Metropoli Rurali
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Gli inglesismi non ci fanno impazzire, ma diventa difficile trovare una traduzione idonea ed immediata al concetto di “City Quitters”: proviamo a tradurlo come “Lasciatori di Città” (si, suona meglio City Quitters!).
Una volta datogli il nome giusto diventa ancor più importante definire cosa sono: persone che, per scelta o necessità, cercano rifugio in quella vasta parte di mondo che non è città, vale a dire il 98% della crosta terrestre.
Campagne, aree rurali, colline, montagne, agglomerati urbani con poche centinaia di abitanti, massimo qualche migliaio: l'importante è fuggire dalle grandi città.
I grandi agglomerati urbani sono sempre più visti dagli stessi residenti come spazi claustrofobici, stressanti, affollati, inquinati, iper-sorvegliati e pure molto dispendiosi.
L'intero concetto di “città” è oggi in discussione. New York, Parigi e Londra stavano già vedendo una diminuzione della popolazione residente prima della pandemia, poi le cose sono tutt'altro che cambiate e la gente ha continuato a fuggire. La possibilità di fare smart-working ha accentuato questa tendenza all'allontanamento dalle grandissime città.
L'autrice Karen Rosenkranz, scrittrice del volume “City Quitters”, ha fatto scalpore con la sua opera: è stata lei a disegnare e teorizzare prima degli altri la dinamica della fuga dalle città attraverso il ritratto di 22 storie personali di abitanti che dalla città sono emigrate nelle aree rurali di tutto il mondo.
Ma perché le persone scappano dalla città? I motivi, secondo Rosenkranz, sono molteplici. «Il costo della vita nelle grandi città è diventato troppo alto, soprattutto per i giovani. Poi ci sono una serie di motivazioni legate alla sostenibilità e all’ambiente: il bisogno di contatto con la natura e di aria pulita, ancora più apprezzata adesso che il Covid-19 ha riportato l’attenzione sull’importanza del respiro, ma anche una certa insofferenza per il paesaggio costruito».
Poi, a spaventare chi lascia la città c'è anche forte dipendenza esterna per la propria esistenza. «Un fatto – continua Rosenkranz – divenuto molto evidente proprio durante il lockdown: la totale dipendenza delle aree urbane da catene di approvvigionamento esterne. Durante la pandemia è stata messa in discussione la sicurezza alimentare che abbiamo sempre dato per scontata. Ricordate i supermercati semi-vuoti? Chi ora sceglie la campagna cerca anche un nuovo senso di controllo sul proprio sostentamento, che persino un piccolo orto può contribuire a rafforzare». Orto o, aggiungiamo noi di Metropoli Rurali, anche un boschetto in cui poter tagliare (con criterio e senza sprechi) legna da ardere per l'inverno, in questi tempi di caro-gas e caro-energia.
Occorre aggiungere, all'equazione, anche la questione climatica: le aree rurali sono mediamente meno calde e afose di quelle urbane, specialmente d'estate. Il divario tra comfort climatico di città e aree rurali si allarga ancora di più se ci si sposta in collina o in montagna.
Un'altra analisi interessante è quella che porta molti giovani, specialmente i più “creativi”, a non trasferirsi in montagna o collina necessariamente per gli agricoltori o allevatori: semplicemente portano (o hanno appena iniziato a portare) lo spirito della città altrove, fuori. Una dinamica che sta (molto lentamente, in Europa) iniziato a generare un interessante rimescolamento sociale.
Un esodo dalle città? No, non ancora. Forse nemmeno una vera e propria migrazione. In Italia e in genere in Europa si tratta di un processo lento, che al momento stiamo solo vedendo su scale locali. Ma la lunga fase post-pandemia (intesa come Covid-19 del 2020, non della pandemia in generale, purtroppo...) è appena cominciata e siamo certi che il fenomeno dei City Quitters diventerà ancora più caratterizzante nei prossimi mesi.
Noi di Metropoli Rurali torneremo presto sull'argomento.
Ovunque, dalle Alpi Valdostante ai rilievi siciliani, aumenta l'attrattiva delle aree rurali montane in termini di abitabilità. I motivi sono noti e su queste pagine ne parliamo molto spesso: clima favorevole senza e o con pochissime ondate di caldo, minor inquinamento, minor traffico e costo delle abitazioni più basso rispetto alla pianura. Ovunque, però, c'è un grosso ma: la mancanza di servizi o il rischio che questi vengono a mancare. Le regioni, chi più chi meno, stanno cercando di sopperire con bandi e risorse al dissanguamento dei servizi che nelle aree montante è iniziato oltre vent'anni fa. In molti casi un'inversione di tendenza c'è già stata: grazie agli aiuti regionali, in varie zone di Italia sono stati riaperti bar, ristoranti, uffici postali, negozi e botteghe.
