Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Riccardo Russo ha 42 anni e le montagne le ha sempre viste da vicino, abitando a Forno di Zoldo (in provincia di Belluno) alle pendici delle Dolomiti bellunesi. Come tanti altri suoi concittadini, è stato pendolare per molti anni: lavoro a Belluno, rientro a casa la sera. Ad un certo punto, però, ha scelto di compiere un cambiamento radicale, apparentemente folle: lasciare il lavoro stabile in fabbrica in città a Belluno, distante quasi un'ora da casa sua, per abbracciare un nuovo lavoro a 1450 metri, alle pendici del monte Pelmo, sempre in provincia di Belluno, nel paesino di Zoppè che conta appena 188 abitanti. 


Il motivo? Gestire l'unico negozio di alimentari di tutta la zona. A far scattare la “molla” è stato leggere la notizia che in paese, appunto, avrebbe riaperto l'unico negozio se si fosse trovato qualcuno disposto a gestirlo: da qui la candidatura di Riccardo che poi si è trasformata in un nuovo capitolo della sua vita, con un nuovo lavoro e un nuovo stile di vita lontano da quella fabbrica in città e dai suoi turni da 9 ore al giorno (più le due ore necessarie per arrivare e andare via una volta finita). 


«Adesso che ho cambiato lavoro – racconta – la mia giornata inizia la mattina presto, quello diciamo che non è cambiato: passo a prendere il pane per la bottega, poi salgo in paese e apro l'attività, tenendola aperta fino alle 13. Dopodiché nel pomeriggio inizio il secondo lavoro, vendendo e consegnando pellet e bombole di gas in tutta la valle in collaborazione con una cooperativa. Ho scoperto una vita con ritmi più lenti ma non per questo meno ricca e meno soddisfacente, anzi. In montagna siamo pochi e spesso la natura mette le persone a dura prova, specialmente a quasi 1500 metri di altitudine: per questo qui tutti si danno una mano nel senso letterale del termine, non a parole o con la retorica. La fabbrica e le cose ad essa collegata non mi sono mai mancate granché fino adesso».


Il cambiamento è stato sicuramente drastico: la vita oltre i 1450 metri di quota in un paese di nemmeno 200 abitanti può essere complicata, specialmente di inverno. Riccardo lo ammette senza problemi. «No, non è stata una scelta facile, ho riflettuto bene. Poi però, grazie anche al sostegno di mia moglie, ho deciso di buttarmi in questa nuova avventura e devo dire che era quello di cui avevo bisogno. La vita lavorativa quassù è più lenta ma più ricca di quanto ci si possa aspettare. Ammetto sia stata una scelta drastica, motivata da considerazioni personali che non sono valide per tutte le persone. Vivendoci, però, mi rendo conto che anche in alta montagna ci siano comunque molte possibilità lavorative.


Non è tutto in discesa, anzi: occorrono sacrifici e voglia di fare, forse anche più che in città. Però il ritmo della vita è molto più vicino al reale bisogno delle persone, non alla frenesia della città che può essere eccitante per un po' ma poi diventa eccessiva, alla lunga. Io, al momento, sono molto contento della mia scelta. Ci ho guadagnato in serenità e in benessere emotivo. Lavorare qui è qualcosa che mai avrei pensato di fare prima ma adesso che ci sono me la godo tutta. Una scelta che, per me, ha funzionato».

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