Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470
L'edizione 2022 resta fedele a quell'elemento che ha contraddistinto in questi anni (Campo Tizzoro 5-6 Settembre 2020, Maresca 27,28 e 29 Agosto 2021) questa manifestazione e cioè di creare un dialogo tra i vari linguaggi (fotografia, grafica e arti in genere), utilizzando il fumetto come elemento di coesione tra espressioni artistiche apparentemente così distanti. La tematica dell’intera manifestazione vuole mettere in dialogo i vari linguaggi sul tema del silenzio in tutte le sue espressioni, sia quelle portate dal rassicurante caleidoscopico brusio della quotidianità, sia quelle che sono culla della creatività, del ristoro e Pace interiore, tanto cercata da artisti e letterati e persone comuni nei secoli scorsi in questi luoghi. La Montagna deve essere intesa come luogo di incontro con il tempo, con le persone, con la natura e la bellezza attraverso le attività, anche sportive e turistiche, ad esse connesse; continuiamo così la riflessione iniziata nell'edizione 2021 che proponeva i borghi della montagna pistoiese, la loro storia, la loro vivibilità contemporanea e le loro prospettive future di sostenibilità sociale, come un'opportunità offerta per riscoprire, attraverso la lentezza di una dimensione di migliore vivibilità, la Pace come elemento di conoscenza del sé e cardine della condivisione.
Questo anno, durante la mostra che si terrà a Maresca nei giorni 20 e 21 Agosto 2022, ci proponiamo di aprire un dialogo su tali opportunità offerte dai borghi dell'Appennino pistoiese, eventualmente individuando anche in altri paesi di questo territorio, là dove possibile, vari spazi tematici per offrire sempre tramite i fumetti, un incontro con le varie forme di “Silenzio parlante” e “Silenzio silenzioso” (brusio) prima accennate, silenzio che oggi solo a nominarlo può indurre tanta paura. Se il silenzio è legato al momento della riflessione e dell'autoconcentrazione, questo lo abbiamo emblematicamente di fronte ad cielo stellato, che può anche essere fuoriero di suggestioni fantastiche e fantascientifiche che sono stati pretesto di tanti comix animati da rumori fragorosi nelle versioni video. Da qui l'interesse di una rassegna di fumetti e cartoons “spaziali” e “fantasy”. “Senti che Pace c'è stasera” originariamente voleva essere un tributo ad un grande artista toscano, Francesco Nuti, e dal titolo di un suo film era stato mutuato il titolo dell'edizione di quest'anno, (Maremma che silenzio c'è stasera, che sarebbe dovuto diventare: Maresca: che silenzio c'è stasera!). Indirettamente questa figura ci permette di ricollegarci al tema della prima edizione dedicato alla resistenza al Covid, quindi a quella forma di silenzio che accompagna tutte quelle persone chiamate ad affrontare una prova dettata dal riconquistare la propria salute e dal loro desiderio di vincere.
Il silenzio è culla di Parole e poiché le guerre nascono dove le parole muoiono, ci è parso naturale dedicare i frutti del nostro impegno da una Organizzazione internazionale in questo momento chiamata in prima linea dagli incresciosi eventi di guerra che stanno insanguinando le popolazioni del Granaio d'Europa: Emergency. La manifestazione che si svolgerà in collaborazione con la Associazione Per Aria che si occuperà dell'istallazione diffusa di videopoint sparsi tra i borghi del Comune di San Marcello Piteglio con i quali comunicheremo i lavori svolti dalle nostre associazioni per la Montagna Pistoiese, oltre ai vari aggiornamenti sulla Montagna a Fumetti in essere a Maresca. Vorremmo realizzare una sala del “Silenzio silenzioso”, una sala con i rumori, le voci e le immagini del quotidiano; ricordiamo che esperienze simili furono già realizzate a Palazzo Achilli di Gavinana.
Gli spazi al momento preventivati per la realizzazione di questa edizione, contemporaneamente ad un mercato straordinario a Maresca, interesserà Via Ponte Grosso e via Olla, dove verrà allestito una fiera mercato del fumetto.
La manifestazione si articolerà inoltre nei seguenti eventi:
• Personale di David Dolci con foto a tema “borghi dell'Appennino pistoiese”, presso sala della Coop di Maresca;
• Esposizione di grafica d’autore di disegnatori italiani sul tema della manifestazione, presso la stessa sala della Coop di Maresca;
• Realizzazione murales permanenti c/o Gavinana ad opera dell'artista pistoiese LdB, partendo dalle poesie storiche di Gabriele Carradori;
• Rassegna opere dell'artista Riccardo Lenski c/o spazio Tartaruga sui personaggi che hanno caratterizzato la montagna pistoiese, Maresca;
• Affissione in luoghi idonei di riproduzioni delle opere grafiche sia di Lenski, autore del logo dell'edizione 2022, che degli altri artisti;
• Incontri con gli autori, presentazione libri e conferenze-dibattiti.
