Metropoli Rurali
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Dopo le chiusure nei giorni scorsi per la troppa neve, la strada 66 per Abetone è nuovamente chiusa all'altezza di Ponte Calcaiola, con le auto che possono dirigersi solo fino al paese di Cireglio. Più avanti, al momento, non si può andare.
Sono numerosissimi gli alberi caduti sulla strada lungo la valle del Reno, nel tratto stretto che precede il bivio per Pracchia. Qui, sono al lavoro Carabinieri e gli uomini dell'Anas che stanno cercando di minimizzare i problemi per poter riaprire la circolazione.
Impossibile, dunque, raggiungere le località nel comune di Abetone Cutigliano.
Anche senza blocco dopo Cireglio, la circolazione sopra i mille metri risulta estremamente complicata a causa della quantità di neve caduta praticamente senza sosta nell'ultima settimana.
Da diversi giorno mezzi dei vigili del fuoco e dei carabinieri stanno lavorando 24 ore su 24 per garantire la sicurezza delle persone che abitano nel vasto comune.
Il comune di Abetone – Cutigliano ha emanato un serie di ordinanze straordinarie per fronteggiare l'emergenza neve, anche a fronte del crescente rischio valanghe. Vediamole insieme.
L'ordinanza 6 del 2021 sancisce la chiusura temporanea al traffico veicolare e pedonale della SS 12 nel Passo dell’ Abetone, da Pianosinatico al km. 91,500 in località Faidello (confine comunale e regionale) dalle ore 11,00 del giorno 3 gennaio 2021, fino al termine dei lavori.
La nr. 5 del 2021 sancisce invece la chiusura temporanea al traffico veicolare e pedonale della via comunale Val di Luce, dalle ore 22,00 del giorno 5 gennaio 2021 e fino al termine dei lavori.
La nr. 1 del 2021 sancisce la chiusura temporanea al traffico veicolare e pedonale, della via comunale La Secchia e Bicchiere, nel tratto compreso fra l’incrocio con la via Brennero (SS12) e la località “La Secchia”, dalle ore 18,00 del giorno 3 gennaio 2021 e fino al termine dei lavori.
Infine è stata sancita la chiusura temporanea in tutto il territorio comunale su suolo innevato (ordinanza nr. 4 del 2021) di qualsiasi attività escursionistica, sci alpinismo, ciaspolate e altre attività sportive e del tempo libero, a causa di rischio valanghe marcato 3 in aumento al giorno 10.01.2021 compreso escludendo dalle limitazioni gli atleti professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale dal CONI, dal CIP e/o delle rispettive federazioni.
L'inverno torna a fare la voce grosse, dopo un dicembre già nevosissimo sulle nostre montagne, come non lo si vedeva da molti anni.
Nel giorno dell'Epifania la dama bianca è arrivata anche a bassa quota. Fiocchi bianchi si sono visti anche in pianura, ma senza attecchimento. Dai 2-300 metri sul livello del mare, la neve ha imbiancato tutte le colline della provincia di Pistoia e di quella di Bologna (a quote lievemente più ampie). I disagi in provincia di Pistoia sono iniziate da circa i 400 metri sul livello del mare, dove il manto di neve ha sfiorato i 10 cm. La neve, tuttavia, in alcune aree non è stata spalata dai mezzi preposti, creando grossi disagi allo spostamento su strada: in particolare, sulla provinciale 66, a nord di Marliana il manto nevoso non spazzato via dalla carreggiata ha reso difficoltoso il transito delle auto per più di mezza giornata. Problemi anche sulle altre strade collinari, dove tuttavia i mezzi spazzaneve si sono visti nella maggior parte dei casi.
Guai anche per quanto riguarda i black-out. Se ne sono registrati di nuovi un po' ovunque oltre gli 8/900 metri: in particolare nella zona di Prunetta si sono registrati molti cali di tensione a seguito dei rami caduti sulle linee elettriche. Una situazione che ricalca quella avvenuta nei giorni subito dopo capodanno, quando E-Distribuzione (l'azienda del gruppo Enel che gestisce la rete elettrica) dovette far fronte a oltre 4000 utenze senza corrente elettriche sparse sulla montagna pistoiese e in Garfagnana. La situazione di queste ore è comunque meno grave, ma ciò comunque ha portato a centinaia di persone rimaste senza energia elettrica e -in alcuni casi- anche senza riscaldamento.
Salendo di quota, i problemi e i disagi si moltiplicano: la strada per Abetone è nuovamente chiusa al traffico per la troppa neve caduta. Al passo si sono raggiunti i due metri e mezzo, mentre sulle piste si sono ampiamente superati i tre metri di accumulo.
