Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470
L'asta per portarsi a casa (in senso metaforico, si intende) l'area Sedi -sezione difesa- dell'ex SMI di Campo Tizzoro è in programma il prossimo 18 ottobre, in forma telematica. L’offerta minima è stata fissata a 143mila e 520 euro, ribassabile del 75% sul totale. L'area industriale Smi terminò la sua attività nel 2006 e dopo poco gli impianti vennero ristrutturati e messi in vendita per il rilancio dell’economia locale. Com'è noto, però, dopo poco scoppiò la crisi del 2007/2008 e le vendite si arenarono.
Una volta arrivati alla dichiarazione del fallimento delle società titolari, i fabbricati vennero messi all'asta. Al momento, secondo il quotidiano La Nazione che ha pubblicato la notizia, sono in vendita un capannone contrassegnato come “D” disposto su tre piani di ben 3900 metri quadri. In vendita anche l'area B1 di 300 metri quadri con destinazione terziario-direzionale e un piccolo rudere in completo disfacimento.
Il prezzo si intende per l'intero blocco di circa 4500 metri quadri. Secondo fonti bene informate l'interessa da parte degli acquirenti ci sarebbe, anche in vista di un possibile acquisto in blocco e poi di una successiva vendita delle singole parti una ad una. Il prezzo, in effetti, appare abbordabile e potrebbe stuzzicare la vena imprenditoriale di nuovi soggetti pronti ad operare sulla montagna pistoiese.
Occorreranno, in caso di acquisto, una serie di importanti lavori di ristrutturazione visto il lungo periodo in cui i capannoni sono rimasti chiusi. Tuttavia, vista il momento di crescita economica, occorre essere ottimisti. Seguiremo l'asta e vedremo se e chi si aggiudicherà gli edifici in vendita.
Spesso si associa la montagna a luogo quasi esclusivo di villeggiatura, dove i soldi che girano sono solo quelli dei turisti che vengono dalla piana. Niente di più sbagliato: l'economia montana è un intricato sistema di imprese e aziende molto più radicate sul territorio di quanto si pensi guardando dall'esterno. Ne è un bell'esempio Luisa Soldati, imprenditrice che da molti anni porta avanti il suo salone di bellezza prima a Maresca e dopo a Campo Tizzoro, il “Lui e Lei per Stare Bene”.
Luisa, com'è fare l'imprenditrice a Campo Tizzoro nel 2021?
«Mi sono trasferita qui nel 2019, perché la zona è più di passaggio rispetto a Maresca dove avevo lo studio prima. Non mi sbagliavo, Campo Tizzoro è molto frequentata. Purtroppo c'è stato il Covid ed il lockdown poco dopo che avevamo aperto il nuovo negozio. É stata una mazzata tremenda, ma non ci siamo arrese e adesso stiamo tornando su livelli di lavoro buoni».
Il suo non è un semplice negozio dove ci si taglia i capelli...
«Esatto. É una 'head spa', dove si usano solo prodotti naturali e biodinamici. Siamo affiancati anche da un'associazione olistica che propone una serie di appuntamenti incentrati sul benessere della persona attraverso le tecniche più svariate».
Mi permetta una provocazione: anche in montagna ci si stressa?
(ride) «In realtà a tutti serve ritrovare la pace con se stessi, in montagna anche di più. É vero che c'è meno traffico e l'aria è più pura, ma si lavora e ci si stressa anche noi quassù!».
Che ruolo vede, come imprenditrice, per la montagna?
«Parlo della zona dove lavoro, quella che vedo ogni giorno. Campo Tizzoro si è rinnovata, c'è stata una bella rivalutazione dell'area SMI che adesso ospita una serie di aziende con oltre 200 addetti. Sono fabbriche di livello internazionale, da cui vanno e vengono tir di ogni nazionalità ogni giorno. Segno che c'è un bel giro. Purtroppo le zone di montagna come queste soffrono i un pregiudizio difficile a morire»
In che senso?