Grazie ai gadget realizzati specificatamente per l'evento, offerti dalla ditta Stygrafix di Scandicci, saremo in grado di allestire punti per raccogliere le donazioni da destinare a Emergency che sarà l’ente beneficiario dei fondi raccolti durante l’evento.
Aspettando “La Montagna a Fumetti 2022”
Qui vengono elencate tutte le attività collaterali promosse dalle varie proloco e privati sul temaproposto dalla nostra Associazione Culturale: Il Silenzio. Per ognuno di questi eventi Convivio OdV metterà a disposizione il materiale destinato alla
raccolta fondi pro Emergency e relative cassette che dovranno essere riconsegnate entro il 20 agosto c/o Albergo La Pace di Maresca, (via della Vittoria, 4 San Marcello Piteglio), dove in presenza di un rappresentate del Comune e un delegato di Emergency verranno aperte e segnato in prima nota l'ammontare del contenuto. Il totale di tutte e cinque le cassette più il valore di una sesta che sarà utilizzata durante la due giorni del 20 e 21 agosto durante La Montagna a Fumetti:
Senti che Pace c'è stasera! verrà evaso in un unica soluzione nei giorni successivi per bonifico a favore di Emergency. Per ogni attività chiediamo ad i vari organizzatori di fornici elaborati prodotti dai vari partecipanti alla attività (dipinti, fumetti, poesie e pensieri) che verranno esposti nel gran finale di Maresca.
Casore, non a Caso: Casore bambina!
01/07 – 29/07 Ogni venerdì sera dalle ore 19:00 Casore del Monte (Marliana)
Laboratorio didattico sui diritti dei Bambini, attraverso i disegni di Gianfranco Zavalloni riprodotti su tela da Antiche Telerie Pascucci , verrà proposto,ogni venerdì sera per tutto il mese di luglio, un percorso sull'educazione alla lentezza e all'ascolto a cura dell'educatrice Valentina Rocchi . Previsto apericena per i genitori.
Organizzato da: Azienda Agricola La Via del Bosco – Le Menghina, Piazza San Bartolomeo, 10
Casore del Monte.
Per informazioni: Valentina 3497813418 – Carla 3460738782
Magnalonga
07/08 Treppio (Sambuca Pistoiese)
Camminata lungo i sentieri e attraverso le borgate treppiesi, presso le quali saranno allestiti anche dei posti di “ristoro”, dove i partecipanti potranno gustare varie specialità gastronomiche. Ritrovo ore 8:00 Bar Da Roma, Treppio partenza ore 9:00, arrivo ore 17:00 Bar da Pipi, Treppiomagnalonga treppiese. Ritrovo ore 8 al bar Roma, iscrizione che comprende - cappellino 2 1/2 L acqua, colazione e tanti ristori fino al rientro. Partenza ore 9 per il borgo Castello con ristoro. Si riparte x Carpineta (2°ristoro), Mariona Castellucci (3°ristoro), Collina, Panigale Grande (4 ristoro), Lavandaia, Lavacchio (5°ristoro). Si continua con il percorso per ipovedenti (1°in Italia) verso Crocetta, Docciola (6°ristoro), la Piazza (7°ristoro). Rientro circa ore 17 presso bar da Pipi con sorpresa apericena. Tutto il percorso sarà tra sentieri e un po' di strada lungo circa 17km tra i silenzi dei boschi.
Organizzato da: Proloco I Borghi di Treppio
Per Informazioni: Patrizia 3394559773
Incontrando l'Albero con gli occhi
08/08 Pracchia e Orsigna (Pistoia)
Una camminata sulle orme di Tiziano Terzani alla ricerca e alla scoperta tra faggi, castagni, abeti e pascoli dell'Albero con gli occhi. Terzani era molto affezionato a questo luogo nascosto dell'appennino pistoiese, Orsigna, che amava definirlo “la mia piccola Tibet” e a quell'apertura nel bosco dove “abitava” un albero a cui attacco due piccoli occhi di ceramica per ricordarci, in un silenzio spezzato solo dal vento, che l'albero e tutto ciò che lo circonda fa parte come noi dello spettacolo della vita!
