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Rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi. La misura, di carattere nazionale, rientra tra gli investimenti del Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e mette a disposizione complessivamente 420 milioni, quindi 20 milioni per ciascun progetto di ogni regione italiana, che rientrano nella linea di finanziamento relativa alla "attrattività dei borghi". La notizia, sulla carta, sembra ottima: venti milioni di euro (tantissimi soldi!) per la totale ristrutturazione di un borgo, uno per ogni regione.
Il bando è già scaduto e centinaia di richieste sono arrivate ad ogni regione che poi selezionerà entro il 15 marzo la candidatura di un borgo ognuno al Ministero della Cultura.



Sulla carte l'obiettivo è assolutamente meritevole: “Aumentare l’attrattività dei piccoli borghi e, rafforzando l’identità delle destinazioni meno note, accrescere la resilienza delle comunità locali, anche attivando un loro diretto coinvolgimento. Questo con interventi volti al recupero del patrimonio architettonico, culturale e ambientale per il rafforzamento dell’attrattività dei borghi e dei centri storici di piccola dimensione, attraverso il recupero di spazi urbani, edifici storici o culturali, nonché di elementi distintivi del carattere identitario”. Al bando, ovviamente, hanno aderito in massa i comuni delle regioni di Toscana ed Emilia Romagna e adesso, a metà marzo, capiremo chi potrà avere diritto a questi 20 milioni.



Fermo restando che troviamo un po' particolare che il bando del governo lasci completa discrezione alle Regioni su come individuare i 21 paesi a cui andranno 20 milioni di euro, troviamo questo bando più una lotteria che un vero e proprio bando per la crescita del territorio. Anche perché, le regole di questo bando sembrano piuttosto vaghe e lasche. Alla fine, le singole regioni selezioneranno secondo non si sa bene quali principi il borgo meritevole del generoso contributo. La nostra non è una critica verso le regioni, che non possono che adattarsi alle regole del bando. La critica è, appunto, verso il bando stesso: è questa l'idea del governo per rilanciare i borghi rurali e contrastarne lo spopolamento? Noi ci auguriamo di no, perché l'idea sempre spuntata già in partenza: con questo bando arriveranno tantissimi soldi in un posto solo. Dove ciò accadrà, i borghi verranno ridisegnati più in chiave turistica che in chiave residenziale, e tutt'attorno non arriverà nemmeno un centesimo.



Un bando che sembra andare in direzione opposta di quello che serve alle rurali: servizi, internet veloce, viabilità migliorata, accesso alla sanità. Ci dispiace, ma questo bando ci rende perplessi e quasi amareggiati per l'occasione persa. Probabilmente non sarà l'unico a favore dei borghi e delle aree a rischio spopolamento (ce lo auguriamo!), ma se queste saranno le linee guida anche dei prossimi vorrà dire che qualcuno al Ministero non ha capito granché di come sarebbe necessario ridisegnare il territorio del domani, con il sistema-città vicino al collasso.



Per ora vediamo un costosissimo buco nell'acqua, che farà la super-fortuna di qualche sindaco con impatti virtuosi estremamente limitati sul territorio.
Alla fine, uno dei bandi più efficaci e virtuosi continua a sembrarci quello dell'Emilia Romagna, che ha stanziato a distanza di pochi mesi 20 milioni a fondo perduto per l'acquisto della prima casa nelle aree rurali destinato ai giovani. Un bando che ha permesso a centinaia di famiglie di comprare case in aree altrimenti destinate all'abbandono con un contributo fino a 30mila euro a persona. Un contributo, questo si, strutturale per ridare la vita a borghi che la stanno perdendo.

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