Metropoli Rurali
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«La burocrazia a certi livelli è un ostacolo per il cittadino: nelle zone di confine come la nostra le difficoltà sono ancora maggiori».
A parlare è Fabio Micheletti, sindaco di Sambuca Pistoiese, che personalmente si è adoperato per trovare una soluzione al caso del pediatra mancante nel suo comune.
«Non è un segreto che per molti aspetti ci appoggiamo alla regione Emilia Romagna pur essendo in Toscana. Nel caso del pediatra mancante, la soluzione sono andata a cercarla scartabellando il regolamento nazionale, dove ho scoperto che possono essere attivate convenzioni in deroga tra regioni confinanti in caso necessità. Perché, altrimenti, la sanità è prettamente regionale: i medici toscani stanno in Toscana, quelli emiliani in Emilia. Ma se un medico toscano fino a Sambuca non ci vuole arrivare cosa faccio? Cosa racconto alle famiglie dei settanta ragazzi residenti a Sambuca Pistoiese?».
I pediatri, come il medico di base, sono liberi professionisti che esercitano la professione in convenzione con le Asl, che a loro volta fanno riferimento su scala regionale. Per anni a Sambuca ha lavorato una pediatra emiliana che, tuttavia, viste le grosse problematiche burocratiche per esercitare il servizio in una regione diversa di appartenenza, si è dimessa dal servizio su Sambuca e frazioni.
«Senza la deroga scovata nel regolamento saremo rimasti senza pediatra qua. Adesso le due Asl, quella emiliana e quella toscana, devono stipulare un accordo in deroga per permettere la professione del pediatra con le necessarie convenzioni. Spero che questo passaggio burocratico avvenga in tempi rapidi. Una volta fatto, le famiglie potranno recarsi al Cup e scegliere il pediatra che opera in zona, anche se questo ha base in un'altra regione».
Non è la prima volta che il “muro regionale” ostacola l'accesso dei servizi al cittadino.
«É già capitato in passato con le farmacie. Sono riuscito, negli anni scorsi – prosegue Micheletti – a costruire una 'reciprocità' del servizio farmaceutico. Chi stava a poche centinaia di metri dal confine, tipo a Ponte Venturina, non poteva servirsi nelle farmacie di Sambuca Pistoiese e viceversa. La burocrazia in questi casi è spietata. La sanità su base regionale ha introdotto un nuovo livello di burocrazia per le zone di confine e noi qua siamo molto penalizzati».
Un altro esempio? La raccolta funghi, vero 'must' nei boschi tra Sambuca e Alto Reno Terme.
«Uno che abita a 500 metri dal confine e vuole andare a funghi avrà bisogno di due tesserini: uno per la raccolta in Emilia Romagna, l'altro per la raccolta in Toscana. Il bosco e la montagna è lo stesso, ma per prendersi i funghi deve pagare il doppio di uno che abita lontano dal confine».
Burocrazia, sanità divisa (e poco condivisa, a parte deroghe ad hoc), servizi separati: le zone di confine mostrano spesso quanto la “questione regionale” sia più un ostacolo che una risorsa per i cittadini.
«Sono il primo a non essere contento di questa situazione. Nel 1975 sulla montagna pistoiese ci stavano 25mila persone. Adesso sono circa 11mila oltretutto, occorre dirlo, di una certa età. Paesi come Maresca e Gavinana 50 anni fa erano centri fiorenti, anche d'inverno erano presenti i servizi. Adesso, purtroppo, non è più così. Come facciamo a riportare le persone in montagna se mancano i servizi di base? Occorrono strumenti per invertire questa tendenza e, al momento, sul tavolo della politica nazionale di questi strumenti ne vedo pochi» sostiene Micheletti.
A livello regionale il presidente Bonaccini ha investito circa 10 milioni di euro per un bando in favore delle giovani coppie con accredito fino 30mila euro per acquisto o ristrutturazione di una casa in Appennino. Dalla parte toscana, per adesso, non c'è stato lo stesso sforzo economico.
«La prima urgenza – conclude Micheletti – è la rigenerazione demografica: senza le persone, i servizi di base non torneranno come un tempo. Dopo ci sono, appunto, i servizi di base e le infrastrutture, fisiche e non. Parlo di strade ma anche di internet veloce. Infine, le politiche di sviluppo economiche per creare nuovi posti di lavoro».
Occorre fare presto però: la politica, specialmente a livello nazionale, non può lasciare indietro queste aree che avrebbero tanto, tantissimo da offrire in termini di qualità di vita e di equilibrio demografico.
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Si va a concludere un'estate non facile per Sambuca Pistoiese per quanto riguarda il turismo. Con quasi tutta la montagna pistoiese alle prese con una stagione da record di presenze, il “pienone” a Sambuca Pistoiese e zone limitrofe si è visto poco. Complice di questa dinamica sono stati i tanti lavori sulla strada Porrettana e, in minima parte, anche sulla ferrovia Porrettana che è rimasta chiusa al traffico per lavori per tutta l'estate.
