Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470
Dopo anni di apparente immobilità, qualcosa si muove per le politiche regionali toscane sulla montagna e sugli incentivi per abitarla. É un piccolo passo non ancora definitivo, ma sicuramente effettuato nella giusta direzione: il Consiglio regionale della Toscana ha chiesto e ottenuto, dal Senato della Repubblica, l’iscrizione agli atti per tagliare del 30% degli oneri contributivi per chi abita nelle aree interne montane e collinari. Un provvedimento che segue quanto già avviene nelle aree del sud particolarmente svantaggiate, che già usufruiscono di una tassazione agevolata.
La proposta di legge si chiama “Modifiche alla legge 30 dicembre 2020, n. 178”, in materia di agevolazione contributiva per l’occupazione nelle aree interne. Adesso la palla passa al governo centrale di Roma.
«Si tratta di un ottimo risultato proficuo e lungimirante – dichiara Elena Rosignoli, consigliere regionale facente parte della Commissione per il sostegno, la valorizzazione e la promozione delle aree interne della Toscana insieme a Marco Niccolai, anche lui firmatario del provvedimento – frutto di un lavoro di squadra volto a valorizzare quelle aree più marginali potenzialmente attrattive e funzionali se fornite da idonei strumenti agevolativi. Questo disegno di legge vuole essere uno di questi strumenti ed è importante non solo per la nostra regione ma al livello nazionale proprio perché applicabile su tante realtà».
«Mi auguro che il Senato – ha aggiunto Marco Niccolai – possa quanto prima calendarizzare il disegno di legge ed esprimersi su quella che riteniamo un’opportunità fondamentale per creare occupazione nelle aree interne».
Il passaggio al Senato è necessario ed obbligatorio, in quanto le regioni a statuto ordinario come la Toscana non hanno la possibilità e competenze di legiferare direttamente sull'argomento. Nel frattempo, anche altre regione si sono fatte avanti in Senato con proposte di legge simili a quella portata a Roma dalla Toscana. I tempi di calendarizzazione preoccupano un po', vista la possibilità di tempi lunghi per arrivare alla discussione in Senato della proposta. I motivi sono due: già i tempi di attesa degli iter parlamentari sono piuttosto lunghi a condizioni normali, inoltre adesso è presente una (giustificata, visti i tempi) priorità di attenzione verso l'andamento del conflitto bellico in Ucraina dopo l'invasione russa. Metropoli Rurali seguirà comunque l'andamento di questa importante proposta a favore delle aree interne del nostro paese che, da quasi due anni, vi stiamo raccontando.
Che la pandemia abbia iniziato ad invertire la tendenza nello spopolamento delle nostre montagne lo conferma anche il ritrovato slancio alla domanda di residenze secondarie registrata nel 2021 e 2022 in un paese importante come la Svizzera. Parliamo di una nazione diversa dalla nostra, molto più abituata a considerare la montagna una risorsa e non un “peso” e dove molti borghi lontani dalle grande città mantengono servizi e qualità della vita estremamente alti, di livello forse superiori alla città. Un modello virtuoso a livello globale che è bene prendere ad esempio e, quanto possibile, copiare anche a casa nostra.
Lo spostamento verso i borghi in montagna negli anni della pandemia è stato talmente forte e diffuso da provocare un improvviso aumento dei costi delle case, con un segno + nel 2021 rispetto all'anno prima dell'8%. I motivi di questa impennata di richieste di case in montagna sono sostanzialmente due: la voglia delle persone di allontanarsi dal caos cittadino e la diffusione sempre maggiore del concetto di “home office” possibile grazie allo smart working, modalità che nel mondo del lavoro elvetico è tuttora estremamente richiesta. Un'indagine del portale di reclutamento Indeed ha dimostrato che prima del coronavirus, il telelavoro era menzionato solo nel 2,6% degli annunci di lavoro. Nel 2022 questa quota ha raggiunto il 10%. Valori alti di possibilità di lavoro a distanza negli annunci anche per Austria e Germania (smart working menzionato dal 13% degli operatori in cerca di personale), mentre è più bassa in Italia, solo 6%.
