Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470
Tanto tuonò che piovve: come annunciato a Metropoli Rurali lo scorso inverno (link qui https://www.metropolirurali.com/giani-nei-prossimi-tre-anni-una-legge-per-incentivare-l-acquisto-di-case-in-montagna.html ), l'amministrazione regionale toscana guidata da Eugenio Giani ha effettivamente annunciato una legge ed un bando per contrastare lo spopolamento della montagna. La nuova misura porterà contributi a fondo perduto – fino a 25 mila euro distribuiti in cinque anni – a 3 aziende per ogni comune montano della Toscana che presenteranno la domanda.
Requisito indispensabile è che l’azienda si trovi almeno a 600 metri di altezza sul livello del mare. Il bando in uscita a settembre interesserà le imprese di qualsiasi settore economico, senza distinzione, ammesso però che queste siano in buone condizioni economiche. Nel bando, infatti, si specifica che «possono fare domanda di contributo le imprese che: a) sono regolarmente costituite e iscritte al registro delle imprese; b) non sono in stato di liquidazione».
«Di ciascuna azienda – spiegano ancora dalla Regione – sarà verificata l’affidabilità economica: l’obiettivo è finanziare chi sarà poi capace di reggersi sulle proprie gambe. Tutte le richieste saranno ordinate dando precedenza alla localizzazione in comuni con disagio, alle aziende che operano in centri abitati dove più basso è il numero di attività produttive, a chi fa commercio al dettaglio e alle imprese guidate in maggioranza da persone con meno di 40 anni».
La regione Toscana, in tutto questo, stanzierà complessivamente 4 milioni e 350mila euro, con cinque quote annuali di coperture 870mila euro l'anno. La bozza del bando della regione è leggibile integralmente qui: https://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/11/CPO/affari/testo5131.pdf, in attesa che a settembre esca il bando vero e proprio a cui poter fare domanda.
Indubbiamente si tratta di una misura a cui va il nostro plauso ed un sensibile passo in avanti nelle politiche regionali a tutela della montagna, dopo che più volte avevamo criticato l'amministrazione regionale per i pochi investimenti fatti su quest'area.
Occorre però notare una differenze sostanziale verso quello che potremo prendere a modello come il bando per la montagna migliore in circolazione, quello dell'Emilia Romagna appena rinnovato. Sulla montagna emiliana e romagnola sono stati attivati bandi da 30mila euro (e in questo caso la cifra è simile a quella toscana) destinati però non alle aziende, bensì ai privati cittadini -in particolar modo under-35- che in montagna intendano comprare la loro prima casa.
É più giusto investire nei privati o nelle aziende per ripopolare la montagna? A nostro modo di vedere le cose, investire sulle case private ed il loro acquisto rappresenta una mossa più immediata per il territorio, perché da subito una famiglia può trasferirsi e iniziare il ripopolamento della aree rurali.
Con l'azienda il processo di ripopolamento è giocoforza un po' più lungo: il mantenimento di un'azienda o la creazione di una nuova non comporta immediatamente un ripopolamento; questo succede, al massimo, nel medio-termine.
Ad ogni modo, il bando della regione Toscana investe sulla montagna e non è affatto poco. Vedremo, a settembre, se arriverà anche un'auspicabile successo in termini di adesioni e se queste avranno un risvolto positivo sulle aree in quota toscane.
Anche il Piemonte si iscrive di diritto tra quelle regioni virtuose che puntano (e investono) nelle aree rurali montane: l'amministrazione regionale promuove con 3 milioni di euro, l’apertura di nuove attività commerciali nei paesi montani, in particolare per la vendita di alimentari e beni di prima necessità. Un modo per non abbassare la qualità di vita all'interno dei paesi montani e mantenere un buono standard di servizi per le persone residenti in zona. A beneficiare dei 3 milioni messi a disposizione dalla Regione Piemonte saranno i paesi sotto i 5mila abitanti.
Illuminante il pensiero dei promulgatori. «Abbiamo proposto alle famiglie di cambiare vita e scegliere la montagna (riferimento ad un precedente bando da 10 milioni di euro sulle prime case in montagna, n.d.A.) e ora è nostro dovere sostenere la qualità di questo percorso. L’idea è di supportare almeno cento nuove botteghe» ha detto il consigliere regionale Andrea Cane. Ma cosa si intende per botteghe?
