Metropoli Rurali
AKB s.r.l.c.r
Loc Case Bezzi 30 - 51020 - Sambuca Pistoiese (PT)
P.iva/C.F. 01791770470
«Compratevi un generatore e prepariamoci al peggio». In estrema sintesi, è questo il messaggio lanciato dal presidente di Nomisma Energia (NE Nomisma Energia è una società indipendente di ricerca in campo energetico e ambientale) Davide Tabarelli in un recente discorso pubblico. Provocazione o accorato appello? Vista la situazione internazionale propendiamo più sulla seconda opzione. Il gas, fino all'anno scorso, non andava oltre a 0,7-0,8 euro a metro cubo, mentre già a gennaio il prezzo era salito a 1,37 euro. A ottobre gli ultimi prezzi sono nella misura di 2,3 euro a salire. L'elettricità, pur su prezzi diversi, ha seguito lo stesso andamento verso l'alto.
Un andamento verso l'alto senza precedenti e che fa letteralmente scoppiare l'equilibrio economico europeo, alle porte del periodo più freddo dell'anno. Il rischio, oltre alle bollette fuori controllo (quelle purtroppo ci sono già) e di assistere anche a black-out e razionamenti elettrici sul territorio nazionale. Tabarelli nel suo recente intervento pubblico (ha parlato alla platea del 6° Congresso nazionale di fonderia, appuntamento biennale organizzato da Assofond) ha utilizzato senza mezzi termini la parola “razionamento” più volte. Ovvero: corrente elettrica e gas disponibile solo per alcune ore del giorno. Ecco che l'ipotesi di un generatore elettrico domestico per le utenze di base inizia ad avere una sua sensatezza di fondo.
Un motore che genera elettricità
Cos'è un generatore di preciso? In parole povere, è una specie di motore alimentato a carburante che produce non un movimento (come quello necessario a muovere le ruote di un'auto) ma energia elettrica. Con una tanica di combustibile a portata di mano, col generatore si potrebbe avere energia elettrica anche durante un ipotetico black-out.
Scegliere un generatore non è così semplice come può apparire: generatore elettrico vuol dire “tutto e niente” visto che sul mercato esistono migliaia di prodotti con specifiche (e prezzi) diversi. Cerchiamo insieme di orientarci in una mini-guida all'acquisto.
Partiamo con sottolineare l'uso specifico dei generatori domestici e lasciamo perdere, almeno per questo articolo, i generatori professionali o per cantieri. Quelli casalinghi hanno una potenza tra i 2 e i 3 kW, andando a ricalcare in sostanza quella della rete elettrica domestica. Sarà importante volgere la nostra attenzione sui generatori a tecnologia inverter, necessaria alla produzione di corrente elettrica alternata, cioè quella impiegata dai comuni elettrodomestici che abbiamo in casa. Esistono poi ulteriori differenze a seconda della corrente generata: monofase o trifase.
I primi sono solitamente più che sufficienti per l'utilizzo domestico, con una tensione di 230 V erogata. I trifase arrivano anche a 400 V che, ripetiamo, non sono necessari nella maggior parte dei casi (per chi ha disponibilità economiche, comunque, vale sempre la regola del “nel più ci sta il meno”). Ci sono poi le diverse alimentazioni del generatore: benzina o diesel. Quelli a benzina sono solitamente più convenienti come prezzo di listino. Tuttavia la benzina, se non consumata velocemente come accade dentro il serbatoio di un'automobile, ha un processo di degradazione abbastanza rapido e non è raro che impurità vadano a bloccare i filtri del motore, rendendo di fatto inservibile il generatore stesso. I generatori diesel, invece, hanno necessità minore di manutenzione ma hanno un prezzo di listino tendenzialmente più alto.
I prezzi, come per tutte le cose, variano moltissimo da prodotto a prodotto a seconda della marca, della resistenza, della potenza.
Generatori per tutte le tasche
Uno dei modelli più adatti per le esigenze domestiche è quello, come già detto, dei generatori monofase a benzina silenziati: in questa categoria rientrano prodotti da 350 a 2800 euro. Attenzione però: come tutte le cose, anche i generatori rispondono alla legge del mercato. Adesso sono disponibili e costano “il giusto”. Se le situazione dovesse ulteriormente peggiorare, anche i prezzi dei generatori sarebbe, destinato ad alzarsi.
«Pazienza per il caro-gas, quest'inverno uso il camino»: alzi la mano il lettore che non ha pensato questa cosa nelle scorse settimane. Certo, il camino intanto bisogna averlo e, soprattutto in città, questo spesso non accade. Nelle case di campagna, invece, è un elemento piuttosto comune. Dopo anni di accensione ogni tanto giusto per farlo funzionare, quest'anno sembrerebbe arrivata la rivincita di questo antico metodo di riscaldamento. Ma siamo sicuri che sia così semplice ed efficace? La risposta è no, per alcune ragioni che vediamo tra poco insieme.
