Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470
Le connessioni web sulla montagna pistoiese, lo sappiamo, talvolta possono essere un problema: la fibra, o anche solo la rete adsl, arriva in molte zone ma non dappertutto. Già da alcuni anni, però, diverse aziende offrono soluzioni alternative per permettere connessioni ad alta velocità anche nelle zone in cui la rete fissa non arriva. Per capire come funziona e le possibili soluzioni, abbiamo parlato con una di queste aziende che opera sul territorio, confrontandoci con Edoardo Potenza, responsabile connettività dell'azienda Elettropotenza di Prato, che ha all'attivo un importante numero di installazioni solo sulla Montagna Pistoiese.
Edoardo, in diverse zone della montagna i residenti lamentano un segnale internet scarso o assente. La fibra, dopotutto, non può essere installata ovunque.
«Le grandi aziende nazionali o internazionali fanno i loro investimenti laddove c'è più richiesta e, dunque, più utenza. La montagna pistoiese è scarsamente abitata, rispetto alla città. Per questo alcune zone non sono coperte da connettività fissa, fibra o adsl che sia. Quella che installiamo noi, insieme ad altre aziende, è una connessione diversa».
Satellitare?
«Non esattamente. Si chiama wi-fi o iper-lan. In pratica, un'azienda come la nostra riceve la richiesta del cliente, verifica se la sua zona è coperta e, in caso affermativo, si reca sul posto ad installare una piccola antenna sul tetto. A quel punto, la casa sarà coperta dalla connessione internet che parte da 10 mega fino ad arrivare 30 mega, nel nostro caso».
I costi per il privato sono gestibili?
«Assolutamente. Tra installazione e abbonamento siamo in linea con le offerte dei gestori nazionali. Parliamo di circa 25 euro al mese, per capirci».
La connessione di questo tipo è stabile? Può essere utilizzata per fare smartworking?
«Assolutamente sì. Diciamo che per un buon servizio streaming, che utilizza molti dati per funzionare, 10 mega sono circa il doppio del necessario. Nel caso di necessità particolari, comunque, possiamo aumentare la velocità di connessione fino a 30 mega».
Servono tante richieste per poter avere un vostro intervento?
«Affatto. Ci muoviamo per una solo utenza e offriamo un servizio personalizzato. Alla fine si tratta di un installazione minima di un antenna che va ad intercettare un segnale già presente, non servono investimenti faraonici».
Questa connessione può essere sfruttata ovunque?
«Quasi ovunque. Purtroppo esistono delle zone, specialmente laddove l'utenza si trova in un bosco fitto o coperto da montagne molto vicine in cui questo tipo di connessione fa fatica o è assente. La verifica iniziale serve proprio a quello. Nove volte su dieci riusciamo a trovare una soluzione per intercettare comunque il segnale. Esiste, però, la possibilità che ci siano ostacoli fisici impossibili da superare».
Quanti servizi avete attivato sulla montagna pistoiese?
«Centinaia. Dalle zone pedecollinari di Piazza fino alle alture della Val di Luce. Il nostro è un servizio utile a privati, aziende ma anche per strutture ricettive che devono offrire internet a turisti e ospiti».
Gli affitti più bassi in provincia di Pistoia? Dati alla mano sono tra Le Grazie, Piteccio, Sammomme, Pracchia. Questo quanto rilevato dalle statistiche rintracciabili sulsito immobiliare.it, relativi al mese di maggio 2020. La media, inqueste aree collinare, si aggira sui 7,20 euro al mese al metroquadro, mentre, ad esempio, in centro a Pistoia è di 8.30 euro al metro quadro per lo stesso periodo di riferimento. Su una casa di circa 100 metri quadri, la differenza tra le due aree è di oltre 100euro al mese, 1200 euro all'anno come minimo.
Una dinamica simile è riscontrabile anche sul mercato degli acquisti: specialmente nella zona di Pracchia e Piteccio. Troviamo in vendita, a giugno 2021 ad esempio, un monolocale ristrutturato di recente di 55 metri quadri a 22mila euro,in pratica allo stesso costo di tre anni di affitto in qualche casa del centro. Salendo di poco di altitudine, nel verde di Sammommè, a 24 minuti di auto dal centro di Pistoia, una casa composta da 4 locali per un totale di 75 metri quadri ad appena 35mila euro, meno del costo di un auto di media categoria.
