L'estate 2022 è riconosciuta come una delle più calde della storia in Europa, dove record di temperatura sono stati sbriciolati uno dopo l'altro come noccioline. Eppure, fa fatica crederlo, sarebbe potuta andare anche molto peggio. Questo perché l'indice ITCZ (acronimo per InterTropical Convergence Zone) ci ha letteralmente graziato e ha mantenuto le ondate di calore ad una latitudine più bassa rispetto a quanto successo in altre stagioni.
Cerchiamo di inquadrare meglio questa dinamica che, soprattutto nei mesi estivi, è e sarà sempre più importante per determinare le sorti delle estate europee. Per convenzione, in climatologia la zona di atmosfera sulla verticale equatore è dove si trova la convergenza dei venti alisei dell'emisfero boreale di quelli dell'emisfero australe, determinanti nella risalita di masse d'aria calda che determinano l'area di instabilità equatoriale, con piogge e temporali stagionali sotto la linea di convergenza.
Questa linea di convergenza, appunto, è definita anche come “equatore climatico”: non è fisso come l'equatore del mappamondo ma fluttua a seconda della stagione a nord e a sud dell'equatore ”vero”. Per l'emisfero nord fluttua di pochissimi gradi al di sotto dell’equatore nel periodo dicembre-febbraio, fino ad un massimo di circa 18°/19° sopra l’equatore nel periodo luglio-settembre. Un movimento su macroscala che dipende da una maggiore e minore spinta provocata dai monsoni delle latitudini tropicali.
Le ripercussioni sul nostro clima d'estate...
Ma perché questo fluttuare di venti e monsoni a latitudini equateriale deve importarci per capire l'andamento dell'estate in Italia?
Perché le fluttuazioni eccessive dell'ITCZ verso nord portano il clima nord africano a sbilanciarsi molto non solo verso il bacino del Mediterraneo, ma anche verso l'Europa interna, come è avvenuto quest'anno con i 40 gradi registrati per la prima volta in assoluto nel Regno Unito.
Ebbene, nel pieno dell'estate 2022, l'indice ITCZ si è mantenuto ben al di sotto dei suoi valori record verso nord. Valori che si sono raggiunti più avanti, ad ottobre, quando l'aria nord-africana è stata spinta molto più a nord del consueto facendo piombare l'Europa nell'ennesima ondata di caldo anomalo fuori stagione. I record di caldo della stagione estiva, invece, sono stati raggiunti in Europa senza la spinta dell'ITCZ che, per una serie di fattori, se ne stava più a sud. Quando caldo avrebbe fatto se l'indice ITCZ avesse raggiunto il suo picco nord durante i mese di luglio e agosto? É una domanda a cui non siamo sicuri di voler trovare una risposta, tanto inquitante potrebbe essere.
… e nei mesi autunnali
Anche se con valori assoluti più bassi, il caldo fuori stagione di ottobre e novembre è altrettanto pericoloso rispetto al calore dei mesi estivi. Questo perché i venti umidi e instabili atlantici, quando la cupoloa anticiclonica inzia a ritirarsi verso sud, trovano un Europa molto più calda rispetto a quella che c'era prima del 2000, con conseguenti forti contrasti termici e quindi tempeste e temporali. Ricordiamo, ad esempio, la spaventosa tempesta Vaia alla fine di ottobre 2018, con venti da uragano da oltre 200 km/h sulle Alpi o il ciclone esplosivo in alto Adriatico del 12 novembre 2019, con l’allagamento quasi totale della città di Venezia.
Il valore dell'ITCZ in primavera, estate ed autunno, insomma, è molto importante per capire la facilità con cui le ondate di caldo africano potranno investire la nostra penisola. Chiaramente ci sono dei distinguo: quest'estate ha dimostrato che si sono raggiungere valori di caldo record in Europa anche con ITCZ relativamente basso, così come si possono attraversare periodi senza eccessi di tempeature con ITCZ posto piuttosto a nord. Nonostante questo, l'indice è un elemento fondamentale per monitorare l'andamento del clima nel semestre caldo italiano, quello più ”temibile” in termine di qualità della vità in pianura.
Come e dove consultare gli aggiornamenti ITCZ
Come controllare le mappe aggiornate di previsione dell'ITCZ? Sul sito del NOAA (acronimo per National Oceanic and Atmospheric Administration). A questo link le previsioni incentrate sul continente africano, direttamente collegate alle ondate di caldo in Europa che vi abbiamo descritto sopra: https://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/international/itf/itcz.shtml
Nel periodo invernale le osservazioni sono sospese per l'Africa. Riprenderanno, come di consueto, nel mese di aprile. Noi, intanto, consigliamo di mettere il link nei propri bookmark. Buona lettura!



