Negli articoli precedenti abbiamo discusso delle nostre emozioni, analizzando come queste condizionino le nostre scelte e di conseguenza come affrontarle attraverso processi razionali. Si è ragionato poi sulle motivazioni per le quali investiamo. E adesso? Non resta che fare passo decisivo.
Investire è compiere un lungo viaggio su un territorio sconosciuto. Non sappiamo come i mercati si muoveranno, diffidare da coloro che sanno con certezza quale sia la direzione, quello che però possiamo fare è conoscere le variabili e le dinamiche che li coinvolgono in modo tale da pianificare le azioni da compiere in base agli scenari che si verificano al fine di giungere all’obiettivo preposto. Abbiamo quindi due opzioni, incamminarsi casualmente oppure con la mappa in mano consapevoli del percorso da percorrere anche seppur senza sapere quali opportunità o quali pericoli possiamo incontrare nel nostro sentiero.
Partiamo da concetti macroeconomici semplici, Euribor e Eurirs i quali serviranno a introdurre i primi strumenti finanziari, le obbligazioni.
L’Euribor è il tasso di interesse medio con il quale gli istituti bancari si prestano denaro all’interno dell’area Euro a varie scadenze (1 settimana, 1 mese, 3 mesi, 6 mesi e 12 mesi). Questo tasso di interesse è utilizzato come tasso di riferimento applicato ai mutui a tasso variabile (euribor 3 mesi + spread applicato dalla banca), in tal caso all’aumentare dell’euribor aumenta il costo del nostro finanziamento e viceversa.
Nella seguente immagine si noti come i vari tassi nelle rispettive scadenze siano diminuiti da 3% a valori negativi negli ultimi 20 anni.
EURIBOR

L’Eurirs invece fa riferimento alle scadenze da 1 a 50 anni ed è considerato il tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso. Ad esempio un mutuo a 30 anni stipulato oggi avrà un Tasso Annuale Nominale = (Eurirs a 30 anni + spread definito dalla banca).
Anche per questa tipologia di tasso gli ultimi anni della sua storia lo ha visto drasticamente ridursi.
EURIRS
Cosi come accade per i mutui allo stesso modo accade per i finanziamenti alle imprese che, soprattutto per le aziende quotate nei mercati, avviene tramite l’emissione di titoli di debito chiamati obbligazioni.
Il mercato obbligazionario è il mercato preferito degli investitori italiani, storicamente amanti delle obbligazioni in quanto ritenuto uno strumento finanziario sicuro, senza considerare i vari casi bancari, Cirio, Parmalat, Argentina ed altri che avrebbero dovuto invece fugare ogni certezza.
Cosa è un obbligazione? E’ un titolo di credito attraverso il quale gli investitori prestano il proprio denaro all’emittente ricevendo in cambio un interesse e il rimborso del capitale a scadenza, in parole spicciole un prestito che le aziende o gli Stati richiedono al fine di finanziare le proprie spese. E’ uno strumento vitale per le necessità aziendali e governative ma come spesso accade l’avidità umana ha il sopravvento e come è avvenuto negli ultimi anni ne è stato fatto un uso per così dire “spregiudicato”.
Quali rischi corriamo investendo nelle obbligazioni? Teniamo a mente due concetti semplici in un processo di investimento “Il rischio intrapreso deve essere ADEGUATAMENTE remunerato” e “nessuno regale niente, rendimenti elevati hanno sempre un conto da pagare, in termini di volatilità, intesa come ampiezza delle oscillazioni dei prezzi dei titolo che riflette il concetto di rischio oppure liquidabilità (facilità di smobilizzo/disinvestimento).
In questo caso nell’interesse corrisposto dal titolo viene remunerato:
Rischio emittente: Il rischio che l’emittente non sia capace di restituire il capitale alla scadenza prefissata. Questo varia in funzione della scadenza, più è lontana e maggiore è la probabilità che l’emittente non sia capace di rimborsare il capitale, e in della solidità patrimoniale e la sostenibilità dei bilanci, che siano Stati o Aziende si considera la loro abilità nel contenere le spese e generare surplus/utili.