«Abbiamo avuto buoni numeri – sottolinea il sindaco Fabio Micheletti – per quanto riguarda gli abitanti delle seconde case che anche quest'anno non hanno rinunciati a periodi più o meno lunghi sulle nostre montagne. I turisti però che volevano fare un giro in giornata a Sambuca sono stati meno rispetto ad altri anni. Da Pistoia si incontrano almeno tre cantieri con senso unico alternato, compreso quello della galleria del Signorino. Le persone che volevano andare in montagna non hanno rinunciato alla loro gita fuori porta: semplicemente se ne sono andati altrove, dove facevano prima ad arrivare».
Prima dei cantieri (che, ad ogni modo, significano anche strade e infrastrutture migliori) il tessuto economico di Sambuca Pistoiese era stato colpito duramente dal Covid. In particolare i circoli per mesi non avevano potuto riaprire i battenti, a differenza dei bar che sono stati regolati da una normativa diversa e che dunque hanno potuto riaprire subito.
«Il Covid è stato un disastro per la nostra economia. Siamo stati molto penalizzati, c'è poco da dire».
Non ci sono solo notizie negative: se da una parte i cantieri significano tempi di percorrenza più lunghe, dall'altro significano anche asfaltature più lisce e strade più sicure.
«Nelle scorse settimane è stata sistemata la Sp. 42 con un rifacimento integrale dell'asfalto da Pian delle Casse fino alla Chiesa di Treppio, così come sulla pavimentazione sulla Sp. 24, la Pistoia/Riola, dal confine con l'Emilia fin oltre il bivio per Fossato. Altri cantieri sono in corso o arriveranno nelle prossime settimane. La provincia di Pistoia si sta dimostrando più forte di quanto fatto negli ultimi anni, questi importanti lavori sulle strade ne sono la dimostrazione».
Nei prossimi giorni torneremo su Sambuca Pistoiese con la seconda parte dell'intervista al sindaco Micheletti.
«I soldi dall'Europa per il Pnrr saranno un'opportunità che capita una volta sola nella vita: le aziende e gli imprenditori devono coglierla ma siamo in ritardo con le progettualità».
Lo dice Marco Buonomini, presidente della Cna (Confederazione Nazionale dell'artigianato e della Piccola e Media Impresa) della montagna pistoiese. Un territorio, quella dell'area montana, che ha “tenuto botta” nonostante il dramma del Covid. Proprio da qui inizia la nostra chiacchierata col presidente.
Buonomini, le aziende sul territorio stanno affrontando il post Covid. Qual'è la situazione economica?
«Nonostante la pandemia e il lockdown, le imprese sono più o meno le stesse di febbraio 2020, prima che iniziasse il disastro. Chiusure, insomma, ce ne sono state poche o nessuna. Le aziende artigiane hanno avuto cali di fatturato, è vero, ma mi risulta che molte si stiano riprendendo. Vedendo cosa è successo altrove, questo della montagna è già un ottimo risulto, a nostro modo di vedere».
Purtroppo la grande industria se n'era andata dalla montagna ben prima del Covid...
«Quando Kme ha chiuso i battenti è stato un duro colpo. I posti di lavoro persi in quell'occasione non sono stati più recuperati ma il mondo cambia e l'industria anche. Ormai però è inutile piangersi addosso, quella fase industriale è passata. Adesso occorre guardare avanti, alle nuove sfide e alle nuove opportunità. C'è chi l'ha fatto anche in montagna con risultati eccellenti».
Ad esempio?
«Ci sono molte imprese imprenditoriali. Ne cito un paio: la B.G. Legno di Campo Tizzoro, che da semplici falegnami si sono specializzati nell'industria degli infissi con ottimi risultati. Un'azienda che è rimasta al passo coi tempi ed ha saputo approfittare della situazione innescata dagli ecobonus, che hanno smosso il mercato. Oppure la ditta meccanica dei Fratelli Martinelli, sempre a Campo Tizzoro, che tra l'altro lavora nell'indotto dell'industria dell'auto a livelli molto alti. Chiaro che, nell'era dell'energia green e del digitale, l'industria qua non può tornare ai numeri degli anni '70. Anche il complesso del Dynamo Camp, che di certo non è industriale, ha creato una dinamica lavorativa straordinaria, che coinvolge forza lavoro da tutta Italia, oltretutto con un nobile intento».
Partire da zero per un imprenditore in montagna è possibile?
«Sia in montagna che in pianura viviamo in una cultura che da almeno 50 anni penalizza gli imprenditori, talvolta considerati come 'prenditori'. Gli stessi giovani non sono molto inclini ad assumersi il rischio di impresa e iniziare qualcosa di loro. Ed è un peccato, sopratutto in una fase di grandissime occasioni come quella in arrivo».
Vale a dire?