«In montagna si soffre di una storta di 'vittimismo incallito'. A livello imprenditoriale si ha sempre l'idea, inconscia o meno, di non essere all'altezza. Occorre ribaltare questo pregiudizio perché quassù abbiamo un sacco di potenzialità inespresse. Siamo a pochissima distanza da non uno ma da tre aeroporti internazionali: Pisa, Firenze e Bologna. Non è una posizione comune in cui trovarsi. Siamo anche vicini ad una ferrovia che però avrebbe bisogno di essere potenziata e più collegata con Firenze: i treni da Porretta a Bologna sono frequentissimi, quelli da Porretta a Pistoia sono molti, molti meno».
Per i giovani ci sono opportunità lavorative in montagna?
«In parte. Purtroppo la difficoltà sono legate all'accesso al credito, ma questo è . Sarebbe opportuno che esistesse un ente predisposto a far crescere le aziende, specialmente quelle dei giovani, visto che all'inizio i rischi di non rimanere sul mercato ci sono. Ed è un peccato, perché in montagna ci sarebbero molti ambiti imprenditoriale da esplorare e molti spazi dove poter realizzare un impresa nuova. Occorre volontà e un po' di adattamento, ma quello che si fa a Pistoia si può fare anche a Campo Tizzoro».
Un cambiamento mentale non da poco...
«É un circolo vizioso: se si considera la montagna come un luogo senza futuro, i giovani se ne andranno. La zona non si ripopolerà e caleranno i servizi. Dobbiamo invertire questo paradigma: il primo passo è mentale: pensare alla montagna come un posto su cui investire, non un posto da cui allontanarsi».
«Noi sulla montagna ci abbiamo sempre creduto tantissimo. Siamo partiti nel 1989 con quattro dipendenti ed una produzione di circa 3 milioni di bottiglie all'anno. Adesso siamo 33 persone in azienda più l'indotto, e arriviamo a produrre circa 100 milioni di bottiglie d'acqua l'anno. E noi vogliamo continuare a crescere».
A dirlo è Massimo Puccetti, presidente del consiglio d'amministrazione dell'azienda Sorgente Orticaia, cui fanno capo i marchi Acqua Silva e Monteverde, imbottigliati nello stabilimento di Pracchia. Azienda che è pronta ad espandersi con un nuovo grande magazzino di circa 2mila 200 metri quadrati di superficie dove potranno essere stoccate migliaia di bottiglie d'acqua prodotte, migliorando di molto la logistica delle spedizioni delle forniture e rendendo possibili ulteriori aumenti produttivi.
«Abbiamo ricevuto tutti i permessi, i lavori dovrebbero iniziare già nel corso del mese di agosto – sottolinea Massimo Puccetti – e, secondo i piani, dovrebbero essere terminati nel giro di un anno circa, sperando che la neve della stagione invernale non sia troppo abbondante, altrimenti dovremo attendere qualche mese in più».
Un investimento importante per l'azienda, che spenderà circa tre milioni di euro per compiere questo nuovo salto di qualità.
«Siamo contenti di questa nostra crescita che va avanti da anni e che stiamo riuscendo a far proseguire nel tempo. Il nuovo magazzino dell'azienda necessiterà di nuova forza lavoro e nei prossimi mesi cercheremo 4 o 5 nuovi addetti da aggiungere al nostro organico aziendale».
Per le candidature, però, è presto.
«Esatto, è prematuro – sottolinea Puccetti –. Iniziamo prima i lavori, e poi vedremo i profili di cui avremo bisogno».
Un lavoro partito da molto lontano: l'iter per il nuovo magazzino è iniziato nel corso del 2017.
«La burocrazia in Italia è così, dalla necessità imprenditoriale al risultato finito occorrono anni – prosegue Puccetti – ma lo sapevamo e lo avevamo messo in conto. Anzi, ringrazio tutti i rappresentanti delle istituzioni, dal sindaco, agli assessori ai tecnici, che ci hanno dato tutto il loro supporto in questa attività. Nel corso di questo iter abbiamo avuto 23 pareri favorevoli diversi al nostro progetto, non sono affatto pochi».
Nonostante la costante crescita, anche quest'azienda ha subito i danni del Covid e delle sue varianti, anche se ha saputo reagire alla flessione di domanda.
«Noi lavoriamo sia per la grande distribuzione che per bar e ristoranti. Quest'ultimi purtroppo nei mesi di lockdown hanno subito un calo pressoché totale, non compensato dalla domanda delle grande distribuzione che è sì aumentata, ma non così tanto. Adesso speriamo che il peggio sia passato e che potremo continuare a crescere. Le prospettive ci sono tutte e questo è un bene sia per noi come azienda che per tutta la montagna pistoiese».
L'azienda di imbottigliamento potrebbe sfruttare la vicinanza con la ferrovia Porrettana per trasportare l'acqua a valle tramite ferro e non utilizzando i camion, ma su questa eventualità il presidente Puccetti spiega.
«Abbiamo fatto degli studi approfonditi su questa eventualità ma purtroppo risulta fortemente anti-economica. La ferrovia che arriva a Pracchia da Pistoia ha una pendenza molto elevata: un treno merci con una sola locomotiva non sarebbe sufficiente a trainare il convoglio. Il camion rimane, per il momento, l'unica possibilità di trasporto possibile del nostro prodotto».
Seguiremo con interesse il proseguo dell'iter di costruzione del magazzino e i successivi cambiamenti nel ciclo di produzione di questa importantissima azienda del nostro territorio.
Per tanti sono una leccornia, per altri invece si tratta di lavoro e guadagni. O, come in questo caso, di mancati guadagni. Parliamo dei frutti di bosco della montagna pistoiese, presi d'assalto in piena stagione di raccolta da merli, ghiandaie e topini di montagna fanno razzia di piccoli frutti. Dopo le difficoltà della pandemia, con tanti ristoranti chiusi e relativo calo della domanda, i produttori agricoli devono fare i conti anche con l’eccesso di fauna.
«Lamponi, fragole, mirtilli vengono beccati ancor prima che giungano a maturazione - racconta Fabio Bizzarri, produttore agricolo biologico della rete Campagna Amica di San Marcello Piteglio - con conseguenze importanti sui volumi di raccolta».
In tanti stanno già facendo conti dei mancati guadagni.
«Io ho perso il 40% della produzione di fragole a causa dei volatili a cui si aggiungono anche i topi, che sono ghiotti delle nostre fragole biologiche» gli fa eco Lorenzo Pieracci, produttore di frutti di bosco dell’Abetone.
Può far sorridere l'idea di un “topino di montagna” che si mangia una fragola, ma quello che all'apparenza è un gesto simpatico significa un possibile disastro economico per chi di questo prodotto ne ha fatto un'eccellenza da vendere. I topini di montagna, secondo Coldiretti, si sono moltiplicati a causa dell’abbondanza di semi di faggiola nell’autunno scorso. Servono a poco dissuasori di vario tipo o i palloncini legati alle piante per dissuadere i vari roditori.
«Un segmento piccolo della vivace agricoltura montana pistoiese, ‘labour intensive’ (ad alto impiego di manodopera” e con un portato salutistico e gustativo d’eccellenza –spiega Coldiretti Pistoia in una nota –. Gli ettari coltivati a frutti di bosco si contano sulle dita di una mano, i produttori professionali non raggiungono la decina, ma lamponi, fragole e fragolini, mirtilli sono una componente importante della cultura produttiva e del paesaggio della montagna pistoiese che puntiamo a rafforzare. Siamo di fronte a produzioni di eccellenza, che trovano immediata collocazione, sia come prodotti di nicchia nella grande distribuzione locale, sia nei negozi. E poi, trasformati, diventano ingredienti di gelati, yogurt o succhi. È una piccola rete di produttori – conclude Coldiretti Pistoia – con potenzialità enormi»
L'economia montana dovrebbe puntare sempre di più su queste nicchie di produzione non sufficientemente conosciute.
«Siamo convinti – dichiara Gianfranco Drigo, direttore di Coldiretti Pistoia – che l’economia montana necessariamente debba crescere basandosi sull’eccellenza produttiva di tante filiere, anche piccole. I frutti di bosco, poi, sono un’attività ad alto impiego di manodopera, che aumenta le occasioni di lavoro in montagna».
Coldiretti conclude il proprio punto di vista sullo sviluppo montano che, in caso di mercato attivo, rappresenterebbe un grande beneficio per tutta la comunità, non solo del territorio.
«Lo sviluppo montano ci serve: fornisce produzioni di eccellenza gradite dal mercato, garantisce servizi ecosistemici che vanno a vantaggio di tutta la società e, favorendo la permanenza della popolazione, crea comunità e partecipazione che sono il presupposto per permettere il mantenimento di un valido tessuto economico e sociale».
Tuttavia occorre fare qualcosa di più: molti amministratori del territorio già lo sanno, ma la consapevolezza deve arrivare a tutti i livelli di governo.
«È necessario, però, agevolare l’infrastrutturazione della montagna: mobilità, autostrade informatiche e servizi integrati (scuola e salute in primis) ne sono il presupposto. Inoltre, se garantiamo lo sviluppo del settore primario in montagna e più in generale nelle aree interne, garantiamo l’occupazione e un’economia rurale diffusa che permette una grande azione di contrasto al dissesto idrogeologico e al cambiamento climatico. È una partita importantissima che ci vede impegnati assiduamente» conclude il direttore di Coldiretti Pistoia.
Una delle pochissime svolte positive della Pandemia (forse addirittura l'unica!) è stata la possibilità di fare smart working da casa. Nato come una necessità impellente nel momento di picco dei contagi, questa forma di lavoro ha mostrato innumerevoli vantaggi per tutti: meno necessità di fare spostamenti, meno traffico, meno stress da parcheggio, minori tempi morti e quasi sempre maggiore efficienza del lavoratore.
Una dinamica che ha coinvolto anche molte case un tempo sfitte o senza proprietario delle zone rurali di Toscana ed Emilia-Romagna, diventate ora luoghi di lavoro “smart” a basso costo, lontani oltretutto dal traffico e del caos cittadino.
Nell'ultimo “Decreto sostegni” il governo ha deciso di rinnovare il bonus dedicato agli smart worker. La misura sarà fruibile sotto forma di strumento di welfare aziendale: i datori di lavoro, cioè, potranno dare l’importo ai dipendenti che andrà speso su apposite piattaforme per comprare mobili (sedie e scrivanie adatte), lampade per la corretta illuminazioni e qualsiasi apparecchiatura tecnica serva per svolgere al meglio il proprio lavoro anche da casa.
Bonus da oltre 500 euro per chi lavora in smart working da casa per tutto il 2021.
Ora si tratta però di far conoscere meglio questa possibilità che fino adesso è stata poco sfruttata per i mobili: il bonus è stato infatti speso soprattutto per prodotti tecnologici per la didattica a distanza, dispositivi di protezione individuale e prodotti per l’igiene e la pulizia.
Una montagna da riscoprire un po' per scelta, un po' per necessità. Sempre più persone stanno puntando sui territori meno abitati della montagna e della collina pistoiese, dove affitti e case sono più a buon mercato e dove la qualità della vita è quasi sempre più alta rispetto al centro città. Questo è accaduto a Eleonora Squilloni e al suo compagno Luca Nardi. La loro storia, apparsa nei giorni scorsi sul quotidiano Il Tirreno, è emblematica: hanno perso il lavoro in città a causa del Covid-19 e hanno così colto l’occasione per reinventarsi una vita professionale da zero.
A Piteglio hanno ripreso del circolo di paese “La Casa della Musica”, dove hanno anche in programma di aprire una bottega, che mancava in paese da anni. Entrambi hanno esperienza nel ramo alimentare: Luca è un cuoco, Eleonora è barista. Insieme porterammo a Piteglio la loro esperienza e i servizi che offriranno nel loro locale: bar, pizzeria, partite di calcio e gran premi di Formula 1 (grazie alla tv satellitare installata) ma anche un luogo di ritrovo per eventi culturali e ricreativi. Una grande opportunità per questa giovane coppia ed una bella occasione anche per i residenti del paese, che vedranno tornare locali e servizi che temevano persi per sempre, proprio alla vigilia di un'estate che si annuncia molto interessante per tutto il territorio montano.
Il caos, infatti, dei pass vaccinali per spostarsi per turismo fuori dall'Italia porteranno, come l'anno scorso, ad una riscoperta delle aree del nostro bel paese. D'altronde è così: laddove la città restringe e obbliga a rinunce gli abitanti, il territorio collinare e montano spesso offre e “allarga”, aumentando le possibilità di rilancio anche lavorativo per coloro che hanno avuto problematiche legate alla crisi economica da Covid-19 e non solo. Il tutto, con un costo della vita molto inferiore rispetto al centro di qualsiasi città.
Arriva mezzo milione di euro per la montagna toscana. Il cospicuo finanziamento arriva dalla conferenza stato regione, che ha approvato la quota per la regione stornandola dai 9 milioni di euro del Fondo nazionale per la montagna. Per la precisione, sono 562mila euro i fondi destinati alla regione. Il sottosegretario alle politiche agricole, Giuseppe L'Abbate, ha sottolineato come i soldi destinati alle aree montane servano non solo per la salvaguardia e il sostegno di quei territori, ma anche per superare i confini imposti dalla montagna, puntando ad una condizione di autonomia e solidarietà tra aree cittadine e aree rurali montane.
Arriva mezzo milione di euro per la montagna toscana.
Letta così è una buona notizia e sicuramente lo sarà. Rimangono però molte questioni aperte che “Metropoli Rurali” affronterà nelle prossime settimane. Come saranno ripartiti i fondi della Toscana nei vari territori? Come verranno spesi? I comuni potranno accedervi? E se sì, per quali progetti?
Di interventi, sulla montagna pistoiese, ce ne sarebbero decine e decine da fare. Non sarà facile stilare una priorità e mettere d'accordo i vari comuni sulla gestione dei fondi in questione. Fondi che, temiamo, una volta suddivisi nei vari territori appariranno meno generosi di quanto non sembra in questo momento vedendo l'assegno da mezzo milione staccato per l'intero territorio regionale montano. Ne riparleremo.
L'idea è bella, lo diciamo subito. A noi piace e ci piacerebbe ancora di più vederla messa in atto anche nella Metropoli Rurale Alto Reno. Parliamo del primo “smart working village” italiano. La proposta arriva dal comune di Santa Fiora, sul Monte Amiata in provincia di Grosseto. Il comune, recentemente dotato di banda ultralarga e quindi internet super veloce, ha in piano di sovvenzionare coloro che sceglieranno una casa in questo territorio come propria residenza per almeno due mesi con un apposito bando aperto fino al dicembre 2020. Come? Con un massimo di 200 euro al mese per ogni abitazione con i quali pagare non più del 50% dell'affitto. Il tutto, per un massimo di sei mesi, salvo proroghe.
Sappiamo bene non trattarsi di una pioggia di soldi: rimane comunque la comodità di vedersi pagato, dal comune stesso, metà affitto per metà anno. Mica male, no? Quattrocento euro totali, oltretutto, significano una “signora casa” da quelle parti.
L'obiettivo è di invogliare quante più persone possibili a spostarsi dalla città in questo bellissimo territorio, immerso nel verde e lontano dal caos delle metropoli. Con la connessione internet di cui è dotata l'area, anche il manager più esigente può connettersi senza problemi ai server della propria azienda distante centinaia di chilometri o partecipare a videoconferenze in alta definizione audio e video.
Le Regioni, nel nostro caso Emilia Romagna e Toscana, potrebbero farci più di un pensierino
E sulla Metropoli Rurale? Il concetto potrebbe essere ripreso pari pari. Sono molte (ma non tutte, ancora) le zone coperte da internet veloce. Rimane da capire se i comuni abbiano nel proprio bilancio i fondi necessari a sovvenzionare gli affitti in vista del “boom” di smart-working che è già iniziato e continuerà per mesi se non per anni. Le Regioni, nel nostro caso Emilia Romagna e Toscana, potrebbero farci più di un pensierino. Il rilancio definitivo delle nostre zone collinare potrebbe passare anche da incentivi “intelligenti” e non invasivi sul bilancio regionale come questi.
Un fondamentale punto di incontro fra chi in montagna ci vive, chi progetta di andarci a vivere e chi in montagna va alla ricerca del buono per il corpo e lo spirito è senz'altro la produzione zootecnica e agricola.
Ciò che nel passato, anche relativamente recente, era una produzione povera destinata alla sussistenza delle popolazioni rurali si è evoluta in una produzione di elevato standard, in cui le caratteristiche del biologico hanno aggiunto un ulteriore elemento di valorizzazione. Proviamo a fare tre esempi. Il pecorino a latte crudo della montagna pistoiese è un prodotto perlopiù derivato dall'allevamento della razza massese, ovini autoctoni toscani, i cui circa 80.000 capi vengono portati al pascolo e in inverno alimentati con fieno, mais, crusca e avena.
La pecora partorisce tre volte ogni due anni, per cui produce latte in ogni stagione. Esistono tre tipi di questo pregiato pecorino: il fresco, da 7 a 20 giorni di stagionatura, l’abbucciato, con almeno 35 giorni di stagionatura e il "pecorino da asserbo", che stagiona da tre mesi ad un anno. Lo stesso latte fornisce la materia prima per altri due prodotti caseari eccellenti, il raveggiolo e la ricotta. La lavorazione del formaggio condotta imprenditorialmente dal Consorzio Montagna e Valli di Pistoia (una quindicina di produttori) è assolutamente tradizionale e biologica, a partire dall'alpeggio delle greggi, proseguendo con l'utilizzo di caglio naturale, per concludersi con l'impiego del latte non pastorizzato. Seppur non illuminato dalla celebrità del suo congenere di Pienza, questo pecorino di latte crudo rappresenta una piacevolissima rarità nella tradizione casearia toscana.
Tutte queste produzioni di nicchia ma di elevatissimo standard, sono strettamente connesse alla rigorosa tutela del territorio e dell'ambiente: il pecorino di latte crudo nasce dalla conservazione dei pascoli, la produzione di castagne è legata alla cura dei castagneti e alla loro salvaguardia dagli incendi boschivi.
La farina di castagne pistoiese, ingrediente principale per necci, castagnaccio, polenta di castagne, rappresenta senza dubbio un'altra eccellenza silvicola. Una volta raccolte, le castagne vengono portate dai castanicoltori al metato, edificio in pietra intramezzato orizzontalmente da un graticcio di legno di castagno su cui vengono deposti i frutti. Sotto al graticcio viene acceso e alimentato costantemente per 40 giorni il fuoco destinato all'essiccazione della castagna. Una volta essiccate, le castagne vengono battute per l'eliminazione della buccia, raccolte in sacchi di juta e portate al mulino per la macinazione con macine di pietra. Dopo il vaglio, la farina viene pressata manualmente in contenitori di castagno dove può rimanere, conservando le proprietà organolettiche, per oltre un anno.
Sono una decina le aziende pistoiesi produttrici di farina di castagne, per una produzione annua di circa 20 quintali. Il mirtillo nero della montagna pistoiese (Vaccinium myrtillus), o "piuro", matura da fine luglio a settembre nel sottobosco delle foreste d'alta quota a terreno acido e nelle brughiere extrasilvatiche (oltre i 1300 msl) dall'Abetone alla Croce Arcana. I "piurai" raccolgono questo frutto spontaneo con atrezzi tipici della tradizione, i cosiddetti "pettini" e li ripongono nelle ceste denominate "gerle". Le aziende che si occupano dello sfruttamento di questa risorsa sono circa una dozzina (esiste anche un'Associazione del Mirtillo della Montagna Pistoiese) per una produzione annua di circa 200 quintali, destinata per il 70% alla commercializzazione locale, sotto forma di frutto fresco, o derivati (marmellate, gelatine, sciroppo, grappe ecc.).
Ogni anno a Cutigliano, nel periodo estivo, viene organizzata la festa del mirtillo e del lampone. Tutte queste produzioni di nicchia ma di elevatissimo standard, sono strettamente connesse alla rigorosa tutela del territorio e dell'ambiente: il pecorino di latte crudo nasce dalla conservazione dei pascoli, la produzione di castagne è legata alla cura dei castagneti e alla loro salvaguardia dagli incendi boschivi. Di certo i mirtilli neri non nascono in brughiere assolate trasformate in discariche a cielo aperto...
Dalla Regione Toscana arrivano 5 milioni di euro a fondo perduto per per le micro e piccole imprese (e i lavoratori autonomi) che esercitano le loro attività anche attraverso empori polifunzionali o cooperative di comunità. Sulla carta (e per ora solo sulla carta) un bel passo in avanti per chi ha intenzione nel futuro prossimo di aprire un'attività nelle zone rurali del nostro Appennino. Questo perchè la somma che ogni titolare potrà richiedere, per ogni attività, è di 10mila euro. C'è un però: i soldi verranno inviati a patto che il richiedente si impegni alla realizzazione di "empori di comunità".
Cosa sono? La Regione Toscana spiega che si tratta di “strutture polifunzionali a carattere imprenditoriale organizzate per la produzione o commercializzazione di taluni prodotti e l’erogazione di servizi individuati come di interesse per la comunità di riferimento. L’individuazione dei possibili prodotti o servizi di utilità per le popolazioni delle aree montane e insulari sarà effettuata con apposita Deliberazione di Giunta Regionale”. In pratica, negozi che vendono prodotti realizzati non distanti dal punto vendita e che quindi promuovano lo stesso territorio di riferimento. Di seguito il dettaglio del bando: http://www301.regione.toscana.it/bancadati/atti/DettaglioAttiG.xml?codprat=2020DG00000001276
Lo spunto della Regione Toscana va sicuramente apprezzato e incoraggiato, ma i soli sussidi non potranno fare la differenza finché non accompagnati da riforme più coraggiose e tutelanti delle aree rurali lontane dai centri abitati metropolitani, dove si vive meglio ma a volte si deve “lottare” di più per avere accesso ad alcuni servizi.
Basteranno questi 10mila euro per risollevare le sorti delle aree di collina e di montagna del nostro Appennino? Ni. Da soli, infatti, 10mila euro per ogni attività non possono fare la differenza. Così come gli stessi 10mila euro non possono costituire la sola ragione per aprire un negozio in collina rispetto alla pianura. Lo spunto della Regione Toscana va sicuramente apprezzato e incoraggiato, ma i soli sussidi non potranno fare la differenza finché non accompagnati da riforme più coraggiose e tutelanti delle aree rurali lontane dai centri abitati metropolitani, dove si vive meglio ma a volte si deve “lottare” di più per avere accesso ad alcuni servizi.
I 10mila euro sono una prima parte: chi apre un'azienda in collina o montagna ha bisogno di infrastrutture, strade percorribili senza buche o senza interruzioni. Oltre a questo, ha bisogno di una connessione internet potente e affidabile, anche se non conveniente per le aziende di telecomunicazioni perché gli utenti, nelle aree montane, sono meno rispetto alle zone metropolitane. Quindi, bene per i 10mila euro ma che non siano semplicemente un “contentino” per poi lasciare tutto come è sempre stato: in ritardo rispetto alla città.