Sono centinaia le case sparse sui pendii sopra i 7/800 metri con persone o famiglie letteralmente bloccate dalle neve, in attesa che i mezzi riescano a spazzare strade e a pulire le aree più innevate. Saranno ancora ore di passione e, oltretutto, nuova neve è prevista per tutta questa settimana, anche a bassa quota.
Situazione drammatica sopra i mille metri anche in questa domenica. Nel corso della mattinata le autorità hanno chiuso le strade in entrata verso il passo di Abetone, sia dal lato emiliano che da quello toscano. Troppa la neve caduta da venerdì, visto che il manto al passo ha superato i due metri di altezza.
Già da tre giorni sono in funzione mezzi spazzaneve e turbine per liberare non solo la strada, ma anche l'accesso alle case private, sepolte dalla neve fin quasi al primo piano.
Il maltempo sta concedendo una (temporanea) tregua, per questo le autorità locali e le forza dell'ordine hanno deciso di bloccare l'accesso ai veicoli per permettere lo sgombero con i mezzi pesanti delle tonnellate di neve che bloccano il passaggio. Una domenica di pausa dal maltempo preziosa, visto che nuova neve è prevista nei prossimi giorni.
Al momento il transito è solo consentito alle auto in uscite da Abetone.
Il sindaco del comune raccomanda a tutti i residenti della zona di non spostarsi se non per motivi di urgente necessità.
Nel frattempo, continuano il lavoro da parte dei tecnici di E-Distribuzione (gruppo Enel) per ripristinare la corrente elettrica dopo i black-out dei giorni scorsi, che in molti casi si sono protratti per più di 24 ore.
Per visualizzare l'ordinanza sul sito del comune di Abetone - Cutigliano - Link
Considerando le limitazioni ai movimenti che da questa domenica sono applicate sul territorio a causa della "zona Rossa", l'amministrazione comunale di San Marcello Piteglio ha ampliato i punti di distribuzione delle mascherine per limitare la massimo i movimenti della popolazione.
Un dovuto ringraziamento a tutta la filiera di persone che fin da venerdì si sono attivate per poter organizzare questa distribuzione allargata e alle associazioni di volontariato che hanno fatto uno sforzo con i propri volontari, nonostante i numerosi impegni su cui sono impegnate, per garantire questi punti aggiuntivi per la prossima settimana.Il Comune si raccomanda di ritirare le mascherine nell'ambito di altri spostamenti necessari (andando a fare la spesa oppure nel tragitto casa-lavoro), così da limitare le uscite.Sarà quindi possibile ritirare le mascherine fino a sabato 21/11 nei seguenti punti stabili di ritiro:
SAN MARCELLO P.SE C/O UFFICIO TURISTIC: lunedì, giovedì, venerdì ore 9-13
MARESCA C/O SALA LETTURA: martedì, mercoledì ore 9-13
PITEGLIO C/O PALAZZO COMUNALE: sabato ore 9-13
CAMPO TIZZORO C/O SEDE PUBBLICA ASSISTENZA: mercoledì ore 9.30-12, giovedì ore 15.30-17.30, venerdì ore 9.30-12
GAVINANA C/O “NEGOZIO” PUBBLICA ASSISTENZA: p.zza Ferrucci mercoledì ore 17-19 e sabato ore 9-13
POPIGLIO C/O SEDE MISERICORDIA: lunedì, giovedì ore 14.30-17
PRUNETTA C/O SEDE PROLOCO mercoledì, venerdì ore 14-17
Per Prataccio, Lizzano, Spignana, Vizzaneta e Lancisa provvederanno direttamente le locali Misericordie. Ciascun cittadino residente nel Comune può ritirare 5 mascherine una sola volta e in un unico punto di ritiro, anche per conto di familiari.Chi ha effettuato il ritiro nella prima settimana non può ritirarne altre.
Prosegue inoltre, per i cittadini del Comune di San Marcello Piteglio che usufruiscono del servizio tamponi a San Marcello, la consegna della propria dotazione presso il “drive through”. Questa consegna è sostituiva del ritiro presso i punti stabili. Chi fosse in una situazione di comprovata difficoltà e impossibilitato oggettivamente a ritirare le mascherine può contattare il numero 0573/621296.
