Nel momento in cui stiamo scrivendo questo articolo, mezza Europa è ricoperta di neve e, qualche fiocco, si appresta a cadere sulle pianure del nord Italia. É la mattinata del 4 dicembre 2023 ed il caldo estivo è solo un lontano ricordo. O forse no? Com'è noto un conto è il clima in un determinato momento ed un conto è quello nel lungo periodo. Con queste premesse, non sorprende (ma spaventa) la notizia diramata dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale, gestita dall'Onu, sull'anno 2023 in fase di conclusione.
Secondo l'agenzia, infatti, il 2023 risulterà essere l'anno più caldo mai registrato.
Punto di non ritorno
Secondo l'Omm (Organizzazione mondiale della Meteorologia), oltre ai valori record di temperatura, ci sarebbe anche da considerare il minimo storico dei ghiacci marini antartici. Una conseguenza delle temperatura che, nel 2023, hanno mostrato essere 1,40 gradi celsius al di sopra del periodo di riferimento preindustriale 1850-1900. Com'è possibile giudicare a novembre un anno il più caldo di sempre, se l'anno ancora non è effettivamente concluso? Risponde direttamente l'Omm: «La differenza tra il 2023, il 2016 e il 2020, gli anni precedentemente classificati come più caldi, è talmente alta è molto improbabile che le ultime settimane influenzino la classifica».
Le soluzioni? Rimangono parole
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, ha esortato i leader mondiali a impegnarsi in un'azione urgente. «Abbiamo la tabella di marcia per limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 gradi ed evitare il peggiore caos climatico. Ma abbiamo bisogno che i leader diano il via alla COP28 ad una corsa per mantenere in vita il limite di 1,5 gradi, stabilendo aspettative chiare per il prossimo ciclo di piani d'azione per il clima». Chi scrive crede che, così come visto dopo gli accordi di Parigi del 2015, i leader mondiali faranno ben poco per correggere il tiro. Troppe alte le divergenze e la differenza di vedute tra potenze mondiali sviluppate e quelle in via di sviluppo che rivendicano il loro turno a espandersi e, indirettamente, a inquinare. Per non parlare del peso strategico del petrolio e dei combustibili fossili che, volente o nolente, fanno ancora girare il mondo.
Anidride carbonica e ghiacci antartici
Il rapporto dell'Omm segnala che i livelli di anidride carbonica sono più alti del 50% rispetto all'era preindustriale e che il tasso di innalzamento del livello del mare dal 2013 al 2022 è più del doppio del tasso del primo decennio registrato dai satelliti, quello dal 1993 al 2002. Sempre l'Omm segnala che l'estensione massima del ghiaccio marino antartico nel 2023 è stata la più bassa mai registrata, ben 1 milione di chilometri quadrati in meno rispetto al minimo record precedente. Parliamo di una superficie grande, grossomodo, come Francia e Germania messe insieme. L'estate 2023 in Europa, inoltre, ha messo a durissima prova i ghiacciai alpini che si sono ulteriormente ridotti.
Trend e prospettive al rialzo
Il rapporto Omm sottolinea altri due aspetti poco felici. Il primo sottolinea come il 2023 non sia stato un anno “fuori dal coro”, bensì sia l'apice del ciclo 2015-2023 di cui fanno parte la maggior parte degli anni più caldi mai registrati da sempre. L'altro elemento preoccupante riguarda la proiezione 2024: l'evento El Niño (forte riscaldamento delle acque dell'Oceano Pacifico Centro-Meridionale e Orientale) emerso durante la primavera del 2023 avrà ripercussioni anche verso l'estate 2024. Questo perché statisticamente, El Niño ha il maggiore impatto sulle temperature globali dopo il suo picco.
Non solo statistiche
A volte a guardare il quadro “troppo ampio” si rischia di perdere di vista cosa significhino questi dati con il nostro quotidiano. Ebbene, temperature a livello globale più alto significano estati in pianura più lunghe, siccitose e difficili da sopportare per gli essere viventi, umani in primis. Significa anche maggior tendenza ai fenomeni estremi, come dimostrato dai numerosi fenomeni temporaleschi di fortissima intensità registrati in Italia che, in almeno due casi, si sono trasformati in alluvione: Emilia Romagna a maggio e Toscana a novembre. Essere consapevoli del cambiamento climatico non porterà, da solo, ad avere una riduzione dei gas serra nell'aria ma, sicuramente, aiuterà a convivere con quello che sarà il trend meteorologico dei prossimi decenni.



