Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Chi è cresciuto ed è stato adulto in Europa dopo la caduta del Muro di Berlino è abituato ad avere la certezza che all'interno di qualsiasi supermercato del continente troverà tutto ciò di cui ha bisogno per sostenersi o, ancor più semplicemente, tutto ciò di cui ha voglia. La grande disponibilità di materie prime da allora ha da sempre caratterizzato nel bene, ma anche nel male, lo stile di vita occidentale, fino ad essere dato totalmente per assodato. Ciò che appare sempre più evidente nel 2023, però, è che non tutti hanno capito quanto questa disponibilità sia diventata sempre più fragile e delicata in questa fase storica: secondo buona parte della comunità scientifica, infatti, il mondo sta affrontando la peggiore crisi alimentare dalla Seconda Guerra Mondiale in poi. 

Una crisi più profonda di quel che sembra
Il settore agroalimentare mondiale sta attraversando un periodo estremamente complesso a causa di una cronica mancanza di risorse: oltre alla crisi climatica, che tra siccità e alluvioni sta distruggendo interi settori dell’agricoltura mondiale soprattutto nei paesi più poveri, in questi ultimi anni la pandemia prima e la guerra in Ucraina hanno contribuito ulteriormente a destabilizzare i sistemi alimentari globali. Non a caso, secondo i recenti studi, il numero di persone colpite dalla fame continua a crescere nel mondo. Il sistema occidentale, occorre specificarlo, resiste col suo “privilegio” di risorse apparentemente (e, lo precisiamo, solo apparentemente) illimitate, ma altrove la situazione è ancora peggiorata.

Il forum di Berlino
A inizio anno a Berlino si è tenuto il Forum Globale per l’Alimentazione e l’Agricoltura (GFFA) che ha avuto come tema proprio la mancanza di risorse primarie nel mondo in questa fase storica. Una condizione di partenza che stride con l'ambizioso progetto della comunità internazionale che con l'Agenda 2023 si è posto l'ambizioso proposito di porre fine alla fame nel mondo. Missione impossibile? L'orizzonte temporale ristretto non aiuta certamente. 

Una catena di complicazioni
In questi ultimi anni non stanno pienamente funzionando le catene di approvvigionamento del cibo e questo ha portato a un aumento dei prezzi dei generi alimentari di base, dei fertilizzanti e delle materie prime, aggravando le disuguaglianze tra zone privilegiate e non. Nel forum di Berlino si è discusso a fondo la questione: secondo i report, nell’ultimo decennio i flussi di denaro complessivamente destinati alla lotta al cambiamento climatico sono aumentati. Tuttavia la quota di questi destinata all’agricoltura invece è in costante diminuzione. 


Il settore dell’agricoltura e dell’uso del suolo ha ricevuto finanziamenti per un totale di 122 miliardi di dollari tra il 2000 e il 2018, ovvero solo il 26 per cento dei soldi globali destinati al clima. Eppure il settore agricolo risulta fondamentale per la tenuta del sistema alimentare mondiale. In molti, per ora, sembrano non essersene pienamente accorti. 
Maria Helena Semedo, vicedirettrice generale della FAO, ha detto: «Il momento è estremamente critico perché l’attuale crisi alimentare globale è molto lontana dall’essere finita. I paesi e i villaggi più vulnerabili del mondo stanno contemporaneamente lottando anche contro il cambiamento climatico e per la salvaguardia della biodiversità». 

Le proposte da Berlino
Dal forum tedesco sono emerse una serie di idee che puntano a dettare le politiche future in tema di alimentazione, agricoltura e cambiamenti climatici. Si parla di riduzione del carbonio nell’agricoltura e nella pastorizia, lotta contro la desertificazione, la deforestazione e il degrado del suolo per tutelare e proteggere le catene di approvvigionamento del cibo e una maggiore cura dell'acqua (su cui torneremo presto con un articolo specifico sulla situazione in Italia) in chiave anti-spreco. Basterà? Non è detto è, comunque, queste linee andranno messe in pratica nei prossimi anni dalla comunità internazionale.

Partiamo dalla consapevolezza
Intanto noi, nel nostro piccolo, possiamo iniziare ad essere consapevoli di quanto sia delicata la questione legate alle risorse alimentari sul nostro pianeta, anche nella nostra “privilegiata” Europa occidentale. Lo dobbiamo a noi ma soprattutto alle generazioni future. 

 

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