Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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«Stiamo vivendo una fase di transizione storica. Dopo decenni in cui le città esercitano una forza attrattiva verso di loro, negli ultimi si vede una controtendenza. Noi amministratori dobbiamo esserne consapevoli».


A dirlo e Luca Marmo, ingegnere, musicista e sindaco del comune di San Marcello Piteglio. Marmo ha più di ogni altro il polso delle dinamiche sul territorio: oltre alla carica di sindaco è anche presidente delle provincia di Pistoia ed è nel direttivo di Anci Toscana.

Marmo ci ha ricevuto nell'elegante municipio di San Marcello, concedendoci un'interessantissima intervista. Ecco di cosa abbiamo parlato.


Sindaco, per molti anni la politica si è come dimenticata della montagna. Ora è troppo tardi per recuperare?
«No, troppo tardi non è, ma ci vorrà tempo per invertire la tendenza. Vedete, negli anni '70/'80 la città era il fulcro di un sistema economico e sociale che, abbiamo visto, a partire dagli anni 2000 è entrato in crisi. Politiche di contrasto al 'dilagare' della città ce ne sono state poco ai tempi, ma ai tempi funzionava così. Adesso è evidente che quel sistema basato sulla città non funziona più, non solo da noi in Toscana ma anche in tutta Europa. La stessa Unione Europea se ne sta accorgendo».


Sembra però che alcune regioni se ne accorgano meglio della Toscana. Basti guardare all'Emilia Romagna, che ha stanziato decine di milioni per favorire il ritorno degli abitanti in montagna...
«Bonaccini (presidente della regione Emilia Romagna, n.d.R.) merita un plauso per la sua iniziativa. Da noi in Toscana un simile investimento sulla montagna, per ora, non lo abbiamo visto. Speriamo che il governatore Giani prenda in considerazione qualche tipo di incentivo ulteriore, bilancio permettendo».


Il suo comune, da solo, non può spostare gli equilibri. Ma c'è qualche iniziativa per incentivare il ritorno ad abitare a San Marcello Piteglio?
«Da anni prevediamo un rimborso integrale della Tari per i piccoli esercizi commerciali sotto i 500 addetti. Vorremo fare molto di più, ed infatti abbiamo intenzione presto di portare in consiglio comunale la proposta, con le dovute coperture economiche, per incentivare gli affitti nel nostro comune, in modo da rendere ancora più appetibile trasferirsi nel nostro territorio».


A San Marcello, occorre dirlo, i servizi non mancano.
«Sicuramente sono di parte, perché sono il sindaco. Qui in paese, però, non manca nulla. Anzi, molti servizi sono più puntuali e vicini rispetto ad alcune città. Il tutto, però, senza traffico e senza code infinite perché siamo meno persone. La stessa macchina burocratica, che in alcune città è impossibile o quasi, qui in comune è molto più snella e veloce».


C'è però la questione della sanità e della mancanza di un'ospedale...
«La questione è complessa. Concepire un'ospedale a San Marcello come poteva essere trent'anni fa non è più la strada giusta, non è più fattibile. Personalmente, mi piacerebbe avere uno o più centri specialistici qui sul nostro territorio, qualcosa che dia forza al sistema montagna perché si trova solo sul nostro territorio. Una scelta che sarebbe coerente con il sistema multipolare dei servizi che la Asl sta portando avanti».


Il tutto in una situazione di costante carenza d'organico.
«In passato non sono state fatte scelte lungimiranti, mi pare chiaro. Tanto per dare un numero: mancano qualcosa come 200 medici di pronto soccorso. E poi c'è da combattere il pregiudizio: in Asl un neolaureato sceglie di andare a fare gavetta come sottoposto in un ospedale del centro invece di fare il primario in uno di periferia. Una dinamica errata che va governata».


La svolta sanitaria in montagna sembra lontana e complicata...
«Lontana non lo so, complicata sì ma, credetemi, la rivoluzione è iniziata da poco e finalmente anche i vertici di regione e di Asl considerano con nuovo slancio le dinamiche della montagna. Le cose che vi ho detto prima sono più realistiche di quanto non potevano essere qualche anno fa. Spesso alla politica occorre tempo per intercettare i cambiamenti e questo è quello che sta succedendo in questa fase storica di grande transizione».


É la rivincita della montagna?
«Ci stiamo arrivando, ma occorre calma. Io ci credo e sono convinto che con politiche efficaci questa rivincita possa arrivare presto. In parte, c'è già stata. Basti pensare a quante persone sono tornate in montagna in questi ultimi mesi. Il dato 'grezzo' è negativo, ma principalmente perché in tutta Italia si fanno pochissimi bambini. In realtà le persone stanno ritornando, prevalentemente pensionati, ma con le politiche a cui ho accennato prima saremo capaci di attrarre anche giovani e famiglie che qui costruiranno la loro vita».


E questi giovani cosa potranno fare a livello lavorativo?
«Lavorare con le mani non basta più, siamo nel 2021. Occorrono anche strumenti e tecnologie che qui in montagna, comunque, ci sono. La politica, a tutti livelli, deve continuare a dare strumenti lavorativi a chi sceglie la montagna».


Qualcosa già c'è...
«Assolutamente. Come dicevo prima, in molte zone della montagna i servizi ci sono, questo comune ne è la dimostrazione. E, ripeto, in alcune zone i servizi medi della pianura sono inferiori a quelli che abbiamo qui. Basti pensare alle scuole, al servizio di trasporto, ai servizi culturali. L'assenza di smog non è un servizio, ma è un dato di fatto: qui non esiste. Per non parlare del cambiamento climatico e delle temperature più gestibili d'estate, rispetto alla pianura».


Insomma, la rivoluzione è iniziata.
«É iniziata ma ci vorrà tempo. É un percorso culturale che necessità di tempo per essere assorbito. É sbagliato dire che in montagna va tutto bene e non ci sono problemi, ma è giusto dire che, a fronte di qualche difficoltà, in un comune come il nostro mediamente si vive meglio di tante città di pianura perché ci sono più servizi, sono più accessibili e più puntuali. Noi, comunque, siamo al lavoro per migliorare ancora questa situazione».


 

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