Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Forse non tutti lo sanno, ma una delle aziende più rinomate e di successo nel campo delle borse e nella pelletteria ha sede sull'Appennino Emiliano, più precisamente a Gaggio Montano. Anzi, per esser ancor più dettagliati, a Silla. Una sede ultra-avveniristica lungo la strada Porrettana, oltre 700 dipendenti ed un fatturato che ha sfiorato nel 2022 i 150 milioni di euro. É la Piquadro, fondata nel 1987 dall'imprenditore (e attuale presidente) Marco Palmieri.

La dirigenza dell'azienda ha più volte sottolineato il proprio interesse nel rilancio del territorio montano emiliano e l'attenzione alle soluzioni industriali più eco-sostenibili possibili. «Stiamo infatti incrementando le produzioni realizzate con materiali riciclati e abbiamo fatto importanti investimenti in progetti di economia circolare. L'obiettivo è di non lasciare ai nostri figli un pianeta compromesso». Un'attenzione green rivolta anche al territorio montano emiliano. «Stiamo intraprendendo – prosegue Palmieri – una serie di altre attività ambientali, come il rilancio del territorio montano del Corno alle Scale vicino alla nostra sede, con l'intento di una rinascita di questa realtà locale attraverso lo sviluppo di un turismo consapevole e sostenibile in grado di trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale e fruizione della natura senza deturparla, rendendola accessibile in ogni stagione a tutti, anche ai disabili, per i quali è in progetto la realizzazione di strutture per facilitarne l’accesso».


Palmieri
è tornato sulla questione montana su un'interessante intervista apparsa sul Corriere della Sera nei giorni scorsi.


Alla domanda «cosa serve oggi per fare impresa in montagna?», Palmieri ha sottolineato che oltre agli elementi standard quali viabilità più efficace, servizi, trasporti pubblici più frequenti e veloci e internet ovunque, servono anche degli “attivatori” per accelerare il processo turistico.


Vale a dire, come spiega lo stesso Palmieri, «puntare su ciò che produce molto indotto». E poi ha proposto un esempio: «se apro un ristorante l’indotto si ferma lì, ma se riapro le Terme di Porretta si produce un indotto che va a toccare ristoranti, alberghi e quant’altro. Come per il Corno alle Scale, dove le ricerche ci dicono che ogni euro di fatturato produce 4-5 euro di indotto. Penso al Lago di Suviana: possibile che non si riesca a realizzare anche lì qualcosa di importante che possa produrre indotto per il territorio quando ci sono tanti laghi in Italia che vivono di turismo?».


Una risposte che arriva dai successivi pensieri espressi dallo steso Palmieri. «Occorre formare le persone, insegnare loro a fare marketing territoriale e digitale per raccontarsi. Non è una cosa che si improvvisa, né una questione generazionale, ma un tema di formazione vera. Perché non si fa una seria agenzia di comunicazione per una vallata intera? Un progetto serio però, non come quelli che si vedono a volte sul territorio, ben poco efficaci».


E sui rischi legati allo spopolamento, Palmieri suggerisce di spostare alcune facoltà delle grandi città proprio sull'Appennino, come ad esempio a Porretta Terme. «Porretta Terme oggi è un centro importante – ha detto Palmieri al Corriere della Sera –, ci sono le scuole superiori e un ospedale. Se vogliamo far vivere l’Appennino, oltre a produrre lavoro, dobbiamo anche produrre servizi di qualità, solo così si ferma il declino. Importante però è partire dall’investimento su luoghi catalizzanti come il Corno alle Scale o le Terme, perché questi tipi di turismo ti riempono la vallata. Il turismo è un elemento che può rafforzare il territorio. Altrimenti, con lo spopolamento del territorio, arriva anche un enorme costo per la collettività in termini di frane e alluvioni. Per questo è bene che lo spopolamento non avvenga su questi territori».

 

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