Purtroppo ci risiamo: l'esplosione di una nuova guerra non lontano dall'Europa torna a spaventare animi e coscienze. La dignità umana, già duramente messa alla prova dall'invasione russa in Ucraina, torna ad essere calpestata dalle vicende tra Palestina e Israele. Un conflitto di cui non è oggettivamente possibile vedere la fine. Anzi, se possibile, la situazione in Medio Oriente è ancora più lontana dalla risoluzione rispetto a quella in Ucraina, già estremamente intrecciata su se stessa. In altre parole: tempi durissimi tanto nel presente che all'orizzonte.
Da conflitti drammatici come questi, lo abbiamo già visto, scaturiscono purtroppo conseguenze economiche di grande rilievo all'interno di un'economia globalizzata come la nostra.
É accaduto dopo l'invasione russa in Ucraina, accadrà con ogni probabilità adesso. Anzi, qualcosa ha già iniziato a muoversi.
I primi segnali di allarme
In questi giorni il prezzo del gas è tornato ad aumentare, raggiungendo i 54 euro del valore IGI (Italian gas Index). Tanto per fare un confronto, prima dell'inizio delle ostilità da parte di Hamas la scorsa settimana, il prezzo era circa la metà. Anche il petrolio americano è in salita ed è tornato sui valori vicini ai 90 dollari al barile. Ebbene sì: il costo dell'energia è tornato a salire dopo l'impennata successiva all'invasione russa in Ucraina. Impennata che, oggettivamente, non era ancora del tutto passata. Se il costo dell'energia sale, lo abbiamo visto, tutta l'economia soffre, soprattutto se è accompagnata da un'inflazione alta come in questo periodo. Settembre, in Italia, ha fatto registrare un 5,3% su base annua, in aumento dello 0,2% rispetto al mese prima. Non solo, dunque, la discesa si è fermata ma è addirittura tornata a salire.
Costo dell'energia pronta (di nuovo) ad aumentare
La paura di tutti è che, con un nuovo conflitto in aggiunta ha quello che ha fatto esplodere il caro-energia e l'inflazione, la situazione economica italiana ed europea non possa che peggiorare. A voler essere ottimisti (e ce ne vuole), forse qualche paracadute in più potremo averlo. L'Europa potrebbe farsi trovare meno impreparata rispetto a due anni fa: negli ultimi due anni sono stati fatti passi in avanti verso l'approvvigionamento di fonti alternative a quelle fossili a favore delle energie rinnovabili. Questo però può essere l'unico elemento positivo dentro l'equazione.
La prudenza, infatti, è d'obbligo perché lo scacchiere internazionale è estremamente ingarbugliato e basta poco per far saltare il banco. Peraltro la speculazione internazionale non si è mai veramente fermata ad alterare, ulteriormente, gli equilibri economici già molto tesi. Occorre poi ricordare, ad esempio, cosa accadde cinquanta anni fa, con la crisi energetica che seguì l'attacco proprio ad Israele durante lo “Yom Kippur”. Era il 1973 e l'Italia, dopo quell'attacco, vennero varate misure di austerity, con limitazioni di movimento e circolazione. La questione energetica, insomma, è di primaria importanza per il nostro paese, oggi come allora.
Prospettive economiche fosche
Insomma: la ricrescita dei costi energetici già iniziata non può che favorire la ripresa dell’inflazione che, piano piano, stava iniziando a ridursi. Le prospettive economiche, insomma, non sono buone. Un nuovo aumento dell'inflazione, tutt'altro che improbabile, porterebbe le Banche centrali ad aumentare (ancora!) i tassi, finendo per pesare fortemente sulle economie più indebitate come la nostra. Senza contare che un aumento dei tassi andrebbe ad appesantire ulteriormente le tasche degli italiani, specialmente di quelli che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile.
In altre parole: è necessario preparasi a tempi complicati ed è bene soppesare le parole di chiunque manifesti un eccessivo ottimismo (e non sono pochi...) in questa complicata fase internazionale.



