«Dobbiamo concentrarci sulla qualità della vita di queste zone. Altrimenti nessuno vorrà più stare su da noi. I comuni, però, da soli possono fare poco».
É una riflessione amara quella del sindaco di Sambuca Pistoiese Fabio Micheletti, alle prese con i tanti problemi amministrativi della montagna pistoiese; ultimo, in ordine temporale, la mancanza di un pediatra per le centinaia di bambini che risiedono nelle aree collinari e montane di San Marcello Piteglio, Sambuca e frazioni alte di Pistoia.
«Ho iniziato a fare il sindaco nel 1995, ho visto l'evoluzione del territorio anno dopo anno. Purtroppo è andata costantemente peggiorando. Adesso ci ritroviamo in 11mila persone, molte meno di quanto erano prima. Abbiamo un deterioramento demografico molto forte, chi è rimasto in montagna sono sostanzialmente persone di una certa età. Purtroppo molti figli di queste persone hanno scelto altre strade e sono andati verso luoghi con più servizi, con una qualità della vita più alta. Dico 'purtroppo' ma li capisco: anche mio figlio non abita in montagna. Sta in Emilia-Romagna, in un posto dove ci sono palestre, scuole, piscine e molti altri servizi che in alcune aree montane non ci sono da tempo».
E forse questo il dato più “doloroso”, in termini amministrativi, per chi ha scelto di combattere politicamente per la montagna. Di resistere.
«Non mi sento di dare torto a chi ha scelto di non stare sulla montagna pistoiese. Avremo enormi potenzialità, ma se non riusciamo nemmeno ad avere un pediatra qui vuol dire che il sistema non funziona. E il pediatra è un servizio fondamentale per una famiglia. Quando su un territorio non ci sono i presidi e servizi dovrebbe intervenire lo stato con dei correttivi, con degli incentivi, ma per ora ne abbiamo visti pochi. E mi riferisco anche alla regione Toscana. Noi amministratori comunali assistiamo impotenti a questo deterioramento e la cosa fa molto arrabbiare, per non dire di peggio».
E, purtroppo, le differenze si vedono anche a distanza di pochi chilometri. C'è, però, un confine di mezzo. Micheletti continua.
«La Regione Emilia-Romagna ha messo su bei soldoni per incentivare i giovani a comprare la prima casa nelle aree rurali, parliamo fino a 40mila euro a fondo perduto. La Toscana dovrebbe fare altrettanto perché sono risorse concrete che danno un beneficio immediato al territorio, lo fanno rivivere. Da noi i soldi vengono dati in base ai progetti. Ma se un comune come Sambuca ha solo due tecnici, come faccio a fargli seguire le problematiche quotidiane e i nuovi progetti da elaborare per reperire fondi? É impossibile! I piccoli comuni non hanno una potenza di fuoco per intercettare queste risorse, o tanto meno per metterceli di tasca propria. L'attuale sistema premia i comuni più grandi, quelli che hanno più possibilità di realizzare progetti, quelli che hanno più peso politico. E le risorse non vanno nelle aree più disagiate, dove invece servirebbero. É un circolo vizioso. Per uscirne serve l'intervento dall'alto. Noi le risorse che possiamo le portiamo a casa, lo abbiamo dimostrato, ma da sole non bastano per cambiare le cose».
Un'altra differenza lampante tra Emilia e Toscana è la qualità e i servizi sulle infrastrutture. Le due regioni condividono una ferrovia, la Porrettana, ma la situazione tra i due versanti è ben diversa.
«Un tempo le persone a Porretta raggiungevano in massa Pistoia. C'erano tanti studenti che andavano al liceo classico o alla scuola di geometri a Pistoia, quasi nessuno andava verso Bologna. E adesso? In Emilia Romagna c'è un orario dei treni cadenzato per Bologna, verso Pistoia ci sono invece pochissime corse, senza contare che Trenitalia storicamente ne ha sostituite alcune con i bus che impiegano più tempo».
E sulle risorse che, -si spera!- potrebbero arrivare dal Governo con il Pnrr, Micheletti conclude:
«Mettiamocela tutta per portare a casa queste risorse. Sappiamo però di non essere arbitri del nostro destino. Se non risolviamo la questione della qualità della vita, in un modo o in un altro, noi saremo tagliati fuori».