Si tratta di esercizi commerciali di prossimità per la vendita al dettaglio di beni alimentari e di prima necessità, in cui si integrano attività di informazione per la cittadinanza: in sostanza veri e propri “terminali” per la pubblica amministrazione sul territorio e nel contempo anche esercizi che svolgono altri servizi utili a migliorare la qualità di vita dei residenti. Il bando verrà pubblicato nel mese di luglio 2022 e darà la possibilità ai partecipanti, qualora la loro domanda venga accettata, di ottenere un contributo massimo di 50.000 euro, di cui 30.000 per investimenti e 20.000 per spese di gestione.
«Vogliamo scuole vicine ed efficienti per i ragazzi e negozi e attività commerciali che non facciano rimpiangere la comodità della città e tra gli obiettivi da portare avanti nei prossimi due anni c’è proprio quello di continuare a richiedere e promuovere senza sosta questi bandi dedicati alle nostre valli» fanno sapere dall'amministrazione regionale.
Tutto questo dimostra un qualcosa che purtroppo ancora non vediamo proposto in ogni regione d'Italia: aiuti concreti non “a pioggia” per il mantenimento degli standard qualitativi nei centri di montagna che, altrimenti, andrebbero facilmente dimenticati e spopolati. Oltretutto, il bando regionale piemontese (pur assolutamente virtuoso) costa relativamente poco: con 10 milioni di euro si rifanno sì e no due strade nemmeno troppo lunghe, mentre qui si punta a far nascere cento botteghe di paese.
Come sempre accade in questi casi facciamo un grande plauso alla Regione Piemonte e speriamo che, quanto prima, l'esempio di queste regioni virtuose (un'altra è sicuramente l'Emilia Romagna) possa essere seguito da sempre più amministrazioni italiane.
Forse non tutti lo sanno, ma una delle aziende più rinomate e di successo nel campo delle borse e nella pelletteria ha sede sull'Appennino Emiliano, più precisamente a Gaggio Montano. Anzi, per esser ancor più dettagliati, a Silla. Una sede ultra-avveniristica lungo la strada Porrettana, oltre 700 dipendenti ed un fatturato che ha sfiorato nel 2022 i 150 milioni di euro. É la Piquadro, fondata nel 1987 dall'imprenditore (e attuale presidente) Marco Palmieri.
La dirigenza dell'azienda ha più volte sottolineato il proprio interesse nel rilancio del territorio montano emiliano e l'attenzione alle soluzioni industriali più eco-sostenibili possibili. «Stiamo infatti incrementando le produzioni realizzate con materiali riciclati e abbiamo fatto importanti investimenti in progetti di economia circolare. L'obiettivo è di non lasciare ai nostri figli un pianeta compromesso». Un'attenzione green rivolta anche al territorio montano emiliano. «Stiamo intraprendendo – prosegue Palmieri – una serie di altre attività ambientali, come il rilancio del territorio montano del Corno alle Scale vicino alla nostra sede, con l'intento di una rinascita di questa realtà locale attraverso lo sviluppo di un turismo consapevole e sostenibile in grado di trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale e fruizione della natura senza deturparla, rendendola accessibile in ogni stagione a tutti, anche ai disabili, per i quali è in progetto la realizzazione di strutture per facilitarne l’accesso».
Palmieri è tornato sulla questione montana su un'interessante intervista apparsa sul Corriere della Sera nei giorni scorsi.
Alla domanda «cosa serve oggi per fare impresa in montagna?», Palmieri ha sottolineato che oltre agli elementi standard quali viabilità più efficace, servizi, trasporti pubblici più frequenti e veloci e internet ovunque, servono anche degli “attivatori” per accelerare il processo turistico.
Vale a dire, come spiega lo stesso Palmieri, «puntare su ciò che produce molto indotto». E poi ha proposto un esempio: «se apro un ristorante l’indotto si ferma lì, ma se riapro le Terme di Porretta si produce un indotto che va a toccare ristoranti, alberghi e quant’altro. Come per il Corno alle Scale, dove le ricerche ci dicono che ogni euro di fatturato produce 4-5 euro di indotto. Penso al Lago di Suviana: possibile che non si riesca a realizzare anche lì qualcosa di importante che possa produrre indotto per il territorio quando ci sono tanti laghi in Italia che vivono di turismo?».