Programma: partenza ore 9:00 Pro-loco Pracchia, via Nazionale, 55 Pracchia
arrivo Mulino di Giamba ore 12:00 – ristoro – ripartenza ore 14:00
arrivo Albero con gli occhi ore 15:00
Rientro a Pracchia ore 18:00
Organizzato da: Pro-loco Pracchia e Associazione Tre Molini di Orsigna
Per informazioni: Jonathan Sabatini 3476121344
Sentieri di Stelle
10/08 San Quirico (Pescia)
La passeggiata al crepuscolo ci porterà sui pascoli dell'alta valle del torrente Pescia, zona di protezione speciale iscritta nella europea Rete Natura 2000, dove ancora oggi si pratica la pastorizia. Partiremo dalla Castella di San Quirico percorrendo antichi selciati che segnavano il confine tra lo Stato di Lucca e il Granducato di Toscana. Attraversando castagneti e cerrete cercheremo le tracce degli animali che qua vivono, istrici, tassi, volpi, caprioli, cervi e lupi. Con un po' di fortuna potremmo vederli e ascoltare i loro versi nella penombra del bosco. Proseguiremo per il Rifugio Uso di Sotto dove il gestore Paolo ci accoglierà con una lauta cena. Il prato del rifugio sarà la platea da cui assistere al grande schermo del cielo stellato di San Lorenzo. Torce in testa riprenderemo il cammino rientrando in paese.
Info tecniche e logistica:
Ritrovo: Ore 17:00 parcheggio San Quirico di Valleriana spostamento con mezzi propri
Rientro alle macchine previsto per mezzanotte
Distanza: 10 km circa
Dislivello: + 350 m circa
Difficoltà: E adatta a escursionisti mediamente allenati
Durata camminata: 4 h escluse soste
Cosa portare e come vestirsi: scarponcini trekking o scarpe trail, acqua almeno 1L, cappello, giacca antivento, torcia (meglio se frontale)
Consigliati: bastoncini, macchina fotografica
Prenotazione obbligatoria
Info e prenotazioni
Danilo Giusti
mail:
mobile: +39 3206015541
Quota di partecipazione:
10 € a persona, 5 € ragazzi fino a 12 anni
Cena a partire da 15€ da pagare direttamente al rifugio.
La quota comprende l'assicurazione rct e l’accompagnamento con Guida Ambientale Escursionistica abilitata ai sensi delle legge Regione Toscana 86/2016 e ai sensi della legge 4/2013. L'escursione può subire cambiamenti a causa delle condizioni meteo o di altro che non garantisca la sicurezza del percorso a insindacabie giudizio della Guida.
Alla ricerca del silenzio: il suono del silenzio nel bosco
11/08 Pian degli Ontani (Abetone Cutigliano)
Laboratorio espressivo per i bambini nella natura. Inizieremo il percorso ascoltando e guardando in silenzio; ognuno dei partecipanti, poi, con i materiali del bosco (foglie, stecchi, sassi, cortecce, erba) realizzerà un piccolo manufatto che rispecchierà le sensazioni provate. Tale realizzazione sarà poi “restituita”al bosco, dopo averla fissata sulla carta con un disegno, una poesia, un pensiero.
Luogo di attuazione: foresta biogenetica di Pian degli Ontani.
Ritrovo: ore 15,30 presso il piazzale sopra l’ albergo “La Casetta” a Pian di Novello, raggiunto con
mezzi propri.
Distanza : km 3 circa dal piazzale di partenza al Rifugio Lagacciolo; adatto a tutti perché l’
itinerario è prevalentemente pianeggiante.
Inizio del percorso: ore 15,45.
Organizzato da: Centro Studi Beatrice
Per Informazioni: Cristiana Petrucci 3482842627
Sabato 23 aprile ore 18:00 Don Chisciotte, via Bolognese 2 Pistoia; segue “Cena Conviviale”;
Sabato 30 aprile ore 16:30 Circolo Agorà, via Mammianese, 100 Pietrabuona - Pescia;
Sabato 2 lugio ore 16:30 Hotel La Pace, via della Vittoria, 4 Maresca – San Marcello Piteglio.
Come un Astolfo, l'autore ci invita su quella Luna che iniziò a frequentare trent'anni fa quando avvió la prima stesura di quei testi oggi resi editi. Con questa raccolta l'autore ci vuole riportare all'inizio della esperienza di scrittura dove già si può riconoscere alcuni semi di sperimentazione che sono poi fioriti nel corso della sua produzione. Possiamo ritrovare i primi versi da lui composti subito dopo l'esperienza traumatica del coma che ha segnato la sua esistenza e toccato profondamente la sua percezione del mondo in “Diamante” composte da versi tronchi e rime in libertà, che sono rimaste una sua costante. “Il Grido”, “Manifesto di Pace” e “Boom!” rappresentano invece il personale modo di ripercorrere le storiche esperienze di poesia visiva dalle parole in libertà di futuristica memoria alle sperimentazioni degli anni '60.