Cifre semplicemente irraggiungibili nelle zone di pianura, dove sotto gli 80mila euro si trovano solo appartamenti molto piccoli in zone non particolarmente gradevoli. Esempi di veri occasione sulla fascia collinare sopra Pistoia ce ne sono a decine: ne citiamo un ultimo, per completezza. Parliamo dunque di un terratetto a Saturnana, vicino a Le Grazie (a soli 8km dal centro di Pistoia, circa 15 minuti inauto) di 76 metri quadri in vendita a 48mila euro.
una casa composta da 4 locali per un totale di 75 metri quadri ad appena 35mila euro, meno del costo di un auto di media categoria.
La casa giusta, sappiamo bene, è un concetto molto soggettivo. Quello che però ci preme sottolineare è che nella fascia collinare sopra Pistoia, a meno di 10 km dallacittà, è possibile acquistare una casa per un'intera famiglia, magari con giardino e sicuramente lontani dal traffico, con meno di 50mila euro.
E, ricordiamo, il tutto avviene in zone dove è presente una connessione internet ultra-veloce, che permette una pratica attività di smart-working da una postazione privilegiata perché a basso costo ed estremamente tranquilla, lontano dal traffico e dal caos cittadino.
Lavora al computer all'aperto, all'ombra del ristorante del marito, sulla curva della SP632 che porta fino a Casa Corrieri, a pochi metri dal torrente Orsigna, in un paesaggio che sembra uscito dritto dritto da una cartolina naturalistica. Si chiama Francesca ed è una dottoressa forestale libera professionista che ha scelto, insieme alla sua famiglia, uno stile di vita molto più sostenibile rispetto a quello cittadino. Ora abita e lavora ad Orsigna, borgo di montagna a circa 800 metri di quota all'interno del comune di Pistoia dove vivono 109 persone. Una scelta di vita radicale ma resa necessaria per una serie di motivi che lei stessa ci spiega.
«Io e la mia famiglia – racconta – abitavamo a Firenze. Poi abbiamo visitato il borgo di Orsigna e ci siamo innamorati di questo posto, della sua bellezza, della sua tranquillità, della natura. Dopo qualche anno abbiamo maturato la decisione di trasferirci qui in pianta stabile, la nostra città stava diventando ormai invivibile per noi. Siamo stati colpiti dal 'Mal dell'Orsigna' e non siamo più tornati indietro!».
Si chiama Francesca ed è una dottoressa forestale libera professionista che ha scelto, insieme alla sua famiglia, uno stile di vita molto più sostenibile rispetto a quello cittadino
La sua condizione di libera professionista le permette di lavorare in “smart working” comodamente da Orsigna: durante la bella stagione il suo ufficio diventa una tavolo all'ombra con vista sul ruscello e sul metato dove, tutt'oggi, si seccano le castagna durante la stagione autunnale.
«Qui la connessione internet è molto buona, lavoro da qui. Niente a che vedere con gli uffici vista traffico della città» dice; poi aggiunge: «Questo che ho adesso è un ufficio meraviglioso, senza lo stress classico del posto di lavoro, del parcheggio da trovare, del traffico. Il problema più grande, per così dire, è il sole che filtra e ti 'oscura' lo schermo del pc. Pensa te che problemi!» scherza.
E non si pensi, comunque, di trovarsi sulle vette dell'Himalaya: Orsigna è un paese con bottega, alimentari ed altri servizi, oltre a distare ad un'ora e 15 dal centro di Firenze ed appena 35 minuti dal centro di Pistoia. Distanze, insomma, tutt'altro che proibitive nel caso ci si debba recare in città per qualche motivo. Con il capoluogo di provincia, tra l'altro, c'è anche un collegamento bus e anche la ferrovia, dalla stazione di Pracchia, che dista quattro chilometri dal borgo.
«Noi qui abbiamo messo le nostre radici – ci dice –. Mio marito ha questo ristorante, il Molino di Berto, che ogni giorno accoglie turisti e lavoratori della zona. Lui è il cuoco ma io, quando posso, gli do una mano. Questa adesso è la nostra condizione e la nostra felicità».