Una risposte che arriva dai successivi pensieri espressi dallo steso Palmieri. «Occorre formare le persone, insegnare loro a fare marketing territoriale e digitale per raccontarsi. Non è una cosa che si improvvisa, né una questione generazionale, ma un tema di formazione vera. Perché non si fa una seria agenzia di comunicazione per una vallata intera? Un progetto serio però, non come quelli che si vedono a volte sul territorio, ben poco efficaci».
E sui rischi legati allo spopolamento, Palmieri suggerisce di spostare alcune facoltà delle grandi città proprio sull'Appennino, come ad esempio a Porretta Terme. «Porretta Terme oggi è un centro importante – ha detto Palmieri al Corriere della Sera –, ci sono le scuole superiori e un ospedale. Se vogliamo far vivere l’Appennino, oltre a produrre lavoro, dobbiamo anche produrre servizi di qualità, solo così si ferma il declino. Importante però è partire dall’investimento su luoghi catalizzanti come il Corno alle Scale o le Terme, perché questi tipi di turismo ti riempono la vallata. Il turismo è un elemento che può rafforzare il territorio. Altrimenti, con lo spopolamento del territorio, arriva anche un enorme costo per la collettività in termini di frane e alluvioni. Per questo è bene che lo spopolamento non avvenga su questi territori».
Circa 90 milioni di euro da investire nell'Appennino, nei suoi paesi e sulla sua abitabilità. Una cifra di tutto rispetto di cui beneficeranno numerosi comuni sparsi sull'Appennino emiliano. Ben 20 milioni arriveranno dall'Europa al comune di Grizzana Morandi, altri 12 dal bando scuole giungeranno a Sasso Marconi e Monterenzio.
Altri 20 milioni saranno destinati al Centro Ricerca Enea Brasimone e per la rigenerazione della Cartiera Burgo di Marzabotto. Ulteriori 30 milioni arriveranno dal Bando PinQuA, altri 7 dai fondi Stami (Strategie territoriali per le aree interne e la montagna) e un milione andrà ad Atuss imolese (Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile). Le cifre, divulgate anche dal Resto del Carlino da cui abbiamo citato gli importi comune per comune, fanno parte di un importante piano di investimento che, nel giro di qualche anno, renderà molto più appetibile l'abitabilità dei territori appenninici. Grizzana, Marzabotto, Monzuno e Porretta Terme potrebbero essere quelle che ne beneficeranno in maniera più netta e veloce, ma vantaggi potrebbero arrivare anche a tutti gli altri paesi del versante emiliano dell'Appennino, come Lizzano e Gaggio Montano.
Questo perché l'obiettivo degli amministratori è quello di avvicinare ancor di più questi paesi collinari e montani alla città di Bologna, centro amministrativo nevralgico non solo per l'Emilia Romagna ma per tutto il centro-nord Italia. «Confermo che il nostro obiettivo è quello – ha detto il sindaco di Bologna Matteo Lepore in fase di presentazione –, l'idea è quella di realizzare nuovi servizi di trasporto pubblico puntando sui treni veloci regionali e nuovi centri di mobilità, sfruttando anche le ciclovie che con le bici a pedalata assistita possono diventare importante vie di comunicazione». Gli fa eco il presidente della Regione Stefano Bonaccini, che ha detto di voler puntare sulla mobilità legata al servizio ferroviario metropolitano, raddoppiando i binari delle linee singole puntando alla presenza di treni frequenti anche al week-end e la sera».
Per contro ci sono le richieste dei privati che hanno già deciso di investire (o lo hanno già fatto) sul territorio e attendono con fervore il rilancio dell'area. «A Porretta ce la mettiamo tutta – ha detto il professor Antonio Monti, gestore da aprile delle Terme di Porretta appena riaperte nelle quali ha investito molti fondi – ma se non sistemiamo la mobilità una volta per tutte non potremo avere mai un turismo massiccio come auspichiamo da anni. Il mio obiettivo è di realizzare una via sull’Appennino che vada dalle Terme di Porretta appena riaperte al Villaggio della Salute di Monterenzio (Agriturismo termale aperto tutto l'anno realizzato dalla proprietà Monti e distante circa 65 chilometri da Porretta) e che possa essere percorso in auto, in bici elettrica e a piedi».
