Cosa proviamo quando un investimento è in perdita o in guadagno? Psicologicamente a parità di importo la perdita ha un effetto maggiore sulla nostra mente rispetto ad una vincita (Si vedano gli studi del premio Nobel all’economia Daniel Kahneman). Se ci facciamo attenzione lo possiamo provare tutti giorni, tendenzialmente trovare 500€ non dà la stessa intensità di emozione come perderne altrettanti 500€. La perdita ci rimane più impressa, perdere fa più male. Kahneman è riuscito a quantificare attraverso una funzione che l’utilità della perdita vale il doppio della vincita.
I suoi studi hanno evidenziato che il valore soggettivo decresce per ogni unità vinta o persa in più. La nostra sensibilità è maggiore alla differenza tra 10 e 20 che tra 5.000 e 5.010, eppure son sempre 10 unità di differenza.
Facendo un esempio pongo un sondaggio svolto sul Il Sole24ore. Una volta letto provate subito a rispondere. Il quiz è il seguente:
“Lancio di una moneta. Quale alternativa preferisci?”
- 1.000 lanci consecutivi. Testa guadagno 15€. Croce perdo 10€.
- 500 lanci consecutivi. Testa guadagno 10€. Croce perdo 5€.
- 100 lanci consecutivi. Testa guadagno 8€. Croce perdo 1€
- 50 lanci consecutivi. Testa guadagno 5€. Croce non perdo niente.
Il 9% ha risposto B che avrebbe portato un ricavo medio di 1.250€, il 21% A con un guadagno medio 2.500€, 21% per C che frutterebbe in media 350€ e ben 49% la soluzione D che in 50 lanci in media ha un ritorno di 125€.
La maggioranza delle persone hanno scelto una soluzione “sicura” a scapito di altre più remunerative perché tendiamo a rifiutare un investimento che genera una momentanea perdita ma ha un rendimento significativamente maggiore a scapito di uno sicuro ma con un valore finale nettamente inferiore, per questo si dice che siamo avversi al rischio.
La paura è uno stato emotivo che cerca di prepararci all’azione portandoci ad un pensiero debole e poco flessibile alla realtà. La paura ci può indurre a compiere scelte inefficienti quando decidiamo la strategia di investimento e il panico, emozione successiva, fa sorgere l’esigenza di agire nell’immediato. Ad esempio quando gli investimenti hanno un repentino calo, il panico ci induce a uscirne senza analizzare le reali capacità di ripresa in funzione all’orizzonte temporale preposto. Oltre al timore siamo soggetti anche all’avidità. Anticipare le vincite attiva le parti celebrali della ricompensa, quelle che generano piacere allo stesso modo come accade col sesso, usufruire di beni lusso, il cioccolato eccetera. L’attivazione di queste aree può modificare la percezione del rischio. Ad esempio se un investimento molto rischioso genera un guadagno repentino e immediato inconsciamente ci induce a tentare di nuovo lo stesso senza curarsi delle probabilità di ottenere un profitto (Il cavallo nero domina il pony bianco).
Frequentemente capita che occorra prendere una decisione per gestire situazioni complesse in condizioni di incertezza. In tali occasioni applichiamo scorciatoie mentali che non sempre ci conducono alla migliore soluzione e in questo caso diventano trappole mentali. Conoscerle ci aiuta ad evitarle, perciò vediamone alcune:
1) Si tende a sovrastimare le probabilità di eventi importanti o noti: Generalmente si crede che il mercato azionario sia più rischioso di uno obbligazionario, siamo indotti a pensarlo perché fino ad oggi è stato sufficientemente remunerativo e stabile. Non siamo consapevoli che i fattori finanziari sono cambiati e che a causa delle news enfatizzate che ogni giorno vediamo nelle tv, tipo “borsa americana brucia X miliardi” associando il termine borsa al mercato azionario e lo crediamo più pericoloso (ricordiamo che siamo più sensibili alle perdite, difficilmente rimarremo stupiti a sentire “la borsa sale del 4%”). Prendiamo in considerazione la crisi post-covid. La maggior parte dei mercati azionari hanno recuperato ampiamente il calo mentre gli indici obbligazionari, quelli comunemente ritenuti più sicuri, hanno ancora della strada da fare. Le ragioni sono tante e complesse, ne approfondiremo prossimamente. Un altro esempio è quello di scegliere titoli più noti al nostro quotidiano. Uno studio ha dimostrato che 93% degli americani investono in azioni americane. Il 98% degli investitori giapponesi in aziende giapponesi e così via.. Coca Cola a sede ad Atlanta. Quante azioni detengono i cittadini di Atlanta? Ben il 16%!!!