Inoltre, in molte aree è presente una connessione veloce per i residenti laddove poco prima non prendeva nemmeno il telefono. Tutto questo, però, non basta per due motivi principali: il primo è che non tutte le regioni si stanno occupando del ripopolamento delle loro montagne allo stesso modo. Alcune, come Emilia-Romagna e Piemonte stanno favorendo un reale sviluppo delle proprie aree residenziali in quota, altre come Toscane e Umbria sono ai proclami o poco più. Proprio in Umbria, nei giorni scorsi, è stata creata "L’assemblea della montagna”, che ha riunito spontaneamente le associazioni della montagna folignate.
«Il nostro obiettivo – come riporta La Nazione regionale umbra – è quello di fare massa critica, proponendosi come interlocutore delle amministrazioni pubbliche chiedendo l’adeguamento dell’offerta di servizi pubblici; l’adeguamento e la manutenzione della rete viaria; il potenziamento delle reti informatiche e dei servizi digitali; politiche abitative e piani organici di recupero e di valorizzazione urbanistica».
Domande precise e legittime segno però di una mancanza di attività efficaci da parte delle istituzioni regionali. In tutto questo, però, c'è un grande assente: lo stato centrale.
Formalmente non sarebbe così, perché il Governo ha stanziato 100 milioni per il 2022 e 200 milioni per il 2023 nella cosiddetta “Legge sulla Montagna”, che prevederà un credito di imposta per la durata di tre anni alle piccole e medie imprese condotte da giovani (con meno di 36 anni) che avvieranno un'attività in un comune di montagna e detrazioni per i cittadini con età inferiore a 41 anni che si trasferiscono in comuni fino a 2.000 abitanti. Sulla carta sono iniziative interessanti, ma più di un operatore della montagna ha espresso perplessità per questi provvedimenti, considerati un discreto inizio e nulla più. Per riportare le persone in montagna in massa, per aumentare la vivibilità di chi si trasferisce ma anche di chi rimane in città, insomma, ci vorrebbe ben altro da uno stato centrale.
La montagna, insomma, rimane ancora legata a doppio filo alla regione di appartenenza, che può essere un bene ma anche un male. L'Emilia Romagna, una delle più virtuosi a nostro avviso, dopo il bando per la casa (fino 30mila euro a fondo perduto per chi compra la prima casa in montagna), annuncia l'obiettivo di voler rendere gratuiti gli asili nido per queste aree.
«Garantiremo i fondi per l'attivazione dei nuovi posti negli asili nido e, al netto di ogni altro criterio di riparto, nessuna richiesta in montagna resterà inevasa. Dico quindi ai sindaci: attivate i servizi, attiviamo insieme i servizi, e noi li finanziamo. Se vogliamo portare qui giovani coppie serve anche questo. E anche a loro, alle giovani coppie, dico: restate qui o venite qui ad abitare e noi vi assicureremo i servizi per l'infanzia».
Un tipo di impegno che avremo voluto -e che ancora speriamo- di vedere anche dallo stato centrale che, tuttavia, al momento è più impegnato a tenere in piedi una flebile maggioranza in Parlamento rispetto a legiferare su questa e altri temi altrettanto importanti e urgenti.
Si scrive biomasse legnose, si legge “legna da ardere”, quella di cui sono ricchissime le nostre montagne e le nostre foreste e che, oltretutto, hanno la capacità di rigenerarsi (con la dovuta gestione da parte dell'uomo) grazie a madre natura. Perché in tempi di crisi energetica, con la drammatica situazione in Ucraina, l’impennata dei prezzi, i timori per la continuità delle forniture di gas si pensa sempre più a rispondere a questa domanda: «come ci scalderemo quest'inverno?». In montagna, dove le temperature sono più rigide che in pianura, la domanda è ancor più pertinente. La vista sui boschi, tuttavia, è confortante, rigogliosa com'è di alberi e arbusti che possono diventare legna da ardere immediatamente o quasi.
Chi ha disposizione un bosco e un camino (o una stufa a pallet) non avrà problemi di sorta nel lungo periodo: un modo per scaldare la propria casa ci sarà senz'altro.
«I biocombustibili legnosi – spiega Annalisa Paniz, direttrice generale di AIEL, associazione che rappresenta oltre 500 soci tra produttori, distributori, costruttori di tecnologie, progettisti e installatori di impianti di riscaldamento a biomasse legnose – oltre ad essere un veicolo di sostenibilità che contribuisce all’abbattimento delle emissioni, alla manutenzione del patrimonio boschivo e a generare un indotto occupazionale rilevante per il Sistema Paese, possono contribuire alla riduzione della dipendenza degli approvvigionamenti esteri, a diversificare il mix energetico e a contrastare il fenomeno della povertà energetica che interessa sempre più famiglie».
Nel settore residenziale, la legna da ardere riveste un ruolo rilevante in chiave energetica: il 61% del fabbisogno di energie è coperto dal gas, mentre il 24% del totale dalle biomasse: legna da ardere e pellet, appunto. La direttrice dell’associazione sottolinea come, anche in termine di costo di produzione, 1 MWh di energia termica generato con biomasse legnose può oscillare tra 24 e 72 euro, mentre lo stesso megawattora prodotto le fonti fossili va tra i 103 e i 146 euro, in costante aumento a causa dell'agitazione sui mercati.
Nessun pericolo di deforestazione in Italia: secondo l'ultimo rpporto sullo stato delle foreste in Italia, la superficie boschiva negli ultimi 50 anni è raddoppiata e negli ultimi dieci anni è aumentata del 5%. La quantità annuale di legname prelevato dai boschi con i tagli è compresa tra il 18% e il 34% dell'accrescimento annuale, a fronte di una media europea del 62%. Le foreste italiane sono quindi lontane da una condizione di sovra-sfruttamento e, al contrario, soffrono di un cronico stato di abbandono, causa di fenomeni di instabilità idrogeologica, perdita di valore ambientale e povertà economica.
La pensa così anche Andrea Formento, assessore del comune di Abetone Cutigliano. «La legna è una risorsa sempre più importante per il costo è la capacità riscaldante che non può avere i legacci giuridici e di filosofia che negli ultimi decenni hanno limitato il suo utilizzo. Sulle nostre montagne la copertura boschiva negli ultimi cento anni ha raggiunto livelli inimmaginabili che oggi se liberati dalle politiche restrittive rispetto ai tagli possono diventare una ricchezza per il territorio e per l’intera economia. Deve cambiare l’approccio culturale nei confronti dei tagli cosiddetti “a spiano” che hanno fatto la storia della nostra montagna e della sua popolazione».
A caval donato non si guarda in bocca. I soldi del Pnrr non sono del tutto “donati” dall'Europa ma quasi: sicuramente sono a buon mercato, incredibilmente a buon mercato. Detta questa necessaria premessa, molti territori delle aree interne e molte piccole comunità si stanno ritrovando, chi più e chi meno, cifre enormi dentro i loro bilanci per realizzare decine di progetti che mai si sarebbero sognati di poter affrontare. Abbiamo già scritto, in passato, della nostra perplessità attorno ai criteri per la destinazione dei fondi: i soldi europei, infatti, vengono dati sulla base dei progetti presentati, quelli che solo i comuni più grandi sono in grado di realizzare in tempo utile allorquando un bando viene pubblicato.
Una dinamica che molto spesso ha tagliato fuori i comuni più piccoli, tanto meritevoli e bisognosi di sostegni europei ma che, per le proprie ridotte dimensioni a livello di organico comunale, non sono riusciti ad ultimare i progetti necessari. E poi ci sono alcune eccezioni, come quella della Garfagnana, in provincia di Lucca, dove i 18 comuni del territorio sono riusciti a convergere i loro piani nel progetto “Abitare la Valle del Serchio”. Il progetto prevede 39 interventi per un investimento totale previsto da17,4 milioni i di euro, di i 2,4 milioni presi come contributi dalle casse degli stessi comuni (in quanto il massimo del finanziamento ottenibile è 15 milioni di euro).
In programma la rifunzionalizzazione di aree, spazi e immobili pubblici e privati attraverso la rigenerazione del tessuto urbano e socioeconomico, il recupero e la valorizzazione di beni culturali, ambientali, paesaggistici e di testimonianze architettoniche; il miglioramento dell'accessibilità, della sicurezza dei luoghi urbani, della dotazione di servizi e delle infrastrutture urbano-locali attraverso la realizzazione del Cohousing di Paese e con una rigenerazione urbana dell’abitato, compresa la realizzazione di ambulatori e presidi socio sanitari, di servizi in comune e spazi dedicati alla didattica a distanza. Tradotto: una rigenerazione territoriale profonda, capace di dare alla Garfagnana una nuova appetibilità abitativa che già, in parte, ha grazie alla relativa vicinanza con la città di Lucca (specialmente in bassa e mediavalle) il caldo non eccessivo in estate, l'assenza di traffico e la natura spettacolare.
Significative le parole del sindaco di Minucciano e coordinatore del progetto, Nicola Poli, rilasciate a luccaindiretta: «Il nostro progetto ha come fine quello di riportare nell’intera Valle del Serchio una qualità diffusa dell’abitare, in linea con le attuali necessità di una popolazione che cambia, di una società che evolve e che soprattutto sente il bisogno di vivere la Valle in maniere nuova, diversa e innovativa. Migliorare qualità della vita e riqualificare i borghi, due concetti che rientrano a pieno nel progetto per Gorfigliano (frazione di Minucciano, ndr). Qui abbiamo pensato ad una riqualificazione di tutta l’area intorno agli impianti sportivi, con una piscina e nuovi campi polivalenti a cielo aperto. Vogliamo creare un centro di aggregazione sociale anche per ragazzi, che a noi manca, con un bar e un piccolo anfiteatro. Una zona che sarà collegata con le case popolari e la scuola».
Dopo i bandi da oltre 40 milioni di euro già erogati nel corso del 2021, l'Emilia Romagna rinnova il suo impegno per le aree montane annunciando, tramite la sua assessore regionale alla montagna e alle aree interne Barbara Lori, un nuovo bando entro la fine dell'estate.
«Esatto – ha detto in un recente incontro pubblico –, entro fine estate partiremo con un nuovo bando per sostenere le giovani coppie che intendono vivere in montagna».
I dettagli ancora non ci sono, ma è probabile che verranno annunciati nella “Conferenza della montagna” in preparazione per il mese di luglio. Sarà l'occasione per fare il punto sulle politiche a sostegno l’Appennino, tra quelle già messe in atto e quelle che verranno messe in pratica nel prossimo futuro. Un nuovo bando che, secondo le aspettative, andrà a fornire a tutte le giovani coppie residenti in Emilia Romagna di acquistare o ristrutturare casa a prezzi fortemente agevolati nelle aree interne montane. Nei bandi pubblicati nel 2021, il contributo massimo arrivava a 30mila euro a fondo perduto per coppia che, in alcuni casi, rappresentano quasi la totalità dell'investimento necessario per acquistare una piccola casa di proprietà.
Se l'Emilia Romagna viaggia come un treno sulle politiche di agevolazioni per le aree montane (e, ancora una volta, occorre sottolineare quanto stride il confronto con le stesse politiche in Toscana...), alcuni dubbi arrivano sull'operato del governo centrale nazionale. Questo perché la tanto attesa “Legge sulla Montagna” da 300 milioni di euro in due anni è fermo al ministero dell’Economia e delle finanze per un’istruttoria di fattibilità tecnica. Quello che temono molti amministratori del territorio è che il provvedimento rimanga lì bloccato per mesi e che la discussione parlamentare, necessaria per trasformare il Ddl in legge, scivoli al prossimo governo.
Senza la legge, non ci saranno i fondi e i bonus ad esso connessi: le agevolazioni per chi sceglie di fare il medico o il professore nei comuni montani, gli incentivi per gli imprenditori agricoli e forestali, le misure fiscali per favorire gli under 35 che avviano un’impresa in montagna e detrazioni sul mutuo prima casa per chi ha meno di 41 anni. Le stesse agevolazioni che, in questo articolo Ddl Montagna 2022, tutti gli incentivi per vivere e lavorare nelle aree rurali. Ma basteranno?, avevamo ritenuto appena sufficienti per le aree interne. Tuttavia, se venissero a mancare, sarebbe un brutto salto indietro nelle politiche già scarse dedicate alla montagna. Terremo gli occhi ben attenti sulla Legge della Montagna e sull'altrettanto interessante proposta di agevolazioni della regione Emilia Romagna per le sue aree interne. Nella speranza che, prima o poi, anche la Toscana segua l'esempio dei vicini di crinale.
Parlare di abitazioni e stili di vita su un territorio significa anche scoprirlo attraverso vari punti di vista: chi abita in un comune fuori dalle grande città avrà interesse a sapere se e dove sono tutti quei servizi indispensabili per una vita serena, agiata e senza stress. Così oggi vi raccontiamo del paese di Dicomano, paese di oltre 5mila abitanti a 160 metri sul livello del mare lungo il fiume Sieve. Dicomano si trova a metà strada tra Borgo San Lorenzo (distante 20 minuti di auto) e Pontassieve, distante a suo volta mezz'ora dal centro di Firenze.
Perché scegliere Dicomano come soluzioni abitativa?
Una delle ragioni, appunto, è l'ottimo collegamento ferroviario e stradale esistente con le città vicine. Via ferrovia, Dicomano è posta sulla propaggine meridionale della “Faentina”: i treni dalla stazione di Dicomano hanno cadenzamento come minimo orario (durante gli orari di punta bi-orario) per Firenze e per Borgo San Lorenzo: il capoluogo di regione si raggiunge con una percorrenza variabile dai 47 minuti ai 57 minuti senza cambi, mentre per raggiungere Borgo San Lorenzo bastano una ventina di minuti. Parliamo, insomma, di un paese tutt'altro che isolato e ben collegato con le città nelle vicinanze, capoluogo di regione compreso.
Un'altra ragione è sicuramente la natura e il verde che circondano tutto il paese. Da Dicomano si può scegliere d'inoltrarsi alla scoperta di suggestioni montane, così come di godere la dolcezza di un paesaggio collinare e pianeggiante. Il paese appare come “protetto” dai rilievi appenninici che si affacciano a nord, in direzione di San Godenzo, ma anche proteso verso l'ampia vallata, sempre più pianeggiante, a sud verso Rufina e Pontassieve. L'essere un momento di sintesi tra suggestioni paesaggistiche diverse è dunque la caratteristica identificativa del comune di Dicomano, capace di essere vicina alla città in caso di necessità ma immersa nel verde e nella tranquillità della verde campagna.
Vediamo, insieme, le offerte di case più interessanti presenti sul nostro sito, con un occhio di riguardo al prezzo e alla vicinanza coi servizi.
Partiamo da un appartamento di recentissima costruzione (2009) di circa 60 metri quadri composto da soggiorno con angolo cottura, ripostiglio ed accesso ad una terrazza esterna, camera matrimoniale con accesso ad una terrazza ed una singola, oltre ad un bagno finestrato con doccia. Insieme all'appartamento, in vendita a 100mila euro, è presente anche un garage coperto di proprietà. La casa si trova a pochissima distanza dal paese – raggiungibile comunque anche a piedi -, ed è posta al secondo piano di tre. "Appartamento in vendita a Dicomano"
Leggermente più piccolo come metratura ma decisamente più basso di prezzo è una casa di 60 metri quadri in vendita a 58mila euro. Una casa in zona centrale posta al primo piano con ingresso, cucina abitabile, camera matrimoniale e bagno con finestra ed, eventualmente, piccola resede. La casa è oltretutto dotata di camino, elemento da non sottovalutare in una fase di crisi energetica come quella attuale. "Appartamento in vendita a Dicomano"
Come terza abitazione abbiamo, dobbiamo dirlo, la nostra preferita, nonostante sia un appartamento che necessiti di alcuni lavori di ristrutturazione. Un appartamento in pieno centro con però vista panoramica sul fiume e sulle colline di circa 130 metri quadri distribuiti su due livelli. C'è anche una veranda e un terrazzo panoramico di circa 20 metri quadri. La casa è dotata di una grande cucina con due finestre sul corso, un soggiorno, due camere matrimoniali di cui una con la veranda completamente finestrata sul fiume, uno studio e un'ulteriore ampia camera. Particolarità della casa è la grande soffitta abitabile al piano superiore, dotata anche di bagno. Vincente il prezzo di vendita, fissato a 89mila euro.
"Appartamento in vendita a Dicomano"
Rimaniamo in centro al paese, in piena zona-servizi, e troviamo un appartamento in vendita a 110mila euro composto da tre vani posto al terzo ed ultimo piano di un edificio di recente costruzione dotato, ovviamente, di ascensore.
La casa è dotata di soggiorno con angolo cottura ed accesso a grande terrazza panoramica, ripostiglio e zona notte composta da camera singola e camera matrimoniale con terrazzina in comune (dotato anche di forno a legna), grande bagno con lucernario. Al piano interrato è presente un posto auto ed una cantina.
"Appartamento in vendita a Dicomano"
Concludiamo la nostra lunga carrellata di offerte a Dicomano con un appartamento in vendita 72mila euro a pochissima distanza dal centro (circa un chilometro) posto al terzo ed ultimo piano (senza ascensore) di una piccola palazzina composta da soli 4 condomini. La casa si compone di soggiorno con angolo cottura, due camere da letto, ampio bagno e stanza studio. Completa la proprietà una terrazza abitabile coperta con possibilità di creare una veranda chiusa, con vista sul fiume.
"Appartamento in vendita a Dicomano"
Nei prossimi articoli andremo a raccontarvi allo stesso modo altre zone interessanti come Dicomano, perché lontane dal caos cittadino ma al tempo stesso ben collegate con le città più vicine e dotate dei servizi e delle comodità indispensabili nel 2022.
Il mercato immobiliare non conosce momenti di stanca, nonostante le incertezze legate alla guerra in Ucraina e all'onda lunga del Covid che ha letteralmente massacrato migliaia di aziende in tutta Italia e nel mondo.
Nonostante le enormi difficoltà economiche nel paese (e senza contare quelle che potrebbero presto arrivare in seguito alla questione energetica russa), il mercato immobiliare vede nella “casa” un prodotto ancora fortissimo sul mercato italiano, ancora considerato il bene rifugio migliore per milioni di famiglie.
I dati pubblicati dall’Osservatorio Immobiliare Nazionale Fiaip confermano alla grande questa crescita: il report, uscito poche ore fa, evidenzia come, nel 2021, nel settore residenziale siano aumentate sia le compravendite, arrivando a circa 750.000, +34% rispetto al 2020 e + 24% rispetto al 2019. Aumentano anche i valori di mercato, +3% rispetto al 2020.
Il mercato, oltre alla prima casa, è stato trainato da una forte crescita del numero delle compravendite di seconde case salite a circa 190mila unità registrando un +52% rispetto al 2020 ed un +36% rispetto al 2019. Cali, invece, per quanto riguarda i fondi commerciali, dove la riduzione media si attesta al -3,2%, con calo del direzionale del -4,5% e del -5,6% per il produttivo. Bene anche gli affitti rispetto al 2022: residenziale a +12,3%, commerciale +6%, direzionale +5% e produttivo +2%.
Un elemento molto importante certificato dal report è l'aumento della domanda di acquisto nei borghi di collina e montagna. Una scelta dettata dalla crescente volontà di lavorare in luoghi meno affollati della città, più tranquilli e con una qualità della vita superiore anche dal punto di vista ambientale.
Il report registra un +30% nelle trattative per acquisti di immobili in queste aree. Tuttavia solo una su quattro si concretizza. Come mai tre trattative su quattro si arenano ingloriosamente? Il problema, nella maggior parte dei casi, è l’assenza di infrastrutture digitali, come ad esempio la fibra ottica, essenziali per lavorare a distanza in smart working. Un ostacolo che, quanto meno in regione Toscana ed Emilia Romagna, si sta cercando di aggirare in maniera sempre più efficace, seppur non in modo omogeneo sul territorio.
Al link https://bandaultralarga.italia.it/ è possibile infatti consultare una mappa interattiva dell'attuale copertura comune per comune di ogni singola zona d'Italia.
Le aree interne appenniniche al confine tra Emilia e Toscana vanno appunto in ordine sparso (specialmente in quest'ultima): bene l'Emilia con quasi tutto il territorio di confine connesso (a parte l'area di Fiumalbo, Sestola e Fanatno), bene la Garfagnana e la montagna pistoiese, meno bene alcune aree del Mugello.
Per il governo Italiano il 2023 rimane comunque l'anno di conclusione prevista per i lavori di copertura fibra sul territorio.
Un ulteriore motivo, insomma, per prendere in considerazione le aree rurali come luogo di trasferimento e stabilizzazione anche in chiave smart working: le aree da “nessuna tacca” sul telefonino (o sul modem) ben presto diventeranno uno sbiadito ricordo.
Si è fatto un gran parlare del “Ddl Montagna”, lo strumento fiscale-legislativo studiato all'attuale Governo che – sulla carta – permetterà di ripopolare gli oltre quattromila comuni che sorgono in territori montani e “bloccherà” a suon di bonus la fuga dei giovani verso le aree di città.
Basteranno le misure introdotte dal Governo a fermare lo spopolamento di queste aree? Obiettivo tutt'altro che facile. La montagna viene da dieci (se non venti) anni di spopolamento continuo, con pochissimi casi in controtendenza. Solo negli ultimi anni di Pandemia qualcuno è ritornato, inspirato dalla voglia di spazi aperti e dal costo delle case molto più contenuto rispetto alla città. Ancora, però, non è un contro-esodo e la stra-grande maggioranza dei giovani non ci pensa due volte nel trasferirsi in città lasciando le loro abitazioni d'origine sulle alture.
Vediamo quali sono gli interventi del Governo e proviamo a commentarli insieme, tenendo presente che per il 2022 in corso sono stati stanziati 100 milioni di euro, per il prossimo anno invece saranno 200. Tanti, ma non tantissimi, se si pensa -ad esempio- che la sola regione Emilia Romagna nel 2021 ha stanziato 20 milioni per il proprio “bando montagna” con la quale ha agevolato l'acquisto di case in montagna fino a 30mila euro a fondo perduto per i più giovani.
Nel Ddl Montagna 2022 sono presenti detrazioni fiscali per favorire le piccole e le micro-imprese di montagna, qualora il titolare delle stesse o almeno uno tra gli esercenti sia un soggetto con meno di 36 anni nell'ordine del 10/15%.
C'è, fortunatamente, altro.
Per coloro che decidono di restare in montagna e di acquistare la propria abitazione in comuni montani nei comuni sotto i duemila abitanti, è possibile una accedere ad una detrazione dall’imposta lorda del 100 per cento su interessi passivi entro un massimo di 500 euro o una detrazione dall’imposta lorda dell’80 per cento su interessi passivi che superano i 500 euro, ma che non superino 1.125 euro. Sconti ottenibili da tutti i contribuenti che abbiano un’età non superiore ai 41 anni nell’anno in cui l’acquisto dell’immobile e quello di accensione del mutuo sono stati rogitati. Una misura, tuttavia, non valida per le ville o le abitazioni accatastate come “di tipo signorile”.
Anche in questo caso, però, parliamo di detrazioni fiscali utili per chi ha già in mente di trasferirsi o rimanere in montagna, non certo delle condizioni che da sole faranno cambiare idea agli indecisi. forme di incentivazione in favore dei medici e degli operatori socio sanitari che prestano la propria attività lavorativa nei comuni montani così come agli insegnanti che prestano il servizio scolastico nelle aree montane, due punti su cui nel recente passato le zone montane si sono trovate anni luce rispetto a quelle “normali” d città. Queste categoria avranno diritto ad un credito d'imposta pari al minor importo tra il 60% del canone annuo di locazione dell'immobile e l'ammontare di 2.500 euro.
Infine viene incentivata per legge la copertura dell’accesso ad internet in banda ultralarga e gli interventi sulle infrastrutture idonei a garantire la continuità dei servizi di telefonia mobile nelle aree montane.
Sostanzialmente, gli incentivi sono questi.
É tanto? É poco? Secondo chi scrive il Ddl Montagna è un discreto inizio, ma forse una misura ancora troppo debole per convincere davvero gli indecisi a scegliere le “terre alte” dove abitare. I soldi messi a disposizione, d'altronde, non sono poi così tanti, come abbiamo detto in apertura: 100 + 200 milioni di euro tutta la montagna d'Italia, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia.
Anche Legambiente, in un interessante articolo rintracciabile sulla “La Nuova Ecologia” (qui il link https://www.lanuovaecologia.it/approvato-ddl-montagna-commento-legambiente/) si è detta non entusiasta riguardo la legge. «Ci sono tanti piccoli fattori utili – si legge nel testo – ma non abbastanza per fornire una “visione” alle nostre montagne e, si tratti della montagna alpina o di quella appenninica, nel testo di legge non si trovano parole come cambiamento climatico, natura, integrazione delle politiche o simili. Tutte parole imponenti come montagne che però nella legge latitano, e queste mancanze rischiano di trasformare la legge in un esercizio burocratico».
Approfondiremo la tematica insieme agli amministratori del territorio e agli enti associativi per capire quanto di buono c'è (o non c'è) in questo provvedimento.
Possibilità di lavorare in smartworking, prezzi più contenuti e contatto con la natura. Quello che andiamo dicendovi su Metropoli Rurali dal “giorno 1” della sua messa in rete viene confermata da uno studio di Legambiente, appena pubblicato in rete, dal titolo “Abitare la montagna nel post-Covid”. L'associazione, in questo report, porta avanti una serie di riflessione (ampiamente condivisibili) sul futuro degli edifici sottoutilizzati o dismessi e sulle possibili trasformazioni connesse al fenomeno dello smart working, ripercorrendone gli aspetti di forza e gli svantaggi.
Mentre il mercato immobiliare riprende slancio anche in montagna, il timore di Legambiente è che possa ricominciare a crescere anche il consumo di suolo, che invece dovrebbe essere azzerato, privilegiando la riqualificazione del costruito. Come ben sappiamo anche nelle nostre zone di riferimento, sono migliaia le case sfitte o in vendita sull'Appennino tra Toscana ed Emilia Romagna (trovate qui Annunci Immobiliari molti annunci). Il bel lavoro di Legambiente si basa proprio su questo: privilegiare la riqualificazione del costruito esistente rispetto al consumo di suolo. Cosa che, come dimostra il report stesso, in molte regioni d'Italia non accade.
Legambiente analizza anche 66 strutture sparse sulle nostre montagne: un vero e proprio censimento degli edifici fatiscenti: si tratta di strutture sia di piccole dimensioni o complessi significativi, tutte abbandonate ad uno stato di degrado, che necessitano di una strategia mirata. Ce n'è una anche in provincia di Pistoia: l’ex colonia Ipost a Prunetta, che fino al 1997 ha ospitato per le vacanze estive circa 18mila figli dei dipendenti delle Poste. Realizzata tra il 1970 e il 1974 è costata quasi un miliardo e mezzo di vecchie lire e da più di vent’anni lasciata nel totale degrado.
Oltre alla necessaria riduzione del consumo di suolo nelle aree rurali, occorre anche prendere atto della grande rivoluzione dovuto allo smartworking, che ha fatto profondamente cambiare l'utilizzo delle seconde case già acquistate per milioni di italiani: da posti dove andare, nel migliore dei casi, una o due volte l'anno nei periodi di alta stagione, a luoghi dove potersi rifugiare con continuità anche durante i giorni lavorativi, grazie appunto allo smartworking.
Per poter leggere il report completo basterà cliccare sul link gratuito https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2021/11/Abitare-la-montagna-nel-post-Covid.pdf
Buona lettura!
Risparmiare è il mantra del nostro tempo. Di qualsiasi contesto si parli (cibo, vestiario, casa o tempo libero) trovarsi con un poco di finanze in più nel portafoglio sa essere una vera sfida così come una comoda necessità. Avete già sentito parlare di casette in legno, vero? Non solo un desiderio di fanciullezza -quando chiedevamo a nostro padre di costruircene una “sull’albero” - ma anche una possibilità concreta per tutti gli adulti che desiderano tagliare qualche costo buttandosi a capofitto in un’esperienza fin ora poco gettonata ma in futuro sempre di maggiore considerazione.
Le casette in legno abitabili, ebbene, sono case vere e proprie realizzate solo con legno: a volte necessitano di piccole fondamenta in calcestruzzo, ma in generale sono autoportanti. Innovative, resistenti agli agenti atmosferici e dotate di pareti isolanti, le case in legno necessitano semplicemente di un terreno dove essere locate. Nessuna lenta costruzione o alti costi di muratura: solo la scelta della struttura che fa per noi e il semplice apportamento di alcune piccole migliorie! Nei territori montani -specie nelle vallate antecedenti le parti più alte dei comprensori- non è così raro notarne la presenza. I vantaggi, oltre al costo decisamente più contenuto se paragonato agli immobili di classica costruzione, consistono nello scegliere una soluzione di abitabilità la quale permette di progettare a pieno l’arredo (vengono vendute vuote) oltre ad abbracciare l’ecosostenibilità essendo trattate con componenti atossici e, per provenienza stessa del materiale, perfettamente inserite nel contesto naturale.
Considerato il prezzo, inoltre, aumenta la possibilità per i proprietari di investire in installazioni “green” e dunque di ammortizzare ancora di più i costi di consumo: parliamo dei pannelli solari, ad esempio, o gli impianti casalinghi di depurazione di acqua corrente per ridurre lo spreco di plastica. Ok, ma quanto costa acquistarne una? Concretamente: il prezzo di una casetta in legno abitabile dipende dalla sua grandezza e dalla capacità di isolamento termico delle sue pareti, in partenza già molto buono per specifica caratteristica del materiale di cui si compongono. La metratura va dai 20 mq ai 70 mq: di pari passo il costo, dai 15.000 euro ai 50.000 circa. Vediamo alcuni pratici esempi trovati riferendosi ad aziende leader del settore facilmente individuabili con una semplice ricerca web. Una casa in legno di 45 mq, con finestre e porte in PVC e pannelli solari già installati costa circa 38.000 euro.
Con una metratura più ridotta (circa 35 mq) ma un carinissimo porticato si arriva invece a soli 15.000 euro! Una soluzione altrettanto semplice ma molto appetitosa consiste invece in 20 metri quadri con bagno, soppalco e terrazzo… a circa 20.000 euro! L’architettonica delle casette in legno è moderna, semplice e minimalista: una soluzione a portata di molti, che abbraccia uno stile contemporaneo, elegante ed affascinante. Un mix tra una suggestiva baita di montagna ed un attualissimo loft cittadino! Le casette in legno, oltre che soluzioni abitabili come vere e proprie sistemazioni, sono anche semplici dependance a basso costo da destinare agli ospiti. Sì, lo sappiamo che non volete che vostra suocera si trattenga molto: pensate però agli amici che vorranno fermarsi per il weekend dopo una bella cena in compagnia! In un periodo duro come l’attuale, di certo non guasta. Un accomodamento che abbraccia il futuro, questo delle casette in legno, che può costituire un grazioso e funzionale nuovo modo di intendere il concetto di “casa”. Se casa è dove abita il nostro cuore ed il nostro benessere, d’altronde, perché non provarci?