“Percezione del tempo” si configura come la prima creazione di un lavoro sul percorso immagine-pensiero-parola-pensiero-immagine, o più semplicemente sulla figuratività della parola creatrice di nuove immagini secondo quella linea-guida che ha accompagnato l'autore nel corso degli ultimi trent'anni nella ricerca di “Formule di Pensiero” alla base di “Poesie Mute”. Rendere pubblico una raccolta di poesie che parlano dei pensieri, immagini e sensazioni che si è avuto da adolescente è, simbolicamente per l'autore, chiudere un cerchio di un cammino di sfide iniziate molti anni fa. È come aprire un vecchio album di famiglia pieno di immagini che ormai sono sbiadite nella memoria e riallacciare i vari frammenti e le varie tappe della propria storia. Carradori sceglie per questa raccolta una foto probabilmente forte che lo ritrae durante il suo battesimo teatrale sotto la regia del Maestro Pier Luigi Zollo, ”Linea di Condotta” di Bertold Brecht, un giovane soldato pieno di paura e al contempo di determinazione nel non sprecare quella tanto attesa occasione di poter parlare davanti alla giuria del Partito del Pubblico.
Per l'autore l’Arte nella sua forma letteraria e teatrale è stata strumento di crescita morale e spirituale, un ancora di salvezza di fronte un disagio che trova le sue radici da una necessità di comunicare ad un ambiente governato da Eris e a lui alieno dall’infanzia. L’incontro con la Parola, questo strumento di un immenso potere, capace di trasformare come Astolfo dell’Orlando Furioso di L. Ariosto, il vento del parlato in oggetti veri ed animati, è avvenuto con l’incontro alle Medie con in suo Mago Atlante, la Prof.ssa Rossella Bonacchi di cui è stato un piccolo apprendista affascinato dal significato e dalla storia che ogni singola Parola racchiude in sé, elemento comunicativo che riusciva a dar risposta a tutte le sue esigenze non solo di comunicare, ma anche di trovare una radice, un essenza ad ogni pensiero, la cui padronanza era la chiave di volta ad ogni forma di incomprensione. L’incontro con Rossella e successivamente con il Maestro Pier Luigi Zollo sono stati provvidenziali nel suo cammino artistico ed espressivo, fiancheggiato dall’affetto di un solido e ristretto gruppo di Amici “F.A.M.E.J” tanto da diventare una sorta di para-famiglia, di cui si vuol citare solo il più importante se è vero che un giovane per diventare uomo deve fare incontro con tre Maestri, Franco Salvadori.
La ricerca della radice del pensiero, di cui la parola è lo strumento, assieme al sincero affetto e sostegno di queste tre figure citate, è stato un mezzo di riscatto personale nei confronti della società e una spinta alla ricerca di chiavi concettuali che portassero a Quadri di Parole capaci di fornire al prossimo una nuova via, seppur faticosa, di comprensione olistica della comunicazione e del mondo in cui viviamo. Negli anni seguenti, oltre ad un primo approccio con il mondo figurato della poesia, esperimenti successivi sono continuati in “Per altri Versi”, arrivando progressivamente a definire l'essenza da cui ogni pensiero parte e che giustifica il creato. sconfiggendo una volta per tutte Eris.
Meno di 3 euro il costo d’acquisto di una bustina di semi di aglio montano. Sì, abbiamo capito bene: una varietà di aglio che nasce come antica pianta da giardino ma che cresce in maniera spontanea anche nei prati ad alta quota! Diffusa anche su comprensorio pistoiese, il suo color bianco o violaceo si riflette ai raggi del sole regalandoci una vista romantica e d’effetto. Per la raccolta, i mesi di boom vanno da aprile a giugno, anche se non è raro constatarne la crescita a Marzo: la sua specifica diffusione montana chiede molto sole, dunque il massimo sviluppo si concentra nei mesi prettamente primaverili. Petali filiformi, quelli dell’aglio montano, che non solo si rivelano belli da vedere ma anche buoni da….mangiare!
I fiori dell’aglio montano sono infatti perfettamente commestibili e vengono spesso utilizzati come ornamento in insalate o piatti freddi. Una pianta perenne il cui succo (forse per l’odore sprigionato) pare rivelarsi particolarmente efficace per tenere lontani insetti, tarme e….talpe! Ebbene: la simpatica e goffa talpa è ghiotta di tuberi e radici, dunque spesso raggiunge gli orti dei contadini per far scorpacciata andando a rovinare il raccolto di una semina intera. Anziché utilizzare agenti chimici (dannosi per il terreno e per l’animale stesso!) ecco che piantare l’aglio selvatico si rivela un metodo efficace, indolore e rispettoso dell’ambiente. Chiamato anche aglio orsino, la pianta è talmente ricca di vitamine e minerali che proprio gli orsi, al risveglio dal letargo, ne fanno un bel banchetto per rimettersi in forze!!