Le necessità impellenti attorno al Covid-19 obbligano la società a ripensare ai suoi schemi. Le Metropoli Rurali rientrano anche in questa dinamica, visto che le attuali grandi città sembrano ormai lontane (forse irreversibilmente lontane) da uno stile di vita sostenibile ed in linea con la necessità di distanziamento sociale imposto dalla nuova condizione. Redistribuire la popolazione, quindi, sembra essere diventata una macro-necessità. E molti cittadini stanno già prendendo provvedimenti nelle loro vite, dalle Alpi agli Appennini.
É uscito un interessante articolo su La Nazione che racconta la scelta di un signore di trasferirsi da una grande città ad un paese di collina sopra Piacenza, immerso nel verde dell'Appennino emiliano. Evasione della città per immergersi nel silenzio e nella natura. Il signor Pagani ha 47 anni è ha scelto le api perché, come dice lui stesso, «insegnano a vivere per sottrazione». Andrea Pagani lavora nell'industria del fumetto come sceneggiatore ma dal lontano 1997 ha scelto di rifarsi una vita lontano dallo stress, dal traffico e dallo smog.
Chiaro che con le api non siano tutte -letteralmente- rose e fiori: inquinamento anche sulle alture, cambiamenti climatici, gelate tardive e un mercato che non sempre “tira” come dovrebbe. Ad ogni modo, Andrea non tornerebbe mai indietro alla vecchia vita di città. «Qua sto alla larga dalle città e imparo qualcosa ogni giorno che passa. Lo faccio soprattutto grazie alle api, che hanno una società in cui lo scopo è comune e niente si spreca. Vivendoci a contatto ogni giorno è impossibile non rimanerne affascinati e coinvolti. Nel mio piccolo ho imparato a fare a meno della televisione, accumulare solo i libri che amo, riciclare gli imballaggi. E, quando ho tempo, continuo a lavorare nel mondo dei fumetti come illustratore, ma senza stress» ha detto al quotidiano La Nazione.
É innegabile che la città offra ancora vantaggi al cittadino: basti pensare ai servizi e alla vicinanza con stazioni ferroviarie e svincoli autostradali. Però, anno dopo anno, questi vantaggi si ridurranno ed è evidente come si vada sempre di più verso una ridistribuzione della popolazione sul territorio e ad una de-strutturazione della città come la intendiamo oggi.
Per ammissione degli stessi promulgatori è ancora un'ipotesi «in fase embrionale» ma è proprio quel tipo di proposte che ci piacerebbe vedere più spesso: incentivi economici e attenzione ai servizi per riportare le persone ad abitare le zone collinari e montane. La giunta del comune di Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo, ha approvato la delibera di indirizzo del progetto "Riabitare la montagna" per incentivare giovani e famiglie a riabitare le frazioni montane del Pratomagno.
«Quest’Amministrazione Comunale intende perseguire una politica finalizzata a favorire il ripopolamento delle frazioni montane – si legge su Valdarno Post, che riporta un commento dell'assessore ai borghi montani Rossana Casini – interessate da un costante calo demografico. Per far tornare le persone in montagna è necessario un cambiamento di prospettiva, non guardando soltanto ai tradizionali mestieri ma anche alle possibilità offerte dallo smart working, realizzando così una migrazione “di qualità” in grado di dare nuovo slancio alle aree montane senza trasformarle in dormitori per pendolari».
Il futuro è delle aree montani è già qui, ma gli amministratori devono non scordarsi mai delle potenzialità altissime di queste aree così sottovalutate negli ultimi anni.
Il progetto del comune aretino si chiama “Riabitare la Montagna”. La formula prevede incentivi per giovani e coppie under 40 o famiglie con almeno un figlio minore per chi sceglie di prendere la residenza in una delle frazioni montane loresi e la mantengano per almeno 5 anni. Quali? L'azzeramento degli oneri di urbanizzazione per ristrutturazione e riqualificazione di fabbricati ubicati nelle frazioni montane; una scontistica, in misura ancora da definire, sul costo del trasporto scolastico per un periodo di 3 anni; l’apertura di un apposito sportello dedicato alle pratiche relative al cosidetto Ecobonus 110% per agevolare le relative pratiche urbanistiche.
