Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
Pubblicità

L'inverno è alle porte e con esso anche l'abbassamento delle temperature, dopo un'estate ed un autunno a dir poco torride. Per quanto il cambiamento climatico morda sempre più forte, nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio sarà comunque necessario riscaldare le nostre case, specialmente al nord e al centro Italia. Il riscaldamento, spesso ancora collegate nelle nostre case a caldaie alimentate a gas, spaventa e non poco, visto il caro energia in atto da inizio 2022. In tanti pensavano di evitare i rincari accendendo i propri camini, molto diffusi nelle case di una volta, ma la quasi totalità delle regioni italiane ne ha posto il veto sull'accensione per tutto il periodo invernale, tranne che per quelle case che non hanno altri sistemi per il riscaldamento e per quelle che si trovano sopra i 200 metri sul livello del mare. 


Chi ha il riscaldamento a gas, insomma, lo deve usare se si vuole scaldare in casa. Alcuni sindaci, tra cui quelli di Terni e Rimini, hanno annunciato di voler sospendere l'ordinanza delle relative regioni, andando però incontro a rischi di diffida o addirittura di sostituzione. In Toscana per questo c'è polemica tra sindaci e amministrazione regionale: secondo l'attuale norma, i comuni dovranno vigilare i caminetti dei cittadini del proprio territorio, come fossero degli speciali “sceriffi” del focolare. 


Nei giorni scorsi i sindaci di Lucca, Altopascio, Capannori, Montecarlo e Porcari (in provincia di Lucca), Chiesina Uzzanese, Massa e Cozzile, Monsummano Terme, Montecatini Terme, Pescia, Pieve a Nievole, Ponte Buggianese e Uzzano (provincia di Pistoia) hanno effettivamente firmato il divieto di utilizzare generatori di calore a biomasse con classe di prestazione emissiva inferiore alle ‘tre stelle’. Tradotto in soldoni: di accendere i caminetti. 


Luca Menesini, presidente della provincia di Lucca e sindaco di Capannori, ha sottolineato tutto il suo disappunto per la norma da lui stesso firmata. «La norma che abbiamo dovuto firmare è da criticare su tutta la linea. É stata firmata perché, non facendolo, rischiavamo di essere sostituiti nelle nostre cariche e mai avremo voluto lasciare i nostri comuni senza una guida in questo momento delicato». 


La norma, insomma, è entrata in vigore ma i sindaci chiedono alla regione di trovare correttivi. «Quanto deciso a Firenze nei palazzi della regione finirà per ripercuotersi sulle famiglie, non è giusto. L'ordinanza è stata fatta per garantire una migliore qualità dell'aria, ma si deve tenere conto del periodo che stiamo attraversando, delle difficoltà dei cittadini a pagare bollette di luce e gas raddoppiate. La norma, così applicata, non lo fa affatto».


La norma, ora che è ufficiale, deve essere anche messa in condizione di essere verificata e controllata da parte degli enti preposti, in questo caso i comuni stessi. Ci saranno gli “sceriffi del focolare” a controllare se nelle nostre case il camino è spento? Manesini ha detto, senza tanti giri di parole, di rifiutarsi: «non siamo mai entrati nelle case dei nostri cittadini e non inizieremo ora».


Ma quanto inquina davvero un camino acceso? Siamo davvero convinti sia un divieto troppo severo quello imposto ai cittadini?
Secondo le stime del sito “Unasensazioneperfetta”, i camini a camera aperta tradizionali producono 3.679 tonnellate di PM 10 all’anno mentre quelli a camera chiusa, o con inserto, producono 2.401 tonnellate annue. Le stufe a legna, invece, arrivano a scaricare 2.651 tonnellate di polveri sottili nell’atmosfera, sempre su base annua. Valori che, in media, sono 5 o 6 volte superiori rispetto agli impianti alimentati da gas o gasolio, come le classiche caldaie che riscaldano i termosifoni. 


Una ricerca effettuata da European Environmental Bureau (raggiungibile al sito https://eeb.org/) ha messo confronto lo sprigionamento delle polveri sottili PM 2.5 tra stufe a legna e caminetti con quelli dei gas di scarico di un camion. 


Le stufe a legna, infatti, producono 375 g di particolato fine (PM 2.5) per ogni gigajoule di riscaldamento. Confrontando il dato relativo alle PM 2.5 prodotte dalle stufe a legna con le PM 2.5 prodotte dai camion diventa evidente come il riscaldamento incida molto più del traffico: un camion privo di filtri antiparticolato produce infatti 6,5 grammi di PM 2.5 per ogni gigajoule di riscaldamento del combustibile, che scendono a 0,5 grammi per i camion dotati di filtro.


Appare evidente che il caro vecchio buon camino inquini in realtà molto più di quanto si pensi, ma è anche vero che in un momento critico come quello attuale negare a una famiglia la possibilità di evitare un indebitamento forte attraverso l'utilizzo di altre forme di combustile ponè la necessità di trovare una mediazione temporanea e in primo luogo l'azione degli amministratori per quanto riguarda eventuali deroghe o modulazioni specifiche. A livello nazionale, la questione energetica appare dunque sempre più complicata da sbrogliare.

 

Pubblicità

Metropoli Rurali

AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470

Contatti

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

AKB site

Metropolirurali.com - Logo