Una pianta aromatica decorativa, particolarmente scelta da chi desidera conferire ai piatti un leggero sapore di aglio senza che questo sia eccessivamente forte dunque non da tutti gradito. Dell’aglio montano si usa tutto: foglie, bulbo e, come abbiamo visto, i fiori a crudo! Per quanto riguarda le foglie, queste possono sia essere aggiunte (sempre a crudo) a insalate primaverili o essere mescolate con quelle di basilico per dare un tocco di sapore in più al pesto fatto in casa. Il bulbo, invece, può essere tritato ed utilizzato come condimento a sughi, pasta, zuppa o minestroni. Il sapore delicato ricorda l’aglio, ma ne diffonde l’aroma in modalità più tenue potendo dunque essere ben digerito da tutti; tra le proprietà terapeutiche, quelle di essere una pianta depurativa, diuretica, vaso-dilatatrice e febbrifuga (capace dunque di abbassare la febbre).
Se usato come lozione (potete trovarlo in erboristeria) ha un effetto depurativo e lenitivo: non è infatti raro trovarlo come base di molti preparati cosmetici! Gli effetti collaterali di tale pianta aromatica non sono né consistenti né comuni: si sconsiglia semplicemente l’assunzione a chi è allergico all’aglio in generale. Nonostante l’effetto blando, la variante “orsina” (no, stavolta non ci si riferisce al Covid) ne è comunque una “cugina”, dunque meglio constatare la nostra compatibilità organica al fine di non incorrere in spiacevoli reazioni.
Una pianta poliedrica, la santoreggia, che troviamo diffusa in pianura, montagna e anche negli orti domestici. Il nome richiama antiche creature dei boschi metà uomini e metà capre dal nome “Satiri”; altri studi, fanno invece derivare la sua etimologia dal latino saturare, ovvero saziare. La variante montana (altresì nota come “santoreggia invernale”) appartiene alla famiglia delle Labiatee ed è particolarmente nota per le sue proprietà terapeutiche ed aromatiche. Diffusa in maggioranza laddove le rocce si radunano, il suo aspetto assomiglia un poco ad un cespuglio fiorito: alta circa 50 cm, la santoreggia presenta foglie lanceolate di colore verde lucido e fiori molto piccoli di un piacevole color bianco.
Riconosciuta come pianta officinale, ha ottime proprietà digestive, antispasmodiche, antisettiche e stimolanti; perfetta come rimedio naturale contro il gonfiore e i problemi di flatulenza, oltre che per curare mal di gola e piccole ulcere alla bocca. I suoi impacchi sono particolarmente benefici per tonificare la pelle; se essiccata, è un potente e gustoso infuso da sorseggiare alla sera dopo cena. Parlando di pasti, dunque, la santoreggia è molto utilizzata tra i fornelli grazie al suo aroma particolarmente pungente che molto ricorda il timo.
Aggiunta a fine cottura (essiccata o fresca) questa erba poliedrica ha la capacità di rendere più digeribili i piatti pesanti, grazie al suo effetto rilassante attivo sullo stomaco. Molte ricette la vedono accompagnata ai fagioli: i suoi enzimi, infatti, paiono attivarsi particolarmente quando incontrano i legumi! Saporita, utile in campo erboristico, adatta per la preparazione di liquori e idonea ad accompagnare molti dei nostri piatti: è tutto, dunque? Affatto! Le sue radici sono un valido contributo nel tener lontane le tarme dai nostri vestiti; l’infuso, se frizionato sui capelli, aiuta a rinforzare le chiome e le foglie lasciate seccare, se usate come pediluvio, agiscono da deodorante e lozione anti-affaticamento!
Detta anche “erba d’amore”, si vocifera che la Santoreggia detenga inoltre proprietà afrodisiache. Secondo i romani (dei cui decotti andavano pazzi) essa era capace di risvegliare i “sensi intorpiditi” venendo dunque consumata dai potenti del tempo, così come dai soldati al ritorno dalla guerra. Non a caso, nel Medioevo la sua coltivazione era assolutamente vietata negli orti dei…monasteri! Una caratteristica, questa, che ad oggi non pare essere molto accreditata: rimane comunque valido il suo largo utilizzo come erba terapeutica. Per tutto il resto, che dire: provare per credere!