Camino: divieti e limitazioni anche a casa propria
Innanzitutto, in molte regioni ci sono dei divieti specifici per la sua accensione per questioni di inquinamento dell'aria. Questo non facilita affatto a comprendere e recepire l'entità del divieto, visto che ogni regione applica divieti e limitazioni a modo suo. Le più severe sono Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana ma limitazioni sono presenti a macchia di leopardo un po' in tutto lo Stivale. Attenzione però: alcuni comuni potrebbero presto mettere in atto delle deroghe sui divieti, per cui anche nelle regioni più severe si potrebbe arrivare ad accendere comunque il riscaldamento: una città a buon punto con la deroga è ad esempio Rimini.
Alla fine, visto l'incredibile caos di regole e contro-regole in campo, la cosa migliore per stare dentro le regole è informarsi direttamente con gli amministratori del proprio comune di residenza per sapere la situazione aggiornata, visto l'impossibilità di tracciare una linea generale. Occorre fare molta attenzione ai divieti, visto che in molte regioni si rischiano multe salatissime se trovati con il camino di casa propria acceso.
Camino acceso, quanto efficiente?
C'è però altro da considerare: siamo convinti che accendere il camino sia la soluzione migliore per riscaldare la propria casa? Occorre precisare che il classico camino aperto ha un efficienza energetica molto bassa, di solito intorno al 30% del potenziale del combustibile (in questo caso il legno). Questo perché la maggior parte del calore sale nella canna fumaria ed esce fuori, mentre meno di un terzo del calore totale emesso rimane nell'edificio a scaldare gli abitanti. Molto meglio il camino chiuso presente in alcune case più moderne, che porta l'efficienza a raddoppiare pur rimanendo piuttosto bassa rispetto agli impianti di riscaldamento più tecnologici come termosifoni o stufe a pellet.
Per aumentare ancora di più l'efficienza dei propri camini esistono tutta una serie di possibili modifiche all'impianto fattibili da muratori esperti con lavori non eccessivamente invasivi: sistemi di focolai interni, doppia combustione, intercapedini rafforzati. Miglioramenti che possono portare l'aumento di efficienza del proprio camino fino all'80%. Tuttavia, finché rimarranno i divieti di accensione dei camini stessi, risulta piuttosto inutile investire per migliorare il proprio impianto.
La sensazione è che in molti, politici in primis, non abbiano capito la portata delle difficoltà energetiche che ci accingiamo a vivere in Italia. Nessuno pensa che moriremo letteralmente di freddo: il pericolo, piuttosto, è quello di stare abbastanza bene nelle nostre case (forse con un grado o due in meno...) ma pagando una cifra per il riscaldamento esorbitante per un reddito medio. La nostra grande speranza è quella di sbagliarci.
Camino no, nucleare sì: cosa ha detto Greta Thumberg?
In Germania, altro paese fortemente a rischio per la crisi energetica in atto, si sta attuando un ritorno all'approvvigionamento energetico dal carbone. Lì la possibilità di vietare l'utilizzo dei camini non è minimamente sul tavolo, andando però contro le linee guida di riduzione della CO2 decise dall'Unione Europea. La questione è stata oggetto anche di una serie di cattive interpretazioni: il senatore di Italia Viva Matteo Renzi ha detto nei giorni scorsi che «persino Greta apre al nucleare di nuova generazione».
Non è esattamente così: Greta Thunberg alla tv tedesca Tagesschau ha semplicemente affermato, in merito alle centrali nucleari già presenti in Germania, che «se abbiamo centrali già attive, penso sia un errore chiuderle per concentrarsi sul carbone». E da noi, invece? Da noi le centrali nucleari non esistono e guai ad accendere i camini di casa propria. E intanto le bollette arrivano sempre più costose e noi rimaniamo legati a doppio filo al gas. Da qui, le preoccupazioni di tutti e il fiato sospeso in vista dell'inverno.
Stanno arrivando a tutti noi in questi giorni le bollette del periodo agosto-settembre, molte delle quali a dir poco preoccupanti se non spaventose. Un salasso per le famiglie italiane che, purtroppo, rischia non solo di riproporsi anche nei prossimi mesi ma anche di ripresentarsi ancor più aggravato, con il prezzo dell'energia in costante escalation sul mercato europeo, attualmente (ottobre 2022) fissato nel mercato tutelato è pari a circa 0,501 €/kWh.
Lo diciamo subito: non stiamo annunciando nessun rimedio miracoloso per abbattere i costi dell'energia elettrica. Sappiamo bene che occorre buon senso e attenzione agli sprechi, ma non crediamo serva una nostra guida per ricordarvi di spegnere le luci quando uscite da una stanza o di razionalizzare, nei limiti del possibile, gli utilizzi degli elettrodomestici nelle ore notturne o nel fine settimana.