In questo scenario in cui lo smart working è stato fortemente agevolato, nella regione alpina elvetica è stato venduto praticamente tutto ciò che il mercato offriva come appartamenti o case di vacanza. In alcune aree i prezzi delle case sono diventati proibitivi per chiunque. Alcuni esempi come St. Moritz, Gstaad o Verbier i prezzi al metro quadro hanno raggiunto i 16mila franchi svizzeri, qualcosa come 15mila e 500 euro. Questa riscoperta delle destinazioni alpine ha d’altro canto inasprito le difficoltà a trovare casa per chi in queste ambitissime mete abita e svolge una normale professione. Le famiglie, i pensionati e le persone impiegate anche nelle attività turistiche sono in seria difficoltà, tanto che alcuni comuni sono intervenuti direttamente nel mercato immobiliare nel tentativo di calmierare i prezzi per coloro che intendono comprare qui la propria prima casa, lasciando inalterati i prezzi di chi acquista in zona per avere una seconda casa di villeggiatura.
In Italia e nelle nostre zone di riferimento, la riscoperta delle zone montane è in corso seppur non (ancora) a questi livelli. Osservare l'evoluzione e le dinamiche di mercati vicini ai nostri può aiutarci a carpire le tendenze anche nel nostro paese, dove il ritorno alle aree rurali in alcuni territori (Porretta, Marliana ad esempio) ha dimostrato di essere più che una possibilità. Noi continueremo a monitorare questa tendenza anche nelle aree di nostra competenza della Metropoli Rurale dell'Alto Reno, sperando che gli amministratori ai vari livelli siano ben consapevoli del cambio di paradigma in corso, dove le piccole aree interne stanno dimostrando qualità della vita maggiori rispetto alle aree cittadine.
Negli ultimi decenni era diventato poco più che un oggetto da arredo, una componente un po' “naif” della casa da accendere una volta l'anno, se va bene. A meno di averlo in casa, si intende, visto che molte abitazioni recente non l'hanno affatto. Parliamo del buon vecchio camino, anticamente chiamato anche focolaio: una parola che evoca calore e familiarità nell'immaginario collettivo, ma anche un po' fuori dal tempo. E invece, c'è voluto poco per far tornare il camino da oggetto “retrò sentimentale” a un vero e proprio asset di risparmio economico e una fonte fondamentale per riscaldarsi in casa in questi tempi di costi energetici impazziti.
Lo vediamo proprio in queste settimane: prima la pandemia, il cambiamento climatico e poi la guerra in corso in Ucraina, nel centro del continente europeo. Tutti elementi che hanno portato il costo del gas e del petrolio a livelli impressionanti e di costante crescita. Non sono più tabù le parole “razionamento” del gas e di altri combustibili: si fa sempre più concreta la possibilità del ripetersi di quella fase di Austerity che nel 1973 semi paralizzò l'Italia. Una situazione che impiegò anni per ripristinarsi e che adesso farebbe ancora più danni. In questo scenario non proprio confortante, il camino di casa, il buon vecchio focolaio è tornato prepotentemente al centro della attenzione, attualissimo come non mai.
Il camino ha un funzionamento incredibilmente semplice ed elementare: brucia la legna che in una zona rurale può essere reperita senza il bisogno di attrezzature speciali; funziona anche senza elettricità e il suo combustibile, la legna appunto, ha un costo molto ridotto rispetto a qualunque altro combustibile. In un economia di guerra anche queste piccole cose fanno la differenza: la stessa che c'è tra un appartamento di città e una casa in una zona rurale, la prima senza camino, la seconda con il camino. Se il gas non fosse più qualcosa di scontato e alla portata di tutti, si tratterebbe alla fine della differenza sostanziale tra stare al freddo o un po' al caldo. E scusate se è poco.
Come immaginano la vita in montagna i giovani europei tra i 18 e 29 anni? Ha provato a rispondere a questo quesito il rapporto di Montana174, campagna di comunicazione sulle politiche di coesione Ue nelle aree di montagna che ha intervistato 1134 giovani residenti in Europa. L'obiettivo è stato quello di sondare opinioni, difficoltà e desideri di chi sta facendo le proprie prime scelte da adulto che determineranno il futuro non solo delle loro vite ma anche di quelli dei territori montani del continente, in bilico tra un rilancio senza precedenti e lo spopolamento iniziato da alcuni anni (ma, ricordiamo, con segnali incoraggianti di inversione di tendenza successivi all'era Covid, come vedremo tra poco).
