Sindaco Micheletti: «Calo demografico primo nemico, il Pnrr da solo non ci basterà»
Una lunga chiacchierata con il sindaco di Sambuca Pistoiese Fabio Micheletti, che ha toccato tutti gli elementi più significativi di questo nuovo anno appena cominciato, dai fondi europei del Pnrr, fino al calo demografico che sta patendo il territorio montano da alcuni anni a questa parte.
Buona lettura!
Sindaco, la situazione a livello globale è estremamente complicata, lo sappiamo. A cosa possiamo guardare in questo 2022 per avere una boccata di ottimismo? Forse ai fondi del Pnrr?
«In generale i fondi del Pnrr costituiscono un volano per lo sviluppo, e questo vale anche per Sambuca Pistoiese. La realtà, però, è molto più complessa e i fondi da soli del Pnrr non bastano a cambiare la nostra situazione, caratterizzata da un calo demografico molto negativo»
Quanto negativo?
«Molto, troppo. Sono sette/otto anni che il nostro territorio ha una natalità di circa 50 unità, ed una mortalità di 225 unità. Anno per anno il rapporto cambia di qualche decina, ma il trend è chiaro. Parlo di tutta l'Unione dei comuni montani. Non conosco i dati di altre zone della Toscana, ma credo che sia veramente alto. É preoccupante. Nel 1975 eravamo 25mila sparsi in montagna pistoiese, adesso siamo 11mila circa. Mi riallaccio alla prima domanda: ok il Pnrr e i suoi fondi, ma con i soldi europei da soli non si ferma questo calo demografico. Serve altro!».
Quale dinamiche occorrono per contrastare il calo demografico?
«Non c'è solo il calo demografico ma anche altri fattori: negli ultimi anni abbiamo cercato di mantenere vivo lo sviluppo del territorio, valorizzare il bosco, aumentare le potenzialità produttive e turistiche, sia per l'inverno che per l'estate. Ma la vera emergenza è il calo demografico, che viene accompagnato da una progressiva perdita di servizi: diminuiscono le classi nelle scuole, si avviano le 'pluriclassi', saltano i supermercati, saltano i negozi, saltano le filiali delle banche. É successo a Sambuca, Gavinana, Maresca giusto per citarne alcune. Il territorio si è impoverito, purtroppo. É una catena negativa che, infine, si ripercuote sulla qualità della vita. I nostri figli, una volta che si sono formati, molto raramente decidono di rimanere sulla montagna pistoiese, ma si spostano dove hanno più possibilità di crescita, di carriera, di qualità della vita. Ed è un enorme peccato, perché potenzialmente la qualità della vita in montagna può essere molto più alta della città.
Va bene sindaco, ma secondo lei siamo in tempo per invertire la tendenza o dobbiamo ormai rassegnarci ad avere zone disabitate?
«Una popolazione non sparisce dall'oggi al domani, ci vorrà tempo nel bene o nel male. Sicuramente però occorre invertire la tendenza e, come detto all'inizio, il Pnrr e i fondi europei da soli non bastano. Io qualche idea, ce l'avrei».
Ci dica..
«Uno su tutti, seguire quanto ha fatto l'Emilia Romagna, che con un bando ad hoc ha incentivato i giovani con soldi a fondo perduto per comprare la prima casa nelle aree rurali. Un bando che ha avuto un gran successo e che sarebbe opportuno replicare in Toscana anche. E poi c'è la questione dell'acqua: è bene sapere che noi garantiamo la conservazione di ecosistemi importanti sui nostri territori, tra cui anche quelli che permettono all'acqua di scorrere e arrivare pura anche in città. Mi chiedo perché non si sia mai fatta una legge regionale o statale per devolvere una minima parte degli introiti dell'acqua ai comuni montani da cui arriva, un piccola imposta da devolvere ai comuni per la parte corrente del bilancio, in modo da investire in assunzioni e personale. Il mio, come molti altri, è un comune che da anni lotta con la mancanza cronica di dipendenti. Nei tempi d'ora Sambuca aveva 25 dipendenti, ora sono otto. Ma io come faccio a gestire i servizi, le strade, i cantieri, la progettualità con solo otto persone per un territorio così vasto? Purtroppo questa richiesta, che non trovo folle ne esosa, non è stata fino adesso presa in considerazione da chi di dovere. Così, però, il territorio mure».
Il Pnrr è dunque più facciata che contenuto?
«No, affatto, non direi proprio. I fondi europei sono concreti e sono estremamente importanti per lo sviluppo. Ma questo vale in generale. Nella montagna pistoiese, specialmente per i comuni più piccoli, vale molto un po' di meno perché entrano in gioco le altre dinamiche che ho spiegato prima. Oltretutto i fondi del Pnrr si basano su un concetto particolare: quello della 'progettualità'. Più progetti presenti e più hai possibilità di accedere ai bandi e vincerli, così da poter avere i fondi. Se però io ho poco, pochissimo personale... come faccio a fare e presentare progetti per tutti i bandi che usciranno? Non posso. Alcuni magari sarò in grado di intercettali, molti altri non avremo modo di partecipare».
Questa dinamica letta così sembra penalizzare molto i comuni più piccoli...
«Ed è secondo me assolutamente così. Se si vuole aiutare la montagna serve altro, servirebbe ad esempio concedere i fondi sulla base dei dati oggettivi di sviluppo, non solo sulla progettualità. Altrimenti si aumenta solo il divario tra i comuni più grossi, che hanno tanto personale e avranno modo di accedere a più bandi, e quelli più piccoli che hanno poco personale e non potranno realizzare tanti progetti».
E unire le forze tra i comuni montani per poter realizzare alcuni progetti insieme?
«Mah, per ora questa ipotesi è rimasta tale. Sarebbe, invece, opportuno tornare a rafforzare l'Unione dei comuni montani, allargandola finalmente a Marliana ma anche alle aree montane di Montale, Pistoia, Pescia, così com'era nella vecchia Comunità Montana. In questo modo si aiuterebbe la montagna, con un'unione allargata a più territorio e alla sinergia nell'offrire servizi e funzioni al cittadino che per il momento rimangono quasi sempre un problema dei singoli comuni. Speriamo che nel 2022 si vada avanti questa direzione, o si farà davvero dura».