Vogliamo invece parlarvi di un modo per tenere sotto controllo i consumi energetici nelle vostre case, attraverso il database prodotto dall'Unione Europea raggiungibile al sito web https://eprel.ec.europa.eu/screen/home e vi raccomandiamo di inserirlo tra i vostri preferiti. Il database europeo è uno strumento utilissimo e poco pubblicizzato, che permette gratuitamente di cercare i propri elettrodomestici per avere un'idea accurata di quello che quel singolo elettrodomestico impatta sulla bolletta finale.
Il database è ricchissimo e conta circa un milione di elettrodomestici tra condizionatori, monitor, stufe, televisori, frigoriferi, lavatrici, forni e molto altro ancora. Per capire l'impatto dei singoli elettrodomestici sulla propria bolletta basterà moltiplicare il consumo di quell'oggetto per il costo dell'energia al kWh pagato oggi da ogni famiglia. Il costo dell'energia attuale in bolletta, se non specificato direttamente dal contratto, può essere calcolato prendendo la stessa bolletta e dividendo il totale per i kWh consumati, includendo così le spese di gestione dell'ente energetico.
Con un po' di aritmetica base ci si renderà conto quanto, nel caso di acquisto di elettrodomestici nuovi più performanti e meno energivori, si arriverebbe a risparmiare e in quanti anni si ammortizzerebbe l'investimento. Considerazioni e calcoli che, un tempo, una famiglia con un reddito medio poteva permettersi di non fare ma che in tempi di emergenza come quelli stiamo vivendo diventano importantissime e necessarie. Il database ha una funzione apposita per calcolare fino a tre parametri di tre elettrodomestici diversi, così da venire facilitati nella ricerca dei giusti elettrodomestici per le proprie esigenze.
I dati riportati dalle case produttrici sono reali e certificati: dal 2019, infatti, i produttori hanno l’obbligo di registrare tutti i modelli di prodotti immessi sul mercato comunitario e soggetti ai requisiti di etichettatura energetica, ma molti case costruttrici fornivano già prima i dati di consumo dei propri prodotti. Il database europeo è tanto utile quanto poco conosciuto. É fondamentale, però, anche per fare chiarezza sul “terrorismo psicologico” apparso su alcune testate nazionali in merito agli elettrodomestici in casa e sui loro consumi annui.
Su un articolo apparso su un quotidiano nazionale si è arrivato a scrivere che un vecchio frigorifero (quindi in classe energetica molto bassa) arriva ad incidere sulla bolletta di una famiglia per 1800 euro all'anno. Un dato estremamente sbagliato e fuorviante: è vero che l'energia elettrica è particolarmente costosa, ma ancora (fortunatamente) il prezzo dell'energia non è arrivato a 5 euro al kWh!
Un frigorifero di fascia media in classe A consuma in media poco più di 100 KWh: con l'energia a 0.5 euro al kWh (quanto è nel momento in cui scriviamo, ottobre 2022) il frigorifero in questione consuma poco più di 50 euro ogni anno. Tanto, ma non certo 1800 euro! Purtroppo però in casa non abbiamo un frigorifero e basta, ma abbiamo anche tv, computer, forni e molti altri impianti che consumano energia e tutti sommati insieme compongono le bollette da capogiro che stanno arrivando.
Il database europeo quanto meno permetterà a tutti noi di capire quali sono gli elettrodomestici più energivori e valutare con quali nuovi modelli a basso consumo sostituirli.
C'era da aspettarselo: non appena il gas e l'elettricità hanno fatto registrare prezzi fuori controllo, i consumatori si sono buttati sull'acquisto del pellet, il noto combustibile 100% naturale prodotto dagli scarti del legno non trattato. Il prodotto è diventato richiestissimo e i prezzi, seguendo la più classica legge di mercato, sono schizzati alle stelle.
Un sacco di pellet di ottima qualità da 15 kg proveniente dall'Austria (necessario a scaldare una casa di media metratura per un giorno) veniva venduto al pubblico nel 2021 intorno ai 5 euro; adesso, seconda metà del 2022, il costo è salito a oltre 12 euro, con punte oltre i 15.
Stesso aumento di prezzi, in proporzione, per quanto riguarda la legna: un bancale di 2 metri cubi quest’anno ha un prezzo minimo di 290 euro, mentre lo scorso anno era di 170 euro. Un aumento giorno dopo giorno che rischia di continuare ulteriormente anche nelle prossime settimane: questi prezzi, nel giro di qualche settimana dalla stesura di questo articolo, saranno già fuori mercato.
I consumatori devono rassegnarsi: il prodotto è ricercatissimo, i magazzini sono semi-vuoti e nessuno può compiere i miracoli per mettere in commercio pellet a prezzi stracciato.Chi si vede proporre pellet a prezzi del 2021 deve fare estrema attenzione: sono già stati scoperti (e chiusi) siti-truffa che promettono consegna a prezzi stracciati, li stessi del 2021. Dopo aver raccolto una serie di acconti, i truffatori chiudono il sito e spariscono dalla circolazione.