Nelle aree abitate di montagna di Emilia Romagna e Toscana, lo sappiamo, molti giovani hanno negli ultimi anni rinunciato a rimanere in loco e si sono spostati in città in cerca di lavoro o per studiare. Lo studio ha cercato di carpire cosa cercano i giovani per rimanere a vivere nelle aree rurali di montagna senza “cedere” alla città. Dall'indagine sono sorti elementi estremamente utile per amministratori ai vari livelli per rendere più al passo coi tempi le zone rurali che rappresentano.
Per chi volesse leggerlo nel dettaglio, il report è rintracciabile qui: Rapporto Euromontana. Vediamo alcuni dati. Il 77% degli intervistati vive già in montagna permanentemente o ha un 'aggancio' logistico in un'area rurale. Quindi, diciamo, “sa di quello che parla” quando si discute di montagna. Di questi, il 66% ha dichiarato di voler rimanere in montagna, segno che la maggior parte di chi rimane ci si trova bene.
Ci sono, è vero, differenze a livello europeo: in Polonia si raggiunge la massima percentuale di chi se ne vuole andare dalla montagna: 29%. In Romania e Spagna, invece, la quota di chi vuole andarsene è dell'1% o 2%. L'Italia è attorno al 10 percento: il 90% di chi abita la montagna vuole rimanere. Cosa pensano le persone che invece vorrebbero andarsene in maniera definitiva dalle zone di montagna? Non sono tanti a livello europeo, sono il 5%. Tuttavia il 53% di queste persone vuole andarsene perché sta studiando o lavora in un campo altamente specializzato e nessuno vede il proprio futuro in un “ambito lavorativo tradizionale di montagna”.
C'è un però, come abbiamo annunciato all'inizio: il Covid-19.
La pandemia ha obbligato milioni di persone a lavorare lontane dai loro posti di lavoro con lo “smart-working” da casa, cancellando quel paradigma casa-lavoro che dal dopoguerra ha caratterizzato le nostre vite. Non solo: la pericolosità delle zone affollate ha rilanciato vacanze e momenti di svago nelle aree montane e collinari, dove sono garantiti spazi più aperti e minori assembramenti. Anche a livello abitativo, i lunghi periodi di lockdown hanno fatto aumentare la richiesta di case con giardino e spazi aperti a discapito degli appartamenti, specialmente se senza terrazzi o balconi. Nella ricerca di Montana174, una parte rilevante degli intervistati si è dichiarata interessata al lavoro a distanza: si nota come effettivamente la crisi legata al Covid-19, unita al miglioramento degli strumenti digitali e alle connessioni web anche nelle aree più interne, fornisce nuove opportunità di lavoro in montagna che prima non esistevano.
Tutto questo accade a livello non solo toscano o emiliano, ma anche europe: la dinamica è simile in ogni paese per le aree rurali. Con queste premesse, spetta quindi ai territori e a chi li amministra sviluppare le infrastrutture necessarie come accesso a Internet, spazi di co-working, ma anche trasporti tra aree rurali-città. Un punto, quest'ultimo, come sappiamo dolente nelle nostre aree di riferimento di Toscane ed Emilia Romagna. Dinamiche che noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di smuovere nella direzione più progressista possibile. Il richiamo della montagna per i giovani comunque c'è eccome, ed è più ampio di quello che si poteva immaginare alla vigilia.
I prossimi anni saranno letteralmente decisivi per le sorti delle aree rurali e per capire se le spinta propositiva avuta dopo il Covid-19 potrà trasformarsi in una grande opportunità per ridisegnare la demografia del territorio.
Noi stiamo monitorando segnali positivi dalla nostra montagna e stiamo provando a raccontarveli tutti ma occorre fare di più, a tutti i livelli.