No alla leggerezza, si al supporto dei professionisti: Si raccomanda di consultarsi sempre in farmacia o erboristeria ed evitare il fai da te.
Spirito di appartenenza, comunità, amore per la montagna. Tutti elementi che si ritrovano nel nuovo libro dal titolo “Cuore Appenninico” di Alberto Tognelli realizzato in collaborazione con l'architetto David Ulivagnoli e Moreno “Zagor” Burattini, l'ormai famoso sceneggiatore di fumetti, che ha curato la prefazione.
Alberto Tognelli:
«Perché questo nuovo libro? Perché – dice Alberto Tognelli – la nostra Montagna ha bisogno di compattarsi in uno spirito di appartenenza che va continuamente alimentato. Con molta umiltà, col nostro libro, vogliamo dare un input a questa presa di coscienza».
Il libro si arricchisce delle fotografie di David Ulivagnoli, che racconta
«Ad Alberto è piaciuto da subito il mondo visto dai miei occhiali. È stato il primo ad insistere perché i miei post sui social diventassero qualcosa di più, e per questo lo ringrazio. Sono continuamente alla ricerca della Luce… quella della Montagna Pistoiese è meravigliosa!».
Con la bella stagione, pandemia permettendo, arriveranno anche le presentazioni al pubblico.
«Fino ad oggi abbiamo pensato di rinviare o annullare le presentazioni che avevamo in calendario, nella volontà di non rischiare di ammalarsi in assembramenti che possono essere evitati. In tarda Primavera e in Estate sarà più facile ritrovarsi anche in luoghi all’aperto, per conversare col pubblico» dicono gli autori.
Conosciamoli più nel dettaglio.
Alberto Tognelli è nato a Gavinana (San Marcello - Piteglio) nel 1953. Già dai primi anni settanta si è distinto come artista eclettico passando dal teatro alla recitazione di testi poetici, alla musica come apprezzato cantante. Nel 1982 è stato insignito di un attestato al merito artistico e filantropico dall’Unione Mondiale degli Artisti con sede a Parigi. In questo suo secondo lavoro, il primo ricordiamo è “Frammenti di Cose Semplici” conferma la sua linea di scrittore legato indissolubilmente alla nostra Montagna.
L'architetto David Ulivagnoli, classe 1974, è sempre orgoglioso di presentarsi con il suo motto: “vengo dalla Montagna”. Una laurea, due diplomi, tre master, ma anche musicista, compositore, sommelier, creativo, grafico e, nella veste di questo libro: fotografo. Già in tante parti del mondo lo hanno chiamato “artista”, ma lui non è capace di sentirsi a suo agio in questa classificazione. Con le sue immagini, foto o disegni che siano, riesce a rendere visive vere e proprie poesie.
“Il tabacco dei poveri”: così veniva chiamata la pianta dai petali color giallo-arancio un poco radi le cui foglie essiccate erano un tempo tabacco da pipa o naso. L’Arnica (di lei si parla) oltre a sfoggiare un piacevole aspetto e sprigionare un forte quanto gradevole odore, detiene molteplici proprietà benefiche. Particolarmente diffusa in alta montagna, dove complice alla sua buona crescita è il clima fresco e soleggiato, questo sgargiante fiore si rivela davvero adatto per favorire la cicatrizzazione delle ferite, alleviare traumi, contusioni ed ematomi: le sue sostanze forniscono un concreto sollievo al dolore dato da punture di insetto e scottature lievi, così come lenire le infiammazioni di bocca e gola.
La panacea di tutti i mali, dunque? Di sicuro quelli appartenenti ai più spericolati ed ecco il merito del secondo suo soprannome: “erba delle cadute”. Un appellativo, questo, che si è meritata grazie al valido supporto in caso di urti diminuendo notevolmente i gonfiori ad essi connessi. Celebrata dai tedeschi antichi come erba afrodisiaca, una leggenda del passato racconta che l’Arnica sia nata dai capelli di una giovane donna, i quali caddero a seguito di un incantesimo. Un’altra storia , parla di un drago buono che aiutava gli abitanti di montagna e che venne ucciso da un cacciatore: dalle ferite dell’animale sgorgò sangue di colore giallo dal quale nacquero fiori dello stesso colore paglierino.