Sarà tanto, sarà poco? Intanto è un iniziativa interessante che in molti altri comuni manca o non è stata ancora elaborata. Quel che è certa è che aiuti poco cospicui non possono, da soli, assicurare il ritorno di tante persone nelle zone montane. Serve di più, servono servizi. E infatti, a Loro Ciuffenna affermano che presto le frazioni montane saranno collegate con il fondovalle da tre coppie di bus pubblici ogni giorno dal lunedì al venerdì e che, cosa ancor più importante, presto sarà attivata la fibra internet che favorirà la possibilità di Smart Working e azzererà il digital divide rispetto ai paesi della valle. Il futuro è delle aree montani è già qui, ma gli amministratori devono non scordarsi mai delle potenzialità altissime di queste aree così sottovalutate negli ultimi anni.
Noi l'abbiamo posta come domanda, ma in realtà il nostro è già in buona parte realtà. Sono sempre più numerosi i cittadini delle città più grandi (Firenze, Bologna, Prato, giusto per citarne alcune della zona di nostra competenza) che scelgono di abbandonare i palazzoni di città per trasferirsi stabilmente nelle aree di campagna di collina e montagna dell'Appennino. I motivi, lo diciamo ogni giorno, sono noti: minori costi per affitti e acquisto di immobili, qualità della vita, possibilità di fare smart working da casa.
è chiaro che nei prossimi anni assisteremo a una progressiva risalita di parti della popolazione verso le aree montane e interne: ce lo dicono le proiezioni demografiche e climatiche...
Il Covid, tra i suoi innumerevoli cambiamenti epocali, sta portando anche questo. Un interessantissimo approfondimento lo ha fatto l'Huffington Post, che ha intervistato l'architetto e docente universitario Antonio De Rossi, che insegna presso il Politecnico di Torino dove dirige l’Istituto di Architettura Montana. L'intervista è consultabile a questo indirizzo: https://www.huffingtonpost.it/entry/covid-rilancia-la-moda-dei-borghi-ma-senza-progetti-sara-un-fuoco-fatuo_it_5fdc4d9fc5b61020098931e8 .
De Rossi, tra le varie cose, afferma che «è chiaro che nei prossimi anni assisteremo a una progressiva risalita di parti della popolazione verso le aree montane e interne: ce lo dicono le proiezioni demografiche e climatiche: il combinato disposto di innalzamento delle temperature e umidità e invecchiamento degli abitanti obbligheranno diverse decine di migliaia di persone a trasferirsi in spazi in altitudine per alcuni mesi all’anno. Ma tutto questo non può essere improvvisato. Servono scenari e progetti per il futuro» e infatti, prosegue il professore «è necessario è un vero progetto di (ri)costruzione dell’abitabilità. Dobbiamo dire 'basta' nel vedere queste zone solo in ottica di consumo e protezione, che sono facce della stessa medaglia.
I territori, per essere abitabili, devono essere messi nella condizione di produrre: economie, nuove forme di socialità e nuove culture».
Il professore De Rossi con quest'ultimo concetto inquadra perfetto il motivo per il quale è nato Metropoli Rurali Alto Reno. Questo è il nostro obiettivo e la nostra speranza: fare in modo che le aree collinari e montane rurali tornino ad essere una risorsa ed un ambiente facilmente abitabile, con più incentivi e vantaggi rispetto a difficoltà e privazioni. Sarà un viaggio lungo, ma i nostri territori rurali si meritano questo impegno.
Spesso parliamo di persone che dalla città, per scelta o per necessità, si sposta verso la montagna o la collina. Ma, per questa volta, cambiamo prospettiva: andiamo a vedere cosa fanno i giovani tra 18 e 39 anni che sono nati nelle aree rurali e hanno avuto modo di avere esperienze professionali o di vita “nell'altro” mondo, appunto, la città. I dati ci vengono fornite dal magazine “Buone Notizie”, supplemento del Corriere della Sera. Ebbene, il 67% dei giovani tra i 18 e i 39 anni che nascono nelle terre alte vogliono rimanerci a vivere. Di questi, il 54 % ha fatto esperienze lavorativi “fuori” e poi è tornato nelle “terre alte”. Molti di loro, il 41% ha frequentato o frequenta l’università, e ben il 67 % ha un lavoro. La maggior parte, insomma, di chi vive in altura... vuole rimanerci.
La montagna e i territori rurali potrebbero diventare determinanti, specialmente in questo periodo (si spera presto) di massicci aiuti europei e finanziamenti per la rinascita del paese. Potrebbero, appunto, ma la politica non si deve dimenticare di quei territori.