Esistono agenzie finanziarie (Moody’s, Fitch, Standard & Poor’s) che valutano tale rischio aggiudicando un valore tra una scala che va dal meno rischioso (AAA) al più rischioso (D).
RATING
Rischio Paese: La possibilità che uno Stato sia in bancarotta, un evento raro ma non impossibile, si veda il Russia 1998 e Argentina 2001.
Rischio liquidità: La capacità dello strumento di rendere il capitale investito liquido. Ad esempio uno strumento dove non si ha la possibilità di riavere indietro i propri soldi oppure averli con alti costi di uscita questo determina un alto livello di illiquidità, la quale deve essere remunerata da un rendimento maggiore. Rischio di cambio: Per un investitore europeo investire in obbligazioni in dollari coinvolge il processo di cambio, per il quale il rendimento finale dell’investimento è influenzato dalle condizioni di cambio Euro in Dollari al momento dell’acquisto e nella vendita da Dollari in Euro.
Definiamo adesso il tasso rischio nullo (free risk) come il tasso di interesse richiesto dagli investitori di un particolare mercato per investire in un titolo considerato sicuro per il quale secondo gli operatori riceveranno con buona certezza il capitale. Ad esempio nei mercati finanziari per quello europeo è il tasso di interesse delle obbligazioni governative tedesche (Bund), poiché la Germania è considerata dagli operatori un Paese solido in grado di rimborsare il capitale preso a prestito. Mentre per l’area americana è il Treasury, il titolo obbligazionario governativo degli USA. Detto ciò il tasso finale di un titolo obbligazionario X sarà la somma del tasso di rischio nullo più tutte le componenti di rischio associate. Se il tasso del titolo fosse 4,5% e il tasso rischio nullo 0,5% ciò vuol dire che il mercato, vale a dire l’insieme di tutti gli operatori finanziari, valuterà (4,5% - 0,5%)=4% la remunerazione complessiva per i fattori di rischio di quel titolo.
Anche le obbligazioni quotate sono caratterizzate dalle oscillazioni dei loro prezzi. Infatti questi variano in modo opposto rispetto alla variazione dei tassi di interesse di riferimento del mercato. Se quest’ultimo aumenta, allora il prezzo dell’obbligazione diminuisce e viceversa. Questo effetto è tanto più amplificato maggiore è il tempo rimasto alla scadenza di un titolo. Un’obbligazione con scadenza a 10 anni subirà una variazione maggiore rispetto ad una di 2 anni a parità degli altri fattori di rischio.
Oggi siamo in una situazione in cui i prezzi dei titoli obbligazionari governativi sono maggiori al valore di rimborso, determinando di fatto un rendimento negativo. L’investitore paga un costo per prestare il suo denaro, una cosa folle. A causa delle politiche monetarie espansive i pochi titoli obbligazionari con rendimenti positivi sono quelli con un rischio default maggiore, i così detti High Yield (Alto Rendimento) che così elevato non lo è più oppure spostandoci dalle aree sviluppate a quelle emergenti, dove le rispettive economie sono in una fase per la quale i tassi di riferimento di quei mercati sono ancora interessanti. Attenzione però in questo caso, investire in titoli obbligazionari in diversa valuta innesca un rischio di cambio, la possibilità di generare una perdita o una riduzione di guadagno a causa delle diverse condizioni di cambio tra due valute nei momenti diversi tra acquisto e vendita del titolo.
Al contrario delle credenze comuni nate negli anni passati quando le passate generazioni hanno vissuto un era in cui un obbligazione governativa italiana (BTP) fruttava un interesse a doppia cifra e la continua riduzione dei tassi avvenuta negli ultimi 30 anni ha portato ad un incremento del prezzo dei titoli favorendo importanti plusvalenze, la situazione attuale è ben diversa. Trovare valore nel mercato obbligazionario è sempre più complesso e rischioso per questo è doveroso sfatare ogni mito sull’assoluta sicurezza di questa tipologia di asset di investimento. Nel prossimo articolo valuteremo il mercato azionario analizzando i suoi rischi e le relative opportunità.
Il Dott. Mirko Avietti
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