2) La pigrizia razionale prevale : Kahneman denominò sistema 1 l’intuizione/l’inconscio (Il cavallo nero) la parte che induce operazioni rapide, automatiche, poco costose e difficili da controllare. Il sistema 2 la razionalità/il ragionamento, le cui azioni sono lente, costose in termini di fatica, governate da regole che possono essere apprese e quindi deliberatamente governabili. Nella vita ci occorrono entrambe, l’intuito e il ragionamento. Quanto bene facciamo dipende da come i due sistemi interagiscono e come la mente gestisce i loro conflitti. Sbagliamo quando davanti ad un problema si attiva il sistema 1 che, intuitivamente e senza alcuno sforzo consapevole, genera una risposta scorretta senza che questa venga corretta dal sistema 2. Tornando al quiz iniziale il sistema 1 sceglierebbe la soluzione D, mentre il sistema 2 se attivato porterà l’investitore a trarre il massimo profitto grazie alla razionalità.
3) In caso di vittoria analizza le circostanze che hanno aiutato e quando perdi medita agli errori: Tendenzialmente ci giustifichiamo in caso negativo e ci glorifichiamo se otteniamo qualcosa di positivo. Ciò accade anche quando investiamo. Anche il successo è dato dalle circostanze favorevoli. E’ vero anche che avere metodo e disciplina aumenta le probabilità di successo. Allo stesso modo se analizzassimo anche le cause di perdita sicuramente individueremo omissioni, errori o negligenze.
4) Ancoraggio: Spesso ci troviamo nella situazione di dover cambiare qualcosa di noto con altro di ignoto. In questi momenti la pigrizia e il timore che gli svantaggi siano superiori ci inducono a non agire, aspettare chissà quale magico cambiamento. Tale immobilismo minaccia la capacità di considerare seriamente alternative migliori che il mercato offre.
5) Meglio un uovo oggi che una gallina domani: Tendenzialmente gli individui preferiscono un guadagno sicuro e immediato piuttosto che uno maggiore, insicuro e in là nel tempo. Un semplice test di due domande chiede la preferenza di ricevere tra 1.000€ all’istante o 1.100€ tra una settimana e successivamente tra 1.000€ tra un anno o 1.100€ tra un anno e una settimana. La maggior parte delle persone risponde 1.000€ immediatamente e 1.100€ se l’attesa è comunque maggiore di un anno. Una persona che deve scegliere tra piaceri presenti che ci portano a costi immediati e benefici futuri sarà sempre tentata dalla gratificazione immediata che dalla forza motivazionale delle ragioni che ci porterebbero ad intraprendere un’azione lungimirante. Un po’ come la storia della cicala e la formica. La prima ti spinge al piacere immediato, la seconda ti invita ad agire razionalmente.
6) La legge dei piccoli numeri: Crediamo che quello che accade per piccole serie sia statisticamente valido per serie molto lunghe. Esaminando i mercati azionari in 130 anni di storia si verifica che un portafoglio azionario americano diversificato da sempre un risultato positivo al 95% in 10 anni, 100% se aumentiamo il tempo a 15 anni, con un rendimento medio tra il 6% - 8%. Mentre è chiaro che se consideriamo 2 anni la probabilità di guadagno è scarsissima. La nostra mente però tende a focalizzarsi sul breve, prende per buono quello che accade in quel scarso lasso di tempo e lo rende veritiero per tutti i casi.
7) Incapacità regressiva: Essere regressivi, nel gergo puramente statistico, significa dare le giuste probabilità agli eventi. La performance di una squadra che ha vinto la partita precedente sei a zero sarà peggiore o migliore nel caso in cui nella penultima partita avesse perso sei a zero. Questo perché i due risultati sono estremi e la probabilità che si ripetano è bassa. Allo stesso modo se un mercato azionario diversificato globale ha avuto un paio di performance annuali negative o poco positive è lecito attendersi che con buona probabilità gli anni successivi siano più profittevoli. “Siamo eccessivamente pessimisti per titoli e mercati che hanno male performato in passato e eccessivamente ottimisti per quelli vincenti nei tempi precedenti” (Rchard Thaler)
Ora che conosciamo le principali trappole mentali sapremo individuarle ogni qual volta si presenteranno in un processo di investimento. La consapevolezza ci aiuterà a gestirle, evitando di commettere errori indotti dall’emotività e l’irrazionalità. Come abbiamo detto la soluzione, per niente banale, è quella dell’attivazione della parte razionale della nostra mente, stimolata dal pensiero logico.
Il Dott. Mirko Avietti
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