In attesa che la mobilità venga potenziata, è evidente che molti aspetti della vita in appenninica stiano per migliorare grazie ai fondi dell'Europa. Sembra anche andare nella giusta direzione l'annosa questione della Saga Coffee di Gaggio Montano, dove per quasi 100 giorni sono stati a rischio 220 posti di lavoro. La Gaggio Tech, gruppo che ha rilevato il complesso della Saga Coffee di Gaggio Montano, ha in previsione di investire 14 milioni di euro per rilanciare l'azienda e l'occupazione del territorio. «Con quei 14 milioni di euro – ha sottolineato Luca Fumagalli, amministratore delegato dell'azienda, al Resto del Carlino - produrremo i nuovi armadi e colonnini stradali Enel in materiale riciclato, diventando un hub tecnologico sostenibile perché saremo i principali fornitori di questa nuova soluzione green. Nello stabilimento faremo centri di ricerca e sviluppo all’interno dello stabilimento».
I prossimi mesi saranno cruciali per passare dai progetti ai fatti, o meglio, quanto meno ai cantieri di inizio lavori. Certo è che con 90 milioni di euro dall'Europa da investire sul territorio, le possibilità che la svolta montana avvenga davvero ci sono eccome.
In economia si chiama “sentiment”: è l'opinione generale degli operatori professionali sulla situazione di un mercato finanziario. Quella che, a detta di tutti, in questo momento è a dir poco pessima. Confcommercio e Confesercenti della provincia di Pistoia hanno entrambe chiesto ai loro consociati, con due distinti giri di sondaggi, la situazione attuale. Le sensazioni sono negative per tre ragioni: i danni del Covid e del lockdown che, specialmente nelle aziende più piccole, non sono ancora stati coperti; gli incredibili rincari dovuti al caro-energia iniziato questo inverno; i venti di guerra in Europa dopo l'invasione russa in Ucraina, con tutte le ricadute economiche e psicologiche del caso.
Una crisi complessa e trasversale, che coinvolge più settori: dalle strutture turistiche fino ad arrivare a bar e ristoranti, dalle industrie fino al mercato immobiliare. Tutto è sconquassato da questa nuova crisi che, purtroppo, appare ancor più complessa e lunga di quella legata al Covid-19.
«La guerra preoccupa molto e frena anche i consumi, è indubbio – dice Riccardo Bruzzani, direttore Confsercenti Pistoia –, c'è meno voglia di andare al bar o al ristorante, molti nostri consociati hanno visto un calo nell'ultimo mese. Non è chiaro dove inizi la preoccupazione psicologica di un allargamento del conflitto e dove inizi la volontà di risparmiare visti i forti rincari di tutte le filiere, carburanti in primis. Rimane il fatto che le aziende stanno viaggiando dentro una nuova crisi economica alimentata dai rincari a pochi mesi da quella del Covid-19. Siamo estremamente preoccupati per la tenuta del tessuto economico del territorio».
«Quello che si registra è una situazione di incertezza incredibile – conferma Tiziano Tempestini, direttore Confcommercio Pistoia - Prato. I bilanci delle aziende si stanno gonfiando sulla parte dei costi di gestione, dalle materie prima che dalle energie fino arrivare ai costi della mobilità per via della benzina vicina ai due euro. Inoltre bisogna aggiungere le speculazioni da parte di alcuni grossisti che, nonostante scorte alimentari ancora buone, applicano dei rincari importanti apparentemente senza motivo. Non tutti, ma alcuni tendono ad applicare rincari. La stessa incertezza si rivede nei consumatori, che tendono a spendere meno, a subire un'emotività negativa che porta anche a cambiare le abitudini di consumo».
A rimanere in stand-by c'è anche il settore immobilare: l'enorme incertezza del momento ha portato a “congelare” molte trattative apparse in ripresa dalla fine del 2021.
«Si, rispetto ai mesi precedenti – conferma Veronica Vattucci, dello “Studio Pieve” di Pieve a Nivole – le trattative stanno rallentando, c'è molta insicurezza e spavento per quello che questa guerra potrà portarci dal punto di vista finanziario e economico. Stiamo notando un rialzo nei tassi di interesse che insieme all'aumento di gas, petrolio ed energia non incentivano sicuramente in maniera positiva».
Le persone cercano, nei limiti del possibile, di spendere il meno possibile per le proprie compravendite.
«Attualmente – prosegue Vattucci – lavoriamo con richieste che tendono a voler spendere meno del valore di mercato, causate anche dagli innumerevoli immobili all'asta».