Fiori che, vividi ed accesi, sbocciano tra luglio ed agosto e sono dunque un prezioso gioiello della medicina, insieme alle radici. Molti i preparati omeopatici che da questa pianta montana possono nascere: oli essenziali, creme, pastiglie, spray, gel, oli essenziali e tinture madri. Un’alleata importante, che come tutte le erbe officinali deve essere tuttavia manovrata con cura. No alla leggerezza, si al supporto dei professionisti: lasciamo perdere il fai te e chiediamo sempre a farmacia o erboristeria di consigliarci il preparato o unguento migliore. Sebbene l’Arnica sia ottima da applicare sulla cute (integra, non comprendente dunque ferite aperte o ulcere), molti dei suoi componenti sono altamente tossici e assolutamente non ingeribili. L’uso prolungato può inoltre provocare dermatiti con pustole. Lasciamoci consigliare!
Camminando tra i sentieri del confine montano tosco-emiliano è assai frequente imbattersi in strane pietre allungate di forma quadrata, con incise alcune particolari informazioni. Solitamente, durante il nostro percorso gli diamo uno sguardo interrogativo e proseguiamo l’intercedere senza troppe domande: eppure che, tali “cippi”, sono in realtà una testimonianza importante del nostro passato dalla storia affascinante e remota. I “cippi”, pietre arenarie diffuse nell’anno 1828 per delimitare la separazione dei territori toscani ed emiliani, determinavano linee immaginarie da non oltrepassare se non con specifici permessi.
Su di essi veniva scolpito il simbolo del territorio delimitato, il loro numero in forma progressiva e, a volte, l’anno di installazione. Nella parte più alta di ogni cippo, inoltre, si trova un solco: guardando ciò che esso indica, scopriremo la direzione del cippo precedente così come di quello successivo! Direzione, questa, che non implica una distanza sempre ben definita dipendendo molto dalla conformazione del terreno e dalla presenza di foreste più fitte o corsi d’acqua. Ok, ma come facevano a spostarli? Il cippo di confine nasceva per essere immutabile, dunque non removibile. Ecco perché, interrati sotto di essi, si trovano cocci con incisi appositi segni decisamente strani e poco interpretabili: la loro funzione era quella di garantire l’originalità del cippo, rendendolo riconoscibili qualora venisse sostituito o falsato. Della serie: “a tot cippo corrisponde tot simbolo sul coccio” e così via: geniale, no?
A partire dal XV secolo, i cippi di confine vennero utilizzati con sempre più frequenza al fine di segnare la divisione tra stati, regioni e proprietà. Nelle zone montane un tempo contese tra Granducato di Toscana (di cui Pistoia e la sua Montagna ne furono una suddivisione amministrativa), Ducato di Modena (compreso il versante Emiliano dell’Appennino) e Ducato di Lucca, ancora consistente ne è la presenza così come un buon numero se ne incontra durante il trekking al lago Scaffaiolo. Il motivo di tale densa diffusione sta tutto nella ricognizione dei confini effettuata proprio dal Granducato di Toscana nel XVIII secolo: una riorganizzazione per la quale esiste una apposita pianta (detta “pianta del termine”) dove si indicano tutti i cippi della nostra zona, montana e non.
Come hanno fatto queste installazioni a resistere intatte per secoli? Senza dubbio, oltre al materiale di cui si costituiscono a loro favore hanno giocato la localizzazione in tratti più possibile riparati dagli agenti atmosferici ed il loro solido interramento. Oggi, sui cippi, non è raro trovare i classici colori dei sentieri CAI (bianco e rosso): un modo, questo, per sfruttare la loro immutabile struttura (a volte i cartelli in legno installati per indicare i sentieri cadono a seguito di pessime condizioni atmosferiche perdendo la loro essenziale funzione) e la loro posizione sempre ben visibile. Perché non farci caso, dunque, ora che lo sappiamo?
Sono molte le leggende che ruotano intorno alla Genziana: una pianta difficile da scovare, ma che cresce spontanea nei prati d’alta quota. Non è raro, anche nel nostro comprensorio, poterne scorgere il piccolo fusto che si erge dai 50 cm al metro e mezzo di altezza, con foglie larghe e piuttosto ovali. La sostanza largamente contenuta da questa non frequente erba montana è la amarogentana: un succo amaro, che permane come gusto preponderante anche nei suoi decotti e tisane. Oltre a tale principio attivo, i componenti della Genziana si rivelano davvero utili ai fini digestivi: il processo da lei scaturito, porta infatti ad un aumento della produzione di muco gastrico che fornisce un concreto supporto in caso di problemi di stomaco o intestino.
Non solo: la Genziana è anche molto utilizzata in caso di infezioni e febbre (in passato, si narra fosse usata in particolar modo per alleviare quella del cane!). Anche in questo caso, come sempre, consigliamo di evitare la raccolta fai da te a meno che non si sia esperti; le controindicazioni sono presenti (specialmente per chi è in dolce attesa), tuttavia essendo specie protetta la sua “libera” raccolta è strettamente regolamentata. Contro astenia e stanchezza, si consiglia di far bollire 2 grammi di radice secca in 250 ml di acqua per circa un minuto, prima di filtrare la bevanda ottenuta. Una tazza al giorno andrà benissimo: rivolgiamoci in erboristeria per l’acquisto giusto! Ma parlavamo di leggende, giusto? Su questa affascinante e ritrosa erba di montagna sono molte le storie provenienti da tutto il mondo ed epoche storiche.
