Ottobre sta andando in archivio come uno dei più caldi di sempre, non solo sul nostro territorio ma in tutta Europa. Anzi: in alcune zone di Francia e Germania, il mese di ottobre ha fatto segnale anomalie positive ancor più alte di quelle italiane. Un brutto segnali, visto che il clima malato non è limitato all'atmosfera italiana, bensì alla totalità del continente europeo. Certo, la posizione della penisola italiana, circondata com'è da un mare relativamente caldo, rende l'aumento delle temperature potenzialmente più forte di altre zone più continentali.
Proprio il Mediterraneo, dati alla mano, risulta essere una delle aree in cui la temperatura aumenta con una curva ben maggiore rispetto a molte altre zone sparse nel mondo.
La domanda sorge spontanea: sarà sempre così? Il rischio è che non solo d'ora in avanti questa diventi la nuova normalità ma che, anzi, la tendenza sia ad un continuo estremizzarsi del clima soprattutto verso il caldo. Non è catastrofismo ma una mera lettura dei dati meteorologici in nostro possesso: qualsiasi misura preventiva venga presa per mettere a freno i gas serra, l'inerzia del riscaldamento già avviato porteranno un incremento della temperatura intorno ai due gradi di media, con punte di 3 gradi sui paesi che si affacciano nel Mediterraneo.
Per rendere l'idea: le estati in Toscana ed Emilia Romagna saranno simili a quelle della Sicilia interna di 20 anni fa, mentre le estati in Sicilia o Sardegna interna saranno simili ai clima di Tunisia e Libia interni. Altre zone rischiano grosso, come l'Andalusia e l'Extremadura in Spagna: aree che nelle ultime estati hanno fatto il pieno di record di caldo assoluti.
Molti europei dovranno andare incontro a due possibili scenari: adattamento o migrazione.
Adattarsi significa trovare un sistema per garantire l'acqua anche nelle zone che andranno incontro a siccità prolungate sempre più frequenti; significa anche rendere le proprie case più protette dal caldo estremo dell'estate, in modo aumentare il comfort interno durante i mesi estivi (sempre più 4 o 5 invece dei consueti 3). Oltre alle case, si potrà (e dovrà) aumentare le arborature nei contesti urbani, in modo da garantire un maggiore impatto dei raggi solari sull'asfalto e sul cemento sottostante e limitare l'effetto “isola di calore”.
L'alternativa a questi esempi di adattamento è una sola: la migrazione.
In Italia, fortunatamente abbiamo ampissimi territori scarsamente popolati che godono di climi molto migliori rispetto a quelli dove vive l'80% della popolazione nazionale: Alpi e Appennini. Basta spostarsi su una qualsiasi area collinare sopra i 600 metri di altezza per azzerare (o quasi) i problemi del caldo anomalo durante i sempre più lunghi periodi estivi. Quest'anno, a onor del vero, non sono mancati fasi molto calde anche sopra questa quota ma, a differenza della pianura, anche nei giorni più roventi la temperatura riusciva a scendere nelle ore notturne. La qualità della vita per l'uomo, insomma, alle quote medio/alto collinari è risultata molto migliore rispetto a quella in pianura.
Quella che fino adesso poteva essere uno sfizio per chi voleva investire in una seconda casa, d'ora in avanti diverrà sempre di più una scelta di vita consigliabile se non necessaria: la casa in collina o in montagna potrebbe essere una delle migliori soluzioni per mitigare l'effetto del cambiamento climatico in italiano. Non mancano esempi di persone che lo hanno già fatto. Qualcuno ha anche scritto un libro sull'argomento: il noto divulgatore scientifico Luca Mercalli ha recentemente pubblicato il volume “Salire in Montagna”, dove l'autore racconta la storia del recupero di una vecchia baita in una piccola borgata delle Alpi occidentali (dal bellissimo nome di Vazon) e della sua ristrutturazione per renderla moderna e vivibile, senza stravolgerne l’inserimento nell’ambiente.
«La montagna rappresenta prima di tutto un’opportunità: il 35 per cento del territorio italiano è montuoso, se ci mettiamo anche l’alta collina arriviamo al 50 per cento di aree oggi marginali che non aspettano altro di essere ri-abitate. Il riscaldamento globale è una spinta forzata all’adattamento verso zone più fresche rispetto a quelle di città. Con le nuove modalità di telelavoro, internet costituisce il fattore abilitante per poter vivere e lavorare in zone fino a ieri ritenute isolate e lontane da tutto. Grazie alla rete di internet veloce sempre più disponibile e accessibile, le aree rurali interne assumono una nuova centralità» ha confermato l'autore in una recente intervista.



