Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Qualcuno ha già iniziato: sempre più persone decidono di mollare la vita in città per trasferirsi in case a quote più elevate sul livello del mare. Non parliamo necessariamente di montagna: un miglioramento sensibile delle condizioni di vita si registrano già a partire dai 500 metri sul livello del mare, specialmente d'estate. 
In quasi tutte le città italiane, vivere d'estate senza un buon sistema di condizionamento dell'aria è divenuto pressoché impossibile. Le ondate di caldo africano, che un tempo raggiungevano l'Italia in media una volta ogni due anni (fonte: consorzio meteorologico toscano 'Lamma') adesso colpiscono la nostra penisola in media due volte l'anno. Non solo: la durata delle singole ondate di caldo anomalo in Italia è passata da un giorno e mezzo a quattro. La situazione, senza radicali interventi sull'emissione di gas serra, è destinata solo a peggiorare ogni estate. Quanto visto negli ultimi 20 anni in Italia conferma questo trend. 

Lasciare la città: le motivazioni
Comprare un climatizzatore e accenderlo rischia di non essere una soluzione alla lunga sostenibile per evitare gli effetti del caldo anomalo nel corso dei mesi estivi. Le motivazioni per lasciarsi alle spalle le grandi città italiane sono anche, e soprattutto, altre: le città spesso presentano costi della vita più elevati, come affitti o prezzi delle case più alti, tasse locali più onerose e maggiori costi per beni e servizi. Vivere in campagna può offrire un costo della vita inferiore, permettendo alle persone di risparmiare denaro o di ottenere più spazio per la stessa cifra. Inoltre l'ambiente più salutare: le aree collinari fuori dalla città solitamente offrono un ambiente più pulito e meno inquinato rispetto alle aree urbane. L'aria fresca, la mancanza di inquinamento acustico e l'accesso a spazi verdi possono contribuire al benessere fisico e mentale delle persone molto più di quanto si pensi. 

Spostarsi dove? L'analisi degli esperti
Che il clima sia alla base delle grandi migrazioni storiche in tutto il mondo non è una novità. Quello che è relativamente nuovo è il potenziale coinvolgimento dell'Europa meridionale in questo contesto. Paesi come la Spagna, la Francia, l'Italia, la Grecia: da posti di attuale immigrazione a posti di emigrazione, sia esterna che interna. Tutti luoghi accomunati, in pianura, da climi sempre più ostili, con ondate di caldo lunghe e frequenti nel corso delle estati. 


A tal proposito, molti giornali e testate online italiane hanno recentemente titolato “Migranti climatici europei entro il 2050 anche dall'Italia”. 
La studiosa Francesca Rosignoli, nei suoi lavori accademici per il dottorato all’Università di Tarragona sulle migrazioni climatiche, sottolinea: «Quando si parla, come si è letto di recente, di 216 milioni di migranti climatici nel 2050 non si calcolano ad esempio le politiche di adattamento che mitigheranno le conseguenze del cambiamento climatico, né si considera che alcune migrazioni possono essere interne o temporanee. Ci si dimentica di dire che nessuno vuole andare via da casa propria, la migrazione è sempre l’ultima spiaggia». 


Quello relativo al 2050 è stato il classico titolone acchiappaclick? Non esattamente.
Le migrazioni, infatti, possono avvenire anche su scala più piccole. Dalla città alla campagna collinare, ad esempio: stessa nazione, stesso posto di lavoro, spesso stessa provincia addirittura. «Un’area della nostra penisola che negli ultimi anni è stata interessata da una crescita di abitanti – scrive il giornalista Claudio Bellante su iltascabile.com – è quella della Metromontagna Padana, il territorio che unisce Milano e Torino e comprende al suo interno città, pianura, valli e montagne».


Di questa dinamica si sta occupando Andrea Membretti, coordinatore scientifico di MICLIMI (acronimo per “Migrazioni climatiche e mobilità interna nella metromontagna padana”), che ha affermato: «La migrazione verso le montagne è un fenomeno importante già da prima della pandemia e con MICLIMI vogliamo indagare la propensione delle persone che vivono a Torino e Milano a muoversi verso la cima, da qui a tre anni. Le domande che poniamo sono ad esempio: potresti farlo? Come? Immagini possa essere per tutto l’anno o solo per un periodo? Io chiamo queste persone aspiranti montanari: prima erano spinti dalla ricerca dell’aria pulita ora anche dal desiderio di scappare dal caldo. Lo scoglio però è sempre il lavoro, nonostante la possibilità dello smart working». 


Anche in montagna, però, non sono tutte rose e fiori:  «Anche la montagna è fragile a livello climatico – prosegue Membretti –. Non è l’eden, dove tutto è perfetto: occorre lavorare sulla preparazione a gestire i rischi. L’idea che sta dunque alla base della metromontagna padana non è l’abbandono, ma una nuova relazione tra aree interne e urbane: stiamo coinvolgendo anziani e bambini, le categorie più fragili e colpite dalle ondate di caldo e da problemi respiratori, lavorando al recupero di strutture dismesse come le colonie con l’idea di creare un flusso tra città e montagna nei mesi estivi, senza creare situazioni di frizione tra gli abitanti storici del posto e i 'nuovi arrivati' dalle città».

Un futuro incerto in cerca di soluzioni
Le ondate di caldo anomalo che investono l'Italia ogni estate sono sotto gli occhi di tutti. La scienza non sa più come dirlo: il clima sta cambiando molto velocemente. Eppure, piano piano, anche la politica europea sta iniziando a rendersi conto della gravità della situazione. In Italia, però, non si è partiti col piede giusto sotto quel punto di vista: il governo Meloni non ha previsto un “Ministero della Transizione Ecologica” come quello Draghi. Lo stesso dicastero è diventato semplicemente “Ministero dell’Ambiente e delle Sicurezza Energetica”. Quello della transizione ecologica era, nei piani di Draghi, il tentativo di trasformare il sistema produttivo verso un modello più ecologico e verde. Denominazione che aveva un’importanza anche simbolica allineando l’impegno italiano a quello promesso da altri Paesi UE, quasi tutti tuttora dotati di nominativi simili. Tranne in Italia.

 

 

 

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