L'ultimo caso è quello di una ditta che figurava, sul proprio sito, come operante in provincia di Pistoia, con tutti i recapiti di un vero magazzino, con tanto di posta certificata in bella vista sul sito, apparentemente “serio”. I responsabili, o presunti tali, spiegavano ai clienti che li contattavano di essere in grado di praticare i prezzi del 2021, avendo merce in giacenza nel magazzino. Insieme all'ordine, chiedevano il pagamento anticipato: una volta pagata la merce, i clienti smettevano di ricevere aggiornamenti e, soprattutto, il pellet acquistato.
La morale è semplice: i prezzi del 2021 sono impossibili da sostenere per la richiesta del 2022. Chiunque trovi online prezzi particolarmente stracciati del pellet deve tenere gli occhi molto aperti. Negli ultimi mesi, il pellet è sbarcato anche sulla più grande piattaforma di e-commerce. Lo diciamo chiaro e tondo: i venditori presenti su questa nota piattaforma non hanno nulla a che vedere con le truffe di cui abbiamo parlato poche righe fa. Sono normali venditori di pellet che vendono, tramite la piattaforma online, il loro prodotto. Se molto spesso i prezzi su questa piazza informatica sono piuttosto concorrenziali, sul pellet i prezzi sono in linea con quelli praticati dai normali negozi “in carne e ossa”, a dimostrazione che quando c'è tanta richiesta di un determinato prodotto, non esistono formule magiche per averlo a prezzo molto inferiore.
Il vero risparmio nell'acquisto del pellet non sta tanto nel trovarlo a un prezzo stracciato: visto che non tutti i pellet sono uguali, gli esperti raccomandano di puntare su pellet di buona qualità e quindi con ottimi rendimenti di calore una volta inseriti nella stufa. Le caratteristiche più importanti per il pellet sono l'umidità inferiore al 10%; potere calorifico di almeno 5 kw; dimensione tra i 2 e i 4 cm ed un contenuto in cenere uguale o inferiore allo 0,7%.
Altri due validi suggerimenti per cercare di risparmiare qualcosa è acquistare, laddove possibile, scorte di pellet nei mesi più caldi, a partire dunque dalla primavera: lontani dai periodi di maggior approvvigionamento (l'autunno in particolare), i prezzi potrebbero quanto meno smettere di salire ogni settimana. Infine, l'ultimo suggerimento che diamo è quello di puntare, laddove possibile, sul pellet sfuso, in quando quello in sacchi risente nel suo prezzo anche del materiale dell'imballaggio: l'ordine di grandezza del rincaro è di circa 30 euro in più ogni tonnellata di prodotto. Acquistarlo sfuso, peraltro, rappresenta anche una scelta più eco-compatibile.
Seppur un po' troppo in ordine sparso, partono nuovi incentivi economici alle persone che scelgono di andare ad abitare nelle aree rurali in progressivo spopolamento. A tentare di invertire la tendenza dei flussi demografici dalla campagna alla città è, stavolta, la regione Sardegna. Gli amministratori regionali hanno varato una serie di piani per favorire il “ritorno in paese” sia per quanto riguarda le persone che per quanto riguarda i servizi (come negozi, bar, ristoranti) necessari affinché la popolazione rimanga una volta ritornata.
Oggetto del bonus sono i futuri residenti di uno dei 275 comuni sotto i 3mila euro sparsi in regione.
«Quelle che offriamo – ha dichiarato il presidente di Regione Solinas – sono risorse vere e certe per combattere lo spopolamento e rilanciare i Comuni più piccoli. Un fenomeno, quello dello spopolamento, che colpisce in modo particolare le aree interne del nostro territorio. Arginare questo fenomeno e invertire il segno dei flussi demografici costituisce per noi una priorità che, oggi più che mai, dopo oltre due anni di pandemia e alla luce degli attuali scenari economici, deve necessariamente passare dal sostegno alle famiglie».
Il focus di questi aiuti economici sono i piccoli paesi sotto i tremila abitanti presenti all'interno del territorio sardo.
I contributi sono diversi, vediamoli insieme.
Un primo incentivo potrà essere destinato a coloro che trasferiscono la residenza in uno di questi comuni sotto i 3mila abitanti (anche per coloro che al momento risiedono fuori regione). Il contributo viene concesso nella misura massima del 50% della spesa e comunque per l'importo massimo di 15mila euro. In molte aree della Sardegna interna, 30mila euro sono più che sufficienti per portarsi a casa una casa pronta da abitare. Conti alla mano, chi sceglie questa opzione acquista una casa di proprietà pagando di tasca propria appena 15mila euro, meno di una Fiat Panda senza accessori.
