RISPARMIO & CONTI CORRENTI: Un rapporto in cui fiducia, sicurezza e valore sono in crisi da anni.
Come le soluzioni del risparmio gestito possono garantire SICUREZZA, SOLIDITA’ e VALORE al nostro risparmio.
Prima di approfondire è necessario fare un passo indietro negli anni per comprendere le dinamiche attuali. Sono più di 10 anni che il settore bancario non gode di ottima salute patrimoniale. Tutto iniziò dalla nota crisi finanziaria del 2007-2008, partendo dagli USA per diffondersi in tutto il mondo. Fu proprio una grande banca americana ad essere la prima gigante realtà a saltare a gambe all’aria.
Attività speculative in compiacenza ad Autorità di Vigilanza incapaci di monitorare il settore bancario, la recessione economica e il continuo ribasso dei tassi di interesse hanno portato ingenti perdite e assenza di redditività.
Questo scenario lo abbiamo vissuto molto bene in Europa, soprattutto in Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, con la crisi del debito sovrano. Paesi con ancora oggi elevati livelli di debito e denominati in quei giorni con l’infelice acronimo “PIIGS” (MAIALI in Inglese). I relativi titoli di debito subirono ingenti vendite, spinte anche da un movimento speculativo da parte di operatori finanziari, causando alle loro quotazioni crolli importanti. Gli investitori che erano in possesso di titoli obbligazionari governativi italiani, i più comuni BTP, subirono ingenti perdite. Chi erano e lo sono ancora oggi i maggiori possessori di titoli obbligazionari italiani? Le banche, le quali subirono un deterioramento patrimoniale, portando gli istituti meno solidi ai primi fallimenti. Fino a questo momento la banca era considerata (lo è un po’ erroneamente ancora oggi) l’entità capace di garantire la massima sicurezza ai nostri risparmi ed è qui ha inizio la rottura dell’ottimo rapporto tra conto corrente e risparmio. Negli anni che si sono succeduti tanti risparmiatori hanno subito perdite importanti, causate da una combo di fattori quali frodi, assenza di vigilanza e scarsa educazione finanziaria.
Oggi detenere la liquidità nei conti correnti più dello stretto necessario è in tutti i casi una perdita CERTA di valore e in alcuni, a seconda dello stato patrimoniale dell’istituto di credito in esame , un RISCHIO concreto.
E’ una perdita di valore CERTA perché i conti correnti sono strumenti di risparmio che alle attuali condizioni dei tassi di interesse non generano alcuna remunerazione e sono soggetti a costi sempre più elevati. Gli istituti europei pagano un interesse alla Banca Centrale Europea per depositare la loro liquidità, ciò si riflette di seguito verso i risparmiatori finali applicando costi maggiori e in alcune realtà Europee per i depositi maggiori vengono applicati a loro volta interessi negativi . Ai costi bancari dobbiamo aggiungere l’inevitabile erosione del valore dovuto all’inflazione.
In merito alla sicurezza è necessario fare riferimento al Bail In, sistema di risoluzione di un’eventuale crisi bancaria che prevede l’esclusivo e diretto coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti, correntisti (sopra i 100.000€) della banca stessa. Ciò non significa di per certo che chi ha un deposito sotto 100.000€ possa far sonni tranquilli grazie alla copertura del fondo di garanzia interbancario, il quale ha l’onere di rimborsare i conti correntisti in caso di fallimento dell’istituto di credito.
La sola liquidità detenuta nei conti correnti italiani è arrivata a 2.000€ miliardi.
Il fondo interbancario ha una capienza di poco 616€ miliardi, il 30,8% della liquidità totale.
Se per i depositi con importi maggiori di 100.000€ c’è un esposizione completa al rischio default della banca, quelli con importi inferiori sarebbe necessario capire quanto ammontano nel totale e come sono distribuiti fra gli istituti, magari classificati anche in base ai loro rating.
Alla luce di queste informazioni ci chiediamo quindi come può il risparmio gestito garantire maggiore SICUREZZA e VALORE ai nostri denari?
Quando operiamo un investimento in un fondo/SICAV occorre sapere che il relativo patrimonio è separato da quello della società che lo gestisce e da chi lo distribuisce. La legge prevede che i capitali investiti dai clienti siano custoditi nella banca depositaria, che deve essere indipendente dalla società di gestione, dal gruppo finanziario che lo controlla e dalla società di distribuzione. Tutti gli asset costuditi presso la banca depositaria rimangono separati dal patrimonio della banca stessa senza alcuna possibilità per i creditori di aggredirlo anche in caso di bail in della banca stessa.
Facendo un esempio pratico consideriamo un fondo di investimento con sede Lussemburghese rappresentato nella figura seguente.

L’investitore decide di fare l’investimento, versa l’importo a favore della Società distributrice italiana, la quale invia la richiesta di investimento al SIP, Soggetto Incaricato dei Pagamenti, il quale svolge un ruolo di sostituto di imposta e d’intermediazione nei pagamenti. Il SIP una volta ricevuto il denaro lo trasferisce presso la banca depositaria del fondo di investimento nel medesimo Paese dove la società di gestione ha sede legale, quindi in tal caso il Lussemburgo.
Attraverso questa struttura patrimoniale è possibile dare maggiore sicurezza nostro patrimonio mediante l’utilizzo di strumenti di risparmio gestito beneficiando della massima flessibilità e liquidabilità che garantiscano la liquidità con soli 5 gg lavorativi dalla richiesta di disinvestimento.
Cosa accadrebbe se fallisse il soggetto che colloca il fondo di investimento?
Il soggetto collocatore non ha alcun diritto sugli investimenti del cliente. Quindi, in caso di fallimento l’investitore non subirebbe alcun danno di tipo patrimoniale. Quest’ultimo potrebbe trasferire la propria posizione presso un altro soggetto collocatore o richiedere direttamente al SIP il rimborso totale della propria posizione.
Cosa accadrebbe in caso di fallimento del SIP? Anche in questo caso l’investitore non subirebbe alcun danno di tipo patrimoniale in quanto il suo investimento non entra mai a far parte del patrimonio della Banca Corrispondente. La posizione individuale sarebbe quindi semplicemente trasferita presso un altro soggetto incaricato dei pagamenti.
Cosa accadrebbe se fallisse la Banca depositaria? Il patrimonio della SICAV è di proprietà degli investitori ed é segregato rispetto al patrimonio della Banca Depositaria. Pertanto esso non può essere aggredito dai creditori della banca e di conseguenza il fondo e le azioni/quote degli investitori non subirebbero alcun danno di tipo patrimoniale.
Cosa accadrebbe se fallisse il fondo o la SICAV? Il fallimento di una SICAV sarebbe possibile solo nel caso in cui fallissero tutte le società e i Governi in cui la SICAV investe. In considerazione della diversificazione che caratterizza le SICAV é quindi ragionevole ritenere che un evento simile sia estremamente improbabile, se non impossibile.
Cosa accadrebbe se l’Italia uscisse dall’Euro? Se l’Italia uscisse dall’Euro, anche in questo caso non si configurerebbe di per sé una penalizzazione del patrimonio investito in quanto il valore della quota (NAV) dei comparti della SICAV continuerebbe ad essere denominato nella valuta del fondo (EUR, USD, etc.). All’atto del rimborso il cliente italiano riceverebbe l’importo di spettanza convertito nella nuova divisa nazionale o potrebbe in alternativa indicare al soggetto collocatore un nuovo conto in divisa diversa. Nel caso, di per sé non escluso, di accredito della posizione maturata su un conto all’estero, gli adempimenti di natura fiscale / amministrativa che da ciò dovessero emergere ricadrebbero sotto la responsabilità diretta dell’investitore.
Se il Governo italiano applicasse un prelievo forzoso per sistemare i conti pubblici? Se le autorità Italiane imponessero un prelievo forzoso sui conti correnti, esse non avrebbero titolo per aggredire gli investimenti in SICAV lussemburghesi. Le SICAV e la Banca Depositaria di diritto Lussemburghese sono infatti autorizzate dall’autorità di vigilanza lussemburghese (CSSF) e sono regolamentate in questo Paese.
Perché un risparmiatore dovrebbe scegliere il risparmio gestito?
- AUTONOMIA: Il patrimonio del fondo è separato da quello della società che lo gestisce e da chi lo distribuisce. La norma prevede che le somme investite dai risparmiatori siano custodite nella banca depositaria, una banca indipendente dalla società di gestione, dal gruppo che la controlla e dal distributore.
- SICUREZZA: Il mercato dei fondi comuni d’investimento è governato da norme molto severe. Le principali autorità italiane ed europee (Banca d’Italia, Consob e SSF) vigilano sul rispetto delle norme a tutela degli investitori.
- TRASPARENZA: Il risparmiatore sa sempre quanto valgono i suoi fondi e come sono gestiti. Il valore giornaliero è pubblicato sui principali mezzi di informazione e consente al sottoscrittore di monitorare l’andamento dei propri investimenti. Ciascuno può scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze nell’ambito di una gamma molto vasta, organizzata in oltre 40 diverse categorie.
- DIVERSIFICAZIONE: I fondi investono in diversi titoli e in vari mercati per cogliere le migliori opportunità e ridurre il rischio. In questo modo l’andamento di un singolo titolo non può influenzare significativamente il risultato dell’intero paniere. Un concetto assimilabile all’antico adagio popolare che recita "non mettere tutte le uova nello stesso paniere".
- VALORE: Attraverso una pianificazione è possibile ottenere una remunerazione significativa investendo in modo diversificato nelle varie asset class (mercato monetario, obbligazionario e azionario) in funzione alle proprie esigenze finanziarie.
La domanda che sorge è: perché preferiamo lasciare i nostri soldi, quelli eccedenti a soddisfare i nostri fabbisogni primari, in uno strumento che non mi garantisce SICUREZZA e accettiamo il fatto che questi soldi subiscano una continua perdita di valore?
La risposta si collega al tema descritto nel primo articolo da me pubblicato “CONOSCERE SE STESSI” dove si descrive la difficile convivenza tra il nostro inconscio (il cavallo nero), rappresentato dalla nostra emotività e la tendenza di ancorarsi alle nostre certezze, e la razionalità (il cavallo bianco) che dovrebbe spingerci a metterci sempre in discussione e cercare di comprendere lucidamente la realtà dei fenomeni che viviamo.
Quello che occorre è avere la volontà di superare i nostri limiti emotivi e certamente sforzarsi di applicare una pianificazione razionale dell’impiego dei nostri soldi, sempre in funzione alle nostre esigenze.
Il Dott. Mirko Avietti
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