Confermata, invece, la tendenza alla “fuga dalla città” già vista negli ultimi due anni.
«É vero, si tende ad allontanarsi dai grandi centri abitati e a ricercare maggiore indipendenza e spazi esterni nelle zone di campagna. Una dinamica vista dall'inizio della pandemia che ancora oggi si mostra forte».
Ci avviamo, dunque, in un'estate estremamente difficile per il territorio toscano ed emiliano, che condividono questo trend di estrema incertezza e paura economica. A questa situazione va aggiunta la questione del turismo, estremamente legata all'andamento del Covid che, purtroppo, ancora non più dirsi completamento sconfitto. Per il territorio collinare e montano si tratta dell'ennesima sfida da superare. Un territorio collinare e montano che, al momento, è una delle poche aree a garantire un'alta qualità della vita a fronte di un costo della vita minore, specialmente per quanto riguarda case e affitti che risultano ben più basse delle case di città. Un elemento su cui è necessario riflettere in questi tempi di ristrettezze economiche a cui noi tutti siamo chiamati a rispondere.
Il mondo cambia, e con lui abitudini ed occupazioni. Pandemie, equilibri mondiali precari e crisi economica hanno portato ad un mutamento sempre più totalizzante che comprende -tra le altre cose- la sede delle nostre professioni: dall’impiegato all’insegnante fino al libero professionista, sono molti i quali fanno del proprio salotto il loro nuovo ufficio. Se da un lato lo Smart working rischia di “isolarci” in una bolla di semi-reclusione, certo è che in un momento come l’attuale non può che farci comodo. Lavorare da casa limita notevolmente gli spostamenti, con un grosso risparmio nella benzina oggi a prezzi esorbitanti.
Non solo: anche pranzare a casa contiene le spese del pasto “da asporto”, oltre ai vari caffè e spuntini della giornata! Per chi abita in montagna, lavorare in smart working è anche un notevole risparmio di tempo essendo spesso la valle abbastanza distante dalla propria abitazione (e, in periodo invernale, anche problematica in vista di ghiaccio o neve). La ricetta per il lavoro da remoto è semplice anche per i paesini di altura: basta avere un Pc e una buona connessione internet. No, navigare velocemente sul web non è impossibile anche per chi risiede nel nostro comprensorio. Il primo ed essenziale consiglio, in vista della famigerata scelta inerente la compagnia telefonica di riferimento, è collegarsi al sito di altroconsumo.it tramite il seguente link Altroconsumo - Mappa Dati.
La pagina web in questione contiene una utilissima mappa tramite la quale, digitando nell’apposito spazio “cerca” il nome o il CAP della vostra città, potrete scoprire quale compagnia ha la maggiore copertura nel luogo desiderato (i dati sono raccolti tramite segnalazioni volontarie degli utenti) ed installare l’ADSL che più fa al caso vostro! Certo, è vero: non tutte le zone rurali garantiscono una connessione classica “in fibra” ottimale. Vi sono paesi di montagna nei quali, purtroppo, la tecnologia digitale di trasmissione dati comunemente usata “in pianura” sembra non funzionare. Per ovviare al problema occorre optare per un differente sistema di collegamento: la parabola! Antico? Forse, ma funzionante! Grazie ad un sistema di ripetitori radio più installazione di una parabola sopra il tetto della propria casa, si ha la possibilità di raggiungere la connessione anche in zone solitamente non coperte.
L’ADSL, seppur molto comodo, agisce entro un’area piuttosto limitata: se il “ripetitore” della compagnia ad essa collegato è troppo distante, dunque, si finirà per non connettersi bene. L’antenna permette invece una connessione a banda larga spesso senza bisogno di usufruire dell’aggancio con linea telefonica: molti riscontri positivi riconducono in questo senso alla compagnia EOLO, la quale pare una realtà piuttosto vincente nel portarci online anche in zone molto remote. I prezzi, se comparati con il classico modem ADSL, sono più o meno gli stessi: se si considera che l’installazione della parabola è spesso inclusa nel canone mensile, il costo diventa inoltre più che ragionevole. Con attrezzatura in comodato ed una buona velocità di navigazione, la media di 25 euro mensili è sicuramente un valore più che plausibile; senza considerare poi che, anche nel caso di internet tramite antenna, vi sono saltuariamente offerte vantaggiose da non farsi scappare. Largo al web dunque, alle possibilità e al risparmio: anche in montagna!