I soliti 15mila euro sono quelli necessari a pagare un affitto medio per circa tre anni, mentre qui si potrebbero investire in una casa di proprietà che rimane di proprietà.
Non è finita con i bonus: un altro filone contro lo spopolamento è il supporto economico per chi vuole aprire un'attività in un piccolo comune, con la solita soglia dei 3mila abitanti.
Anche qui, per ogni nuova attività aperta e ogni trasferimento di attività è prevista l'erogazione di un contributo a fondo perduto pari a 15mila euro, che diventano 20 mila qualora si incrementi l'occupazione con nuovi dipendenti assunti nella propria attività.
Insieme a questa misura ce n'è un'altra, più sottile, di un contributo nella forma del credito d’imposta fino al 40% delle imposte versate, così da pagare meno tasse per rimanendo dentro le regole.
C'è ancora un ultimo bonus da considerare nell'equazione “tornare in paese” ed è quello rivolto ai bebè delle famiglie nei comuni sotto i 3mila abitanti. La regione Sardegna consentirà alle famiglie, anche composte da un solo genitore, di ricevere un assegno mensile di 600 euro per il primo figlio nato, adottato o in affido pre-adozione nel 2022, e di 400 euro per ogni figlio successivo fino al compimento del quinto anno d’età.
Sulla carta ci sembra ci sia tutto: un contributo economico per pagare la casa nuova, un contributo per allargare la famiglia (seppur risibile rispetto al costo di far crescere un bambino ma comunque apprezzabile) e contributi per riportare aziende e attività sul territorio. Non siamo così convinti che questo andare “in ordine sparso” nelle iniziative regione per regione sia effettivamente una buona idea, ma la riforma del Titolo V della Costituzione è ormai roba di più di 20 anni fa e ci sembra inopportuno fare dietrologie.
Plaudiamo l'iniziativa con la speranza che anche altre regioni seguano quanto fatto dalla Sardegna.
Andare ad abitare in montagna senza pagare l'affitto per quattro anni. Un sogno? No, è il progetto Coliving sperimentato nuovamente in questi ultimi mesi in Trentino Alto Adige, luogo ricchissimo di aree montane alcune delle quali in abbandono. Proprio per permettere di ripopolare queste aree altrimenti perse, la (ricca) provincia autonoma di Trento dal 2019 propone bandi annuali per andare ad abitare in determinate zone a costo zero per almeno quattro anni.
Come cita lo stesso bando, «si tratta di un progetto volto alla ripopolazione dei paesini di montagna e alla realizzazione di nuove reti sociali e comunitarie immerse nella natura».
l progetto è già stato testato a Luserna e Canal San Bovo, piccolissimi paesini sulle Alpi trentine dove alcune famiglie hanno avuto la possibilità di trasferirsi con i propri figli e cambiare radicalmente vita, immersi nella natura e lontani da caos e traffico cittadino.
In sostanza il progetto Coliving ha dato l'opportunità ad alcune persone di coronare il proprio sogno: la possibilità di godere della vicinanza a luoghi di interesse storico e culturale, consumare alimenti a km 0 e avventurarsi in lunghe passeggiate nella natura. Un'iniziativa valevole sotto più punti di vista: ripopolare paesi di montagna periferici e ridurre l’impatto ambientale visto la minore necessità di utilizzare l'auto (a parte quando occorre scendere in città).
L'iniziativa, più che lodevole, va contestualizzata nella (come anticipato) ricca provincia autonoma di Trento e della regione Trentino Alto Adige che, grazie anche alla sua condizione di regione a statuto speciale, può permettersi di sostenere un simile impegno economico senza troppo pesare sul bilancio regionale. Un'iniziativa del genere, per quanto lodevole, difficilmente può essere replicata in ogni regione italiana.
L'iniziativa del Trentino Alto Adige si ripete ogni anno e può essere una grande opportunità per molte persone che sognano una vita diversa lontano dalla città (a prezzi estremamente vantaggiosi): per maggiori informazioni contattare la provincia di Trento all'indirizzo e-mail
Qualcuno, però, sta provando a replicare l'iniziativa, pur non sfruttando la propria condizione di regione a statuto speciale. Nella Pedemontana Veneta, ad esempio.
Il comune di Pedemonte ha proposto affitti calmierati ad 1 euro al giorno per invertire la tendenza allo spopolamento del paese. A Pedemonte, piccolo paese della Val d’Astico in provincia di Vicenza, è in corso un importante spopolamento in favore della aree di pianura: sono cento le persone andate via nel giro di un decennio.
Per tentare di invertire la tendenza, il comune ha acquisito un palazzo privato da tempo abbandonato. A spese proprie provvederà a lavori di riqualificazione che porteranno a ricavare 4-5 appartamenti, che saranno poi dati in affitto ad un euro al giorno.