Il suo primo utilizzo è datato II secolo a.C., quando il re dell’Illiria (Gentius, e da qui il nome) ne scoprì le virtù terapeutiche proprio a fronte di un brutto mal di stomaco. In Ungheria, si tramanda che tale pianta avesse salvato il popolo da una grave carestia; in Francia, veniva trattata in modo tale che i suoi infusi creassero incantesimi d’amore che inducevano i cavalieri ad innamorarsi delle dame prescelte. E in Italia? Anche nel nostro folklore, in quanto a storie la Genziana non è da meno! Dunque, sulle Dolomiti, si narra vivesse un tempo una pastorella dallo stesso nome dell’erba in questione e dagli occhi color cielo davvero molto belli.
In paese, si diceva ne avesse rubato la tonalità al lago, il quale di tutte queste chiacchiere rimase non poco contrariato, al punto che scurì la sua acqua e pianificò vendetta. Dalla sua furia emerse un giovane dio il quale, una volta scorsa Genziana, ne rimase a prima vista innamorato. Ma la pastorella era giovane e ancora non ne voleva sapere di lasciare il tetto materno, rifiutandone la corte. Il dio, che altro non era che il lago fatto carne ed ossa, innalzò furioso un’onda enorme su Genziana, che morì di colpo. A seguito della sua morte, sulle rive del lago nacque d’improvviso una pianta nuova, che nessuno aveva mia visto prima di allora: il suo colore, era lo stesso degli occhi della giovane bella pastorella.
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In Toscana, come per molte altre parti del mondo, è usanza nota che “del maiale non si butta via nulla”. Un detto, questo, che nasce da tempi passati di povertà durante i quali di fronte a un qualsiasi cibo non ci si poteva certo permettere di scartarne parti; quando lo stomaco brontola e le risorse son poche, rimane in effetti ben poco tempo per fare gli schizzinosi. Lo sanno bene a Pistoia e sulla sua montagna, dove ancora oggi è possibile assaggiare uno dei prodotti culinari più cucinati dai nostri “nonni” che ha sfamato per decenni intere generazioni: il migliaccio.
Ok, lo sappiamo: al descrivere questa particolare torta molti storceranno il naso. Eppure, nonostante l’ingrediente poco comune questo dolce sottile a base di sangue di suino è un cibo della nostra tradizione dal sapore intenso e particolare un tempo davvero molto apprezzato. Preparato solitamente in inverno in concomitanza con la macellazione dei maiali, alla base del migliaccio vi è dunque un composto liquido formato da sangue di suino e brodo, più scorza di arancia, uova e qualche cucchiaio di farina (di miglio, e da qui il suo nome).
Nonostante alcune leggende lo accostino a strani riti sciamanici, la sua storia getta in realtà le semplici radici nelle abitudini delle famiglie contadine, dove l’economica e veloce preparazione lo rendevano un piatto molto proposto. Oggi, il sangue di maiale non è di norma più utilizzato per la realizzazione del migliaccio: dal 1992, infatti, un’apposita regolamentazione ne ha vietato l’utilizzo essendo considerato veicolo di malattie trasmissibili. È comunque importante ricordare l’originaria essenza di questa pietanza, in memoria di un tempo in cui il benessere a cui siamo attualmente abituati scarseggiava e la fantasia in cucina rispondeva ad un'unica essenziale domanda: “come posso sfamare più bocche possibili con ciò che ho a disposizione quest’oggi?”.
Il Migliaccio assomigliava ad una crepe e si preparava in padella: chi lo preferiva salato poteva aggiungervi del parmigiano, chi invece desiderava alimentarne il sapore zuccherino mescolava al composto anche l’uva passa. Il migliaccio di oggi utilizza al posto del sangue i più “tranquilli” zucchero, ricotta e vaniglia. Il risultato è una torta decisamente più alta rispetto all’originale, ma dalla consistenza comunque simile: né morbida, né dura. Per chi desiderasse gustarne la ricetta originale, esistono occasioni durante le quali tale pietanza viene riproposta con il “vero” ingrediente: sagre (di piana e di montagna), che offrono ai curiosi visitatori un sapore del passato rispettando nella sua preparazione tutte le norme igienico-sanitarie previste in tal caso.