Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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La natura talvolta sa essere beffarda. Lo abbiamo visto l'anno scorso: dopo anni di inverni con poca neve in Appennino almeno fino a dopo Natale, l'anno scorso le nevicate si sono susseguite a ritmo frenetico da inizio dicembre in poi, arrivando poi a sfiorare livelli catastrofici di neve quando il manto bianco al passo dell'Abetone aveva superato i due metri di altezza. Piccolissimo dettaglio: eravamo nel pieno della Pandemia, i vaccini dovevano ancora arrivare e le restrizioni del Governo avevano imposto il divieto di andare a sciare. Risultato: Abetone, Doganaccia, Corno alle Scale e tutti gli altri comprensori sciistici chiusi e impossibilitati ad aprire un solo giorno nel corso dell'inverno, uno dei più nevosi degli ultimi vent'anni. Se non è una beffa questa!


Un anno è quasi passato. Adesso è 2021: la settimana scorsa sono caduti i primi fiocchi di neve fin sui 1500 metri, depositando per qualche ora un velo al suolo. Nulla di utilizzabile ai fini sciistici, ma sicuramente una primissima fioccata di buon auspicio per l'inverno che è alle porte. Non che una stagione nevosa possa raddrizzare una stagione di lockdown e almeno 5/6 con poca o nessuna neve sulle piste, ma sarebbe comunque un passo importante per la sorte economica di queste montagne.
L'ex sindaco di Abetone Cutigliano, Barachini, è tornato al suo vecchio in paese. Alla Nazione ha detto:
«le istituzioni ci aiutino con i costi di gestione delle nostre attività, che sono il vero problema  per chi, come noi, tiene aperta un’attività. Le utenze aumenteranno parecchio, in questo una maggiore attenzione delle istituzione è necessaria».



Non è il comune a dover far fronte a i ristori, o la provincia di Pistoia. Occorre che contributi agevolazioni arrivino da più in alto, dalla Regione o addirittura dal Governo centrale. Qualcosa, a Roma, si è mosso: il 4 novembre Marco Fontanari, presidente dei ristoratori di Fipe-Confcommercio Trentino e consigliere di Fipe nazionale, ha portato in audizione nella commissione Attività produttive della Camera il grido di aiuto di un importante comparto della montagna, quello dei rifugi e dei ristoratori in quota.Due, su tutte, le richieste: estendere l'accesso al Green Pass anche ai lavoratori extracomunitari vaccinati con dosi non riconosciute in Europa (Sputnik, Sinovac e Sinopharm, ad esempio) e l'estensione del superbonus “turistico” anche alle attività di ristorazione e non solo a quelle di accoglienza. In questo modo rifugi e ristoranti potrebbero godere di un credito di imposta dell’80% indispensabile per chi vuole investire nell'efficientamento energetico del proprio locale o nell’eliminazione delle barriere architettoniche.


Grandi manovre, insomma, che tuttavia non sembrano poter venire sbloccate nel breve termine. Cosa dovranno fare, dunque, i titolari di esercizi turistici in montagna? Fondamentalmente due cose: sperare in un inverno nevoso e rimboccarsi le maniche come sono abituati, lo hanno sempre dimostrato, a fare. Lo ha detto anche Barachini.
«La gran parte del risultato stagionale dipenderà dalla neve, ma i nostri operatori sono talmente bravi, abituati ai problemi generati dalla vicinanza del mare, che sapranno utilizzarla al meglio».
E allora dita incrociate e buon inverno a tutti.

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