«La burocrazia a certi livelli è un ostacolo per il cittadino: nelle zone di confine come la nostra le difficoltà sono ancora maggiori».
A parlare è Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca Pistoiese, che personalmente si è adoperato per trovare una soluzione al caso del pediatra mancante nel suo comune.
«Non è un segreto che per molti aspetti ci appoggiamo alla regione Emilia Romagna pur essendo in Toscana. Nel caso del pediatra mancante, la soluzione sono andata a cercarla scartabellando il regolamento nazionale, dove ho scoperto che possono essere attivate convenzioni in deroga tra regioni confinanti in caso necessità. Perché, altrimenti, la sanità è prettamente regionale: i medici toscani stanno in Toscana, quelli emiliani in Emilia. Ma se un medico toscano fino a Sambuca non ci vuole arrivare cosa faccio? Cosa racconto alle famiglie dei settanta ragazzi residenti a Sambuca Pistoiese?».
I pediatri, come il medico di base, sono liberi professionisti che esercitano la professione in convenzione con le Asl, che a loro volta fanno riferimento su scala regionale. Per anni a Sambuca ha lavorato una pediatra emiliana che, tuttavia, viste le grosse problematiche burocratiche per esercitare il servizio in una regione diversa di appartenenza, si è dimessa dal servizio su Sambuca e frazioni.
«Senza la deroga scovata nel regolamento saremo rimasti senza pediatra qua. Adesso le due Asl, quella emiliana e quella toscana, devono stipulare un accordo in deroga per permettere la professione del pediatra con le necessarie convenzioni. Spero che questo passaggio burocratico avvenga in tempi rapidi. Una volta fatto, le famiglie potranno recarsi al Cup e scegliere il pediatra che opera in zona, anche se questo ha base in un'altra regione».
Non è la prima volta che il “muro regionale” ostacola l'accesso dei servizi al cittadino.
«É già capitato in passato con le farmacie. Sono riuscito, negli anni scorsi – prosegue Micheletti – a costruire una 'reciprocità' del servizio farmaceutico. Chi stava a poche centinaia di metri dal confine, tipo a Ponte Venturina, non poteva servirsi nelle farmacie di Sambuca Pistoiese e viceversa. La burocrazia in questi casi è spietata. La sanità su base regionale ha introdotto un nuovo livello di burocrazia per le zone di confine e noi qua siamo molto penalizzati».
Un altro esempio? La raccolta funghi, vero 'must' nei boschi tra Sambuca e Alto Reno Terme.
«Uno che abita a 500 metri dal confine e vuole andare a funghi avrà bisogno di due tesserini: uno per la raccolta in Emilia Romagna, l'altro per la raccolta in Toscana. Il bosco e la montagna è lo stesso, ma per prendersi i funghi deve pagare il doppio di uno che abita lontano dal confine».
Burocrazia, sanità divisa (e poco condivisa, a parte deroghe ad hoc), servizi separati: le zone di confine mostrano spesso quanto la “questione regionale” sia più un ostacolo che una risorsa per i cittadini.
«Sono il primo a non essere contento di questa situazione. Nel 1975 sulla montagna pistoiese ci stavano 25mila persone. Adesso sono circa 11mila oltretutto, occorre dirlo, di una certa età. Paesi come Maresca e Gavinana 50 anni fa erano centri fiorenti, anche d'inverno erano presenti i servizi. Adesso, purtroppo, non è più così. Come facciamo a riportare le persone in montagna se mancano i servizi di base? Occorrono strumenti per invertire questa tendenza e, al momento, sul tavolo della politica nazionale di questi strumenti ne vedo pochi» sostiene Micheletti.
A livello regionale il presidente Bonaccini ha investito circa 10 milioni di euro per un bando in favore delle giovani coppie con accredito fino 30mila euro per acquisto o ristrutturazione di una casa in Appennino. Dalla parte toscana, per adesso, non c'è stato lo stesso sforzo economico.
«La prima urgenza – conclude Micheletti – è la rigenerazione demografica: senza le persone, i servizi di base non torneranno come un tempo. Dopo ci sono, appunto, i servizi di base e le infrastrutture, fisiche e non. Parlo di strade ma anche di internet veloce. Infine, le politiche di sviluppo economiche per creare nuovi posti di lavoro».
Occorre fare presto però: la politica, specialmente a livello nazionale, non può lasciare indietro queste aree che avrebbero tanto, tantissimo da offrire in termini di qualità di vita e di equilibrio demografico.
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