Che la guerra in corso in Ucraina abbia pesanti ripercussioni sul nostro comparto economico è fuori discussione. Un conflitto che in meno di un mese ha cambiato completamente gli scenari, a partire da quelli di rilancio economico iniziati dopo le prime ondate di Covid del 2020 e 2021. Le esportazione del polo del vivaismo ornamentale di Pistoia hanno registrato (o per meglio dire “avevano”...) segnali eccezionali nel 2021.
«Pistoia segna un +30% a livello di esportazioni globali rispetto al 2020 – commenta Coldiretti –, per un totale di 377 milioni di euro. Rispetto al 2019, invece, siamo ad un +40%, quando l’export globale arrivò a 268 milioni di euro».
Un boom di ordini in linea con le esigenze di aumento di verde sul pianeta, inficiato e “strozzato” dalle dinamiche globali dei costi delle materie prime e dalla guerra scatenata dalla Russia di Putin. Da un lato ci sono indubbi segnali positivi: il prodotto vivaistico realizzato nell'area pistoiese piace e viene apprezzato.
«I mercati internazionali apprezzano sempre di più le nostre piante ornamentali – spiega Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia -. Purtroppo ci troviamo a commentare un’annata eccellente col cuore in gola. Già dall’autunno l’incredibile aumento dei costi delle materie prime, dovuti a ingiustificate speculazioni, hanno tolto i margini di guadagno per il nostro lavoro. E ora la guerra in Ucraina ha reso ancora più imprevedibile la dinamica dei prezzi, con le inevitabili ricadute sul benessere dei popoli, anche quelli non in guerra, e sulla tenuta dei sistemi produttivi».
Come in molti altri settori economici, le dinamiche belliche e speculative di questo inizio 2022 hanno bloccato sul nascere molte crescite di fatturato che stavano iniziando a realizzarsi in parallelo all'aumento dei consumi del post-pandemia.
Il settore vivaistico pistoiese stava andando alla grande in Francia e Regno Unito (quest'ultima fa segnare un +58% rispetto al 2019). Le conseguenze economiche nella guerra in Ucraina, però, non hanno tardato a mostrarsi impietose sulle prime proiezioni del settore vivaistico.
«Purtroppo - commenta con rammarico Tesi -, lo spropositato aumento dei costi delle materie prime già dall’autunno 2021 e la guerra in Ucraina rendono inutile tanto lavoro sul fronte dell’innovazione e della capacità di produrre piante eccellenti. Il mercato dei paesi Ex Sovietici per esempio –conclude Tesi- nel 2021 era arrivato a 18,3 milioni di euro, con un incremento del 56% rispetto al 2020. Un mercato che al momento, necessariamente è bloccato. Ma a rischio c’è la tenuta del nostro modello di sviluppo: con l’aumento spropositato dei costi di produzione, dovuto in gran parte alla speculazione, sarà difficile riuscire a mantenere il circuito economico virtuoso: con aziende che investono, innovano e creano benessere. Questo vale non solo per il nostro distretto, ma per tutta l’agricoltura e per gli altri settori»
Non è da escludere che nei prossimi mesi si debba ricorrere a misure drastiche per garantire il regolare approvvigionamenti alimentari sia nella grande che nella piccola distribuzione.
«Non dico di tornare all’autarchia – dice Paolo De Castro, vicepresidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo –, ma dobbiamo lasciare solo una quota fisiologica alle importazioni. Non possiamo più fare i naif mettendo regole per ridurre la produzione europea come in passato: dobbiamo calibrare nuove politiche per diventare il più possibile vicini all’autosufficienza, senza nulla togliere agli obiettivi ambientali, tenendo conto che la sicurezza alimentare è strategica. Rischi anche per l'agricoltura, con il quasi monopolio russo di nitrati e potassio: adesso tutto è bloccato. Trovare fonti alternative è complicato. E una agricoltura competitiva senza fertilizzanti è impossibile».
Chi ha un appezzamento di terra da utilizzare come orto ad uso personale, ora come ora, potrà stare un po' più sereno rispetto a chi, in città, non ha la possibilità di coltivare e far crescere alcunché di commestibile. Non è ancora assolutamente un'economia di guerra, ma alcune dinamiche stanno iniziando a ricordarla fin troppo da vicino.
