La natura, quando non viene bistrattata, ha con l’uomo un rapporto profondo che getta le sue radici nei tempi che furono. In linea con tale tendenza, molti geografi ed esploratori si muovono all’interno di essa rinunciando all’ausilio di mappe, bussole o GPS fidandosi dunque esclusivamente del proprio senso dell’orientamento. Un istinto innato, questo, che in realtà ci appartiene fin dalla preistoria e che far tornare fuori, non è impossibile. Certo, inoltrarsi nei fuori sentieri è un “livello pro” che pochi riescono a raggiungere; percorrere i percorsi tracciati è invece un obbiettivo possibile un po' a tutti, grazie ai vari livelli di difficoltà che possiamo prima scegliere e poi seguire.
Ok, ma esattamente cos’è un sentiero? Trattasi di cammini, evidenti o meno, che facilitano il nostro passaggio all’interno di un ambiente naturale, permettendoci di goderne a pieno lo splendore senza il timore di perdersi (facendo al contempo del sano movimento!). Wow, e chi li ha creati? Sono antichi, il più delle volte nati seguendo le tracce delle “straducole” costruite dalle popolazioni del passato che avevano un contatto ben più stretto di noi moderni con foreste e boschi. Oppure, sono stati creati dal passaggio degli animali durante la transumanza.
Tutto molto bello, sì: ma come si riconoscono? I sentieri sono oggi contrassegnati da semplici numeri in ordine crescente, preceduti dalla sigla CAI che identifica il Club Alpino Italiano. Con il numero 00 si intende il sentiero CAI che corre lungo tutto il crinale dell’Appennino, partendo dal Passo della Croce dell’Alberaccio (541 m) e passando nei pressi di Poggio Ripaghera (878 m), da Monte Rotondo (773 m) per poi proseguire verso la vetta del Monte Giovi (992 m) e oltre. Da qui, altri percorsi si ramificano, ognuno con la sua precisa numerazione. In generale, tutti i sentieri sono segnalati da strisce colorate che in Appennino sono sempre di bianco e rosso: il primo colore è stato scelto perché riflettesse le luci delle torce durante la notte, mentre il secondo è chiaramente ben visibile alla luce del sole.
Le strisce bianche e rosse sono a volte dipinte in appositi cartelli di legno, altre volte direttamente sugli alberi: aguzzate la vista e, per semplificare, collegatevi al sito www.parcoappennino.it per dare un’occhiata preventiva alle mappe! Per quanto riguarda la difficoltà, possiamo dormire sogni tranquilli: ogni sentiero segnalato riporta anche la scala di sforzo, in modo da non essere colti impreparati. Di seguito un breve riepilogo dei livelli codificati:
T (Turisti): si tratta di sentieri molto frequentati, ben segnati e senza alcun passaggio pericoloso.
E (Escursionisti): più lunghi o più faticosi del precedente ma di solito comunque ben tracciati
EE (Escursionisti Esperti): si includono sentieri anche piuttosto complicati e potenzialmente pericolosi
EEA (Escursionisti Esperti Attrezzati): sentieri complessi dove alcune parti del percorso sono attrezzate con cavi e necessitano quindi di opportuna attrezzatura
Esistono poi percorsi appositi per passeggini, carrozzine e sedie a rotelle: anche di questi, ampio spazio è dato sul web, ad esempio collegandosi al sito www.parks.it selezionando (in questo caso) la regione Toscana. Così come la natura, anche i sentieri necessitano di cura e protezione. Sì, perché con il tempo interventi di manutenzione (soprattutto tramite mezzi artificiali) possono comprometterne la fattezza. Allo stesso modo, anche le moto da cross o i quad usati per puro divertimento possono con il tempo modificarne l’assetto rendendo difficoltoso il loro riconoscimento; piogge, frane e vento possono inoltre contribuire allo stesso modo alla loro trasformazione. Ecco perché è importante averne cura, garantendone la frequentazione inserendoli magari all’interno di aree protette o parchi naturali. Prezioso in questo senso, è l’intervento dei volontari del Club Alpino Italiano: è grazie a loro, che molti sentieri continuano ad essere battuti, preservati e... segnalati!