Modifiche alla viabilità in arrivo in Montagna. Dal 28 ottobre sarà chiusa la strada Monte di Badi Carpineta nel tratto di Sambuca Pistoiese. Ad annunciarlo è il sindaco di Sambuca Pistoiese Fabio Micheletti. «Si tratta di mezzo chilometro e basta di chiusura. I disagi saranno limitati anche nel tempo e serviranno ad avere una strada migliore, visto che saranno riasfaltati con 1500 quintali di asfalto». La chiusura di questa strada, seppur limitata nel tempo, va ad aggiungersi alla chiusura della strada Sp43 tuttora in corso da fine novembre scorso a causa di una frana presso il comune di i Camugnano.
Dal sindaco di Sambuca Fabio Micheletti, insomma, arriva una bella spronata alle istituzioni regionali per fare presto su una riapertura strategica per tutta la viabilità dell'Alto Reno
Una grossa “tegola” per tutti gli abitanti dell'Alto Reno che intendono spostarsi da una parte all'altra del confine regionale, visto che la frana si trova proprio a “cavallo” del confine. «So benissimo che si aggiunge – sottolinea il sindaco – disagio ai disagi derivanti dalla prolungata chiusura della Sp43 della Città Metropolitana. Purtroppo sarebbe facile ironia rispondere a qualche "garbata" rimostranza, che se aspettiamo la riapertura della Sp43 i lavori rischiamo di non farli mai, visto che la strada della Città Metropolitana e' chiusa dal 28 novembre del 2019. Voglio essere fiducioso: presto riaprirà anche la Sp43 ma tuttavia non potevamo indugiare oltre. La verità è che i lavori sono stati posticipati a dopo l'estate ma non possono essere posticipati all'infinito, pena la perdita del contributo.
O li facciamo adesso e li rendicontiamo adesso o la Regione ci dichiara decaduti dal finanziamento e ci riprende i soldi». Dal sindaco di Sambuca Fabio Micheletti, insomma, arriva una bella spronata alle istituzioni regionali per fare presto su una riapertura strategica per tutta la viabilità dell'Alto Reno. In corso c'è una pandemia, è vero, ma chi è pagato per governare e amministrare non può lasciare indietro nessun territorio; a maggior ragione se quello è un territorio che potrebbe essere strategico nella fase – si spera vicinissima – del rilancio post-pandemia.
Dopo lo shock dei casi alla Rsa Villa Guidotti di Maresca, continua la gestione dell'emergenza sanitaria dentro la struttura. É il sindaco stesso, Luca Marmo, a fare il punto con una sua nota ufficiale. « La struttura, che ospitava cinquntasette persone, è attualmente in carico all'Azienda USL. I pazienti rimasti ammontano a quarantadue, quindici sono stati trasferiti a Pistoia. Di questi uno rimane in isolamento, gli altri quattordici avviati alle cure intermedie presso il Ceppo». Nella Rsa di Maresca il focolaio è divampato alla fine della scorsa settimana e purtroppo la questione è sempre estremamente delicata attorno a questa struttura.
«La situazione è gestita ma ci preoccupa – prosegue Marmo –, considerato l'alto numero di contagiati fra gli operatori. Dai contatti intercorsi con le persone interessate sappiamo che sono tutte in auto - isolamento con i familiari in attesa dei provvedimenti della ASL». Almeno teoricamente, il focolaio dovrebbe essere sotto controllo insomma, ma resta il rischio di un escalation di ricoveri, visto che inizialmente solo tre ospiti della Rsa avevano presentato sintomatologia mentre a distanza di due giorni i ricoveri per le cure in ospedale sono passati a quattordici.
I numeri però spaventano anche per quanto riguarda la provincia di Pistoia tutta: 161 nuovi casi, il doppio rispetto ad una settimana fa. Il tutto, tra l'altro, con otto ricoveri. Marmo, che è anche presidente della provincia, conferma le sue preoccupazioni. «Confermo che il quadro è molto complicato e confido nel vostro senso di responsabilità. Visto che il tasso di contagio aumenta, oltre al rispetto rigoroso delle regole, mi sento di raccomandare a tutti di contenere gli spostamenti e i contatti con le persone che non siano familiari conviventi se non per motivi di necessità».
Il Covid-19 è “esploso” in tutta la sua ferocia nella Rsa di Villa Guidotti di Maresca. Una situazione che ha visto, secondo gli ultimi dati ufficiali, ben 74 persone positive su un totale di 95 persone tra ospiti e dipendenti della Rsa. Una situazione drammatica, purtroppo replicata in serie in molte altre Rsa in tutta Italia, che mostra in maniera lampante la facilità e la diffusione di questo contagio, aggravato dall'età molto avanzata degli ospiti. L'unica nota positiva è che, al momento, dei 74 positivi solo in tre presentano una sintomatologia e sono stati ricoverati in ospedale.