Montagna si, montagna no. Vivere in zone rurali, da sempre, comporta sia lati positivi che negativi. L’avvento (o meglio dire il “sopravvento”) della modernità sta tuttavia conducendo a una recente tendenza senza dubbio sorprendente: il ripopolamento graduale dei comprensori a testimonianza di un bisogno sempre crescente di fuga dal contesto urbano, caotico e (stando ahinoi ai recenti sviluppi di conflitti e pandemie) forse sempre meno sicuro. Molte persone (in particolare giovani) scelgono di confrontarsi con un cambio radicale di vita costruendosene una nuova tra i monti, spesso a seguito della perdita del lavoro “cittadino”.
Tragedia? No: tutt’altro! Chiunque opti per il trasferimento sul comprensorio tosco-emiliano godrà certo di aria buona, tranquillità e ritmi di vita più pacati rispetto al classico “centro”. Sì, è vero: il pendolarismo autonomo obbligato per mancanza di mezzi pubblici rimane un fattore invalidante per gli abitanti montani che debbono spostarsi ogni giorno “a valle”. Eppure, la nuova vita di montagna sta a poco a poco gettando le sue radici in totale “alta quota” concentrando dunque in essa non solo quotidianità ma anche attività lavorativa senza il bisogno di scendere in pianura! Ebbene, è un fatto: il lavoro in montagna esiste, seppur in numero limitato dato il basso numero di abitanti ed aziende. Vi sono professioni, spesso intraprese come liberi professionisti ma anche da dipendenti, che sono sempre più richieste e che rendono possibile l’intrapresa del “sogno montano” …che sta pian piano sorpassando quello americano!
Le prime, riguardano senza dubbio guida escursionistica e maestro di sci/snowboard. Non meno importante il lavoro come allevatori di bovini e ovini, la coltivazione agricola, la ristorazione ed il turismo. Il contatto con la natura, che concilia spesso passione con occupazione, è favoloso: vedere poi il risultato dei propri sforzi reso dalla terra o dai sorrisi dei clienti (siano essi seduti a un tavolo o su una tavola da snowboard), ripaga senza dubbio dalle fatiche. Se tali professioni sono le più gettonate, è bene sapere che esse non sono le uniche da poter intraprendere in montagna: sapete che in alcune comunità montane anche essere un elettricista, muratore, idraulico o farmacista può essere fruttuoso?
I paesini del nostro comprensorio sono piccoli, ma hanno comunque bisogno di punti di riferimento! Se un agglomerato urbano non è densamente popolato, poi, la concorrenza è limitata: ti piace vincere facile? Bonci bonci bonbonbon…! Scherzi a parte, la bravura e la professionalità si premiano a valle come in montagna: diciamo solo che, a volte, si tende erroneamente a pensare che un paese non gremito non possa contare su un buon giro di clienti. Provate ad aprire il vostro motore di ricerca e digitare “offerte di lavoro montagna pistoiese”; un altro consiglio, è quello di selezionare le aziende agricole e le strutture turistiche e mandare loro il curriculum. Sarà emozionante e, soprattutto: sarà possibile!
Puntuali, come temevamo, sono arrivate le primissime conseguenze sul nostro territorio della guerra in Ucraina. Da subito, il settore delle piante tanto importante per Pistoia e del suo territorio, ha già fatto registrare perdite importanti. E, purtroppo, è solo l'inizio.
«Purtroppo quel che prefiguravamo nei giorni scorsi si è inevitabilmente concretizzato - dichiara Coldiretti Pistoia -. Non solo i mercati dell’area ‘ex-sovietica’ del continente europeo sono bloccati. È bloccato anche l’export di piante da Pistoia verso i Paesi ex sovietici asiatici: Georgia, Armenia, Azerbaigian, Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan. Il volume d’affari dell’export di piante vive del polo pistoiese verso il paesi ex sovietici nei primi mesi del 2021 è stato di 13,5 milioni di euro».
Un export che in questo 2022 appena iniziato rischia di attestarsi a quota zero. Gli imprenditori di questo settore sono estremamente preoccupati.
«Il mercato dell'area russa – commenta Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia – aveva mostrato rispetto al 2021 un +72% rispetto al 2020».
