la sede al pubblico, permettendo a tutti di vedere le stelle come mai prima. Lo ha fatto anche dopo il lock-down imposto dalla pandemia. Dal 5 giugno 2020, infatti, l'osservatorio ha riaperto tutti i venerdì e i sabato dalle ore 21.
La cosa più interessante è che l'associazione astrofili G.A.M.P. apre, in determinate giornate, la sede al pubblico, permettendo a tutti di vedere le stelle come mai prima.
Nel rispetto della normativa per il contenimento del Covid-19, sono ammesse al massimo 20 persone con obbligo di mascherina. Per essere tra quei fortunati 20 partecipanti, è necessario prenotare la visita al numero 0573 621289. Raggiungere l'osservatorio con la propria auto non è affatto difficile: per chi proviene da Pistoia, bisogna proseguire la strada statale 66 che conduce a San Marcello e 1 km circa dopo Limestre, poco prima di entrare in San Marcello, voltare a destra per imboccare
la via che conduce a Gavinana. Giunti in vista di Gavinana, sulla sinistra si trova il bivio per Pratorsi.
A quel punto basterà imboccare la strada per Pratorsi e proseguire per circa 3 km, fino a quando sulla sinistra appare la struttura dell'Osservatorio con le sue inconfondibili cupole. Per chi arriva, invece, da Abetone o dalle zone del lucchese, occorrerà oltrepassare San Marcello; attraversare il paese e poi, al bivio che si trova sulla sinistra poco dopo, immmettersi sulla via per Gavinana. Quando si arriva in vista di questo paese si trova sulla sinistra il bivio per Pratorsi: imboccare questa strada e proseguire per circa 3 km fino a che si arriva, situato alla nostra sinistra, all'Osservatorio.