La situazione è molto complicata. Rimango in costante contatto con la Asl che ha preso il controllo della struttura
A causa dell'elevatissimo numero dei contagi, la Asl è stata costretta a sostituire il personale risultato positivo con personale proprio, in modo da continuare a gestire la situazione all'interno della struttura. Il sindaco, interpellato telefonicamente, è giocoforza preoccupato. «La situazione è molto complicata. Rimango in costante contatto con la Asl che ha preso il controllo della struttura. In questo momento la struttura è sotto quarantena ed sotto costante osservazione. Non si può fare altrimenti, la situazione è esplosa improvvisamente e non si può fare altro che aspettare l'evoluzione delle cose. La Asl sta monitorando la struttura e prendendo i provvedimenti del caso paziente per paziente».
É la voce del sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo, (e presidente della provincia di Pistoia), che suo malgrado non può che affidarsi alla Asl per gestire questa nuova emergenza sanitaria sul suo territorio, com'è giusto che sia.
Non c'è scelta, insomma. L'elemento spaventoso è che tutto questo va avanti senza una vera certezza: si riuscirà ad arginare il contagio? Si riusciranno a salvare le vite di questi anziani? Nessuno può dirlo. E vedere che tutto questo accade non nel bel mezzo di un film di fantascienza ma nel nostro quotidiano spaventa un po' e spaventa anche l'idea che dovremo abituarci a queste situazioni. In una costante situazione di incertezza e di impotenza in cui tutti i riferimenti medici-sanitari a cui eravamo abituati dovranno cambiare.
In Italia abbiamo un difetto: la memoria corta. Ci indigniamo, ci arrabbiamo, ci infuriamo sul momento, ma bastano pochi giorni per dimenticarci tutto o quasi. Funziona così per quasi tutto: in famiglia, nei rapporti con gli amici ma anche in politica ed in società. Ed è così che i media, obbligati per la loro funzione a stare dietro alle novità, alle “breaking news” abbiano già spento i riflettori su quanto avvenuto un mese fa nel Reno, a seguito allo svuotamento della diga di Pavana, che ha riversato nel Limentra un’ondata di fango trascinata a valle dalla corrente. Era il 28 luglio: un disastro che di fatto ha ucciso all'istante migliaia di pesci e devastato un ecosistema a cui necessiteranno anni ed anni per ritrovare un equilibrio.
tornerà la vita nel fiume? Si, perché la natura è forte e per quanto l'uomo possa danneggiarla, lei trova quasi sempre il modo di rialzare la testa. Però servirà tempo, tanto tempo.
Non pretendiamo di sapere chi ha sbagliato e perchè (figuriamoci! Sarebbe troppo bello) ma ci rammarica vedere che non se ne parla nemmeno più. Per cui plaudiamo con un sorriso amaro, amarissimo, l'iniziativa di una mano ignota che nei giorni scorsi ha disegnato delle lische di pesce sui ciottoli a margine del fiume Reno. Sono i fantasmi dei pesci che un tempo abitavano il fiume e che adesso appartengono, per colpa dell'uomo, al passato e forse ad un futuro non troppo vicino.
Tornerà la vita nel fiume? Si, perché la natura è forte e per quanto l'uomo possa danneggiarla, lei trova quasi sempre il modo di rialzare la testa.
Però servirà tempo, tanto tempo. Servirà che il fiume si riempi di nuovo, serviranno tante piene per spazzare via la melma fangosa arrivata a fine luglio. I pesci, lo sappiamo, non possono gridare, non possono indignarsi, ed è bene che qualcuno, per loro, abbia fatto quel piccolo gesto che però serve a noi per non dimenticare e continuare a chiedere non solo cosa è successo davvero il 28 luglio, ma anche che quanto avvenuto non si ripeta.
Forse l'abbiamo fatta troppo facile, forse abbiamo voluto dimenticare troppo presto le brutture imposte dal lockdown imposto mesi fa, però la realtà con cui dobbiamo fare i conti è diversa e racconta di un ritorno del Covid-19 anche nei nostri territori di competenza. Nei giorni scorsi, madre e figlia residenti a San Marcello Piteglio sono risultate positive al tampone, come annunciato dallo stesso sindaco Marmo, dopo essere entrambe rientrate dall'estero. «Entrambe sono asintomatiche e confinate in isolamento obbligatorio presso il proprio domicilio che si trova nel nostro comune. Con loro due congiunti, negativi, ma sottoposti a quarantena».
Una recrudescenza del virus che ci fa capire, ancora una volta, come basti poco per ritornare a fare i conti con una situazione fatta di isolamento, quarantene e zone rosse. Non è allarmismo, è semplicemente un “richiamo all'ordine” di cui tutti, compreso chi scrive, hanno bisogno per ricordarsi i rischi e i pericoli di questa Pandemia. Nel comune di San Marcello Piteglio, oltretutto, ci sono altre tre persone in quarantena, non in quanto casi positivi, ma per avere avuto contatti stretti con persone positive al tampone. Due di queste appartengono allo stesso nucleo familiare. Ci sono, dunque, tre nuclei familiari interessati dai provvedimenti della Asl, di cui uno con casi positivi al suo interno.
Una recrudescenza del virus che ci fa capire, ancora una volta, come basti poco per ritornare a fare i conti con una situazione fatta di isolamento, quarantene e zone rosse. Non è allarmismo, è semplicemente un “richiamo all'ordine” di cui tutti, compreso chi scrive, hanno bisogno per ricordarsi i rischi e i pericoli di questa Pandemia.
«L'evoluzione di queste ultime ore dimostra, una volta di più, che il virus è presente e continua a girare. Invito al più rigoroso rispetto delle norme che, ricordo, sono ancora in vigore. In sintesi: mantenere la opportuna distanza fisica dagli altri. Quando questo non è possibile indossare la mascherina. Obbligatoriamente negli ambienti chiusi. Lavarsi frequentemente le mani evitando di portarle al naso, alla bocca e agli occhi» ha concluso Marmo. In effetti, l'attenzione di tutti è calata. Non di rado, nei bar e nei luoghi chiuse, le persone si presentano senza mascherina, oltretutto dimenticandosi completamente il concetto di distanza sociale.
Situazioni di potenziali rischio che troppo velocemente abbiamo derubricato come tali. Per non ritornare nell'incubo, questi numeri dei positivi nuovamente al rialzo devono farci capire che il mostro ancora non lo abbiamo sconfitto e che senza precauzioni rischiamo di tornare presto nel dramma del lockdown. Facciamo, tutti, più attenzione.
Errare umano, perseverare è diabolico. Com'è diabolico permettere al fango e alla melma di invadere decine e decine di chilometri di fiumi, uccidendo migliaia di pesci sorpresi da quella marea melmosa e tossica che ha traboccato nel loro habitat naturale. E non era la prima volta che accadeva, ma di questo parleremo più avanti. Questa volta, ad accorgersi che qualcosa non era andato nel verso giusto, sono stati gli abitanti dei Comuni dell’Alto Reno Terme e Vergato. Il fiume Reno ed il Limentra sono apparsi improvvisamente melmosi, come invasi da uno strano fango.
Centinaia di pesci sono stati ritrovati senza vita ai bordi di ambi i fiumi. Cosa è successo? Ancora non è chiaro, però sappiamo alcune cose: intanto, sappiamo che ci sono stati lavori alla diga di Pavana, nel Comune di Sambuca Pistoiese, si pensa per la messa in sicurezza dopo alcune evidenze di instabilità sismica. Il bacino sarebbe stato svuotato, non si sa se con tempistiche o modalità adatte; sia quel che sia, ma adesso l'intero ecosistema ittico dell'Alto Reno non esiste praticamente più.
Il tutto avviene nel pieno del periodo estivo, dove i primi ritorni al turismo sulle aree montane post-Covid rischiano di essere malamente influenzate da questo avvenimento.
Non è la prima volta, dicevamo. Già nel 1997 un fatto del tutto simile devastò le acque dolci...
Senza parlare del disastro ambientale che impiegherà anni e anni per essere “riassorbito” e cancellato da Madre Natura. Al momento, insomma, è una situazione irrecuperabile, un pugno nello stomaco al nostro amato Appennino. E fa venire una gran rabbia che un territorio con un ecosistema così delicato, così fragile possa soffrire di pene così grandi inflitte dall'uomo e dalla sua negligenza. Non è la prima volta, dicevamo. Già nel 1997 un fatto del tutto simile devastò le acque dolci della sponda emiliana dell'Alto Reno. Adesso, 23 anni dopo, raccontiamo di nuovo la stessa storia. Una storia senza ancora colpevoli, di cui conosciamo solo il tristissimo e irrecuperabile preambolo. Vigileremo, insieme a tanti altri sindaci del territorio ed enti coinvolti, nel far emergere la verità. Perché la natura del nostro Appennino di ferite ne ha subite anche troppe. E questa rischia di essere una delle più dolorose.