In totale, solo nel settore dell'export delle piante andranno in fumo 13,5 milioni di euro. La provincia di Pistoia, che vede nel vivaismo uno dei settori più importanti in assoluto, rischia di subire le perdite più forte sotto questo punto di vista. In queste ore decine di tir diretti originariamente in Russia e Ucraina trasportanti piante sono sulla strada di ritorno con il loro carico non consegnato. Le piante, essendo beni deperibili, torneranno a Pistoia praticamente inutilizzabili e non più vendibili.
Una volta che le ostilità belliche verranno limitate (potrebbero volerci mesi se non anni) le rotte verso le aree ex sovietiche Georgia, Armenia, Azerbaigian, Kazakhstan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan dovranno essere pesantemente modificate (e allungate) per evitare le zone di guerra, mentre il mercato ucraino e russo appare letteralmente cancellato nel futuro prossimo se non a medio termine. Maggiori costi e minori ricavi equivalgono ad aziende sempre più in difficoltà. Un circolo vizioso, in cui alle difficoltà dell'export andranno aggiunti e considerati i danni dovuti all'aumento del costo dell'energia (carburanti in primis) già iniziata prima della guerra.
Come sempre, in condizioni estremamente difficili come quelle che si prospettano, occorrerà ripensare a numerosi paradigmi della nostra vita economica, nel vivaismo come altrove. Di certo, non la narrazione che avremo voluto raccontare dopo due anni terribili di pandemia.
Migliaia di imprese nel settore commerciale e turistico che rischiano di chiudere per sempre. É il drammatico scenario disegnato da CNA Turismo e Commercio, fortemente preoccupata per le conseguenze dell'attacco russo all’Ucraina. Una nuova scure sull'economia che rischia di far piombare un settore già messo in ginocchio dalla pandemia in una crisi senza ritorno. L'annuncio è stato fatto dall'associazione toscana, ma dinamiche del tutto simili sono attese su tutto il territorio italiano: un depauperamento del tessuto economico si farà sentire da nord a sud dello Stivale.
«É un momento davvero durissimo per le imprese del comparto, che vedono nuovamente allontanarsi le prospettive di ripartenza post-pandemia su cui contavano per rialzarsi da una crisi che dura da più di due anni – annuncia la Presidente di CNA Turismo e commercio Toscana Centro, Elisabetta Norfini –. Per il turismo speravamo nelle vacanze pasquali e nell’allentamento delle misure anti-Covid ma sappiamo essere una speranza ormai ridotta al lumicino per questa insensata crisi internazionale che condanniamo con forza».
I numeri fanno paura. Nel solo territorio di Cna Centro, vale a dire Prato città, Pistoia città, Piana Pistoiese, Piana Pratese, Valdinievole, Valdibisenzio, Montalbano, Montagna Pistoiese, già oltre mille imprese sono sull'orlo del fallimento per le conseguenze delle restrizioni Covid. Adesso si attende la 'mazzata finale' per l'aumento dei costi dell'energia (già iniziato prima della guerra) e dell'inflazione in impennata. In attesa, speriamo non vana, che Governo da una parte e diplomazia internazionale riesca nelle imprese rispettivamente di minimizzare i fallimenti di aziende e far tacere una volta per tutte le armi, occorre prepararsi al peggio. Il rischio concreto è quello di un'ondata di chiusure e di licenziamenti che potrebbe colpire in primis città e borghi d’arte, con pesanti ripercussioni anche sul tessuto sociale toscano (ma anche emiliano, vista la vastità nazionale della dinamica che stiamo descrivendo).
In questo scenario sconfortante, ognuno di noi dovrà cominciare a riflettere su come minimizzare le perdite economiche. Ognuno, sia persona che impresa, può e dovrebbe pensare a cosa è più adatto in casi la crisi dovesse veramente aggredire nelle prossime settimane: investimenti più oculati, riduzioni dei costi per l'energia, sganciamento dalla città e dai suoi costi, impiego di mezzi di trasporto più economici rispetto all'auto privata, giusto per fare qualche esempio. La guerra nel cuore dell'Europa ha, purtroppo, cambiato quei paradigmi di pace, stabilità, sicurezza e benessere che nel continente erano stati costruiti nei decenni successivi alla Seconda guerra mondiale. Lo ha detto lo stesso premier Draghi nel messaggio al Senato della Repubblica. «Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Mariupol e dalle altre città dell’Ucraina in lotta per la libertà dell’Europa segnano la fine di queste illusioni».