Quelle terre che molte persone che lavorano in città continuano a vedere come “isolate” e “remote” rappresentano comunque il 35,2% del territorio italiano. Lì, nei 4mila comuni italiani in altura, ci vive (o ci lavora) un esercito di 12 milioni di persone. E allora perché la montagna sta avendo così poco peso in politica e tra le parti sociali? Purtroppo la Pandemia, i morti, il piano vaccini in ritardo sono priorità estremamente ingombranti. É triste da dire ma la montagna, a meno che non frani qualcosa, è fuori dai radar della politica italiana e – molto spesso – anche quella delle rispettive regioni.
Ma in tempi di Pandemia i territori rurali (non solo montani, ma anche collinari) sono importanti anche per una questione molto pragmatica: isolamento, meno densità di persone, quiete. Il tutto, con la possibilità -quasi sempre- di poter lavorare in smart working comodamente da casa. La montagna e i territori rurali potrebbero diventare determinanti, specialmente in questo periodo (si spera presto) di massicci aiuti europei e finanziamenti per la rinascita del paese. Potrebbero, appunto, ma la politica non si deve dimenticare di quei territori. Noi, nel nostro piccolo, continueremo a mettere nero su bianco tutte le potenzialità di queste aree.
Lo smartworking è una dei pochissimi aspetti buoni che la pandemia ha portato nel mondo occidentale. Non stiamo parlando necessariamente di uno smartworking “totale”, vale a dire senza più mettere piede in un ufficio. Parliamo di quelle formule miste, a parere nostre le più efficaci, che prevedono ingressi in un ufficio ridotti al minimo, una o due volte a settimana al massimo. Una dinamica sfruttabile per tutte quelle persone che lavorano nel settore dei servizi, che utilizzano un computer e una connessione internet per gestire il proprio business, sia come imprenditori che come dipendenti.
Ecco, l'avvento massiccio dello smartworking non sparirà quando la pandemia sarà definitivamente sconfitta. Perché, è stato visto, i vantaggi sono tangibili per tutti, lavoratori e datori di lavoro: si aumenta l'autonomia e la libertà del lavoratore, si risparmiano denaro per lavori, trasporti o forniture (elettricità, riscaldamento, ecc.) e c'è molto più tempo a disposizione visto l'azzeramento dei tempi di spostamento, anche in ottica di un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.
Con lo smartworking, insomma, verrà meno la necessità di abitare vicino o vicinissimo al posto di lavoro. Perché il posto di lavoro, per molti, diventerà casa propria. Con solo due condizioni necessari: un computer, anche portatile, ed una connessione ad internet sufficientemente potente.
Quello che noi vi invitiamo a fare, però, sono due conti: quanto spendete adesso di affitto o per l'acquisto di una casa in città?
Le case fuori dai centri abitati stanno piano piano tornando all'attenzione del mercato. Il motivo è semplice: perché rimanere imbottigliati nel traffico, spendere tanti soldi per un affitto in una zona urbana deprimente quando con gli stessi quattrini si potrebbe abitare in una casa molto più bella immersa nella natura? In Italia certe dinamiche vengono fuori lentamente. In Inghilterra, come a Londra (o in altre grandi metropoli dove i ritmi sono forsennati) certe dinamiche arrivano subito: ed è così che il costosissimo centro della “City” ha già visto partire il deflusso verso zone meno costose, più periferiche. Interi quartieri che da semi-abbandonati torneranno vivi e richiesti. La stessa cosa accadrà da noi, anzi, in molti casi è già iniziata: le zone di campagna, di collina e di montagna tornano alla ribalta sul piano immobiliare, vista la non necessità di stare vicini ai luoghi di lavoro in città.
Sappiamo bene che non tutti i lettori lavorano in smartworking e che le aree rurali non facciano per tutti. Quello che noi vi invitiamo a fare, però, sono due conti: quanto spendete adesso di affitto o per l'acquisto di una casa in città? Quanto spendereste in una zona collinare o montana a 20-30 km dal vostro attuale appartamento? Quanto risparmiereste? Quanto ne guadagnereste in qualità della vita, aria buona e assenza di traffico? Pensateci un momento.
