Sulle nostre montagne appenniniche, la prima parte dell'inverno è andata e in molti non si sono nemmeno accorti che fosse cominciato. Ai 1388 metri sul livello del mare di Abetone, stazione sciistica appenninica di riferimento per vicinanza geografica alla nostra redazione, il mese di dicembre si chiude con una sola nevicata ad inizio mese, durata ben poco a causa dell'immediato rialzo termico di cui ha sofferto tutta Europa. Una condizione meteorologica infausta che ha portato all'impossibilità di attivare gli impianti di risalita a causa sia della mancanza di neve naturale che di temperature tali dal poterla sparare artificialmente coi cannoni. Non c'è un filo di neve, insomma, e la situazione per il momento è a dir poco disastrosa.
Emergenza (mancanza) neve in tutto l'Appennino
Se Atene piange, Sparta non ride: la situazione di Abetone è la stessa di tutte le stazioni sciistiche appenniniche. Al momento le Alpi si salvano, in parte, per la maggior altitudine e per le nevicate più copiose che si sono susseguite ad inizio mese, ma senza un cambio di tendenza anche lì, la questione si farà presto complicata. La stagione è ancora abbastanza lunga, ci sono ancora gennaio e febbraio per poter sperare in condizioni più clementi in Appennino: d'altronde, già un semplice ritorno nella media climatica permetterebbe ai cannoni spara-neve di funzionare e di poter aprire gli impianti.
Non serve chissà cosa, insomma. Eppure, gli ultimi inverni hanno dimostrato che in Italia non solo stanno sparendo le fasi fredde invernali, ma stanno anche sensibilmente riducendosi le fasi in media termica. Siamo, infatti, quasi sempre oltre le medie del periodo. A tal proposito, è possibile leggere questo nostro articolo: Il clima del futuro è già qui...
Purtroppo, andiamo dicendolo da anni: il cambiamento climatico non è una prospettiva a lungo termine. In Europa è la realtà di ogni giorno ed anche questo inverno non fa che confermare questa tendenza.
Le ripercussioni di un non-inverno
L'aumento delle temperature invernali in Italia e in Europa ha molte ripercussioni: la prima è che, una volta arrivati a primavera, si partirà da un surplus termico che con ogni probabilità ci porteremo avanti per tutta l'estate, con gli enormi disagi in pianura già sperimentati nel corso delle ultime estati, quella 2022 su tutte. L'altro aspetto è che molte stazioni sciistiche appenniniche saranno costrette ad una lotta impari contro le temperature inadatte allo sci negli anni a venire. Vale la pena giocare ogni inverno una partita veramente difficile da vincere, contro un avversario chiamato anticiclone africano contro cui nulla si può? Ha provato a rispondere a questa domanda Andrea Formento, vicesindaco del comune di Abetone Cutigliano e presidente di Federfuni Italia.
«Paesi come Abetone d'inverno non hanno alternativa: le persone di inverno vogliono sciare, se non c'è neve ad Abetone vorrà dire che andranno a trovarla da qualche altra parte, e per noi questa sarebbe la fine. Ecco perché, nonostante le difficoltà, ad Abetone non vogliamo abbandonare ma anzi rilanciare il mondo del turismo bianco invernale. Per questo abbiamo investito, ed investiremo, in un miglior impianto di innevamento artificiale, più efficiente e meno dispendioso a livello energetico. Vogliamo creare le condizioni di poter sciare non appena le temperature garantiranno la tenuta del manto. Condizioni che, al momento, non ci sono».
La destagionalizzazione del turismo, insomma, non basta. «Puntare sul turismo estivo come stiamo facendo già da alcuni anni è un'ottima cosa – prosegue – ma da sola non basta: la montagna d'inverno muove centinaia di posti di lavori e migliaia di turisti, non possiamo farne a meno. Rinunciare allo sci sarebbe rinunciare ad Abetone e con noi manderemo in crisi una filiera molto ampia di negozi ed esercizi commerciali non solo ad Abetone ma in mezza montagna pistoiese. Per questo dobbiamo resistere e tenere duro. Il rischio, altrimenti, è non solo che non si inverta lo spopolamento delle aree interne, ma che anzi inizi lo spopolamento delle aree fino adesso 'trainanti', come ad esempio quelle di Abetone».
Punto di non ritorno climatico? Vicinissimo
Secondo gli scienziati, il “punto di non ritorno climatico” sarebbe ormai a pochi passi: in un articolo apparso su Science (per chi fosse interessato alla versione integrale https://www.science.org/doi/10.1126/science.abn7950), eccedendo di un grado e mezzo la temperatura media del globo si potranno innescare multipli cambiamenti rapidissimi che andranno a ricreare un nuovo equilibrio climatico molto diverso, tuttavia, da quello a cui il genere umano è abituato. Quanto è aumentata la temperatura media negli ultimi 200 anni? Il mondo scientifico quantifica questo dato in un grado e mezzo. Mancherebbe, dunque, meno di mezzo grado centigrado al punto di non ritorno.
Un dato che, in qualsiasi modo lo si legga, non può che non preoccupare, ad Abetone come nel resto del mondo.