Crescere un figlio in un ambiente sano, distante dalla città (ma non troppo), in mezzo alla natura, abbassando incredibilmente l'età anagrafica di un borgo purtroppo semi-abbandonato. É la scelta che Salvatore Coppola e Lisa Ventrone hanno scelto per il piccolo Giacomo Andrea Coppola che ha compiuto tre mesi nei giorni scorsi. La bella famigliola ha scelto di vivere a Monsummano Alto, piccola frazione posta sull'omonimo colle a circa 300 metri sul livello del mare. Casa loro dista circa cinque minuti di auto dal centro del paese, distante circa 2 chilometri. Ciononostante, casa loro è immersa dal verde, lontana dal traffico della città ma al tempo stesso non lontana da quei servizi (supermercati, uffici postali, bancomat) indispensabili per una famiglia con un bimbo piccolo.
«Il nostro piccolo Giacomo Andrea – racconta papà Salvatore – abbassa decisamente la media anagrafica della giù sparuta popolazione di quest'area, dove da anni non ci sono nuovi trasferimenti e dove, purtroppo, molti anziani sono mancati negli ultimi anni. Siamo molto contenti di questa scelta di rimanere a vivere qui in collina: credo davvero che Monsummano Alto non poteva vantare abitanti di qualche mese da almeno una decina d'anni!».
Il borgo di Monsummano Alto si è fortemente spopolato nell'ultimo secolo: solo di recente qualche persona è tornata ad abitare il colle, da cui peraltro si gode una vista mozzafiato sulla Valdinievole e sugli Appennini. La famiglia Coppola è originaria della Campania ma proprio su questo borgo ha scelto di mettere radici e di far crescere il piccolo Giacomo Andrea Coppola.
«Con questa scelta – prosegue papà Salvatore – abbiamo lanciato una sfida con noi stessi: vogliamo far crescere nella natura il nostro piccolo con l'intento di avvicinare in questa zona immersa nella natura molti altri bimbi che diventeranno i suoi amichetti quando sarà più grande. Vorremo anche mostrare la bellezza di questo posto ai genitori, vorremo far vedere quanto sia bello e gratificante per i bambini crescere a contatto con la natura».
Tanta bellezza e pace costano, occorre dirlo, qualche piccolo sacrificio su altri aspetti.
«Indubbiamente la zona è molto isolata e non vi è un vero e proprio paese qui, occorre scendere a Monsummano con l'auto e guidare per 5-6 minuti. Abitare a Monsummano Alto significa non avere il gas, il metano, l'acqua dell'acquedotto. Noi però abbiamo qualche fortuna: abbiamo una sorgente naturale a pochi passi da casa che ci da acqua buonissima dai rubinetti e un camino con cui scaldare la nostra casa. Occorre pensare alla legna di tanto in tanto ma, vista la situazione in Europa, non fare troppo affidamento sul gas in questo momento mi sembra più un vantaggio che uno svantaggio. Nonostante questo, i vantaggi sono molto maggiori: nel periodo della pandemia da Covid, abitare qui ci ha permesso di preservare la nostra salute e tutelarci molto di più dal virus rispetto all'abitare in città, senza contare che il lockdown in mezzo alla natura ha pesato molto meno rispetto a stare in un appartamento in centro dove sarebbe stato incredibilmente complicato».
Mamma e papà, che a giugno si sposeranno, sono convinti di aver fatto la scelta giusta per loro figli.
«Nostro figlio crescerà in mezzo alla natura e forse, quando sarà più grande, farà vedere quanto è bello vivere così anche ai suoi amichetti. Siamo contenti di questa scelta e della opportunità che non solo gli abbiamo dato, ma che ci siamo dati noi come famiglia».
Tra la strada statale 64 Porrettana e la SS 632 Traversa di Pracchia, a soli 3 km di distanza dalla nota località di Porretta Terme ed appena 30 dal comprensorio sciistico del Corno alle Scale si interseca il piccolo paese di Ponte della Venturina. Un territorio, questo, che oltre al fascino della sua quiete si rivela interessante per due principali motivazioni; la prima, riguarda senza dubbio la sua “giovane età”. Sì, esatto: oltre ad essere prima il centro più popoloso del Comune di Granaglione di cui faceva parte ora confluito nell'comune di Alto Reno Terme, Ponte della Venturina è anche l’ultimo sorto in ordine cronologico.
Nel 1586, tempo in cui molti paesini iniziavano ad ingrandire le proprie “fondamenta”, in tale luogo non si ergeva invece che un mulino. Ad influire sul suo “isolamento”, la connessione stradale giocò senza dubbio un ruolo fondamentale: non fu un caso, di conseguenza, che Ponte alla Venturina cominciasse ad aumentare la sua importanza solo a seguito dell’apertura della strada Porrettana (anni 1845-50) e della costruzione del ponte atto a collegare il Granducato di Toscana con lo Stato Pontificio. Una connessione, quella permessa dal ponte, che cambiò positivamente l’attività di tale piccolo centro: ecco perché, nonostante la doppia distruzione per motivi bellici nel ’44 e nel ’47, la Cooperativa muratori di Porretta Terme ne prese immediatamente in mano la ricostruzione!
Ok, e la seconda motivazione? L’ulteriore dettaglio che rende Ponte della Venturina un luogo geografico d’interesse riguarda la sua locazione di confine tra Toscana ed Emilia-Romagna. Sì, è vero: non è certo una novità per un paese ergersi al confine tra due regioni! Per una località per così tanto tempo ignorata, tuttavia, essere parte integrante non di una ma di ben due culture diventa un fattore non da poco! Ebbene, il suo coinvolgimento nel tessuto urbano e sociale crebbe ulteriormente nel 1864, con l’inaugurazione della linea ferroviaria Bologna-Pistoia. A partire dagli anni Ottanta del XX secolo, inoltre, si sviluppò una piccola zona industriale e commerciale che vede tutt’oggi insediate non poche aziende garantendo lavoro a molti abitanti della vallata.
Ad oggi, Ponte della Venturina accoglie abitanti e turisti con un verde intenso, parchi attrezzati per bambini, campi da basket, tennis e calcetto: è un luogo che merita una visita, come molte località del comprensorio emiliano e del pistoiese. Nei pressi del fiume Reno -che il paese costeggia nel suo versante sud- si trova un’area allestita per pic-nic chiamata “Il Parco”. Ma non è tutto: il paesino è anche un ottimo punto di partenza per trekking suggestivi tra boschi, colline e sentieri nascosti. Uno dei percorsi consigliati e molto frequentati collega Ponte alla Venturina con il lago del Brasimone: trattasi della tappa n. 11 dell’Alta via dei Parchi, che tuttavia non è l’unico sentiero che è possibile intraprendere. Diamo un’occhiata agli itinerari CAI ed uniamo del sano movimento con la scoperta di questo suggestivo territorio delle nostre montagne!
Nella migliore delle ipotesi, le conseguenze del conflitto bellico tra Ucraina e Russia sul nostro territorio saranno un preoccupante aumento dei prezzi e del costo della vita. Aumento che, in parte, è già cominciato. Dalla Russia l'Italia importa circa il 45% del gas naturale. Dall'Ucraina, invece, l'Italia importa grandi quantità di grano ogni anno, essendo il paese invaso uno dei maggiori produttori al mondo. Non a caso il prezzo del grano ha toccato il suo massimo da nove anni nel solo primo giorno di conflitto, con +5.7% nel giro di sole 24 ore.
Il tutto, senza contare l'aumento del costo petrolio (e quindi dei carburanti) già in atto da inizio anno, che col conflitto bellico vedrà un ulteriore balzo verso l'alto. Saremo felicissimi di sbagliarci, ma queste premesse sembrano quelle della 'tempesta perfetta'. Una tempesta, oltretutto, già in parte in atto, fatta di bollette shock arrivate alle aziende già ad inizio gennaio ed un inflazione galoppante fin sul 4,8% in Italia che non mostra, per il momento, segnali di rallentamento. Imprenditori, dipendenti e liberi professionisti nei prossimi mesi stanno e dovranno fronteggiare un aumento del costo della vita: per rimanere a galla, migliaia di persone dovranno essere obbligatoriamente pronte a tagliare i costi in qualche modo.
Cercare soluzioni abitative più a basso costo potrebbe essere un primo passo: comprare casa fuori città conviene soprattutto per i costi, andare a vivere in campagna o lontano dal centro consente di scegliere un'abitazione a un prezzo a metro quadro inferiore molto inferiore rispetto alla città. Nella nostra sezione annunci immobiliari ( raggiungibile all'indirizzo https://www.metropolirurali.com/altoreno/annunci.html) è possibile ad esempio trovare diverse soluzioni abitative anche a 15/20 minuti di auto dalla città a meno di 50mila euro. Ma non è tutto: c'è anche una questione prettamente climatica che occorre fare nel tentativo di limitare i costi su base quotidiana.
Insieme alla Pandemia e alla guerra in Europa, abbiamo purtroppo in sospeso alla questione del cambiamento climatico che non ha mai smesso un momento di far sentire i propri effetti in Europa e nel Mondo. Tralasciando per un attimo gli enormi stravolgimenti su larga scala, ci limiteremo a sottolineare la preoccupante impennata delle temperature estive sui territori di pianura di Toscane ed Emilia Romagna, sempre più spesso vicini ai 40 gradi di massima che non ai 30 (come indicherebbe la media climatica). Per poter vivere decentemente in una città di pianura d'estate, diviene fondamentale possedere un buon sistema di condizionamento dell'aria: sistemi che però hanno un impatto molto forte sulle nostre bollette energetiche, ancor di più con i rincari di questi ultimi mesi. La canicola dei pomeriggi estivi si riduce sensibilmente sopra i 6/700 metri di quota in Appennino: zone in cui i 30 gradi vengono superati non spesso nel corso dell'estate e, comunque, quando questo avviene lo fa solo per poche ore al pomeriggio.
Inoltre, i recenti interventi sulla rete internet e mobile hanno aumentato di molto la copertura telefonica in queste aree, rendendo quasi tutti i territori collinari e montani idonei al lavoro in modalità smart. L'escalation bellica e le conseguenze che andranno a impattare sull'Europa ci obbligano a pensare a come evitare contraccolpi economici sulle vite di ognuno di noi: prima lo si fa, meglio saremo in grado di proteggere i nostri risparmi e i nostri tenori di vita.
Pracchia potremmo considerarla una vera e propria enclave del comune di Pistoia sull'Appennino, al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna, incastrata tra i comuni di Sambuca Pistoiese e San Marcello Piteglio, lungo la stretta Valle del Reno.
Pracchia è dove c'è l'Acqua Silva, Pracchia è dove c'è la stazione ferroviaria, Pracchia è dove passa la SS632 che collega l'area della montagna pistoiese con Ponte della Venturina e l'area di Porretta Terme, al secolo denominato comune di Alto Reno Terme.
Il paese di Pracchia è strategico ed ha tutte le carte in regola per tornare a crescere; anzi: diciamo pure che ci sono già i primi segnali di una piccola evoluzione positiva. Un'evoluzione che però subisce la mancanza, insieme alle piccole località lungo strada tra Pontepetri e Ponte della Venturina, di un minimo sistema finanziario. Pontepetri – Ponte della Venturina è un tratto di strada di 16 km costellato di piccoli paesi e borghi, Orsigna, Vizzero, Biagioni, Lagacci, Molin del Pallone, Granaglione, e tante case sparse, che per accedere a un normalissimo distributore di denaro contante si ritrovano a dover macinare chilometri con un costo notevole di soldi e tempo.
Le banche dovrebbero iniziare a prendere in considerazione di fare qualche piccolo investimento anche su questo territorio di confine, un'area che per dirla come usa da queste parti è “mezzo di là e mezzo di qua” . Per chi lo vive, però, questo concetto “del di là e del di qua” risulta abbondantemente superato... diciamo pure che ha stancato e che fa parte di un retaggio antico, superato.
Probabilmente sul breve periodo potrebbe rivelarsi più un costo che un investimento vero e proprio, ma guardando la mappa bancaria abbiamo una serie di banche storiche e consolidate con una fortissima presenza sul territorio. Istituti che, appunto, si fregiano di essere "banche del territorio", sia sul versante pistoiese che sul versante emiliano-romagnolo. Accanto a loro, una serie di new entry che si stanno arrampicando verso le zone montane in cerca di nuove situazioni.
Noi la buttiamo lì: magari qualche sponsorizzazione in meno e un bancomat in più in queste aree potrebbe trasformarsi in un opportunità. Avere una visione è importante ma metterla “a terra” come va di moda dire in questi tempi è ancora più importante.
Ormai ben conoscete la nostra vocazione a far scoprire le aree rurali, collinari e montane delle province di Pistoia, Modena e Bologna, luoghi con un'altissima qualità della vita lontani dallo smog e dal traffico ma dotate di servizi e non lontane dalle grandi città della piana. Per questo, periodicamente, passiamo in rassegna gli annunci immobiliari più interessanti relativi a queste zone, andando a cercare le offerte più intriganti. Oggi vi presentiamo alcune case in vendita non oltre i 50mila euro nel territorio di Alto Reno Terme. Vediamole insieme.
Partiamo con una villetta immersa nel verde a 800 metri sul livello del mare, in località Granaglione, a 20 minuti da Porretta Terme (verso nord est) e Pracchia (verso sud ovest). La casa in vendita è ampia 60 metri e si trova nel centro del paese. Si struttura di ampio ingresso arredabile, sala, cucina, camera matrimoniale e stanza verandata, oltre bagno. Presenti anche garage e soffitta in comproprietà. Il prezzo di vendita è fissato in 48mila euro. Info: "Appartamento con ingresso autonomo in graziosa località"
Passiamo poi ad un appartamento sito più a valle, a Ponte alla Venturina, paese ben collegata peraltro con la città di Bologna attraverso la ferrovia Porrettana. La casa si trova a 5 minuti di auto dalla città termale di Porretta Terme. La casa, di ben 115 metri quadri e posta al quarto piano, si compone di ingresso arredabile, sala con zona pranzo e balcone, cucinotto, disimpegno, due ampie camere, bagno e ripostiglio. Di proprietà ed inclusi nel prezzo anche cantina e autorimessa. La vendita è di pochissimo superiore a 50mila euro: 53mila. Info: "Appennino Bolognese, quadrilocale a Ponte della Venturina"
Passiamo poi ad un appartamento nel centro di Porretta Terme venduto ad un prezzo estremamente competitivo: 25mila euro. La casa, che necessità di minimi interventi di ristrutturazione, si trova in via Terme, nei pressi del Rio Maggiore, al terzo piano. L'appartamento si compone di ingresso su corridoio, soggiorno con angolo cottura, camera matrimoniale e bagno. In totale fanno 55 metri quadri. Per 8mila euro si può acquistare una mansarda che l'alloggio. "BILOCALE NEL CONTRO STORICO DI PORRETTA TERME."
Nella stessa palazzina in centro a Porretta è in vendita anche un trilocale da 85 metri quadri a 45mila euro. Qui troviamo, al secondo piano, appartamento composto da ingresso su corridoio, soggiorno con angolo cucina, due camere matrimoniali e bagno oltre a lavanderia e piccola corte di proprietà con legnaia posta sul retro della palazzina. Anche in questo caso è in vendita, a 8mila euro, una soffitta che sovrasta l'alloggio. "TRILOCALE NEL CENTRO STORICO DI PORRETTA TERME."
All'incirca della stessa metratura, sempre nel centro di Porretta Terme, è in vendita un bilocale posto al piano terra composto da soggiorno, cucina in nicchia con annesso locale ad uso dispensa o ripostiglio, camera da letto matrimoniale e bagno. Il prezzo di vendita è di 40mila euro. "BILOCALE AD 1KM DAL CENTRO DI PORRETTA TERME"
Lievemente sopra al budget di riferimento, ma troppo interessante per non passarla in rassegna, troviamo a Ponte della Venturina un appartamento di circa 70 metri quadri con garage e giardini privati compresi. Il prezzo di vendita è di 57mila euro. La casa si trova in mezzo al verde dell'Appennino ma a pochissimi minuti di auto dal centro di Ponte della Venturina e a soli quattro chilometri da Porretta Terme. "Appartamento a 4km da Porretta Terme"
In posizione aperta nel verde, nella località Casa Boni a 18 minuti di auto da Porretta Terme e Pontepetri, troviamo una grande casa su due livelli: al piano terreno accessibile dalla terrazza esclusiva di 15 metri quadi troviamo il salotto con angolo cottura e caminetto, due ampie camere e il bagno. La proprietà è inoltre completata da ampia mansarda di circa 65 mq raggiungibile autonomamente da scala esterna composta da tre ampi locali multiuso completamente rifiniti e sfruttabili. Il prezzo è fissato in 45mila euro. "Casa da cielo a terra a casa Boni"
Queste sono solo alcune delle case che abbiamo selezionato, ma vi invitiamo a vedere anche le altre nella nostra sezione annunci (MetropoliRurali | AltoReno - Annunci Immobiliari), dove sono elencati un grosso numero di case tra i 50 e gli 80 metri quadri abitabili subito in vendita sotto i 50mila euro. Ovviamente sono presenti anche case più grandi a prezzi lievemente superiori. Insomma, ce n'è per tutte le tasche e per tutte le esigenze. Buona ricerca!
Il mercato immobiliare è in subbuglio negli ultimi mesi nei comuni montani e collinari della provincia di Pistoia e vicino al confine con quella bolognese. Tantissime richieste di affitti ed una buona richiesta di case da acquistare, in parte come seconde case ed in parte come prime case per trasferirsi. La fotografia ce la offre Pietro Ioverno, titolare dell'omonima agenzia immobiliare di San Macello.
«La richiesta è fortissima verso case in affitto nelle aree montane, davvero una richiesta incredibile – ci racconta – tanto che l'offerta è stata praticamente assorbita. Tradotto: le case in affitto rimaste sono poche e saranno sempre meno, perché vanno via come il pane. Molti sono affitti per i mesi estivi che poi sono continuati anche dopo l'estate, vista anche la situazione pandemica che predilige aree aperte con giardino rispetto agli appartamenti cittadini, magari senza spazi all'aperto o addirittura balconi. Altri, invece, sono richieste di affitto di persone che non riescono più a permettersi 500 o 600 euro di mensilità in città e scelgono di venire in montagna o collina dove i prezzi sono molto più competitivi».
La richiesta, però, eccede di gran lunga l'offerta.
«Ormai da qualche mese le case in affitto iniziano a scarseggiare, tanto che talvolta -pur di accontentare il cliente- li mandiamo dalla concorrenza, mentre altre volte i miei colleghi li mandano da me. Una casa in affitto nella zona di San Marcello viene piazzata nel giro di pochi giorni. É in atto una fuga dalla città, da Pistoia, da Prato: persone che non ne possono più del caos e scelgono magari di fare una ventina di minuti in più in auto per andare a lavoro per allontanarsi da traffico e dal caro-vita».
Non tutti, però, se la sentano di comprare l'immobile.
«Non solo non se la sentono, ma molti anche non hanno una base economica per poterlo fare. Infatti, la maggior parte delle compravendite in montagne sono legate a seconde case di chi non prende la residenza su in montagna, persona insomma che una casa ce l'hanno già e che per il momento non si trasferiranno. Non è detto, però, che conoscendo la zona non decidano di fare il grande passo e trasferirsi definitivamente in altura...».
Molto spesso, chi pensa di acquistare casa o cercare un affitto in montagna cerca case con caratteristiche simili, come ricorda Ioverno.
«Una casa indipendente, con del verde intorno e spazi all'aperto. Il mercato vuole questo e in montagna ci sono molte case che rispondono a queste caratteristiche. Pracchia è una delle zona più economiche, Maresca lievemente più care, Bardalone una via di mezzo ma, insomma, ogni frazione ha le sue peculiarità e le sue caratteristiche. Sta al cliente considerare le proprie priorità, anche in termini di collegamento e distanza con la città».
In alcuni casi, però, l'acquisto di una casa sembrerebbe davvero più conveniente rispetto ad un affitto.
«Ovviamente dipende dalle disponibilità, i soldi non si inventano. Però tra spendere 600 euro di affitto a Pistoia e acquistare una casa di proprietà con un piccolo investimento di 30/40mila euro o poco di più io saprei cosa scegliere: non l'affitto. La vita si sta spostando fuori dalle città, la pandemia lo ha dimostrato e lo sta dimostrando. Nell'area di San Marcello e nelle frazioni vicine si è a pochi passi da un paese con i servizi, con supermercati e botteghe, a meno di mezz'ora di auto c'è la città. Oltretutto, in alcuni casi, gli acquisti possono essere concordati con metodi dilazionati insieme al venditore. Insomma, io penserei all'acquisto, compatibilmente con la possibilità propria di investimento, sempre considerando che le case in affitto scarseggiano per tutti in questa fase».