«Il nostro obiettivo – ha sottolineato il sindaco di Pedemonte Roberto Carotta – è di portare nuove famiglie, mantenendo gli abitanti che già sono presenti. L’ideale sarebbe far arrivare giovani nuclei familiari con bambini, in modo da poter tenere aperte le scuole e tenere vivi i nostri servizi fondamentali».
L'ambiziosa iniziativa costerà al comune circa 650mila euro, sfruttando una serie di fondi “congelati” da diverso tempo e quindi ora sfruttabili per questo progetto.
Gli affitti gratuiti o a prezzi assolutamente simbolici sono una buona iniziativa da parte delle amministrazioni comunali o provinciali delle aree più interessati dallo spopolamento; tuttavia, fino adesso, sono ancora troppe poche e troppo isolate geograficamente le singole iniziative di questo tipo. Fanno eccezione, fortunatamente, le iniziative di regioni come l'Emilia Romagna che ha già offerto, sulla base di due bandi regionali, la possibilità a centinaia di famiglie di trasferirsi in montagna con un contributo ciascuno fino ad un massimo di 30mila euro a fondo perduto per l'acquisto della propria prima casa.
Situazione pellet
Con il petrolio alle stelle e l'energia elettrica ancor più su, già da alcuni mesi c'è una comprensibile corsa al riscaldamento con legna e derivati, pellet su tutti. Si risparmia davvero? La risposta è semplice: per ora si, ma i prezzi stanno rapidamente aumentando anche in questi settori. Il pellet, ad esempio, risente fortemente delle sanzioni applicate alla Russia e alla Biellorussia in seguito all'invasione ucraina. Questo perché l’Italia dipende in gran parte dalle importazioni estere, in particolare proprio da Russia, Bielorussia e Ucraina.
Gli altri paesi produttori, a seguito dei blocchi di questi stati, hanno scelto di ridurre di molto l'esportazione. Nel nostro paese, infatti, nel giro di un anno il prezzo è salito da 307 a 368 euro la tonnellata all'ingrosso, con il prezzo di un sacco da 15 kg salito moltissimo. Quanto? Difficile fare una stima, visto che il prezzo sale ogni settimana. Indicativamente, siamo intorno ai 7/10 euro ogni 15 kg. I prezzi, oltretutto, non hanno affatto voglia di smettere di salire e nuovi aumenti sono da attendersi con l'avanzare della stagione più fredda.
Legna da ardere
La legna da ardere segue all'incirca le stesse dinamiche: dopo anni in cui il mercato di questa fonte di energia ha “sonnecchiato”, la crisi energetica ha risvegliato l'interesse verso questo sistema e, conseguentemente, i prezzi sono aumentati. Inizialmente del 10% (fino alla scorsa primavera), adesso la situazione sta ulteriormente cambiando con rincari tra il 25 e il 30%".
C'è un grosso però: a differenza del pellet che necessita di una lavorazione apposita non alla portata per i privati, la legna ad ardere è di maggior reperibilità in Italia e, tutto sommato, può essere acquistata facilmente. Nel breve periodo, però, anche qui la dinamica dei prezzi verso l'alto si farà sentire: questo perché i lavori forestali hanno una programmazione piuttosto lunga e la legna fresca è inutilizzabile sul momento, visto che necessita di un periodo di essiccamento. Un calo dei prezzi, quindi, è ipotizzabile solo sul medio periodo (che, comunque, è già una prospettiva degna di nota di questi tempi!).
Il nostro invito e di rivolgersi sempre ed esclusivamente a chi vende legna da ardere, che dispone di tutte le autorizzazioni necessarie.
Vincoli e divieti
Occorre però fare attenzione: anche se le piante sono site nel proprio appezzamento di terreno, è assolutamente vietato tagliarle per ricavare legna da ardere senza avere autorizzazione. Oltre ad incorrere in pesanti sanzioni (fino a 500 euro a pianta), si rischia di danneggiare la pianta sulla quale si compie l’intervento, ma soprattutto tutta la vegetazione che la circonda.
Senza considerare che, non affidandosi a tecnici ed esperti e con un mancato sopralluogo accurato, è possibile mettere in serio rischio anche l’incolumità di cose e persone che potrebbero trovarsi nei pressi dell’albero o della pianta oggetto dell’abbattimento. Inoltre, è obbligatorio sostituire l’albero, una volta tagliato con le necessarie autorizzazioni.
Una scelta radicale, a tutto vantaggio della salute e del portafoglio: mollare la città, Bologna in questo caso, e trasferirsi in Appennino, più precisamente a Valmozzola, in provincia di Parma ma non lontano dal confine con la Toscana. La storia di Yuri, riportata da Bologna Today nei giorni scorsi, è di quelle che fanno aprire gli occhi.