«I soldi del Pnrr. Sono tanti e verranno assegnati alle migliori progettualità. Tocca ai giovani interpretare il presente e soprattutto il futuro. Sono loro che devono cogliere il cambiamento richiesto dall'Europa, visto che i fondi verranno assegnati ai progetti più rispettosi per l'ambiente e, in genere, a quelli più innovativi. Pensiamo alla 'green economy', alle energie rinnovabili: qui avremo le potenzialità per utilizzare entrambi, servono però i progetti giusti. La nostra associazione è felice di affiancare e guidare coloro che vogliono mettersi in gioco con le proprie idee imprenditoriali. Insieme possiamo svilupparle e rafforzarle, ma occorre spirito di iniziativa».
La montagna è pronta a raccogliere questa sfida irripetibile?
«Difficile da dire. La sensazione mia è che le progettualità siano un po' indietro rispetto ad altri territori, dove sono già nero su bianco idee e destinazioni dei fondi. Qua, per ora, si naviga un po' a vista. Tempo per rimettersi in pari c'è, ma occorre fare presto. Il Pnrr sarà qualcosa di simile al Piano Marshall, impossibile pensare di crescere in futuro senza coglierlo. La Cna presto si riunirà in presenza, finalmente, è proporrà i suoi progetti alle amministrazioni del territorio».
Progetti che non snaturino il territorio...
«Esatto, questo è da evitare. Ma non a caso potremo puntare su quello che il nostro territorio può offrire: energia green e legno su tutti. Il nostro territorio è la risorsa più grande, guai a snaturarlo. Quassù si vive bene sopratutto grazie al territorio che abbiamo».
Infatti, non c'è solo il lavoro. Le aree montane offrono una qualità della vita più alta?
«É soggettivo, la vita in montagna o collina può non piacere, per carità. Occorre però uscire dagli stereotipi di una montagna senza servizi. Quelli in montagna ci sono, non serve adattarsi così tanto come sembra. Di sicuro non abbiamo smog, non abbiamo traffico e siamo immersi nella natura. Personalmente, non mi paiono aspetti di poco conto».
C'è anche una questione economica: la vita in montagna costa meno...
«Gli affitti e le case di sicuro si. In città si arriva anche a 2mila euro al metro quadro, in montagna si arriva a cifre cinque volte più piccole. E, ribadisco: i servizi ci sono anche qui. La scorsa estate abbiamo visto una riscoperta della montagna da un punto di vista turistico, ma era un'estate sicuramente particolare».
E da un punto di vista abitativo? Le persone stanno tornando a vivere qui?
«Sono dati difficile da avere, il territorio è molto vasto. Per certo so di persone che si sono stabilite da noi, più che in passato. Parliamo di poche persone però, non è un esodo, per il momento. Le prospettive per avere ancora più persone, però, ci sono».
Certo, qualcosa manca ancora per rendere la montagna più competitiva. Le strade, ad esempio?
«É un discorso che va avanti da decenni ma purtroppo è vero: con infrastrutture all'altezza, l'intera montagna diventerebbe estremamente appetibile per abitarci. Esiste già un patrimonio edilizio disabitato su tutto il territorio che sarebbe prontissimo a ricevere nuovi arrivi. Il Covid, d'altronde, ha dimostrato che le persone non possono abitare solo in città. Anzi, in certe situazioni le zone di campagna, di collina e montagna hanno una marcia in più rispetto ai grandi centri urbani».
«Stiamo vivendo una fase di transizione storica. Dopo decenni in cui le città esercitano una forza attrattiva verso di loro, negli ultimi si vede una controtendenza. Noi amministratori dobbiamo esserne consapevoli».
A dirlo e Luca Marmo, ingegnere, musicista e sindaco del comune di San Marcello Piteglio. Marmo ha più di ogni altro il polso delle dinamiche sul territorio: oltre alla carica di sindaco è anche presidente delle provincia di Pistoia ed è nel direttivo di Anci Toscana.
Marmo ci ha ricevuto nell'elegante municipio di San Marcello, concedendoci un'interessantissima intervista. Ecco di cosa abbiamo parlato.
Sindaco, per molti anni la politica si è come dimenticata della montagna. Ora è troppo tardi per recuperare?
«No, troppo tardi non è, ma ci vorrà tempo per invertire la tendenza. Vedete, negli anni '70/'80 la città era il fulcro di un sistema economico e sociale che, abbiamo visto, a partire dagli anni 2000 è entrato in crisi. Politiche di contrasto al 'dilagare' della città ce ne sono state poco ai tempi, ma ai tempi funzionava così. Adesso è evidente che quel sistema basato sulla città non funziona più, non solo da noi in Toscana ma anche in tutta Europa. La stessa Unione Europea se ne sta accorgendo».
Sembra però che alcune regioni se ne accorgano meglio della Toscana. Basti guardare all'Emilia Romagna, che ha stanziato decine di milioni per favorire il ritorno degli abitanti in montagna...
«Bonaccini (presidente della regione Emilia Romagna, n.d.R.) merita un plauso per la sua iniziativa. Da noi in Toscana un simile investimento sulla montagna, per ora, non lo abbiamo visto. Speriamo che il governatore Giani prenda in considerazione qualche tipo di incentivo ulteriore, bilancio permettendo».
Il suo comune, da solo, non può spostare gli equilibri. Ma c'è qualche iniziativa per incentivare il ritorno ad abitare a San Marcello Piteglio?
«Da anni prevediamo un rimborso integrale della Tari per i piccoli esercizi commerciali sotto i 500 addetti. Vorremo fare molto di più, ed infatti abbiamo intenzione presto di portare in consiglio comunale la proposta, con le dovute coperture economiche, per incentivare gli affitti nel nostro comune, in modo da rendere ancora più appetibile trasferirsi nel nostro territorio».
A San Marcello, occorre dirlo, i servizi non mancano.
«Sicuramente sono di parte, perché sono il sindaco. Qui in paese, però, non manca nulla. Anzi, molti servizi sono più puntuali e vicini rispetto ad alcune città. Il tutto, però, senza traffico e senza code infinite perché siamo meno persone. La stessa macchina burocratica, che in alcune città è impossibile o quasi, qui in comune è molto più snella e veloce».
C'è però la questione della sanità e della mancanza di un'ospedale...
«La questione è complessa. Concepire un'ospedale a San Marcello come poteva essere trent'anni fa non è più la strada giusta, non è più fattibile. Personalmente, mi piacerebbe avere uno o più centri specialistici qui sul nostro territorio, qualcosa che dia forza al sistema montagna perché si trova solo sul nostro territorio. Una scelta che sarebbe coerente con il sistema multipolare dei servizi che la Asl sta portando avanti».
Il tutto in una situazione di costante carenza d'organico.
«In passato non sono state fatte scelte lungimiranti, mi pare chiaro. Tanto per dare un numero: mancano qualcosa come 200 medici di pronto soccorso. E poi c'è da combattere il pregiudizio: in Asl un neolaureato sceglie di andare a fare gavetta come sottoposto in un ospedale del centro invece di fare il primario in uno di periferia. Una dinamica errata che va governata».
La svolta sanitaria in montagna sembra lontana e complicata...
«Lontana non lo so, complicata sì ma, credetemi, la rivoluzione è iniziata da poco e finalmente anche i vertici di regione e di Asl considerano con nuovo slancio le dinamiche della montagna. Le cose che vi ho detto prima sono più realistiche di quanto non potevano essere qualche anno fa. Spesso alla politica occorre tempo per intercettare i cambiamenti e questo è quello che sta succedendo in questa fase storica di grande transizione».
É la rivincita della montagna?
«Ci stiamo arrivando, ma occorre calma. Io ci credo e sono convinto che con politiche efficaci questa rivincita possa arrivare presto. In parte, c'è già stata. Basti pensare a quante persone sono tornate in montagna in questi ultimi mesi. Il dato 'grezzo' è negativo, ma principalmente perché in tutta Italia si fanno pochissimi bambini. In realtà le persone stanno ritornando, prevalentemente pensionati, ma con le politiche a cui ho accennato prima saremo capaci di attrarre anche giovani e famiglie che qui costruiranno la loro vita».
E questi giovani cosa potranno fare a livello lavorativo?
«Lavorare con le mani non basta più, siamo nel 2021. Occorrono anche strumenti e tecnologie che qui in montagna, comunque, ci sono. La politica, a tutti livelli, deve continuare a dare strumenti lavorativi a chi sceglie la montagna».
Qualcosa già c'è...
«Assolutamente. Come dicevo prima, in molte zone della montagna i servizi ci sono, questo comune ne è la dimostrazione. E, ripeto, in alcune zone i servizi medi della pianura sono inferiori a quelli che abbiamo qui. Basti pensare alle scuole, al servizio di trasporto, ai servizi culturali. L'assenza di smog non è un servizio, ma è un dato di fatto: qui non esiste. Per non parlare del cambiamento climatico e delle temperature più gestibili d'estate, rispetto alla pianura».
Insomma, la rivoluzione è iniziata.
«É iniziata ma ci vorrà tempo. É un percorso culturale che necessità di tempo per essere assorbito. É sbagliato dire che in montagna va tutto bene e non ci sono problemi, ma è giusto dire che, a fronte di qualche difficoltà, in un comune come il nostro mediamente si vive meglio di tante città di pianura perché ci sono più servizi, sono più accessibili e più puntuali. Noi, comunque, siamo al lavoro per migliorare ancora questa situazione».
Un progetto di valorizzazione del territorio promosso da un gruppo di cittadini e di associazioni della Montagna Pistoiese. Si chiama “Trashed Abetone”: non solo una giornata di volontariato per raccogliere piccoli rifiuti nel bosco (avvenuta lo scorso 4 luglio) ma anche incontri presso le scuole della montagna dedicati all’educazione ambientale e alla conoscenza di un territorio troppe volte bistrattato. A creare l'iniziativa c'hanno pensato quattro persone che amano profondamente la montagna ed il suo territorio, vale a dire Enrico Buonincontro, Matteo Reggiannini, Solange Farinati e Pamela Ceccarelli che già nel 2020 avevano dato vita a un gruppo spontaneo di cittadini pronti a ripulire la montagna dall’inciviltà altrui.
«Il nostro progetto – dice Pamela Ceccarelli a Metropoli Rurali Alto Reno – ha lo scopo primario di rieducare all'ambiente le persone. É vero, abbiamo organizzato l'evento della raccolta che ha avuto un grande successo sia in termini di rifiuti recuperati che di partecipazione, ma dobbiamo agire soprattutto sull'educazione e sulle coscienze delle persone, sopratutto dei giovani. Per questo il progetto andrà avanti con incontri nelle scuole del comune di San Marcello Piteglio e di Abetone Cutigliano. Occorre partire dai ragazzi».
Nel mondo si fanno passi da gigante nella raccolta differenziata e nella gestione dei rifiuti ma la “riscoperta” della montagna avvenuta prepotentemente nelle fasi del Covid-19 ha mostrato un'inciviltà ancora troppa diffusa.
«Ci sono turisti virtuosi che portano via i propri rifiuti e altri, incivili, che utilizzano la montagna come fosse la loro pattumiera. L'anno scorso c'è stato un buon giro di turismo su da noi ma abbiamo visto troppe volte comportamenti sbagliati».
Proprio questa riscoperta della montagna in atto nasconde però qualche possibile problema.
«All'inciviltà di pochi turisti, rispetto alla maggioranza che si comporta nel giusto modo – afferma Ceccarelli – c'è da aggiungere una necessità di consapevolezza della montagna. Una consapevolezza che spesso manca nei cittadini che non sono cresciuti qui».
La montagna, magica e immersa nel verde, necessità comunque di qualche compromesso.
«Qua la sensazione è di libertà assoluta, non c'è smog, non c'è stress da parcheggio, non c'è quasi mai traffico, i prezzi di case e affitti sono molto più bassi della città. Ci sono però altri lati da valutare quando si viene in montagna, anche da aspiranti residente: una linea telefonica non sempre veloce come in città, necessità di riscaldarsi col gpl e con il pellet, inverni rigidi sopra i mille metri».
E poi una grande verità, spesso dimenticata troppo facilmente.
«La montagna va amata per quel che è, in silenzio e nel silenzio. Non si può pensare di avere lo stesso modo di vivere di una città, cambiano molte cose e bisogna accettare dei compromessi. Se uno è consapevole di questo – conclude – in montagna si troverà benissimo anche da abitante».
É una delle imprenditrici-pastora più giovani di Toscana, forse d'Italia. Sebbene assomigli alla scena di un film d'altri tempi, nel suo cavalcare a pelo il uso cavallo mentre porta al pascolo il gregge non c'è niente di artefatto o finto: è, semplicemente e splendidamente, il suo lavoro. Rachele Petrucci ha 24 anni e già da cinque anni ha preso in mano l’azienda della nonna, a San Marcello Piteglio, l'Azienda agricola Verdetti Catia.
Nell'azienda agricola si contano circa 140 pecore massesi ed una decina di capre. Tra le sue produzioni c’è il pecorino di latte crudo della montagna pistoiese, Presidio Slow food, vincolato all’utilizzo del latte di pecora massese.
«Mio padre ha un’azienda di movimento terra mentre mia madre è ostetrica, io ho deciso di tornare all’azienda di famiglia che era gestita da mia nonna. I miei genitori mi hanno sostenuta e adesso questo è il mio lavoro».
Una storia di impegno, fatica e di grande volontà ma Rachele aveva le idee ben chiare fin da piccola.
«Fin da piccola seguivo i miei nonni nella stalla e non ho mai desiderato far altro, sapevo che un giorno lo avrei fatto di lavoro. Finite le superiori ho iniziato e da lì è diventato il mio lavoro. Non me ne sono mai pentita: il mio lavoro è vivere all’aperto, stare a contatto con gli animali e di coltivare una passione che ho sempre avuto».
Per quanto possa sembrare pittoresco e curioso, l'azienda agricola di Rachele deve confrontarsi ogni giorno con il mercato dei prodotti alimentari.
«In azienda abbiamo recentemente investito per rifare tutta la parte di produzione che gestisco io personalmente. Anche se lo faccio da anni sto affinando sempre di più le tecniche di produzione del formaggio, allargandomi anche con quelli di capra che mi stanno grande soddisfazioni. Il formaggio che produco personalmente lo vendo anche ai privati e ai rivenditori della zona. L'attenzione è verso la qualità del prodotto, non la quantità. É un super impegno tenere ritmi di produzione così alti, ma è anche una grande soddisfazione ed è il premio del mio impegno in questa attività».
Rachele è molto giovane ma non per questo inesperta: da anni si migliora costantemente nella produzione dei suoi formaggi, sia di capra che di pecora.
«Uno dei più particolari – dice – sono quelli freschi di capra a coagulazione lattica. Si tratta di una particolare lavorazione, in cui si comincia con il latte appena munto ancora tiepido, e si finisce molte ore dopo, circa quaranta, con la salatura delle formine. Il risultato è super».
Nello spirito imprenditoriale della giovane Rachele c'è tutta la voglia di quei giovani (e non sono pochi) che non solo hanno deciso di non abbandonare la montagna, ma hanno anche scelto di investirci e di rilanciare un'attività che rischiava di andare persa. Un'attività imprenditoriale, quella della pastorizia, vista talvolta con scetticismo dall'esterno e che invece è capace di portare introiti e sviluppo economico per se e per il territorio.
Hanno scelto la montagna pistoiese per proporre un percorso di terapia forestale a tutte le persone che la necessitano. É la scommessa di Francesco Becheri e Martina Taioli: compagni nella vita, entrambi psicologi, pratese lui e gavinanina lei, hanno deciso di recuperare il Podere Pian dei Termini (nel comune di San Marcello Piteglio) per dare vita ad un progetto molto ambizioso. Accanto ad un'azienda agricola nata nel 2018, dove trasformano le materie prime per realizzare una ottima birra artigianale di aghi di abete, castagne, miele e altri prodotti, sorge un percorso di quattro chilometri immerso nelle foreste che sarà la base della terapia.
«Che le foreste siano rilassanti per le persone è risaputo – racconta il dottore Francesco Becheri a Metropoli Rurali –, quello che abbiamo fatto noi in questi due anni è contribuire a validare scientificamente questo assunto. Con lo straordinario apporto di Ibe Cnr lo abbiamo fatto, ad esempio, monitorando le quantità e qualità dei composti organici volatili biogenici (BVOC), quali precursori degli effetti preventivi e terapeutici delle foreste. Una sorta di “aerosol forestale” che comporta una serie di benefici sulla psiche e sul fisiche delle persone che lo respirano. E lo abbiamo fatto proprio a Pian dei Termini. I risultati sono stati ottimi».
Gli studi portati avanti dal dott. Becheri, forti anche dell'esperienza maturata in Giappone, precursore mondiale della terapia forestale, hanno dimostrato riduzione sui vissuti di ansia, rabbia e toni depressivi dei pazienti. In caso di soggiorni prolungati in foresta, si sono anche registrati innalzamenti dei livelli del sistema immunitario.
«Parliamo di una forma di medicina integrativa e preventiva: la foresta, da sola, non sostituisce i trattamenti medici e psicologici – sottolinea il dott. Becheri –. Questa pratica si è sviluppata in Giappone, dove lo stress da lavoro è un'emergenza sociale da molti anni. Lì le persone, nei casi più gravi, arrivano letteralmente a morire di straordinari. Per evitare questi estremi, già dagli anni '80 i giapponesi hanno iniziato a fare trattamenti di terapia forestale. Noi siamo contenti di proporre la stessa possibilità anche sulla montagna pistoiese, a Pian dei Termini».
Al progetto partecipano molti partner, che rendono l'esperienza di Pian dei Termini una delle più validi percorsi in Italia: troviamo dunque la Scuola di Agraria dell’Università di Firenze, il CNR, il Comitato Tecnico Scientifico del CAI, il dipartimento di neuroscienze della Facoltà di Psicologia di Firenze.
«Ogni foresta ha le sue unicità – dice Becheri – ma la strada forestale che da Pian dei Termini porta in direzione est verso il crinale appenninico è semplicemente perfetta per il nostro obiettivo. Sono 4 km di camminata a quote comprese tra 1.020 e 1.150 m, quindi con pendenze molto moderate, immersa in ambiente forestale di castagno, pino nero e abeti bianchi e conifere. Una gioia per gli occhi. Le caratteristiche del percorso rappresentano una parte fondamentale degli effetti terapeutici».
Dopo mesi di studio (e di lockdown che avrebbe reso impossibile l'arrivo delle persone), adesso finalmente le attività possono iniziare.
«Siamo molto contenti di poter offrire tutto questo dall'estate – conclude Becheri –. Amiamo profondamente la montagna e siamo contenti di poterla valorizzare così creando anche, nel nostro piccolo, posti di lavoro con il nostro magnifico staff. I ritmi della città sono tremendi ma finché ci saranno posti come la montagna pistoiese e Pian dei Termini – dice – potremo tenere lo stress sotto controllo».
Tra calo dei contagi da Covid-19 e i tanti dubbi relativi all'insorgere di nuove varianti di virus, Marliana e il suo territorio tenta, piano piano, di tornare ad una parvenza di normalità. Non è, però facile.
«Il Covid non ci ha permesso di poter fare un salto di qualità sotto l'aspetto della promozione del territorio – dice il sindaco Marco Traversari a Metropoli Rurali Alto Reno – Il bilancio attuale non ci permette di poter fare di più, a parte gestire al meglio quello che abbiamo».
Prima della pandemia, comunque, erano iniziati importanti lavori di riqualificazione su alcune aree del territorio.
«Stiamo riqualificando molti borghi del nostro comune – continua il sindaco – Questo rappresenta un punto importante sotto l'aspetto della bellezza del nostro territorio. Stanno partendo lavori a Serra Pistoiese e Momigno, mentre a Casore del Monte sono già partiti».
In cosa consistono questi lavori?
«Soprattutto lavori agli spazi verdi ed il decoro. Stiamo affidando la pianificazione delle aree verdi ad un progettista esterno che andrà ad agire su varie aree delle nostre frazioni. Ne discuteremo presto in consiglio comunale. Il tutto renderà ancora più vivibile le frazioni per abitanti e turisti.»
Sul territorio c'è stato un aumento di abitanti durante il Covid-19 o subito dopo?
«Un'inversione di marcia l'abbiamo vista e la stiamo vedendo tuttora. Si stanno vendendo diverse abitazioni che erano rimaste vuote per diverse anni. Vengono comprate da persone che magari non prenderanno qui la residenza, ma rimarranno a Marliana per periodi lunghi, nella stagione buona. Una dinamica che favorirà empori, circoli e le altre attività già da questa stagione estiva».
Perché dice che non prenderanno la residenza stabilmente a Marliana?
«Temo che il problema più grande di questa area sia la connettività. Non dappertutto c'è una buona connessione, elemento imprescindibile nel 2021. Abbiamo porzioni di territorio che non sono coperte così bene e, in qualche zona, anche il cellulare fa fatica. Quelle zone, che fortunatamente non sono molte ma ci sono, non sono appetibili per trasferircisi tutto l'anno».
Come amministrazione avete modo di fare pressione sui gestori per aumentare la connettività?
«Non abbiamo nessun tipo normativo che ci possa consentire di fare pressioni sui gestori. Noi sul territorio di Marliana abbiamo 4 ripetitori che sono utilizzati da diversi gestori ma nonostante questo alcune zone sono ko. Addirittura, nel crinale tra Goraiolo a Prunetta, secondo i gestori non è possibile mettere ripetitori perché sarebbero nocivi alla ricezione in pianura a causa delle interferenze. Questo purtroppo pregiudica alcune zone».
Soluzioni a breve termine?
«In alcuni punti la fibra è accessibile, però l'utente deve comunque stipulare un contratto di telefonia fissa che ormai è vista più come una scocciatura che altro. Altrimenti c'è la connessione satellitare, che ha comunque un costo ancora piuttosto alto che non tutti sono disposti a spendere».
Nelle aree in cui la connettività non è un problema si possono fare grandi affari...
«Indubbiamente il costo della case e degli affitti è ben più basso rispetto alla città. Più sali di quota e meno le case costano. Uno può abitare in aperta campagna e raggiungere Pistoia o Montecatini con un viaggio in auto di qualche decina di minuti. E poi c'è anche il bus...».
Esatto. I servizi ci sono tutti.
«Sul territorio ci sono il nido d'infanzia, le scuole elementari, i servizi di trasporto, la mensa e tutti gli altri servizi legati a questo. Solo per le scuole medie occorre scendere a Pistoia o Montecatini. Anche io, ai tempi, ho fatto le medie a Pistoia. Non è stato un sacrificio particolari, anzi».
Come qualità della vita non c'è paragone con la città.
«Vivere in un paese in collina o montagna è un'altra cosa rispetto alla città. Se ne guadagna in fegato e in salute. Certo, magari non a tutti può piacere, ma senz'altro può essere una scelta di vita da prendere in considerazione, soprattutto grazie alle nuove possibilità di fare smartworking a distanza, potendo contare su una connessione affidabile».
«Io e la mia famiglia abbiamo scelto la montagna e non me ne pento assolutamente, anzi».
Chi parla è Eleonora Squilloni, giovane neo-titolare del circolo "La casa della Musica di Piteglio. Lei, insieme al figlio e al compagno Luca, si sono trasferiti da Poggio a Caiano a Le Piastre, dove abitano da circa un anno e mezzo.
«I motivi di questa scelta – ci rivela – sono molti. La prima è lavorativa: ci si è presentata la possibilità di prendere in gestione il circolo di Piteglio e ne abbiamo approfittato. Insieme al mio compagno abbiamo sempre voluto costruire qualcosa di nostro, dopo anni di lavoro dipendente».
Ma Eleonora e la sua famiglia si erano già trasferiti in montagna quando entrambi lavoravano in centro a Pistoia. Una loro scelta consapevole, insomma, non solo mossa dal risparmio.
«Certo, c'è anche quello – dice Eleonora – ma sentivamo la necessità di scappare dalla città e rifugiarci nel verde, se avremmo voluto vivere giù lo avremmo fatto in qualche modo, a prescindere dai prezzi. Vivevamo a Poggio a Caiano e per cinquanta metri quadri servivano quasi 700 euro di affitto. Per raggiungere Firenze o Pistoia rimanevamo imbottigliati nel traffico ogni giorno. Ci eravamo stufati sia delle spese che della poca qualità della vita...».
Così è venuta in soccorso la montagna pistoiese, che notoriamente offre condizioni di affitto e vendita di case a prezzi molto più bassi rispetto alla pianura.
«A Le Piastre l'affitto è meno della metà e la casa è molto più bella e più grande di dove abitavamo prima: abbiamo due piani per noi, due bagni e quattro camere. Quassù non manca nulla: ho la connessione internet con la fibra, le consegne di Amazon veloci arrivano il giorno dopo come in città, c'è il bar, c'è la bottega alimentare, c'è il bus. E poi Pistoia è a venti minuti di macchina... molti di meno di quanto ne facevo da Poggio a Caiano, specialmente col traffico».
Oltre al fattore economico, poi sono arrivate anche tutta una serie di benefici più o meno inaspettati.
«Mio figlio quando torna dalla nonna a Firenze dice 'Mamma, come puzza la città!'. In effetti qua a Le Piastre lo smog non esiste. E poi, devo dire, non pensavo ci fossero così tante persone giovani in montagna. Ragazzi e ragazze che sono nati qua e non intendono trasferirsi in pianura, molti nemmeno per lavoro. Non ci si sente affatto soli, insomma. Senza contare che qui le amicizie hanno un peso specifico più alto rispetto alla città, dove ci sono tante persone ma non si è davvero amici con nessuno o quasi».
Proprio l'attenzione alla riscoperta del territorio montano è data dalla vasta scelta di prodotti a chilometro zero in vendita nel loro circolo di Piteglio.
«Ci riforniamo da tantissime aziende e produttori della montagna e siamo molto orgogliosi di quello che vendiamo: dal miele del “Baffo” dell'azienda apistica “La Pieve”, ai prodotti “Delle Granaie” e dal nostro macellaio di fiducia di Prataccio, solo per citarne alcuni. Ci vogliamo distaccare dalla produzione industriale e far riscoprire le tante aziende locali che stanno ingranando sempre più. Invitiamo tutti a venirci a trovare, siamo di fronte alla piazza di Piteglio, non potete mancarci».
Dalla redazione di Metropoli Rurali Alto Reno un grande “In bocca al lupo” per questa nuova avventura del circolo!
«Il nostro comune covid-free? Non diciamolo, porta male. Siamo però su una buona strada, viste anche le tante vaccinazioni».
A dirlo è il sindaco di Sambuca Pistoiese, dopo una serie di giornate incoraggianti per quanto riguarda i dati dei nuovi contagi, sempre meno frequenti.
«In totale, da inizio pandemia, abbiamo avuto 76 casi su 1500 persone. L'indice, insomma, è stato basso. Adesso però, a differenza dell'anno scorso, buona parte della nostra cittadinanza è vaccinata. Il virus c'è ma fa un po' meno paura».
E rilancia.
«Se tutto prosegue così, nel giro di un mese, verso giugno, dovremo avere oltre il 60% della nostra popolazione vaccinata. Sarebbe un bel risultato».
Intanto hanno riaperto (solo con consumazioni all'aperto) anche i circoli ricreativi, dopo mesi di chiusura totale. «Certo è che se non smette di piovere ai titolari cambia poco o nulla da essere chiusi» ha detto sconsolato il sindaco.
Ma se il Covid-19, facciamo gli scongiuri, sembra concedere una tregua almeno per quanto riguarda l'emergenza i decessi, sulla vallata si riaffacciano problemi e questioni messe “in pausa” dalla pandemia. Su tutti, quello della viabilità.
«Ci sono molti, moltissimi lavori da fare – ha detto il sindaco – ma con il meteo di questi giorni c'è poco da fare, si fa fatica. Con la pioggia, certi cantieri non possono andare avanti. Quali? Parliamo della Pistoia – Riola ad esempio, o di un tratto della provinciale da Lentula a Treppio che è tutto sciupato. Infine ci sarebbe il rifacimento di via Bolognese, dal Passo della Collina al Signorino. Dobbiamo fare presto qui: con i cambiamenti climatici, anche l'estate è soggetta a forti piogge e nubifragi intensi. Sarebbe bene arrivare alla chiusura del traforo con questi lavori conclusi».
Insieme alla chiusura del traforo, ci sarà anche una seconda problematica: i lavori sulla ferrovia Porrettana, che vedrà lo stop ai treni dal 17 luglio fino al 5 settembre. Tra lavori e stop ai treni, insomma, raggiungere il capoluogo provinciale da Sambuca quest'estate non sarà semplice.