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Giovedì 2 novembre un alluvione ha colpito duramente le province di Pistoia, Prato e Firenze. Nel corso degli allagamenti, nove persone hanno la vita. A causare il disastro è stato un temporale a V, conosciuto anche con la terminologia anglofona “V-shaped”. Il temporale si è formato in mare aperto al largo di Livorno ed è rimasto immobile sulle stesse zone per sei ore circa. Il temporale, che si rigenerava continuamente in mare aperto, ha scaricato tutta la sua energia in una zona piuttosto ristretta sull'asse Pontedera – Empoli – Prato – Val Bisenzio, con cumulati nell'ordine dei 200mm nel giro di quattro ore nelle zone più colpite. Un quantitativo di pioggia che di solito cade in un mese e mezzo. L'immobilità della struttura temporalesca è stata favorita dalla convergenza dei venti di scirocco (a est del temporale) e di libeccio (ad ovest del temporale) che lo hanno mantenuto immobile per ore.

Eppure c'è chi ancora non ci crede...
Tralasciamo un istante le dinamiche strettamente meteorologiche che hanno portato ad un disastro di questa misura in un'area, la piana Pistoia-Prato-Firenze, non soggetta ad eventi estremi come questo. Vorremo concentrarci su come vengano percepiti i cambiamenti climatici da una buona parte della popolazione, specialmente tra gli over 45. Per quanto quanto segue non abbia alcun valore scientifico o tecnico, è importante secondo noi analizzare come molte persone considerino questi eventi estremi. Questo perché, senza una diffusa presa di coscienza del cambiamento climatico, non cambieranno mai le abitudini che lo favoriscono. Inoltre, senza una comprensione di quanto sta succedendo a livello europeo (se non mondiale...), milioni di persone continueranno a minimizzare i potenziali rischi dovuti al diffondersi di fenomeni estremi anche in zone che, di solito, non ne sono soggetti.

«É solo un tombino tappato...»
Nei giorni appena successivi all'alluvione, su Facebook e su WhatsApp, è diventato virale un video particolare. Nel filmato, girato probabilmente negli Stati Uniti, si vede un campo allagato da 20-30 centimetri di acqua. Nell'inquadratura c'è un uomo, armato di una specie di asta a cui è ancorato un uncino, che armeggia alla ricerca di un gancio sotto il livello dell'acqua. Una volta trovato il punto giusto, l'uomo riesce a smuovere dei materiali da quello che verosimilmente è l'accesso ad uno scarico, fino a quel momento intasato. L'acqua, a quel punto inizia lentamente a defluire. Il campo, nel giro di pochi minuti, non è più allagato. 


Il video è accompagnato da un testo del tipo “eccolo il cambiamento climatico”. Nella sezione “commenti”, decine di persone aggiungono “bastava pulire i tombini e le fosse e niente si sarebbe allagato”, “la colpa è del comune che non fa manutenzione”. Qualcuno insulta e minaccia quello o quell'altro sindaco, reo di non aver appunto fatto opportuna manutenzione sui corsi di acqua in città. Perché dedicare un intero articolo al diffondersi di un video sciocco che minimizza fino all'inverosimile un evento in realtà molto più diffuso, complesso e distruttivo? Perché la diffusione di video come questi ben rappresenta quanto il problema del cambiamento viene ancora minimizzato (se non addirittura ridicolizzato) da una buona parte della popolazione. 

Una realtà ben diversa
Alle dinamiche tecniche di questa alluvione, che ha colpito le aree della nostra redazione, dedicheremo altri articoli più scientifici di questo. Tuttavia, la presenza di così tanti “negazionisti” del cambiamento climatico è indicativo e preoccupante. Non è che una popolazione consapevole, da sola, cambi qualcosa nell'estremizzazione del clima, ma è un primo passo verso la convivenza coi fenomeni estremi che ci accompagneranno d'ora in avanti. Fenomeni estremi che, se sottovalutati, possono provocare anche la perdita di vite umane, oltre che di danni materiali. 

 

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