Yuri ha 35 ed è laureato in pedagogia a Bologna. Il bando proposto dall'Emilia Romagna (che prevede fino a 30mila euro per l'acquisto della prima casa in montagna e che è stato recentemente rinnovato) ha fatto scattare “la molla”: così, il desiderio di spostarsi e risiedere in una splendida area rurale è diventata realtà.
«Ho prima individuato la casa che volevo – racconta Yuri a Bologna Today –, partecipando poi al bando. Ho incrociato le dita, sperando di essere selezionato. Così è stato: ho ottenuto i 30mila euro, ho comprato la casa che è costata poco più di 20mila euro, a cui si sono aggiunti 30mila euro circa di ristrutturazioni».
Poca spesa, tanta resa.
Gli inizi, però, sono stati complicati. «Il primo anno di lavori di ristrutturazione è stato molto complicato: la casa aveva grossi problemi, ci pioveva dentro, il riscaldamento non era efficiente, il bagno fuori. Ho resistito solo perché sapevo che i lavori avrebbero sistemato le cose... e così è stato».
Adesso la vita nuova di Yuri è qui, in altura, con internet veloce a disposizione per lavorare ed essere connesso col mondo in ogni momento. Una scelta non rimpianta. «Incoraggerei senza dubbio chi sta pensando di trasferirsi in montagna: questi territori hanno bisogno di essere vissuti e hanno bisogno di novità. Non è tutto facile, è chiaro: il supermercato più vicino è a 20 minuti in auto da casa. Distanze e tempi sono dilatati, ma basta organizzarsi. In montagna, da chiuso fra quattro muri, ci si allarga a un'area molto più estesa nella quale ci si muove e lo si fa tante volte al giorno per ragioni pratiche. Sembra tutto disumano fino a che non lo fai».
Valmozzola è un paese, occorre ammetterlo, lontano dalle città: un'ora e 10 per arrivare in centro a Parma, un'ora e 10 anche per arrivare a La Spezia. Le difficoltà ci sono, e anche l'esperienza di Yuri non le nasconde, ma anche tanti lati positivi che in città sono impossibile da apprezzare. Uno su tutti, un clima molto più benevolo d'estate. Grazie al bando dell'Emilia Romagna e ai bonus per l'edilizio, questo ragazzo di 35 anni è riuscito a comprarsi la casa dei propri sogni sborsando circa 20mila euro, il prezzo di una macchina medio/piccola nuova.
Con la stessa cifra, a Bologna o a Parma, non è possibile acquistare nemmeno un box auto di proprietà. In tempi di difficoltà economiche, questi conti devono far riflettere.
La nostra speranza è che i bandi anti-spopolamento delle aree rurali arrivino quanto prima anche in tante altre regioni d'Italia, visto che sono molte ancora quelle che non hanno potuto beneficiare di un simile provvedimento da parte dei governi regionali.
Come dimostrato dal caso di Yuri e da altre centinaia di persone che hanno scelto la montagna in Emilia Romagna, i fondi destinati a chi vuole comprare casa nelle aree rurali sono il metodo più veloce per ottenere risultati effettivi di ripopolamento di certe aree.
Un progetto di orientamento e di formazione dedicato a tutti coloro che stanno scegliendo di andare a vivere lontano dalle città, sulle montagna. Una prospettiva di cui parliamo spesso nel nostro sito e che, anche a causa dei cambiamenti climatici e pandemici di questi anni, attrae sempre più persone in tutta Italia.
Una scelta che tuttavia non si può improvvisare: andare a vivere in montagna richiede attente valutazioni e, ancora meglio, un progetto solido, anche dal punto di vista economico.
Per questo in Piemonte è stata realizzata uno sportello in grado di fornire informazioni mirate, organizzare webinar, incontri e attività sul territorio sul tema del vivere in montagna.
Il progetto è stato creato dalla Città Metropolitana Torino in collaborazione con il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università degli Studi di Torino e con SocialFare-Centro per l’Innovazione Sociale.
All'interno di questa iniziativa, per il primo anno, verrà proposta la “Scuola di montagna”, una residenza di 3 giornate di formazione e orientamento per futuri abitanti della montagna. L’obiettivo della Scuola di montagna è di supportare persone, gruppi e famiglie che stanno progettando di vivere o lavorare nelle terre alte. Il corso si svolgerà in presenza in Val Susa, in provincia di Torino, il 30 settembre, 1 e 2 ottobre 2022, più precisamente nei comuni di Bussoleno e di Condove. L'iniziativa è aperta a tutti gli interessati: la Scuola di montagna, infatti, è dedicata a persone singole, gruppi, famiglie interessati/e a trasferirsi nelle aree montane per sviluppare un proprio progetto di vita, abitativo, di lavoro e di impresa.