Non tutte le città sono uguali. Ci sono quelle a misura d'uomo, con magari 10-20mila abitanti. Una viabilità discreta, magari un casello autostradale nelle vicinanze. Forse più che di città dovremmo parlare di paesi, ma comunque lì distanze e traffico sono gestibili. E poi ci sono le grandi città, che possono diventare un incubo per l'automobilista. In Toscana la peggiore in tal senso è Firenze: un dedalo di stradine, motorini, ztl, autovelox e sopratutto ingorghi e code ovunque. Una quantità di traffico e disordine insensata per una cittadina da nemmeno 400mila abitanti.
La campagna, le aree collinari e montane... non hanno di questi problemi. E noi vi invitiamo a considerare un cambio di prospettiva abitativa, sopratutto quando – per ragioni economiche – i costi per la casa in città divengono insostenibili.
Bologna, dall'altra parte dell'Appennino, va lievemente meglio come traffico in città ma la tangenziale nell'ora di punta non perdona: ci si blocca costantemente, due volte al giorno, tutti i giorni feriali della settimana. Il traffico in città è qualcosa per cui molti pagherebbero per potersene liberare. Probabilmente, con una casa fuori dai centri o più semplicemente non dovendo andare a lavorare in città ogni giorno, non solo non dovreste pagare, ma probabilmente vi rimarrebbero diversi soldini in tasca a fine mese.
Tutto grazie a due fattori: lo smartworking, per chi lo può fare. Ed un'abitazione fuori dai centri abitati principali. Le periferie urbane però hanno qualche lato negativo: spesso non sono belle da vedere, spesso non sono sicure e comunque mantengono molti problemi legati al traffico e al caos. La campagna, le aree collinari e montane... non hanno di questi problemi. E noi vi invitiamo a considerare un cambio di prospettiva abitativa, sopratutto quando – per ragioni economiche – i costi per la casa in città divengono insostenibili.
Avremo detto “vivere in montagna”, ma occorre ricordare che non parliamo più della montagna di fine Ottocento: isolata, fuori dal mondo, irraggiungibile. E allora possiamo dire, meglio, “vivere in una zona rurale”: se poi questa si trova in collina o alta collina... tanto meglio. Perché? I motivi sono tanti. Su tutti, i costi delle case, molto più basso che in città. E poi, la qualità dell'aria innegabilmente più alta rispetto a quelle non solo delle metropoli, ma anche dei paesi. Ma la lista potrebbe essere molto più lunga, e questo nostro “speciale” ne è la riprova. In una parola sola: vivere fuori dai paesi equivale ad avare una qualità della vita più alta, migliore. Una spinta ulteriore verso questa scelta può essere data dalla possibilità di fare smart working, come abbiamo detto più volte.
Non vogliamo demonizzare la città (che ha senz'altro i suoi lati positivi...) ma ricordare a chi ci legge che un'alternativa al ritmo frenetico delle nostre città c'è e costa meno di quanto possiamo pensare.
E poi c'è ancora una considerazione da fare: le aree rurali di collina e montagna sono ambienti più lenti rispetto alle città, sono luoghi rimasti autentici e più ricchi di valori. Vivere in montagna è una scelta di vita che a tanti può apparire coraggiosa, ad altri invece come la più logica per far crescere in un contesto sano e naturale i propri figli. Vivere e crescere in aree fuori dai centri abitati, nelle aree di collina o montagna, significa la possibilità di acquistare facilmente prodotti naturali a km zero, con la certezza per le famiglie che siano davvero prodotti del territorio locale.
Non è poco, in questo periodo di turbocapitalismo (azzoppato dal Covid...) in cui spesso il pranzo di molte persone si riduce ad un panino di corsa tra un impegno e l'altro in una frenetica città. Non va dimenticato che l’alimentazione è uno dei principali fattori che incidono sullo stato di salute di una persona. La montagna come scelta di vita? Può darsi, ma a noi sembra si tratti di una scelta di buon senso, una scelta di “salvezza” dai ritmi malati della città. Ritmi malati, ma anche costi malati: basti pensare agli affitti o alle spese di gestione di una casa in città rispetto a quelli in una fuori dalle zone più centrali.
Non vogliamo demonizzare la città (che ha senz'altro i suoi lati positivi...) ma ricordare a chi ci legge che un'alternativa al ritmo frenetico delle nostre città c'è e costa meno di quanto possiamo pensare.