Possono partecipare persone maggiorenni che abbiano titolo a risiedere in Italia. Sono ammessi/e candidati/e di qualunque nazionalità: requisito imprescindibile sarà la conoscenza della lingua italiana in quanto lezioni e attività avverranno unicamente in lingua italiana. Per garantire la migliore riuscita dell’esperienza in termini di interazioni personali e lavoro di gruppo, la partecipazione sarà riservata a 10 persone, per cui gli interessati siano rapidi a far domanda.
Per partecipare, infatti, occorre candidarsi presentando la propria idea progettuale di vita e di lavoro in montagna entro il 5 settembre, compilando l’apposito modulo scaricabile qui Form da compilare. Le spese di vitto e alloggio saranno coperte dagli organizzatori. I trasporti da/per/durante la Scuola di montagna saranno a carico dei partecipanti: è richiesta una automobile privata almeno ogni 3-4 partecipanti. Il corso si propone di dare risposte precise e fattive ai tanti quesiti che si pongono tutte le persone tentate dalle terre alte e dalla loro qualità della vita.
Come trovare casa in montagna? Come fare impresa o trovare lavoro in montagna? Che cosa offre la montagna? Come relazionarsi con chi vive già in montagna?
La Città Metropolitana di Torino, che organizza il corso, annuncia che «durante i 3 giorni residenziali si prevedono momenti alternati di formazione, informazione e discussione con esperti di montagna e innovazione sociale; sessioni ispirazionali e workshop per approfondire il proprio progetto di vita e/o lavoro in montagna rispetto alle opportunità, servizi e buone pratiche nel contesto montano; esplorazione e conoscenza del territorio di montagna e di chi ci vive/lavora, visite mirate presso attività produttive e realtà sociali del territorio del Val Susa,come occasione di confronto diretto con chi vive quotidianamente la montagna e le sue sfide».
In questa fase di cambiamenti climatici e di città in pianura al limite dell'invivibile, è molto interessante vedere un approccio “scientifico” unito al desiderio di cambiare vita e trasferirsi in zone che assicurano una maggior qualità della vita. Un segnale ulteriore che la fuga dalla città sta diventando sempre più un'esigenza diffusa e comune tra la popolazione italiana.
L'Emilia Romagna si conferma una delle regioni top per attenzione e finanziamenti in favore delle aree montane. Il governatore Bonaccini ha confermato anche per questo 2022 il finanziamento di 30mila euro a fondo perduto per famiglie e giovani coppie che intendono prendere la propria prima casa in uno dei 121 comuni montani nella regione. Il nuovo provvedimento mette sul tavolo 5 milioni di euro messi a disposizione della Regione che portano il totale dei finanziamenti pro-montagna a 25 milioni di euro totale. «L'obiettivo – ha detto Bonaccini – è di valorizzare territori fondamentali e continuare a contrastare lo spopolamento. Sono già 700 le persone e i nuclei familiari che ne hanno usufruito lo scorso anno e noi continuiamo a investire nei giovani e nell'Appennino».
Ci sono ancora due mesi al bando: le domande di ammissione, infatti, potranno essere presentate dal 12 ottobre al 10 novembre prossimi. Non c'è rischio di sovrapposizioni con il superbonus 110%: il nuovo intervento finanzia solo interventi di acquisto e non di riqualificazione. Il bando si basa sul sistema dei punteggi: si rivolge a giovani coppie e nuclei familiari, anche composti di una sola persona. Il richiedente dovrà essere nato dopo il 1^ gennaio 1982, non dovrà cioè avere più di quarant’anni; essere residente in Emilia-Romagna, o svolgere un’attività lavorativa esclusiva o prevalente in regione. L’Isee del nucleo familiare non deve essere superiore a 50mila euro.
Come specificato nel bando stesso, il contributo è indirizzato all’acquisto di un alloggio in proprietà (limitatamente ad alloggi già esistenti) da adibire a propria residenza abituale per almeno cinque anni. Periodo durante il quale l’alloggio non potrà essere affittato, né venduto. I contributi economici della regione non potrà superare il 50% delle spese sostenute per l’acquisto dell’immobile. Il bando prevede punteggi aggiuntivi per chi ha uno o più figli conviventi; per chi ha meno di 30 anni; per chi ha già un’attività lavorativa in un comune appenninico; per chi abita in un Comune non montano e trasferisce la residenza in un comune montano.
Tra i requisiti premianti anche quelli riferiti alla localizzazione dell’immobile: verrà infatti attribuito un punteggio più alto a chi acquista casa in comuni con gli indici di decremento demografico, vecchiaia e reddito più svantaggiati. Infine, chi aveva presentato domanda per il precedente bando e non aveva ottenuto finanziamenti, se non ha ancora acquistato l’alloggio potrà ripresentarla.
Potete scaricare il file .pdf di presentazione ufficiale della regione al seguente link -> Bando Montagna Emilia Romagna 2022
Se cerchi casa in Appenino Emiliano ti consigliamo di visitare i nostri annunci: